GIANI NICCOLÒ
Plutocrazia
Non si è forse riflettuto ancora abbastanza sul significato della legge sulla socializzazione. Accolta, al suo apparire, da critiche non sempre lusinghiere, ci si è prevalentemente soffermati sui dati tecnici o sull'impostazione economica trascurando il valore schiettamente rivoluzionario dell'innovazione legislativa. In sostanza il fascismo innalza ancora una volta la sua vecchia bandiera sepolta sotto il compromesso dopo una fervida vigilia di speranzose promesse. Il paradiso appena intravisto di un'efficace e sostanziale giustizia distributiva si realizza soltanto con l'avvento della repubblica nei suoi postulati fondamentali. Per troppi, per lunghissimi anni si era parlato e si continuava a parlare di raccorciamento delle distanze, lasciando che le frasi si arenassero fra le sabbie mobili di interessate sovrastrutture. Le formule dialettiche sperimentate a dimostrare che la rivoluzione fascista veniva a segnare l'antitesi del liberalismo e dell'individualismo generati dalla rivoluzione francese, si inaridivano nello scetticismo determinato da positive e antitetiche risultanze di fatto. Il movimento iniziatosi con estrema violenza nella sinistra più accesa, veniva lentamente ad arenarsi in un conservatorismo conformista nel quale s'isterilivano i balzi più significativi verso le maggiori conquiste.
La crisi spaventosa del 25 luglio ha riproposto la verità rivoluzionaria nella chiarezza dei suoi termini essenziali. Si riprende la marcia: soprattutto si riprendono quei programmi che avrebbero potuto assicurare — ove non fossero stati trascurati o abbandonati — l'autentico prestigio della patria.
Oggi, finalmente, possiamo affermare sulla scorta dei fatti che, se il secolo scorso può essere indicato come rappresentativo dell'individualismo, il secolo attuale è indubbiamente il secolo delle masse nel loro composito organizzarsi entro la sfera della statualità. Socializzazione. Il che non significa socialismo ma intuizione e soluzione sociale dei problemi, proposizione di una responsabilità collettiva alla coscienza dell'individuo nel quadro fatale e necessario del suo quotidiano lavoro.
Ma non è tutto qui. Perché socializzazione significa lotta a oltranza contro tutte le viete e odiose forme di plutocrazia, di asservimento al feticcio dell'oro. Le speculazioni sordide macchinate ai danni dello Stato e del popolo cedono dinanzi all'instaurazione di un sistema che rivendica il diritto all'equa partecipazione dei profitti quando si sia esaurito il dovere del proprio contributo alla causa comune del lavoro.
Torna nella stessa luce del 1922 la lotta contro il pescecanismo, contro l'affarismo ingordo, contro i vampiri del sudore altrui. Perché plutocrazia è sinonimo di piovra dello Stato: e così la videro e per questo la combatterono coloro che con la marcia di ottobre intendevano realizzare una patria pacificata, libera, potente. Lotta inesorabile, quindi: e necessaria. Il che non significa smembramento del capitale o polverizzazione della ricchezza, ma giustizia sociale nel processo distributivo perché ognuno abbia il suo e tutti ubbidiscano alla stessa legge morale che tutti vincola sull'identico piano dei diritti e dei doveri.




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