Continua la posizione non molto consono con un pensiero critico , e quindi laico, dei nostri amici del PRI su temi di politica estera
Guardate la santificazione di Blair apparsa ieri sul sito PRI on line.
L' esperienza Blair ha avuto molti pregi e diversi difetti , il peggiore , a detta di praticamente tutti gli osservatori è stato l' intervento in Iraq. Ricordavo in un altro post giorni fa l' articolo su Repubblica di Ash, che, all’ interno di un giudizio sostanzialmente positivo, definiva l' intervento in Iraq il più grande disastro inglese dall' avventura di Suez del 1956. (lo riporto nel post successivo anche se fuori tema perchè mi sembra interessante la differenza)
A detta di tutti gli osservatori è a causa principalmente di quel disastro ( e di qualche porcheria con le nomine di lords “cash for honours") che Blair si deve ritirare per tentare di non far perdere le prossime elezioni al labour. Secondo i nostri sacerdoti dell' atlantismo targati edera il cambio avviene solo per la scadenza del terzo mandato e le elezioni si rischiano di perdere perchè non c'è più Blair, anzi si incominciano a perdere già d' ora in scozia.
L' Iraq è il "fianco scoperto" di Blair ( meno male che se ne sono accorti) non perchè è stato un errore ( ma quando mai) , ma perchè la sinistra europea non l' ha sostenuto.
Ma la chicca è che con la frenesia di ammassare quante più citazioni dotte a sostengo del pupillo albionico di Bush e volendo marcare come egli solo si smarchi sulla marmaglia rappresentata dalla sinistra europea fanno pure casino con i nomi e sostengono “Sicuramente quello francese. In difficoltà quello tedesco, che pure con Genscher voleva tenere il passo”. Ora l’ unico politico tedesco noto col nome Genscher è liberale.
So long Tony
Si chiude l'epoca Blair senza trovare eredi nella sinistra italiana
Un giudizio sulla figura politica e l'opera di Tony Blair spetterà oramai alla storia e non ci permetteremo noi di anticiparlo in alcun senso.
Nel club laburista di Trimdon, nel nord Inghilterra, da cui era iniziata la sua formidabile carriera politica, il primo ministro britannico ha annunciato le dimissioni per il prossimo 27 giugno. Comunque sia andata, si è conclusa.
Al governo dal '97, vincitore di tre mandati, l'ultimo ancora solo due anni fa, Blair ha anticipato i malumori già striscianti del suo partito. Infatti non aveva paura dell'insuccesso - anzi ci sarebbe da credere che non l'abbia nemmeno mai considerato possibile - ma della rivalità interna al Labour sì, eccome. Le ambizioni non si possono reprimere oltre una certa misura, perché è naturale che si scatenino. Fu così che nel partito conservatore iniziò la rivolta contro la Thatcher, cacciata miseramente da Downing Street. Blair ha evitato l'unico rischio che davvero lo preoccupava. Noi avremmo ragione di pensare infatti che egli sia ancora il candidato più popolare del New Labour, ma, espletati i tre mandati di governo, oggettivamente, un cambiamento è inevitabile.
Fiutata l'aria di fronda interna, Blair, con la stessa irruenza convincente con cui aveva preso la scena, ha preferito anche lasciarla. Temiamo ora, per i laburisti che, nonostante le notevoli qualità di Gordon Brown, essi si debbano preparare ad una prossima sconfitta, del resto ampiamente annunciata dal recente voto scozzese. Solo Tony Blair avrebbe potuto rimediarvi, ma ormai lui è fuori gioco e fa un certo effetto pensando che non ha nemmeno 55 anni. Non c'è infatti un giudizio negativo sulla sua esperienza di governo, perché l'Inghilterra ha conosciuto una fase di sviluppo economico e di progresso sociale eccezionale. E se si voleva punire Blair per le sue scelte belliche o l'alleanza con gli Stati Uniti, il popolo inglese poteva farlo due anni fa e non l'ha fatto.
Ma è Blair stesso ad avere promosso l'idea del cambiamento e a questo egli si piega con coerenza. Dovrà piegarsi anche il suo partito perché la Gran Bretagna punterà sul giovane conservatore Cameron. E se i conservatori riusciranno ad amministrare anche solo il 70% dei risultati conseguiti da Blair sul versante economico e magari migliorare quei servizi pubblici che invece sono stati più trascurati nella gestione laburista, in uno straordinario cambio delle parti, ecco che potranno vivere tranquillamente di rendita per un paio di legislature. Il tempo sufficiente a preparare la riscossa della gioventù blairiana che sta ancora maturando nel New Labour.
Veniamo allora a quello che invece ha rappresentato Blair per il Partito repubblicano italiano. Bene, Blair con tutti i suoi pregi ed i suoi difetti per noi è stato la grande speranza di ammodernamento e rinnovamento della sinistra. Un processo che si era aperto in Inghilterra nelle polverose stanze del Partito laburista e che contavamo potesse spostarsi su tutto il continente. Non è stato così.
Il Labour Party aveva evidentemente una propensione all'idea liberale di coniugare lo sviluppo con l'eguaglianza sociale, per cui, se non si produce ricchezza, non c'è niente da ridistribuire. Mentre i vecchi partiti socialisti continentali erano più arretrati.
Sicuramente quello francese. In difficoltà quello tedesco, che pure con Genscher voleva tenere il passo. Magari quello italiano avrebbe potuto perfino rivendicare di avere anticipato l'era Blair, ma nel 1997 si era dissolto. C'era il Pds che guardava a Blair con ammirazione, ma che sceglieva: prima di ignorarlo, pur celebrandolo, nella sua esperienza di governo nel '99, e poi di abbandonarlo, sull'onda della guerra all'Iraq.
La guerra all'Iraq è diventato il fianco scoperto di Blair. Blair avrebbe mentito sulle armi di distruzioni di massa, e persino sui rischi per l'Inghilterra di venire colpita da quel regime. Noi crediamo una cosa diversa: che la sinistra continentale, tradizionalista e conservatrice, non avesse digerito l'unico leader capace di rovesciare il vento liberalconservatore che spirava sull'Europa in quegli anni. Non aveva digerito ed accettato un innovatore radicale dei valori tradizionali della socialdemocrazia europea e non aspettava altro che regolare i conti. L'errore grave per noi, ci teniamo a dirlo ora, non è stato e non può essere la scelta di fare la guerra al terrorismo intrapresa da Blair, ma semmai quello della sinistra europea, che non ha avuto il coraggio di sostenere tale scelta.
Roma, 11 maggio 2007




Rispondi Citando

)
chi vota per l' aborto... Qui in Emilia c'è lo zoccolo duro, per un pò resiste.
