Sfida all'ultima isola
di Massimiliano Fuksas
Dal mar Nero a Montecarlo il potere dell'edilizia
Sembra quasi che lo scontro planetario fra le città si sia spostato sull'acqua. La competizione che sembrava essere giunta ai limiti del possibile con Dubai, non ha tregua. Se Dubai aveva iniziato la costruzione di una prima isola a forma di palma sul mare, davanti alle sue coste, è poi seguita immediatamente la seconda 'palma' e infine una figurazione del globo terrestre. Soci, città sul mar Nero, risponde con piglio imperiale. Il progetto di un nuovo arcipelago, nel bacino prossimo alla città della Federazione russa, manifesta in pieno le nuove ambizioni di Putin: l'arcipelago sul mar Nero riproduce la mappa della Russia. Tre dighe proteggono gli isolotti, sembrano un po' Olanda (l'architetto Van Egeraat proviene da questo paese) e un po' Venezia, senza 'le chiuse del Mose'.
La centralità della Federazione russa è evidente anche in questo progetto che prepara con i suoi 330 ettari i Giochi olimpici invernali del 2015. Ben altre competizioni sono in gioco. La conquista del mare per il piccolo Principato di Monaco è divenuta esigenza capitale. Quasi ci fosse in gioco la sopravvivenza di Monaco stessa. A differenza di Dubai, conquistare isole o penisole artificiali è molto più duro. La profondità del mare quasi subito scende a 80 metri. Il principe Alberto ha lanciato un concorso internazionale a cui partecipano tra gli altri Christian de Portzamparc, per avere anche il principe il suo nuovo progetto immobiliare sul mare. Sfida a colpi di totale esenzione dalle tasse. A Dubai per i residenti tasse uguali a zero. A Montecarlo anche, con la sola differenza della mancanza di nuove aree. Gli Emirati, invece, sono divenuti più appetibili per investimenti e per residenze di comodo.
Amsterdam nuota nel mare
di E.A.
Gli olandesi rubano terra al mare da secoli. È più di una tecnica: è un destino. E non solo rubano terra all'Atlantico. Dal 2001 Amsterdam si sta fisicamente allargando a est nel cosiddetto Ij (leggi: Ai, vuol dire uovo), il mare interno. Qui sta sorgendo, non senza difficoltà dovute al ciclo economico, la Ijburg (leggi: Aiburg), un'estensione urbana su sette isole artificiali, costruite con 25 milioni di metri cubi di sabbia. Solo tre sono a buon punto: Steigereiland, Haveneiland e Rieteiland. Il segno più vistoso è il ponte bianco a sinusoide progettato dall'inglese Nicholas Grimshaw, porta d'accesso alle isole.
Difficile prevedere oggi quando si arriverà a regime, certo non prima del 2015. A regime vedremo una città per 45 mila persone: è la metà circa degli abitanti delle nuove città di fondazione cinesi. Ijburg sarà davvero una Collage City, come si è teorizzato? Un sistema di lotti con tipologie e densità diverse accomunate dal facile accesso all'acqua? Il Project Bureau Ijburg, e gli autori del masterplan Palmboom & Van den Bout promettono, insieme, ordine e varietà. Una griglia ortogonale intersecata da strisce verdi e canali. Assi privilegiati che collegano le isole alla terraferma: il Noordboulevard, il tram (dal 2005) per la Stazione Centrale, la linea di metrò, il ponte Nesciobrug. Il piano prevede 400 mila metri quadri di uffici e spazi commerciali, una dozzina di scuole, otto impianti sportivi, quattro porti turistici per 1.500 posti barca, 50 ettari di verde. E nessuna preesistenza storica; solo qualche eco nei volumi e nelle morfologie. Al lavoro moltissimi architetti, per scongiurare uniformità sovietizzanti. L'ambizione è alta, il rischio altrettanto.
(30 ottobre 2007)