Risultati da 1 a 4 di 4
  1. #1
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    Comunicato Slai Cobas sulla recente repressione

    SLAI COBAS
    Sindacato dei lavoratori autorganizzati intercategoriale
    Sede legale: via Masseria Crispi 4 / 80038 Pomigliano D'Arco NA / Tel.
    081 8037023
    Sede nazionale: Viale Liguria, 49 20143 Milano / Tel. 02 8392117

    AL DIRETTORE DE LA REPUBBLICA
    AL DIRETTORE DEL CORRIERE DELLA SERA



    RICHIESTA DI RETTIFICA IN BASE ALLA LEGGE SULLA STAMPA

    Su La Repubblica e sul Corriere della Sera di oggi sono comparsi
    articoli su una operazione antiterrorismo della Procura della repubblica
    di Potenza con notizie destituite di fondamento riguardo allo Slai Cobas:

    1.Contrariamente a quanto riportato nei vostri articoli, nessuno dei
    venti indagati è iscritto allo Slai Cobas;
    2.Alcuni indagati usano da tempo la sigla “Slai Cobas per il sindacato
    di classe”, nonostante nostre ripetute diffide, ma non c’entrano nulla
    da molti anni con lo Slai Cobas;
    3.Un nostro iscritto è stato oggetto di perquisizione ma non è fra gli
    indagati ed è estraneo alla vicenda in oggetto.

    Chiediamo quindi rettifica delle notizie infondate riguardo lo Slai
    Cobas pubblicate sui vostri giornali di oggi.

    Precisato quanto sopra, alcune prime considerazioni sull’”operazione
    antiterrorismo”.

    L’uso dell’articolo 272 (Propaganda ed apologia sovversiva o
    antinazionale), tra l’altro già in parte dichiarato illegittimo dalla
    stessa Corte Costituzionale, ci vede del tutto contrari perché, in base
    ad esso, tutti i comunisti potrebbero essere perseguiti, addirittura
    sulla base di un semplice reato di opinione.
    Per quanto riguarda l’art. 270-bis (Associazioni con finalità di
    terrorismo anche internazionale o di eversione dell'ordine democratico)
    non è stato finora reso noto nessun fatto a supporto di questa grave
    imputazione.

    Allo stato, quindi, pur non avendo fra gli indagati propri iscritti, lo
    Slai Cobas ritiene inaccettabile una tale operazione dispiegata
    platealmente a livello nazionale, che si inserisce nel contesto di una
    più generale criminalizzazione dell’opposizione alle misure liberiste
    del governo Prodi e alla concertazione.

    Milano, 17-10-2007
    Esecutivo nazionale Slai Cobas

  2. #2
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    Comunicato sulle perquisizioni del 16 ottobre

    Denunciamo il gravissimo atto della procura di Potenza contro lo slai cobas per il sindacato di classe di diverse città.
    Nella mattinata di oggi, 16 ottobre, gli agenti della digos si sono presentati nelle case dei dirigenti e di alcuni lavoratori iscritti e non iscritti allo slai cobas con mandati di perquisizione: hanno perquisito gli appartamenti, hanno perquisito le sedi sindacali e sequestrato i computer per ordine della procura di Potenza per presunti reati previsti dagli articoli 270bis e 272.
    Riteniamo questo fatto gravissimo e lesivo dei diritti dei lavoratori rappresentati dallo slai cobas per il sindacato di classe e di tutti i lavoratori in generale; un attacco deliberato alle libertà di esprimere le proprie opinioni contro qualsiasi governo che attacchi gli interessi dei lavoratori; contro chi lotta quotidianamente e fino in fondo per gli interessi della classe operaia, i giovani, le donne le cui condizioni vengono ogni giorno peggiorate dalle politiche antipopolari di questo governo.
    I dirigenti e i delegati insieme ai lavoratori denunceranno sin da subito ogni tentativo di impedire loro di esercitare i propri diritti fino in fondo, e in ogni città in cui siamo presenti ci mobiliteremo con assemblee, volantinaggi di denuncia con e tra gli operai, i lavoratori nei posti di lavoro, nelle fabbriche, nei quartieri popolari.
    Non ci lasceremo intimidire né tantomeno fermare nella nostra attività da iniziative che hanno il carattere di vere e proprie montature elaborate in chissà quali laboratori propri di quello che somiglia sempre più ad uno stato di polizia.

    Palermo, 16 ottobre 2007
    Slai Cobas per il sindacato di classe
    Palermo/Taranto/Ravenna/Milano/Venezia/Bergamo

    http://www.autprol.org/


    A luta continua

  3. #3
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    ...si gira attorno ai neofascisti, si attaccano gli islamici e, alla fine, si torna ad attaccare la "propaganda comunista"...tempi bui, compagni...

  4. #4
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    Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza - per il Comunismo (CARC)
    Via Tanaro, 7 - 20128 Milano - Tel/Fax 02.26306454
    e-mail: resistenza@carc.it – sito: www.carc.it
    Comunicato della DN del 18.10.2007
    Direzione Nazionale

    Comunicato della DN del 18.10.2007

    La repressione nei confronti dei comunisti, delle avanguardie dei lavoratori, avanza e si inasprisce!

    Il 16 ottobre sono scattate perquisizioni a carico di 27 sindacalisti e compagni in tutta Italia con la oramai solita accusa di 270bis e 272 (associazione sovversiva e propaganda sovversiva) su una indagine della procura di Potenza. Oltre le perquisizioni nelle case dei compagni, tra i quali quelli dell’associazione Associazione Vittime armi elettroniche-mentali (AVae-m), si sono aggiunte le perquisizioni a ben sei sedi del sindacato Slai Cobas per il sindacato di classe. Al centro della solita propaganda dei mass media, denigratoria e falsa, è stata posta la supposta attività sovversiva che si sarebbe svolta alla Fiat di Melfi. In contemporanea, il blog di Panorama riportava la notizia che alla Piaggio di Pontedera, dove al referendum sul Protocollo del 23 luglio avrebbero vinto i NO, sarebbero state trovate durante lo scrutinio due schede con disegnate una stella a cinque punte: ottimo motivo per inviare immediatamente la Digos in fabbrica alla caccia dei “terroristi”! I sindacati hanno sostenuto che la vittoria del SI tra i lavoratori è stata raggiunta con una maggioranza del ben 81%. Ma in tutto il gruppo Fiat, alla Pontedera e in tante altre piccole e medie fabbriche metalmeccaniche, hanno vinto e stravinto i NO! Non si sa bene come si possa aver raggiunto un quorum così alto per i SI. Davanti una risposta chiara e netta dei lavoratori metalmeccanici alla politica filo padronale dei sindacati e alla politica filo-governativa di tutta la sinistra borghese, parte l’ennesimo attacco repressivo nei confronti di chi lotta per la difesa delle conquiste, nei confronti di chi si oppone allo sfruttamento dei lavoratori, all’avanzare della repressione.
    A fronte dell’ambiguità sempre più evidente del sindacato di regime aumentano le sue spaccature interne e principalmente aumenta la distanza tra la sua base e la sua dirigenza. La vita dei lavoratori peggiora ogni giorno di più: stipendi da fame, lavoro precario, affitti esorbitanti, caro-scuola, aumento dei prezzi di tutti i beni di prima necessità. Davanti al malcontento dei lavoratori sempre più sottopagati e sfruttati la risposta è la repressione. Del resto per fare incassare ai lavoratori (che in passato hanno lottato e conquistato condizioni di vita e di lavoro decenti) un ritorno ad una condizione di miseria e sfruttamento della borghesia, nella sua veste più arrogante di destra e nella sua veste di “amica dei lavoratori” di sinistra, non rimane che la repressione. Ogni lavoratore insoddisfatto, ogni lavoratore che si lamenta, è un possibile ribelle. Così ogni lavoratore che lotta, ogni avanguardia di lotta, ogni sindacalista sincero, ogni comunista, è un pericolo per la conservazione del potere della borghesia, perché ognuno di loro può contribuire a che ogni insoddisfazione, ogni lamento e, più che altro, ogni singola lotta, si unisca e si trasformi in organizzazione. Ecco che si rafforza la caccia al terrorista!
    La borghesia scavalca sempre di più le sue stesse leggi democratiche per mantenere il suo potere.
    Gli arresti degli antifascisti milanesi e reggiani e la loro condanna per “concorso morale”, gli arresti dei compagni del 12 febbraio e di quelli che hanno espresso loro solidarietà, la condanna di ieri ai compagni bolognesi a dieci mesi di carcere per aver fatto scritte sui muri, l’aumento dell’arroganza e dell’impunità dei fascisti che accoltellano compagni, giovani, omosessuali, aggrediscono zingari e barboni, sono solo gli ultimi esempi dell’arroganza borghese. La libertà di parola e di espressione viene soffocata, il diritto per la classe operaia e per le masse popolari di organizzarsi viene represso. Anche in questa ultima “brillante” operazione si vede come la borghesia, le sue forze dell’ “ordine” e parte della sua magistratura fanno delle loro leggi quel che vogliono a loro esclusivo uso e consumo. I compagni sono indagati per l’articolo 272 che è stato abrogato l’anno scorso! I membri della AVae-m sono stati perquisiti e gli sono stati sequestrati computer e altro materiale, ma non risultano indagati! Se a questo aggiungiamo i nove procedimenti a carico del (n)PCI e del Partito dei CARC, gli arresti a carico dei compagni di A Manca pro s’Indipendenzia e anni fa a carico di Iniziativa Comunista e la lista, ormai enorme, degli indagati, perquisiti, spiati, per non parlare delle violazioni, ormai continue, del diritto internazionale, con la perpetrazione delle sparizioni e delle torture da parte della CIA e dei servizi segreti europei è evidente che la “democrazia” si sta trasformando rapidamente in regime. Un regime adatto a soffocare ogni possibile manifestazione di dissenso, ogni possibile lotta.
    Come sempre i primi a essere colpiti sono tutti coloro che in qualche modo lottano per un mondo di giustizia! Lottano per un mondo dove non esistono i ricchi e i poveri, dove non esiste l’ingiustizia sociale, un mondo socialista! Sono loro che vengono additati come terroristi! Sono loro che vengono perseguitati!

    Mobilitiamoci per fare dell’Italia un nuovo paese socialista!
    Mobilitiamoci contro la repressione dei comunisti, dei sindacalisti, dei lavoratori!
    Solidarietà a tutti i compagni colpiti dalla repressione!
    La solidarietà è un’arma!

    A luta continua

 

 

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