Stamattina si è svolta la prima e ultima udienza (durata circa 2 minuti) del processo di lavoro che mi vede opposto a TelePadania.
In teoria, dopo più di un anno di attesa, si sarebbe dovuto discutere della liceità o meno del licenziamento, del mancato preavviso, delle buste paga irregolari e soprattutto (ma lì non c'era nulla da discutere) sul fatto che sono stato derubato del TFR.
In teoria, dicevo, perchè invece la controparte, rappresentata dall'ONOREVOLE AVVOCATO Brigandì ha eccepito su una questione di forma e sosteneva l'incertezza della mia procura.In sostanza si prefigurava l'ipotesi che i miei avvocati avessero agito di propria sponte e che io avessi firmato carte (SCRITTE DAI MIEI AVVOCATI) che non avevo letto.
A quel punto credevo che il giudice mi avrebbe chiesto delucidazioni, ma questo non è avvenuto. Mi sembrava di essere un estraneo, come la bionda signora (non avvocato e non identificata) che assisteva Brigandì e sedeva tra me e lui sfoggiando un enorme anello di smalto nero su cui campeggiavano squadra e compasso. Bruttino, devo dire, ma molto molto suggestivo.
Sta di fatto che in un'atmosfera che non voglio nemmeno definire, il giudice ha deciso di dare ragione a Brigandì e il processo si squagliato come neve al sole nello stupore (per me incomprensibile) dei mie avvocati e nello stupore generale della vasta folla esterna che mi spiegava che il tribunale del lavoro nel 99,9% dei casi dà ragione ai lavoratori anche nel caso in cui essi ragione non abbiano. Nel mio caso, invece, manco si è entrati a discutere del caso.Che stranezza. Naturalmente sapevo benissimo che sarebbe finita così (per il momento) e il "processo" di stamattina è stata solo un'occasione per farmi due risate amare e confermare una serie di convinzioni, ma pensando in maniera più ampia c'è veramente da demoralizzarsi. La CASTA ha vinto ancora. Per il momento.





