
Originariamente Scritto da
asterx
Corriere della Sera, mercoledì, 22 febbraio 2006
MILANO - «Un improponibile ecomostro, un’opera inutile da tutti i punti di vista» chiosava nel marzo scorso il capogruppo leghista Andrea Gibelli. Parere per nulla isolato nel Carroccio, se è vero che in quelle ore il ministro Roberto Castelli poteva dire: «Se per la Calabria e la Sicilia è così importante, che se lo facciano loro questo ponte». E la Padania avviava, con l’evidente placet bossiano, una campagna contro «un’opera vergognosa e dispendiosa». Ora, a distanza di pochi mesi, il ponte sullo stretto di Messina è diventato uno dei punti del programma della nuova lista autonomista Lega-Mpa. Con Raffaele Lombardo, fresco di abbraccio con il Senatùr , che può vantarsi di aver ottenuto il sì a quella che definisce «la madre di tutte le infrastrutture». Eppure, nel consiglio federale di lunedì tutti si sono guardati bene dal pronunciare la parola «ponte». E il comunicato finale parlava solo di un genericissimo «piano decennale straordinario per il superamento della questione meridionale». Lombardo non fa mistero di cosa sia questo piano: fiscalità compensativa per il Sud, potenziamento delle infrastrutture e dei porti, alta velocità. E poi ancora: l’aeroporto internazionale, l’anello autostradale, due interporti a Catania e Termini Imerese e, appunto, il ponte sullo Stretto, vera e propria bandiera.
Può darsi che la Lega confidi nell’oblio per un’opera tanto contestata (anche se Lombardo vuole «la prima pietra» entro il 2006), ma certo rimane un boccone amaro da ingoiare. A marzo il direttore della Padania Gianluigi Paragone, aveva visto «l’ombra della Mafia imprenditrice» profilarsi dietro il ponte, opera «tecnicamente impossibile».
Ora si destreggia abilmente nella realpolitik : «Visto dalla Padania, il Ponte non è necessario. Ma se i popoli meridionali lo ritengono importante, rispettiamo le autonomie e quindi si può fare. Con le dovute cautele sulla mafia, fermo restando che non è prioritario e che mi interessano di più le code di Busto Arsizio. Tra l’altro, smuovere chilometri di spiaggia rischia di indebolire la bellezza dei luoghi e il turismo».
Critico anche Francesco Speroni: «Non mi pare molto opportuno, visto anche il fallimento del tunnel sotto la Manica. Ma se c’è un accordo con Lombardo, allora se ne può parlare». In effetti l’accordo c’è. Con una clausola: che i fondi non siano sottratti alle opere per il Nord. Per esempio la Pedemontana e il completamento dell’autostrada Bre-Be-Mi, opere per le quali manifestavano i Giovani padani, contrari al «ponte dei mafiosi».
Equilibri difficili, come si vede. «A me che ho casa a Panarea da 30 anni l’idea di vedere quel mostro là davanti non mi entusiasma molto - spiega Manuela Dal Lago -. Ma la politica è l’arte del compromesso. E se Bossi ha deciso così...». Già.
Alessandro Trocino