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  1. #1
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    Predefinito Internet non piu' libero ormai

    http://www.repubblica.it/2007/10/sez...-editoria.html

    Il governo riforma l'editoria
    Burocrazia sul web? Allarme in rete
    Aumenterebbero quindi anche per i "piccoli" su internet spese e sanzioni penali
    Il sottosegretario Levi: "Non è questo lo spirito, deciderà l'Autorità"
    di ALDO FONTANAROSA





    ROMA - Consiglio dei ministri del 12 ottobre: il governo approva e manda all'esame del Parlamento il testo che vuole cambiare le regole del gioco del mondo editoriale, per i giornali e anche per Internet. E' un disegno di legge complesso, 20 pagine, 35 articoli, che adesso comincia a seminare il panico in Rete. Chi ha un piccolo sito, perfino chi ha un blog personale vede all'orizzonte obblighi di registrazione, burocrazia, spese impreviste. Soprattutto teme sanzioni penali più forti in caso di diffamazione.

    Articolo 6 del disegno di legge. C'è scritto che deve iscriversi al ROC, in uno speciale registro custodito dall'Autorità per le Comunicazioni, chiunque faccia "attività editoriale". L'Autorità non pretende soldi per l'iscrizione, ma l'operazione è faticosa e qualcuno tra i certificati necessari richiede il pagamento del bollo. Attività editoriale - continua il disegno di legge - significa inventare e distribuire un "prodotto editoriale" anche senza guadagnarci. E prodotto editoriale è tutto: è l'informazione, ma è anche qualcosa che "forma" o "intrattiene" il destinatario (articolo 2). I mezzi di diffusione di questo prodotto sono sullo stesso piano, Web incluso.




    Scritte così, le nuove regole sembrano investire l'intero pianeta Internet, anche i siti più piccoli e soprattutto i blog. E' così, dunque? Ricardo Franco Levi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e padre della riforma, sdrammatizza: "Lo spirito del nostro progetto non è certo questo. Non abbiamo interesse a toccare i siti amatoriali o i blog personali, non sarebbe praticabile".

    Un esempio concreto, però: il blog di Beppe Grillo verrà toccato dalle nuove norme? Anche Grillo dovrà finire nel registro ROC? "Non spetta al governo stabilirlo - continua Levi - Sarà l'Autorità per le Comunicazioni a indicare, con un suo regolamento, quali soggetti e quali imprese siano tenute davvero alla registrazione. E il regolamento arriverà solo dopo che la legge sarà stata discussa e approvata dalle Camere".

    Insomma: se una stretta ci sarà, questa si materializzerà solo tra molti mesi, dopo il passaggio parlamentare e dopo il varo del regolamento dell'Autorità. Ma nell'attesa vale la pena di preoccuparsi. Perché l'iscrizione al ROC - almeno nella formulazione attuale - non implica solo carte da bollo e burocrazia. Rischia soprattutto di aumentare le responsabilità penali per chi ha un sito.

    Spiega Sabrina Peron, avvocato e autrice del libro "La diffamazione tramite mass-media" (Cedam Editore): "La vecchia legge sulle provvidenze all'editoria, quella del 2001, non estendeva ai siti Internet l'articolo 13 della Legge sulla Stampa. Detto in parole elementari, la diffamazione realizzata attraverso il sito era considerata semplice. Dunque le norme penali la punivano in modo più lieve. Questo nuovo disegno di legge, invece, classifica la diffamazione in Internet come aggravata. Diventa a pieno una forma di diffamazione, diciamo così, a mezzo stampa".

    Anche Internet, quindi, entrerebbe a pieno titolo nell'orbita delle norme penali sulla stampa. Ne può conseguire che ogni sito, se tenuto all'iscrizione al ROC, debba anche dotarsi di una società editrice e di un giornalista nel ruolo di direttore responsabile. Ed entrambi, editore e direttore del sito, risponderebbero del reato di omesso controllo su contenuti diffamatori. Questo, ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale.

    (19 ottobre 2007)

  2. #2
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    Predefinito

    http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2092327

    Il Governo vara la Internet Tax

    News
    di Paolo De Andreis
    venerdì 19 ottobre 2007
    Le dimensioni del siluro (pagina 1 di 2)




    Roma - Questa minaccia era proprio sfuggita agli occhi di Punto Informatico e, purtroppo, anche a quelli di molti altri. Ma non è sfuggita a Valentino Spataro, avvocato di Civile.it, che in un editoriale appena pubblicato avverte tutti del siluro sparato dalGoverno contro la rete in pieno agosto e approvato formalmente dal Consiglio dei ministri lo scorso 12 ottobre.

    La novità è presto detta: qualsiasi attività web dovrà registrarsi al ROC, ossia al Registro degli operatori di Comunicazione, se il disegno di legge si tradurrà in una norma a tutti gli effetti. Registrazione che porta con sé spese, burocrazia, procedure.

    Il testo parte bene, spiega che "La disciplina prevista dalla presente legge in tema di editoria quotidiana, periodica e libraria ha per scopo la tutela e la promozione del principio del pluralismo dell'informazione affermato dall'articolo 21 della Costituzione e inteso come libertà di informare e diritto ad essere informatiBene, anche perché esplicita che si parla di editoria e non, ad esempio, di pubblicazioni spurie prive di intenti editoriali, come può esserlo un sito personale. Il problema, come osserva Spataro, è che poi il testo si contraddice quando va a definire cosa è un prodotto editoriale.
    Una definizione che chi legge Punto Informatico da almeno qualche anno sa essere già oggi molto spinosa e che, con questo disegno governativo, assume nuovi inquietanti connotati:
    "Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso" (art 2, comma 1).
    Chi avesse ancora dei dubbi su cosa sia prodotto editoriale può leggere il comma seguente del medesimo articolo, che stabilisce cosa non è prodotto editoriale:
    "Non costituiscono prodotti editoriali quelli destinati alla sola informazione aziendale, sia ad uso interno sia presso il pubblico".
    Chi ritenesse che questa definizione non si applichi, per esempio, al proprio blog personale dove pubblica di quando in quando un post, dovrà ricredersi passando al comma successivo dell'articolo 2, il terzo comma, che recita:
    La disciplina della presente legge non si applica ai prodotti discografici e audiovisivi.
    Il Governo, nel redigere questo disegno di legge, non si è dimenticato, peraltro, dei prodotti editoriali integrativi o collaterali che sono quei prodotti, compresi quelli discografici o audiovisivi, che siano "diffusi unitamente al prodotto editoriale principale".


    Rimarrebbe una scappatoia, quella delle pubblicazioni, on e off line, che sono sì di informazione o divulgazione, o formazione o intrattenimento, ma non sono a scopo di lucro. Rimarrebbe se solo il Governo non ci avesse pensato. Ed invece dedica alla cosa l'intero articolo 5:
    "Per attività editoriale si intende ogni attività diretta alla realizzazione e distribuzione di prodotti editoriali, nonché alla relativa raccolta pubblicitaria. L'esercizio dell'attività editoriale può essere svolto anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative".
    Un paragrafo che dunque non lascia scampo ai "prodotti" non professionali, lasciando forse, ma è una questione accademica, un micro-spiraglio a chi non ottiene o non cerca pubblicità di sorta sulle proprie pubblicazioni.

    Qualcuno potrebbe pensare che il solleone ad agosto abbia giocato brutti scherzi. In realtà all'articolo 7 viene raccontato il motivo del provvedimento. Con espresso riferimento a quanto pubblicato online, si spiega che l'iscrizione al ROC serve "anche ai fini delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa".

    Senza contare la montagna di introiti extra che il Registro otterrebbe con questa manovra, ne consegue che la giustificazione che viene addotta a questo abominio nuovo provvedimento sia la necessità di tutelare dalla diffamazione. Come se fino ad oggi chiunque avesse avuto mano libera nel diffamare chiunque altro. Il che non è, tanto che più volte siti non professionali e altre pubblicazioni online, anche del tutto personali come dei blog, e anche senza alcuna finalità di lucro, si sono ritrovati coinvolti in un processo per diffamazione.

    "Potessero, - conclude Spataro - chiederebbero la carta d'identità a chiunque parla in pubblico. Su internet il controllo è più facile. E imporre procedure burocratiche per l'apertura di un blog sarà il modo migliore per far finire l'internet Italiana"

  3. #3
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    Internet non è mai stato libero. E mai lo sarà.

  4. #4
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    e mi porto il blog su un server delle isole tonga e lo metto in culo a sti burocrati..

  5. #5
    Monarchico da sempre !
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    Citazione Originariamente Scritto da pellizza1802 Visualizza Messaggio
    http://www.repubblica.it/2007/10/sez...-editoria.html

    Il governo riforma l'editoria
    Burocrazia sul web? Allarme in rete
    Aumenterebbero quindi anche per i "piccoli" su internet spese e sanzioni penali
    Il sottosegretario Levi: "Non è questo lo spirito, deciderà l'Autorità"
    di ALDO FONTANAROSA



    (...)


    (19 ottobre 2007)
    ...pensate alla mobilitazione dei greggi, nel caso questo provvedimento fosse stato anche solo pensato dal Berluska !!!

  6. #6
    padania libera (-:FASP :-)
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    internet è democrazia, e perciò il peggiore nemico di questo governo e di questo stato.

  7. #7
    padania libera (-:FASP :-)
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    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    Internet non è mai stato libero. E mai lo sarà.
    Mi dispiace non sono d'accordo. Se non fosse l'unico strumeto di libertà rimastoci a disposizione, non avresti potuto nemmeno scrivere che non è libero.
    Certo, si sta facendo di tutto per renderlo meno "democratico" perchè toglie potere all'informazione di stato.

  8. #8
    Speriamo non sia tardi
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    Citazione Originariamente Scritto da Conterio Visualizza Messaggio
    ...pensate alla mobilitazione dei greggi, nel caso questo provvedimento fosse stato anche solo pensato dal Berluska !!!
    Il predecessore di Prodi ha già varato la Urbani, basta ed avanza.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Gianluca J Visualizza Messaggio
    Mi dispiace non sono d'accordo. Se non fosse l'unico strumeto di libertà rimastoci a disposizione, non avresti potuto nemmeno scrivere che non è libero.
    Certo, si sta facendo di tutto per renderlo meno "democratico" perchè toglie potere all'informazione di stato.
    Disponibile non vuol dire libero.

  10. #10
    I.A.F.
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    Citazione Originariamente Scritto da Alex il Rosso Visualizza Messaggio
    Il predecessore di Prodi ha già varato la Urbani, basta ed avanza.
    c'era qualcosa del genere anche nel decreto urbani,che poi ha fatto retromarcia, solo che riguardava i providers, non potendo toccare loro è normale che si tocchi il muro basso.

 

 
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