Lunedì di Pasqua, la strage delle giostre
Crimini Alleati - Grosseto, 26 aprile 1943
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Le bombe del 301esimo gruppo americano avevano già ucciso, in un paesino sardo, dei bambini all’uscita dall’asilo. Altri a Cagliari in un giorno di festa. Il Lunedì di Pasqua del 1943 l’obiettivo dell’operazione “Uovo di Pasqua color oliva” era l’aeroporto militare di Grosseto, ma il 301esimo fece anche 134 vittime civili e, fra queste, 27 erano bambini.
Alcune testimonianze tratte dalla puntata “Bombardamenti” (La Grande Storia) trasmessa giovedì 15 luglio 2004 su “Raitre”: “il lunedì, alle due circa del giorno, arrivarono questi aerei senza preavviso. Vedevo dei bossoli di mitraglia di quelli così (indicando con le mani circa 15/20 cm.); poi, infatti, è stato riscontrato che, effettivamente, allora avevano mitragliato forse dall’alto, non lo so dalla parte di qua dov’erano le giostre e ci fu una strage eh specialmente davanti all’ospedale militare che, poi, è vicino alla ferrovia c’erano due grosse buche: roba da matti roba da far spavento…
L’allarme non aveva suonato, stranamente, perché suonava sempre con molto anticipo tanto che eravamo anche un po’ stufi: bombardavano Genova e suonava l’allarme che durava tutta la giornata. E quel giorno, invece, no… Arrivammo all’angolo per andare al rifugio; mia sorella, che mi teneva ancora per mano, mi buttò a terra e mi disse: “Giù!” e io le dissi: “No! Ho il vestito nuovo della Pasqua!”. Ci buttammo per terra perché mia sorella aveva visto che veniva (poi lo vidi anch’io) un aereo dal fondo della strada che veniva molto a bassa quota e cominciava a mitragliare. Io non ho mai visto tanto sangue in quel modo: una cosa incredibile: scarpe, pezzi di piedi, i vigili che stavano lavando il tutto… roba dell’altro mondo. Arrivammo in piazza del Duomo; c’era un monsignore, mi sembra si chiamasse monsignor Bianchini, che si era stracciato la veste (il paramento bianco che portava sempre) e fasciava i feriti e erano tutti ammucchiati sotto i portici del Comune e sotto i portici quegli altri davanti una cosa apocalittica”…
Lì, a circa 30 metri da noi, dove c’era il Luna Park si sentì un grosso scoppio. L’altro mio amico che guardava di là, disse: “No! Qui eh bombardano!”. Si cominciò a sentire gli urli della gente dei bambini più che altro erano bambini. Dal fondo di Via Cesare Battisti si vide la contraerea che abbatté un apparecchio e vidi due paracadutisti che si erano gettati… Vidi questo luogo di felicità dove andavamo a divertirci la domenica, questa strage immensa… era morto il figlio del titolare del Luna Park. Questo bambino, quando successe tutto questo caos nel Luna Park, corse immediatamente dal padre. Corse dal padre. Il padre lo prese in collo; in quel momento cadde un grosso spezzone: uccise il bambino e salvò il padre… Arrivai dove c’erano le giostre e cominciai a vedere bambini in terra morti feriti. Poi, c’era un’infinità di persone che piangevano e urlavano il sangue per terra da tutte le parti.
Sentii un gran caldo: caldo, caldo in bocca; una fiamma di fuoco in bocca e mi chiappai, così (portandosi le braccia al petto) perché sentii un gran dolore e mi buttai verso casa; e vidi tutti i miei compagni della mia stessa età, più piccoli o poco più grandi, tutti in terra: io sola ero rimasta in piedi davanti al passaggio a livello sentii una voce che chiamava il mio babbo io a tratti mi ricordo perché, qualche volta, perdevo i sensi poi riaprivo gli occhi non lo so: era il dottor Cambri di Grosseto. Mi chiamò, poi, chiamò il mio babbo; ci portò sotto a un sottoscala e, forse, fu la mia salvezza perché mi tamponò tutte e due le ferite: una sotto il braccio e, l’altra, nel polmone. All’ospedale vecchio di Grosseto c’erano delle grate in terra; sopra c’erano morti accatastati così: uno sopra all’altro.
Per approfondimenti: Silvio Ghiara - Guido Scarlini Grosseto, 26 aprile1943 - Operazione "Uovo di Pasqua" Edizioni Innocenti, 2003, 284 pagine, 25,00 euro info@editriceinnocenti.com





