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Discussione: Il gergo commerciale

  1. #1
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    Predefinito Il gergo commerciale

    Approfitto della competenza che ho potuto già apprezzare nei (sia pure pochi) colleghi del forum, per porre una questione. Ho letto vari libri sui tappeti, quasi tutti ne delineano la storia dalle origini (con tutte le incertezze del caso) per poi passare ad una disamina del tappeto degli ultimi due secoli. Però in nessuno di essi viene dedicato più di qualche noncurante cenno al gergo commerciale, che pure è lo schermo che si trova davanti il neofita che desideri una piccola collezione, specialmente se di tappeti persiani.
    Mi piacerebbe perciò sapere da voi quali termini meritino considerazione, quali no, e cosa significano esattamente a vostra conoscenza. L'elenco, molto parziale, che propongo (mi perdonerete le grossolane approssimazioni di ortografia) è il seguente: Dabir, Hajijalili, Hamad (maestro di Istvahan di cui non so proprio nulla), Laver, Alboy (detto dei Bijar), Serapi (detto degli Heriz), Mecca (Shiraz?), Barriquè (Senneh), Sarouk Ferahan, Mishan Malayer.
    Anche i termini riferiti al tappeto moderno ingenerano confusione; ecco qui una lista estratta in buona parte dalle proposte Telemarket: Baku, Dusambè, gli Uzbekistan (o Gaznì?) che in realtà vengono dal Pakistan e sono senza dubbio orribili, gli Herat (sono armeni?), gli Eufrate (sono bellissimi, potrebbero essere prodotti Woven Legends?).
    Grazie in anticipo se qualcuno vorrà rispondermi.

  2. #2
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    Arriveranno i bravi, caro tucboro, ma l'elenco di nomi di grandi maestri persiani riconosciuti, come motashem e dabir x kashan, o hajijalilì x tabriz, o amoughlì x mashad, o alì oghlù x herekè, o laver x kirman, ecc. poco hanno a che fare con i disegni serapi di alcuni heriz antichi o i luoghi di produzione di talune manifatture, spesso realizzate in regioni-distretti e non in singole città con i conseguenti distinguo iconografici.
    Sugli Eufrate, personalmente lascerei perdere, le proposte Telemarket, costando troppo poco x essere vere Woven legends, .... .
    Cordialità.

  3. #3
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    Buongiorno,
    che bello vedere dei nuovi amici dell'arte del tappeto d'oriente.

    Le questioni poste sono tante, vediamo un pò di dare risposte esaudienti:



    Dabir, Hajijalili, Hamad,
    sono nomi di maestri trai più celebrati solitamente si da l'appellativo dei maestri ai tappeti provenienti dalle stesse cittadine e della stessa epoca particolarmente belli e qualitativamente avvicinabili a quelli dei maestri, seppur non prodotti nei laboratori degli stessi.

    Laver, o Lawer è un piccolo centro nei pressi di Kirman dove venne impiantata una manifattura molto accurata prevalentemente per l'esportazione. Essendo da qui usciti alcuni dei tappeti più belli della produzione di Kirman, si tende ad usare l'appellativo Laver anche oggi, dopo tante decine di anni che laver non produce più, per indicare i prodotti di Kirman più finemente lavorati....... o per indurre, quale rafforzativo, il pubblico a percepire ciò anche se non è vero!!!


    Alvoy (detto dei Bijar), stesso discorso che per i Laver.

    Serapi (detto degli Heriz), è un termine anglosassone per identificare i tappeti dell'area di Heritz di fine 800 inizio 900 più raffinati e distinguerli dalla produzione più corrente degli innumerevoli villaggi della zona (come ad esempio Ghiorevan)

    Mecca (Shiraz?), con questo termine si definiscono i tappeti della produzione di Shiraz, sconfinata e con molti, troppi, livelli qualitativi, più fini. Oggi si usa spesso per gli Shiraz normali ma di primissima scelta (colori, lavaggi, simmetrie, etc etc)

    Barriquè, indica il formato 200 x 100 probabilmente lo hai associato a Senneh perchè nel Kurdistan e nel distretto di Hamadan vi è una ricca produzione in questo formato.

    Sarouk Ferahan, sarebbero due cose diverse ma si usa per indicare i Sarouk antichi più raffinati e senza disegno Americano assimilandoli ai Ferahan che sono stati da sempre di livello e bellezza (e prezzo) superiore.... qualche volta si usa quando non si può attribuire con certezza la provenienza di un bel pezzo.

    Mishan Malayer, Mishan è un villaggio dell'area dei malayer che ha prodotto i più bei esemplari dell'area di Malayer. A differenza dei Malayer esistono esemplari antichi del 1800 mentre tutti i Malayer classici sono del 1900.

    Dusambè, gli Uzbekistan (o Gaznì?) gli Herat (sono armeni?), sono tutti nomi commerciali affibiati, riecheggiando terre o centri di produzione del passato, a tappeti nuovi prodotti in Pakistan (ed anche in India) da manodopera prevalentemente afghana.

    I Baku, hanno ricominciato da poco a produrli ma il nome è usato indistintamente sia nella produzione moderna dell'azerbaijan sia in quella Turca (tutte e due producono tappeti che sembrano antichi, sottilissimi e totalmente in lana) sia nella produzione pakistana a disegno caucasico più facilmente riconoscibile.

    gli Eufrate, è il nome di una "linea di prodotto" della Woven Legend che è uscita dalla produzione e non sarà più fatta. Altre notizie sui Woven Legend puoi trovarla on line.

    ciao,
    leo

  4. #4
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    Grazie della risposta. Mi restano comunque alcuni dubbi. Ad esempio a mia conoscenza la città nei pressi di Kirman è Ravar e non Laver: molti sostengono che Laver ne è una deformazione fonetica, altri (pochi) che è un maestro. Anche su Dabir ho molti dubbi, dal momento che pare non vi sia una prova storica della sua esistenza (mentre per Mothashem sì, per quanto le notizie siano vaghe: cfr articolo su hali). Quanto ad Hamad non l'ho trovato citato in nessun libro, e alcuni dicono che Barriquè sia un quartiere di Senneh.

  5. #5
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    Lavar Kerman

    Kerman is both a city and a Province of the Islamic Republic of Iran. So a Kerman rug may be from the city but more likely the carpet would come from the Province. Raver or Lavar as it is called in the West has had the reputation for the finest Kerman carpets. These so called Lavar Kerman may actually be made in a number of places in Kerman but the market calls them Lavar Kerman. Evidence shows that Laver Kerman rugs were also made in Rafsanjan and that the production of certain producers such as Atiyeh are sold as Lavar Kerman.

    x Dabir
    http://www.jozan.net/Gallery/auction...e=Dabir_Kashan

    http://www.moranditappeti.it/scheda_tappeto.php?id=78
    ed il Sig. Morandi non parla a vanvera!!!

    ne ho uno anch'io di mt 5.10 x 3.30!!!

    Master Designers of Isfahan

    Master Ahmad Archang
    Per Bariquè o Barikè che dir si voglia hai due strade, o continui la ricerca per conto tuo o ti fidi di chi come me da trenta e passa anni ha a che fare, tutti i sacrosanti giorni che il Buon Dio manda in terra, col "gergo commerciale" di questa discussion!!!

    ciao,
    leo

  6. #6
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    Un saluto a tutti. L’amico Leo, credo abbia già dato una risposta in merito piuttosto esauriente. Ad integrazione volevo aggiungere alcune cose.
    Dabir Sanaje era un ustad di Kashan che ha prodotto dal fine ottocento sino al 1930 circa. Vi sono alcuni suoi esemplari, per me gli unici attendibili come da lui realizzati, rigorosamente firmati; ne ricordo uno anche di Telemarket presentato molti anni fa. Mothasham è un nome da prendere con le pinze. Non c’è un autore, neanche persiano, che dice “è esistito” ed era un maestro. Una versione plausibile, la fornisce la signora Choen che li segnala come due fratelli, forse annodatori ma forse disegnatori, dipendenti della manifattura “Gul-hamek” di Kashan. La cosa certa, lo scrive Cecil Edwards, scrittore e commerciante, in un suo testo, è che la rinascita delle manifatture a Kashan, si deve a Haji Mollah Hassan, mercante e tessitore, non annodatore, che a causa della crisi del settore tessile, pensò di cedere della lana pregiata, importata da Manchester, per annodare una serie di tappeti. I cartoni preparati dalla moglie, nata nell’area di Sultanabad dove si annodavano i Saruq ed i Farakan, furono usati per queste prime realizzazioni dopo più di un secolo di inattività di quelle manifatture (non si conoscono Kashan del periodo 1750 / 1880). Lasciando stare la struttura, provate a confrontare gli schemi compositivi di un Saruq del 1880 ed un coevo Kashan definito “Mothasham”: secondo voi non si assomigliano? Medaglione centrale molto rilevante per disegno e dimensioni, cantonali spesso diversi dal medaglione, realizzazione schematica e geometrizzante dei decori floreali, campo contrastante rispetto al medaglione. Già, ma la signora Hassan era di Sultanabad. Allora, usiamo pure il termine “Mothasham”, ma solo per definire un periodo storico, non per altro. Laver è quello che ha già detto Leo. La corruzione del nome è dovuta a commercianti di lingua tedesca che trovavano delle difficoltà a pronunciare Ravar, dillo oggi, dillo domani….Halvai è un piccolo centro vicino a Bijar, da una cinquantina d’anni vi sono le migliori manifatture dell’area. Mecca è un termine che ha trovato la sua origine nel bazar di Shiraz. I commercianti per distinguere un tappeto di maggior qualità, lo definivano “degno d’essere portato a La Mecca” per il rituale pellegrinaggio. Da lì “Shiraz Mecca”. Saruq Farakan non dovrebbe essere detto perché, è vero, sono due cose diverse. Saruq ha una tramatura doppia con due fili tesi di piccolo diametro, spesso tinti di blu, quindi rovescio nervato. Nodi asimmetrici battuti, quindi incastrati nella struttura che diventa un po’ rigida e facile a spezzarsi. Prevale il disegno a medaglione, con cantonali diversi, ma viene anche rappresentato l’herati e l’albero della vita, a volte a preghiera. Il Farakan ha tramatura doppia con un filo sottile, floscio, di piccole dimensioni, ed uno di grosse dimensioni, teso, colore cru, molto visibile dal rovescio. Qualche volta è anche a trama singola e grossa. Nodo asimmetrico solitamente, ma anche simmetrico: in questo caso se un esemplare ha trama singola, discussioni terribili se non sia un Malayer. Disegni come i Saruq ma stile un po’ diverso, meno geometrizzante. Comunque, se uno chiama un Saruq, Saruq Farakan, vivaddio non muore nessuno. Il grave è che molti chiamano Saruq, ad esempio, i Josan (vedi anche Telemarket) che sono di area Malayer ed hanno altre quotazioni. L’importante è non chiamarli ”Mahall, Muskabad, Mustofi, Saruq”, caz…volo! Hajji Jalil era un maestro di Marand, centro di produzione vicino a Tabriz, vissuto tra ottocento e novecento. Su di lui si sono dette un sacco di cose, oimè, non verificabili. I signori Parvizyar dicono fosse cieco, matto e via dicendo. In effetti, non sanno di cosa parlano. Hammad, chi era costui? Bo!!! Nessuno lo cita, tranne qualche commerciante che riferisce pedestremente cose mai verificate. Ricordiamo che ad Isfahan, nell’ottocento, non si sono annodati tappeti. Eskenazi, nel suo tomo sui tappeti ottocenteschi, non li cita nemmeno. La rinascita manifatturiera in quella città, operata per iniziativa di commercianti di Tabriz, iniziò attorno al 1915. Uno di maggiori maestri, la cui esistenza è certa, fu Sairafian che creò annodati di enorme valore artistico ed economico. Amoghli è stato un importante maestro della città di Mashad. Tra la fine dell’ottocento ed i primi del novecento, fu il rinnovatore del disegno classico persiano a medaglione centrale; inoltre modificò anche la tavolozza cromatica dei prodotti del Khorasan. Il suo nome era sempre apposto all’interno di un cartiglio. Oggi sono ripresentati tappeti definiti “Amoghli” che con lui non hanno nulla da spartire. Il problema è che li firmano pure! Un ultimo appunto sul termine “nodo Senneh”, quando lì si usa il nodo turco, o ghiordes, o meglio simmetrico. E’ un errore dei commercianti occidentali del primo novecento che dicevano, conoscendo la finezza dei prodotti di Senneh, che i tappeti persiani erano fini perché avevano il nodo come i Senneh.
    Per concludere, in Persia, non mi stancherò mai di dirlo, non esisteva la tradizione scritta ma orale: le cose riferite a voce, si sa come vanno a finire. In realtà, troppi esemplari sono attribuiti a maestri più o meno esistiti solo per scopi commerciali. Ma vi siete chiesti nella loro vita, questi signori, quanti tappeti hanno fatto? Una buona notte a tutti.


  7. #7
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    Che bello svegliarsi presto la mattina accendere il pc e.........









    .....................leggere le postate di Saruq!!!

    grazie,
    leo

  8. #8
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    [quote=leo-one;6528766]

    Per Bariquè o Barikè che dir si voglia hai due strade, o continui la ricerca per conto tuo o ti fidi di chi come me da trenta e passa anni ha a che fare, tutti i sacrosanti giorni che il Buon Dio manda in terra, col "gergo commerciale" di questa discussion!!!



    Non volevo mettere in dubbio, solo che quando trovo varie versioni (sui libri, tra gli addetti ai lavori) sono portato a credere che quella denominazione non sia utile ma invece fuorviante. Quanto alla definizione "gergo commerciale" che ha virgolettato non è mica ingiuriosa; solo che a volte viene usata per confondere le acque, e questo lo trovo scorretto.

    Ringrazio anche Saruq per la sua interessante risposta.

    Per quanto riguarda l'uso di attribuire il tappeto a maestri ustad più o meno reali, la trovo molto occidentale. O meglio, i nomi sono tradizionali, ma se ne fa un uso "tipo mercato del quadro", dove il valore di un'opera è più ancorato a chi l'ha realizzata (che in quel caso è un dato abbastanza certo) rispetto al suo valore intrinseco. Invece a me piace pensare di pagare un tappeto per quello che è, senza tentativi di attribuzione nel tentativo di aumentarne il prezzo.
    Per quanto ne so io:
    - su hajji jal più o meno tutti sono d'accordo esistesse, benchè solo su telemarket abbia appreso i particolari della sua vita (mah)
    - su laver anche qui c'è concordia, tranne che per la famiglia Parvizyar
    - hamad: l'ho sentito nominare in alcuni contesti, ma non lo trovo mai citato nei libri, al contrario ad esempio di Serafian
    - Mohtashem non l'avevo nemmeno nominato, perchè qui la mole di informazioni è enorme, benchè oviamente manchi concordia.

  9. #9
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    Buongiorno,
    so bene che non volevi esssere ingiurioso, ho sottolineato quell'espressione solo per ricordarti il nocciolo della questione.... cioè volevi la traduzione "potabile" di alcuni termini che si usano tra addetti ai lavori....

    In quanto a "Per quanto riguarda l'uso di attribuire il tappeto a maestri ustad più o meno reali, la trovo molto occidentale" per mia esperienza personale devo contraddirti, la propensione è planetaria ma gli specialisti sono i "venditori" (cosa diversa da commerciante anche se spesso le due cose combaciano) Persiani (non a caso i principi della tv lo sono) trai quali, sempre secondo la mia esperienza personale, la percentuale di veri specialisti e conoscitori è alquanto esigua rispetto ai tanti mercanti d'arte occidentali.

    cordialità,
    leo

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da leo-one Visualizza Messaggio
    Buongiorno,
    so bene che non volevi esssere ingiurioso, ho sottolineato quell'espressione solo per ricordarti il nocciolo della questione.... cioè volevi la traduzione "potabile" di alcuni termini che si usano tra addetti ai lavori....

    In quanto a "Per quanto riguarda l'uso di attribuire il tappeto a maestri ustad più o meno reali, la trovo molto occidentale" per mia esperienza personale devo contraddirti, la propensione è planetaria ma gli specialisti sono i "venditori" (cosa diversa da commerciante anche se spesso le due cose combaciano) Persiani (non a caso i principi della tv lo sono) trai quali, sempre secondo la mia esperienza personale, la percentuale di veri specialisti e conoscitori è alquanto esigua rispetto ai tanti mercanti d'arte occidentali.

    cordialità,
    leo
    D'accordo, ma lo fanno perchè sanno di attirare l'attenzione con il nome, e questo è tipico del mercato delle arti figurative occidentali, dove paghi cifre una stupidaggine di Picasso solo perchè è sua.
    Mi correggo quindi: non è l'uso di attribuire occidentale, ma l'utilità che ne deriva.

 

 

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