Il primo ad attribuire al papa l'infallibilità fu il francescano Pietro Olivi (1248-1298). Papa Nicolò III (1277-1280) si dichiarò favorevole; poco più di quarant'anni dopo, però, papa Giovanni XXII /1316-1334) non volle saperne della prerogativa di infallibilità, affermando che essa lo avrebbe, paradossalmente, limitato nei suoi poteri obbligandolo ad attenersi alle decisioni dei suoi predecessori. Il 1° novembre 1324, con la bolla Quia quorundam, condannava come opera del diavolo la dottrina francescana dell'infallibilità papale che i frati avevano favorito nell'interesse di mantenere inalterati le decisioni di Nicolò III a loro gradite (15).
"Gli sforzi tesi a stabilizzare l'edificio dottrinale erano considerati straordinariamente importanti perché la religione continuava a svolgere un ruolo incomparabile ... Per questo motivo non fu considerata blasfema la pretesa, avanzata allora da alcuni uomini della chiesa, di essere titolari di un potere universale, esteso sia in cielo sia sulla terra (Bonifacio VIII)"




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