
Originariamente Scritto da
nuvolarossa
La lotta continua
Una sinistra incapace di rompere con il suo passato di illusioni
"La lotta continua". Ha fatto un certo effetto rétro vedere il vecchio Pietro Ingrao troneggiare alla manifestazione contro il precariato di sabato scorso a Roma e usare questa formula sessantottina per sintetizzare il messaggio politico che si voleva mandare.
Con Pietro Ingrao ed il suo rispolverato slogan da battaglia, la sinistra radicale ha dato appieno il senso del suo profondo legame con un passato che non intende far passare. Il fiume di persone che si sono snodate per le vie di Roma dànno soprattutto il segno di una resistenza contro il tempo che ha visto erodere via via tutte le loro più forti convinzioni. Si aggrappano agli ultimi brandelli delle loro ideologie con le unghie e con i denti, senza nemmeno riflettere su quanto siano sbagliate. Non comprendere che il mito del posto fisso è caduto - come il muro di Berlino - e che la precarietà è una condizione con cui misurarsi, anche da contrastare, da regolare se ci si riesce, ma che non si può cancellare d'emblée senza precipitare nella disoccupazione, significa muoversi nella ottusità politica più totale. E non a caso il simbolo è Pietro Ingrao, un comunista che ogni dieci anni ammette dieci errori commessi in precedenza, e poi li fa di nuovo. Beata sconsideratezza! E' vero invece che il milione delle persone in piazza, come hanno detto alcuni esponenti del governo, dovrebbero contare più del voto di un singolo senatore. Cioè dovrebbero convincere il governo a calibrare le sue scelte sulla base delle richieste di una tale folla. Perché è anche vero che questa imponente manifestazione non era contro il governo: era infatti contro il Pd. La prima mobilitazione di massa della sinistra conservatrice e delle sue icone contro chi si è piegato al verbo del riformismo. Una mobilitazione di massa per far sapere che una eventuale operazione moderata riformatrice rivolta a condizionare il governo ha il fiato corto. Ingrao l'ha subito notato: "Noi non siamo moderati, vogliamo un cambiamento profondo", e detto da uno che voleva fare "come in Russia" nel 1917, c'è da credergli.
Ora il governo può decidere di tenere conto della manifestazione, e dovrà tenerne conto. Lo stesso leader del Pd, Veltroni, che pure era il principale bersaglio del comitato organizzatore, ha detto che occorre prestare attenzione alle ragioni della piazza di S. Giovanni.
Ma allora ecco nuovamente cadere l'intesa siglata sul protocollo del welfare con il sindacato, ecco liberare le energie centriste della maggioranza che difendono l'accordo con i denti, ecco insomma la crisi del governo.
Altrimenti Prodi e Veltroni possono decidere di procedere dritto per la loro strada, blandire la folla di sinistra ma non toccare niente degli accordi siglati, presentarsi in Parlamento ed aspettare lo stillicidio di emendamenti che la stessa maggioranza ha presentato alla Finanziaria. Il Parlamento è sovrano, ma quando corregge 1000 volte il governo e su temi di questa importanza, è il governo ad aver concluso il suo itinerario. E non perché qualche senatore è stato corrotto, come pure ha detto pietosamente Prodi; ma perché sono venute meno le ragioni politiche di coesione fra le forze che lo compongono e che si sono scontrate fra loro dal primo giorno e continueranno a scontrarsi fino all'ultimo.
Speriamo, nell'interesse del Paese, di essere giunti allo showdown.
Roma, 22 ottobre 2007
tratto da
http://www.nuvolarossa.org/modules/n...p?storyid=4396