Ripetere un'esperienza di governo con la sinistra?
«Difficile».

L'inchiesta di Catanzaro?
«Qualcuno vorrebbe tenere alto il conflitto tra magistratura e politica».

Il Pd?
«Non ho capito cosa sia».

Clemente Mastella, ministro di Giustizia e leader dell'Udeur, riflette sulla situazione politica attuale dopo aver messo in guardia il governo Prodi con un perentorio «via il dente, via il dolore».
Intanto le bandiere di Rifondazione e dei Comunisti Italiani si arrotolano dopo la manifestazione contro la legge Biagi.
Ministro Mastella, che succede? L'immagine del vostro governo e della vostra maggioranza è di chi, barcollante, sta per crollare.
«Purtroppo è così. Non ho imbarazzo a dire che sono scattate troppe difficoltà. Mi hanno accusato per il giudizio severo espresso ieri (venerdì sera, ndr): faccio come il medico di fronte alla malattia. E la malattia c'è».

Qualcuno ha messo in relazione la sua uscita con le indagini di Catanzaro.
«E non è vero. Mi si contesti la sostanza dell'intervento: qualcuno ha il coraggio di nascondere le difficoltà? Oggi una parte della coalizione è persino scesa in piazza contro il suo stesso governo...».

Dopo ne parliamo. Torniamo ancora a Catanzaro. Ha saputo che il procuratore ha avocato a sé l'inchiesta?
«Io sono sereno perché so che non c'entro niente rispetto alle accuse che mi vengono contestate. Che poi sia un magistrato piuttosto che un altro a giudicarmi è uguale: io non ho fatto nulla di male e sono una persona perbene».

L'accusa di appartenere a logge segrete non era vera. Ride. «Almeno quello... La cosa che mi inquieta, come cittadino e come Guardasigilli, è di dover sapere ogni cosa dalla stampa».

È quello che ha detto anche De Magistris quando ha saputo che gli veniva tolta l'indagine. Ha addirittura commentato che così facendo ci si avvia al "crollo dello stato di diritto". Lei cosa replica?
«De Magistris si lamenta perché sa le cose dai giornali? E io che l'ho saputo leggendo il vostro giornale, che dovrei dire? A Napoli si dice: il bue chiama cornuto l'asino».

Ci vede una regia politica?
«Spero proprio di no, anche se alcune cose strane sono accadute. Ritengo che ci sia stata irresponsabilità su alcuni passaggi; ormai sembra che gli indagati di "Why Not" siamo solo io e Prodi. E io più di tutti. Non è possibile che non si sappia con precisione cosa sia accaduto con i consulenti, con le intercettazioni telefoniche e con le trascrizioni delle stesse. Chi garantisce sulla correttezza?».

Lei era in predicato di fare il ministro della Difesa, poi le è toccato il ministero di Giustizia. Se fosse stato effettivamente al posto di Parisi, lei crede che tutto questo sarebbe accaduto? Mastella non risponde subito.
«Non credo. Anzi, oggettivamente lo escluderei. C'è una parte della magistratura, assolutamente piccola, che vorrebbe tenere sempre alto il conflitto tra politici e giudici. Forse sono il loro bersaglio».

Prima c'era Berlusconi e non andava bene. Ora c'è il centrosinistra e la solfa non è cambiata...
«Io credo che invece sia cambiata: ho conosciuto e apprezzato un mondo che non conoscevo. Ho lavorato con serenità con la stragrande maggioranza dei magistrati varando anche con il loro contributo la riforma dell'ordinamento giudiziario. Non me ne sono pentito. Professionisti corretti, preparati, impegnati su frontiere diverse e del cui lavoro non si sa nulla perché non smaniano per finire sui giornali o in tv».

Torniamo alla manifestazione della sinistra: 700mila persone secondo gli organizzatori. Diliberto ha così commentato: Se Prodi ascolta questa piazza sarà più forte. Ministro, domani Prodi sarà più forte o più debole?
«Non vedo come settecentomila persone che sfilano contro il governo e contro i sindacati possano essere un aiuto. Sarà che vengo da un partito che rappresentava la maggioranza silenziosa degli italiani, ma a me sembra che la piazza si stia sostituendo alla politica. Grillo, la manifestazione della sinistra sulla Biagi, poi An sulla sicurezza, De Magistris che invoca la piazza, Berlusconi che la minaccia, le primarie che sono esse stesse una grande piazza: scusate, ma la politica dov'è?».

Beh, quella effettivamente la stanno cercando - invano - in tanti. Veltroni dice di averla trovata nel suo Partito democratico.
«In un partito che vogliono costruire senza tessere? Lei ha mai visto la pasta cuocere senz'acqua? Io non ho mica capito con che razza di regole lo stanno costruendo. Così come non ho capito con chi si alleerà».

Si dice che Veltroni pensi al modello spagnolo per andare da solo.
«Ancora credete alla riforma della legge elettorale? Quella non si fa e si andrà a votare con quella attuale. Vedrete se non sarà così».

Il presidente della Repubblica non vuole.
«Il presidente della Repubblica farà bene a cercare ogni maggioranza possibile nel parlamento per non interrompere anzitempo la legislatura: è suo dovere costituzionale. Se riuscirà a trovarla, è cosa ben diversa dalle migliori intenzioni».

Lei sarebbe disponibile per un governo tecnico?
«L'ho già detto: no. Io a questo bipolarismo non ci credo, però lo rispetto. Meglio le elezioni. Anche con questa legge elettorale, sì: non c'è l'obbligo costituzionale di farne una prima di andare al voto. Se proprio dobbiamo dirla tutta, abbiamo cambiato diverse leggi elettorali senza grandi risultati; forse sarebbe meglio fare la riforma delle istituzioni ponendo fine al bicameralismo e dando più poteri al presidente».

Dopo la manifestazione della sinistra il protocollo sul Welfare può cambiare in aula?
«La sinistra deve capire che anche la migliore delle rivendicazioni, con i numeri che abbiamo, non passa perché al Senato siamo appesi a due voti due».

Dini, se cambia il protocollo, voterà no...
«Se prevalessero le tesi di Rifondazione, a quel punto anche noi saremmo costretti a votare no».

E il governo cadrebbe.
«Se è per quello potrebbe anche cadere se fosse Rifondazione a votare no. O se non lo votassero alcuni dissidenti della sinistra radicale. Come vede, ho ragione quando dico che la crisi può essere dietro l'angolo».

Mi segua. Crisi. Elezioni. Mastella con chi si candida: alleato del Partito democratico o della Casa delle Libertà?
«Convocherei un congresso e sarà il congresso a decidere quali dei due alleati è più in sintonia con i nostri valori identitari, con le nostre visioni di politica economica e politica estera».

La rifarebbe un'alleanza con la sinistra?
«L'esperienza che stiamo vivendo assieme è difficile, ci sono troppe differenze e le mediazioni non bastano. Ammetterlo non è un'eresia. Sono cattivo io o è cattiva la situazione?».

G.L Paragone su www.libero-news.it del 21 ott 07

saluti