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SANGRIA
ROMA - La prima azienda italiana si chiama 'Mafia spa' e ha un fatturato annuo di 90 miliardi di euro: il 7% del Pil, pari a cinque manovre finanziarie e otto volte il Tesoretto. E' quanto emerge dal rapporto 'Sos impresa' della Confesercenti sulla criminalità, presentato questa mattina a Roma, in cui si sottolinea che usura e racket - con 40 miliardi di fatturato - costituiscono il principale business per le associazioni mafiose. "Dalla filiera alimentare al turismo, dai servizi alle imprese a quelli alla persona, dagli appalti alle forniture pubbliche, al settore immobiliare e finanziario - afferma il rapporto - la presenza della criminalità organizzata si consolida in ogni attività economica".
Non più tangentopoli ma mafiopoli, un sistema in cui il pizzo subentra alla tangente e la collusione alla corruzione: è così che le grandi imprese italiane scendono a patti con la criminalità organizzata. L'analisi è contenuta nel rapporto 'Sos impresa' della Confesercenti e si tratta di una "novità" che vede coinvolte anche alcune delle maggiori imprese italiane. "Uno degli elementi che colpisce di più - sottolinea non a caso il documento - è l'estendersi di quell'area che potremmo chiamare della 'collusione partecipata', che investe il gotha della grande impresa italiana, soprattutto quella impegnata nei grandi lavori pubblici, che preferisce venire a patti con la mafia piuttosto che denunciare i ricatti". Il perché è chiaro: "conviene così".
Succede dunque che le grandi imprese "scendono a patti per quieto vivere, quasi a sottoscrivere una polizza preventiva" e "corrono dal mafioso perché si vogliono 'mettere in regola'. "La connivenza - dice il rapporto - rende più forti rispetto alla concorrenza". La Confesercenti cita nel rapporto alcune grandi aziende. "Il colosso Italcementi ha ceduto alla morsa della N'drangheta - afferma citando le informative di Carabinieri e Guardia di Finanza - supportando maggiori costi, assumendosi maggiori rischi e finendo per agevolare l'espansione economica della cosca dei Mazzagatti". Per i lavori della Salerno-Reggio Calabria, prosegue il rapporto altri due "colossi sono stati costretti a trattare con le cosche calabresi".
Si tratta della "Impregilo, che aveva insediato nelle loro società personaggi che, secondo gli inquirenti 'da sempre avevano avuto a che fare con esponenti della criminalita' organizzata e con imprese di riferimento alle cosche". E "lo stesso pare avesse fatto la Condotte Spa".