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Discussione: Jensen

  1. #1
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    Jensen

    Arthur R. Jensen
    Il presente articolo è la traduzione di un intervento tenuto da Jensen al simposio “Differenze genetiche e culturali nelle attitudini: implicazioni educative e professiona li nel quadro del XXVII Congresso internazionale di psicologia applicata”.



    usate 1 motore di ricerca
    avete mai letto gli scritti dell'autore lì sopra?????
    che ve ne pare????

  2. #2
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    Predefinito

    Genetica, educabilità e differenze fra le popolazioni
    Di Arthur R. Jensen
    l'Uomo libero - Numero 8 del 01/10/1981
    Lo studio delle differenze di “inclinazioni” e “capacità attitudinali” fra i diversi gruppi e sottogruppi razziali, è rimasto fino ad oggi uno studio essen zialmente «descrittivo». Non va infatti dimenticato che sono puramente descrittive le stesse correlazioni fra «attitudini» da una parte e fattori ambientali - o «culturali» - dall'altra, come lo sono del resto le «medie» e le «varianti» delle diverse popolazioni. Le conclusioni relative alle cause delle differenze di «attitudini» fra le diverse popolazioni, non possono emergere che dalla ana lisi genetica del comportamento e della sua verifica sperimentale. Le specifiche ipotesi e gli specifici metodi genetici-sperimentali più idonei a questa verifica, possono comunque differire notevolmente a seconda dei gruppi e dei «tratti» comportamentali che si pongono a confronto.
    Credo utile operare una distinzione fra gli studi inter-culturali da una parte, e gli studi sulle «differenze attitudinali» delle diverse sotto-popolazioni nell'ambito della stessa cultura, dall'altra. Ciò potrebbe configurarsi come un arbi traria «divisione» di una «variabile continua», e tuttavia - quantomeno agli estremi - la distinzione è di per sé evidente. Studiare le differenze di attitudini esistenti fra Esquimesi ed Aborigeni australiani, significa chiaramente svolgere una ricerca inter-culturale; mentre lo studiare le differenze attitudinali fra bam bini bianchi e negri che sono nati nella stessa città, frequentano la stessa scuola, seguono gli stessi programmi televisivi, parlano la stessa lingua, comprano negli stessi negozi, lo significa evidentemente assai meno.
    In questa esposizione, non tratteremo delle ricerche inter-culturali propriamente dette, ma semplicemente delle differenze medie fra i due maggiori sotto-gruppi degli Stati Uniti: i bianchi e i negri. Precisiamo subito che né l'uno né l'altro di questi due gruppi può essere considerato omogeneo. In ogni gruppo razziale, del resto, esistono rilevanti dif ferenze connesse a classe zona di residenza sociale, «fascia» culturale, ecc. I negri americani, inoltre, rappresentano di per sé una popolazione «mista», che possiede - nella media - una percentuale di geni caucasoidi (ossia «bianchi») del 20-30%. Vi sono aree dove tale componente genetica «bian ca» è inferiore al 10%, mentre in altre essa è assai superiore al 30%.
    Ora, nell'insieme, l'«educabilità» media dei negri americani si situa al di sotto dei valori medi di «educabilità» di qualsiasi altro sottogruppo o minoran za etnico-culturale: Asiatici, Messicani, Pellerossa o Portoricani che siano. Per quanto tutti questi altri «gruppi» presentino inadeguatezze culturali e linguistiche tutt'altro che indifferenti, includendo, essi, elementi di recente im migrazione. tuttavia nessun gruppo pone, nell'ambito del sistema scolastico pubblico, un problema del peso e della rilevanza di quello posto dalla popola zione negra. In fondo, i problemi di «educabilità scolastica» di talune mino ranze sono essenzialmente riconducibili al problema linguistico, ed il miglioramento del loro rendimento scolastico va di pari passo coi loro progressi nell'ap prendimento della lingua inglese. Infatti quei gruppi di immigranti che sono bilingui non presentano mai problemi di difficile soluzione, mentre al contrario il basso livello di educabilità della popolazione negra inferiore alla media nazionale ha sempre costitui to, per gli educatori, una spinosa questione.
    Per tutti coloro che non sono «addentro» alla problematica educativa con annessi e connessi, dirò semplicemente che l'esistenza di una differenza media di riuscita scolastica prossima ad uno «scarto-tipo» fra due sotto-popolazioni che frequentano la stessa scuola e si trovano in competizione sullo stesso mercato di lavoro, non rappresenta semplicemente un «problema», paragonabile ai tanti: essa costituisce una «calamità di grandi proporzioni», e per la quale non si è fino ad oggi riusciti a trovare un soddisfacente rimedio.
    Tale «calamità», del resto, non nasce soltanto dalla differenza di rendimento scolastico: essa nasce dal fatto che la popolazione negra degli Stati Uniti ha una sua propria «identità», che si visualizza immediatamente. Ne risulta una situazione che si deve riguardare come una vera e propria «polveriera» sul piano educativo, e sul piano sociale. Questo stato di cose - nel corso degli ultimi anni - ha provocato negli Stati Uniti più torbidi e disordini di qualunque altro problema interno

 

 

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