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    Predefinito Perche l'ANM abbandona De Magistris , la pax mastelliana

    La Pax mastelliana secondo i radicali italiani

    Dal ministero al Csm “Ecco la mappa politica della giustizia”

    Di Fabio Amendolara

    La chiamano “Pax mastelliana”. Perché secondo loro “tra Governo e magistratura associata regna la pace.” Una forma di pace “che ha contagiato tutte le componenti togate.” E questa la situazione in cui versa la giustizia secondo i radicali. “Già, perché – sostengono i radicali – il guardasigilli Clemente Mastella è riuscito a rendere sorprendentemente docile la magistratura organizzata.” La formula di successo? “aprire le porte del Ministero a magistrati di tutte le correnti.” I Radicali la chiamano “lottizzazione degli incarichi”. Nel lungo dossier diffuso dopo la notizia dell’iniziativa del guardasigilli sulla Procura di Catanzaro viene disegnata la mappa politica della magistratura. “Un circuito di potere che si alimenta da solo, e che mette d’accordo, alla fine, tutti i Capi-corrente, i quali, proprio mentre si lanciano in dispute verbali sui massimi sistemi, convivono insieme nelle stanze dei bottoni e condividono senza traumi la gestione del potere. Anche i nominati nell’era dell’odiato Berlusconi sono stati coinvolti, con sano pragmatismo e senza troppi problemi.”

    Qualche esempio: “Claudio Castelli, ex componente del CSM, nonché ex segretario di Magistratura Democratica(sinistra giudiziaria), è divenuto capodipartimento dell’organizzazione giudiziaria, ed i suoi vice sono il Dr. Sergio Gallo, della corrente di Magistratura Indipendente (destra giudiziaria), e Massimo Russo, della corrente progressista del Movimento per la Giustizia. Il Dr. Ettore Ferrara, ex componente del CSM, nonché ex Presidente di Unità per la Costituzione(il centro giudiziario), è divenuto capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, affiancato al DAP da Magistrati scelti anch’essi in base ad una logica correntizia.” E ancora: “Arcibaldo Miller, esponente di spicco della corrente di Magistratura Indipendente, è Capo dell’ispettorato, voluto dal Governo di centrodestra e confermato da quello di centrosinistra, in perfetta logica bipartisan. “L’ Ispettorato, secondo i Radicali, si contraddistingue per dare la “caccia” a quei pochi magistrati che ancora non si allineano alla normalizzazione”. Ce n’è per tutti: “stessa musica di equilibri interni all’Ufficio di Gabinetto, mentre all’ufficio legislativo troviamo ai vertici il dr. Manzo, della corrente del Movimento per la Giustizia, il dr. Diotallevi, già al CSM, esponente di magistratura democratica e Giuseppe Creazzo di Unità per la Costituzione. Lui per il posto al Ministero ha lasciato le indagini sul delitto Fortugno, proprio mentre le stesse si trovavano in un momento topico.” Poi c’è Enirico Ferri, l’ex Ministro, esponente di Magistratura Indipendente: “è ai vertici dell’ufficio di coordinamento delle attività internazionali.” Un altro esponente della cosiddetta destra giudiziari Laudati “si trova ai vertici della Direzione della giustizia penale.” Augusta Iannini “è stata voluta a capo del Dipartimento affari di Giustizia sia dall’ex Ministro Castelli, che dal Ministro Mastella (vicecapo la campana dr.ssa Assunta Cardone).” Alfonso Papa, napoletano, esponente di Unità per la Costituzione, “è stato chiamato ai vertici della Direzione generale della giustizia civile dal Governo di centrodestra e confermato dal Ministro Mastella.”


    Per i Radicali “si potrebbe benevolmente considerare che il Ministro è interessato ad avere tra i suoi collaboratori dei magistrati che siano espressione di tutte le aree culturali. Ma se si ascolta il disappunto della base dei magistrati si comprende che è stato pagato un prezzo: quello di una magistratura organizzata sempre più omologata alle logiche di Palazzo, sempre meno preparata ad affrontare l’impressionante livello di corruzione che si “fa sistema” nel Paese, meno capace di esercitare un adeguato controllo di legalità sull’incrocio tra finanziamenti pubblici, partitocrazia e criminalità organizzata.”

    Il rischio, secondo i Radicali, è che “ormai siano cancellate del tutto le contraddizioni interne e i residui spazi di contraddittorio, rendendo la vita ancor più difficile a chi, come il sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris, vorrebbe fare il proprio lavoro, al di là delle dinamiche corporative e degli equilibri tra correnti.” E ricordano: “Già negli anni ’80 e ’90 avevamo proposto a più riprese, anche per via referendaria, l’abolizione degli incarichi extra-giudiziari per i magistrati. La soluzione è oggi ancora più necessaria, per togliere il coperchio della calma apparente, prima che scoppi la pentola di una società che non ha più accesso alla giustizia e di professionisti seri che vedono il proprio lavoro speso sul tavolo della lottizzazione togata. Una lottizzazione gestita da magistrati che non fanno più i magistrati, nel contesto di un circuito carrieristico, di potere (e denaro, se consideriamo gli emolumenti dei Direttori generali e Capi-dipartimento), dove magistrati che hanno ricoperto il ruolo di componenti presso il CSM, che hanno rivestito cariche apicali all’interno dell’Associazione nazionale Magistrati, si trovano ai vertici del Ministero.” Il Dossier si chiude con una considerazione: “ C’è soltanto da augurarsi che ci siano ancora magistrati indisponibili a mettersi il cuore in pace, o in “pax mastelliana”. Certo, anche alla luce della richiesta di trasferimento cautelare avanzata nei confronti del sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris, titolare di scottanti inchieste, che vedono tra gli indagati anche magistrati in servizio a Matera e Potenza, sembra proprio che l’indisponibilità a conformare il proprio operato alla “pax” instaurata dal Ministro Mastella possa costare molto, molto caro.”

    Da Il Manifesto, 23 Settembre

  2. #2
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    come al solito in italia, un magistrato è lasciato solo quando deve indagare a fondo sulla casta es.Di Pietro/Woodcock/De Magistris

 

 

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