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Discussione: Povero Sud?

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    Predefinito Povero Sud?

    http://www.soslucania.org/petrolio_s...basilicata.htm

    PETROLIO

    Sfatiamo un mito: non è vero che l’unico grande giacimento in Italia è in Lucania.

    Semplicemente, per l’ENI è più facile estrarre il petrolio in Lucania che in altre regioni.

    La Lucania è il sogno di ogni petroliere: tranquilla, poco antropizzata (“rischio minimo” non perdono occasione di ripeterci; naturalmente scordano di precisare che il rischio minimo è per loro non per noi), ettari e ettari senza nessuno, una classe politica ed imprenditoriale che non ha mai conosciuto le multinazionali, un popolo rassegnato e credulone pronto a credere alla buona fatina ENI che regala progresso e prosperità.

    Nelle altre regioni è conservato il petrolio strategico per quando il greggio scarseggerà anche per gli sceicchi e oggi si prendono quello lucano, quando costa meno e con minori investimenti per la sicurezza ambientale.

    Purtroppo la nostra storia non può essere completa perché tutto è avvolto nel mistero e le uniche informazioni che abbiamo sono quelle che l’ENI e soci vogliono che noi conosciamo, né la stampa locale e nazionale va oltre le veline che passano loro i signori del petrolio; troppo spesso ci troviamo di fronte ad opere già realizzate senza essere neanche stati informati che c’era un progetto e con le autorità locali e regionali che assecondano l’insolito e particolare clima di riservatezza che circonda le estrazioni degli idrocarburi. Addirittura il Sindaco di Calvello a precise richieste fatte da associazioni ambientaliste ha risposto di chiedere all’ENI e l’ENI, da parte sua, benché al suo legale rappresentante sia stato ricordato che, come dice F. Bacone, “ Nulla v’è che induca l’uomo a molto sospettare, quanto il poco conoscere”, ha preferito farci sospettare piuttosto che far conoscere i suoi programmi.

    Se qualcuno conosce fatti, documenti, eventi ulteriori sarà con grande piacere da noi ospitato: noi vogliamo informare e desideriamo, ancora di più, essere informati.





    OIL STORY AL 31/12/2000
    Tutto comincia nel 1902 a Tramutola con la perforazione del primo pozzo di petrolio.

    Una prima fase di coltivazione si sviluppa tra il 1939/1953 ma, per le mutate condizioni internazionali e la conseguente caduta del prezzo del barile a pochi dollari, l’AGIP chiude questa fase con l’ultimo pozzo (sterile) sempre a Tramutola.

    L’aumento del prezzo del petrolio (dai 7,2 dollari per barile nel 1970 ai 27,8 del 1974) e lo sviluppo tecnologico inducono l’AGIP ad intraprendere tra il 1975 e il 1985 una nuova campagna di ricerca che individua nel sottosuolo della Val D’Agri giacimenti, a loro dire, tra i più rilevanti d’Europa e di avviare la fase di sfruttamento nella quale si sono aggregate anche altre compagnie petrolifere (Enterprise, Mobil).

    Nel 1984, ai confini tra il territorio di Viggiano e quello di Calvello è individuata l’aerea di produzione denominata Caldarosa ed è aperto il pozzo Caldarosa 1. Non è Val D’Agri, ma monte di Viggiano e Monte Volturino, ma nessuno ha interesse ad informare che i pozzi cominciano a perforarsi in alta montagna, tra boschi incontaminati, sorgenti e siti protetti. E’ la stessa area che è stata indicata tra le aree protette con la legge 394/91 sulle quali sarà istituito il parco nazionale della Val D’Agri-Lagonegrese. E’ inevitabile che la storia del parco, la sua istituzione e la sua perimetrazione, siano pesantemente condizionati dagli interessi petroliferi, tanto che più si estende l’area ENI e più si riduce l’area parco, area che sembra fuggire e ritrarsi sempre di più mentre avanza l’oro nero.



    La Basilicata è la prima regione italiana per numero di permessi di ricerca (23) e concessioni di coltivazioni di idrocarburi (27) e 702.536 ettari del territorio lucano, pari al 70,3% dell’intera regione, è interessato dalle attività di esplorazione e coltivazione di idrocarburi.

    Quando si parla di Val d’Agri si fa riferimento a una quindicina di permessi di ricerca e a 6 concessioni di coltivazione. Le concessioni che interessano l’alta montagna sono soprattutto quella di Caldarosa e Costa Molina (decreto ministeriale 27.10.1998) e quella del Volturino (decreto ministeriale del 23.12.1993).

    Una più approfondita visione delle concessioni e delle stime delle riserve petrolifere può aversi leggendo le pubblicazioni di Greenpeace del giugno 1998, di Legambiente del l’ottobre 1998 e Raffaella Liccione "Petrolio in Basilicata: opportunità e rischi".

    Dalla Val D’Agri, per il periodo 2000-2005, è prevista una produzione media di 4,8 milioni di tonnellate annue di petrolio, con il raddoppio della produzione nazionale e la copertura dell’11% del fabbisogno. I due bacini, Val d'Agri e Val Camastra, hanno riserve, secondo i dati forniti da ENI, di circa 900 milioni di barili. Questo è quanto ci hanno detto ma la grande attenzione e il massiccio appoggio pubblicitario dato alle estrazioni petrolifere (da tutta l’informazione dai giornali economici, ai giornali c.d. femminili, a quelli ambientalisti) , nonché la ripresa di indagini geosismiche a tappeto inducono a pensare che queste stime siano nettamente inferiori a quelle in possesso delle società petrolifere.

    Il protocollo di intesa tra ENI e la Regione Basilicata è firmato il 13.11.1998 e la Corte dei Conti esprime qualche perplessità sulla convenienza per lo Stato, grande azionista dell’ENI, a stipulare l’accordo stesso.

    Naturalmente, poiché notoriamente le multinazionali e le compagnie petrolifere non sono enti di beneficenza e di assistenza, ciò che si legge nell’accordo, che pure è un contratto che nessun avvocato non dipendente dell’ENI consiglierebbe ad un suo cliente di firmare, è una minima parte di quello che effettivamente ricaverà l’ENI dalla rapace occupazione della terra lucana. Che poi l’ENI non perda occasione di ricordare il parere della Corte dei Conti per dimostrare il suo filantropismo, è una ulteriore prova che è tutto orchestrato per convincere noi lucani del grosso affare che abbiamo fatto accettando l’accordo che, con giullareschi comportamenti da fare invidia ai migliori imbonitori di fiera di paese, hanno anche fatto finta di accettare con difficoltà e con grossi sacrifici !!!

    Già molto prima dell’accordo, l 'ENI aveva cominciato a costruire le piattaforme petrolifere sui monti lucani e tutto sempre nel massimo riserbo. A Calvello nel 1991 si sono visti sbancare una collina, in una delle zone più suggestive del territorio comunale a meno di 4 km dal centro abitato, a pochi metri da sorgenti di acqua sulfurea e ferrosa, senza che nessuno avvertisse la necessità di informare la popolazione. Addirittura esponenti della stessa maggioranza in Consiglio Comunale, di quella maggioranza che ha consegnato le chiavi del Comune all'ENI ipotecando pesantemente il futuro di Calvello, si dimostra perplessa su quanto sta accadendo.

    Nessuna risposta è stata data dall’Amministrazione comunale. Solo i soci dell'Associazione Ambientalista “Natura-Futuro” chiedevano l'intervento parlamentare del Gruppo Verde.

    La magistratura sollecitamente interpellata, quasi altrettanto sollecitamente archiviava la denuncia .

    Così la Petrex ha potuto tranquillamente costruire la prima piattaforma petrolifera ed è nata “ Cerro Falcone1”,



    prima di tante piattaforme con lo stesso nome e numeri sempre crescenti; oggi gennaio 2001 si erge gigantesca l’area “ Cerro Falcone 5-8-10”: quante piattaforme “ Cerro Falcone” aspettano di sorgere?

    Cerro Falcone 2 è, a 1330 metri, in un bosco incontaminato, su un versante del Volturino e a monte della sorgente “ Acqua dell’Abete”;

    Cerro Falcone 3 è nel bosco della Maddalena, a pochi metri dal Farneto, area studiata dall’Università di Basilicata;

    Cerro Falcone 5-8-10 è ai piedi del Volturino, vicino alla Potentissima, nei pressi della sorgente “ L’acqua di bocche” che alimenta l'acquedotto del Comune di Calvello.



    E mentre le popolazioni pensavano di poter ancora decidere del loro futuro, i signori del petrolio trattavano in gran segreto con i sindaci che si guardavano bene dal far partecipi i cittadini, mostrando di non sapere niente.

    Poi, pian piano, sono usciti allo scoperto e nel 1998 i sinaci di Abriola, Anzi, Calvello, Corleto Perticara, Laurenzana ed il Presidente della Comunità Montana Alto Sauro chiedevano che la Regione Basilicata caldeggiasse caldeggiasse l'allocazione del nuovo cento oli nell’ area della loro comunità montana.

    Il 9 luglio 1998 i sindaci dei paesi interessati dallo sfruttamento petrolifero partecipano all’audizione davanti alla X Commissione (attività produttive, commercio e turismo) e sempre davanti alla stessa commissione il primo ottobre dello stesso anno c’è l’audizione del Ministro dell’Industria, del Commercio e dell’Artigiano, Pier Luigi Bersani.

    I nostri Amministratori sembrano non avere dubbi, ma il Prof. Perrone, che conosce bene l'ENI, avverte i Lucani ...

    Intanto dal centro olii di Viggiano ogni giorno partono per Taranto decine di autocisterne piene di greggio e la strada del petrolio è divenuta la strada della morte e dei disastri ambientali stranamente, a sentire la stampa e gli organi di controllo del territorio, sempre sfiorati.

    Nell’aprile la Giunta Comunale e il responsabile dell’aerea tecnica di Calvello emanano gli atti amministrativi che consentono all’AGIP di realizzare a meno di tre km dal centro abitato, a pochi metri dal fiume La Terra, affluente della diga Camastra che serve gli acquedotti di Potenza e di decine di comuni, l’area destinata alle prove di produzione dei pozzi Cerro Falcone denominata area di L.P.T. (Long Production Test), sorta di piccolo centro oli.



    Per più di un anno, decine di autocisterne cariche di petrolio hanno attraversato il centro abitato di Calvello riempiendolo di pestilenti esalazioni e causando danni al fondo stradale.

    Alcuni consiglieri dell’opposizione hanno chiesto in data 22.2.2000 la convocazione di un Consiglio Straordinario, ma il consiglio si è rifiutato di deliberare.

    Il 25.02.2000, nei pressi dell’area L.P.T. , un’autocisterna ha riversato parte del suo carico nel rigagnolo di acqua che termina nel fiume La Terra.



    La dettagliata denunzia ha ricevuto una stringata archiviazione senza nessuna attività di indagine.

    Il sindaco di Calvello, cercando di arginare il malcontento dei suoi amministrati, ha fatto passare le autocisterne solo di notte ma l’aria del paese è divenuta sempre più irrespirabile mentre dai pozzi Cerro Falcone 1 e 2 si levavano alte le fiamme.



    Solo il sindaco di Trivigno ha impedito il transito della autocisterne nel suo comune.

    In data 12.09.2000 un’altra autocisterna si rovesciava nei pressi di Anzi



    Naturalmente nessuno ha monitorato l’aria, l’acqua e il territorio durante questa intensa attività estrattiva che è stata considerata “una prova di produzione”, né alcuno ha calcolato quanto petrolio è stato estratto dal nostro territorio e portato a Taranto.

    Ancora il 4.10.2000 il Presidente Bubbico parla di progetto di monitoraggio…

    e il bravo giornalista nota con grande soddisfazione che vicino ai pozzi non c’è alcun odore, eppure il cartello dell’ENI è molto chiaro….



    Mentre i danni ambientali cominciano ad essere evidenti, le royalties scarseggiano, l'occupazione della manodopera locale è ancora insufficiente e, comunque, essa non avviene in modo trasparente ma secondo criteri clientelari, miranti a favorire quei gruppi politici e di potere che si dimostrano acquiescenti ai desideri dell’ENI.

    Per poter lavorare è necessario essere iscritti in appositi elenchi, di cui si sente sempre più spesso parlare, e nei quali ci sono solo i nomi di coloro che sono nelle grazie degli amministratori e dei notabili dei vari paesi.

    Le imprese locali sono scarsamente coinvolte e spesso soggiogate da vergognosi, innominati ed innominabili subappalti.

    Non è stata avviata alcuna società per la produzione di energia da "cedere" a basso costo agli operatori pubblici e privati, né è stata realizzata la metanizzazione delle aree artigianali.

    Riguardo alla recentemente istituita "FONDAZIONE MATTEI", va detto che l'accordo tra la Giunta Regionale e l'ENI, rappresenta l'ennesima paradossale farsa (che trova un importante precedente nel famigerato "Accordo di programma") dove la contropartita per la regione è il classico piatto di lenticchie, a fronte di una accelerazione dei procedimenti legali ed amministrativi necessari all'ENI per continuare e portare a termine il programma di sfruttamento.

    Intanto l'ENI indottrina e premia i nostri figli.

    Di quello che sta accadendo sui monti lucani non si parla; si parla molto, invece, del Texas d’Italia, della Val D’Agri che, finalmente, ha reso l'Italia una nazione che produce petrolio.

    Ogni tanto l’ENI organizza qualche patinato convegno (pieno di illustri tecnici che spiegano le loro tecnologie di avanguardia e l’assoluta sicurezza delle estrazioni perché, come non perde occasione di ripetere l’ing. Amici, che rappresenta sempre l’ENI in Lucania, “il petrolio non entra mai in contatto con l’ambiente esterno”), ma sempre a Potenza – lontano dalle terre del petrolio - e senza, di fatto, consentire alle popolazioni direttamente interessate di partecipare e di conoscere e di capire.

    L’8.4.2000, per la prima volta,le associazioni ambientaliste organizzano una manifestazione unitaria, al Centro Oli di Viggiano ma, a causa dello sciopero dei giornalisti, non si riesce a dare alla notizia e al problema petrolio quella risonanza che gli organizzatori speravano e che la gravità della situazione richiedeva.





    L'8-7-2000, a Villa D'Agri si svolge un Convegno organizzato dal Comune di Marsicovetere con la partecipazione del ministro dell'industria Letta: si parla di petrolio, ma per le Associazioni Ambientaliste ed i Cittadini non c'è spazio.

    Che ci sia necessità e voglia di conoscere ciò che sta avvenendo nell’area petrolifera è dimostrato il 10.9.2000 quando a Calvello è organizzato il primo convegno di controinformazione che registra una partecipazione di pubblico e una attenzione notevoli, malgrado la Rai regione abbia preferito ignorare l’evento ed occuparsi con dovizia di particolari ed immagini della sagra del pecorino.

    E, quando pochi giorni dopo, l’On. Pecoraro Scanio, ministro delle risorse agricole, esprime qualche dubbio sulla opportunità e modalità delle estrazioni petrolifere in Basilicata, i giornali ed il “servizio pubblico televisivo” cercano prontamente di dimostrare, con servizi chiaramente ispirati dal padrone petrolio, che il ministro non ha ragione di preoccuparsi .

    Non da meno è la Rai nazionale che, in meno di un mese, riesce a mandare in onda più servizi sul petrolio lucano di quanti ne abbia mandati in tutto l’anno su tutte le tematiche della nostra regione. (Questione di soldi del 4.10.2000, Zapping del 6.10.2000, Radio anch’io del 28.9.2000, Ambiente Italia del 14/10/2000.

    L'indecoroso spettacolo pro-ENI offerto dal servizio pubblico RAI è stato denunciato alla Commissione di Vigilanza sulla RAI: STIAMO ANCORA ASPETTANDO UNA RISPOSTA

    E il Consiglio Regionale?

    L’ANSA ha informato, il 17 luglio 2000, che si sarebbe tenuto un consiglio regionale nel quale si sarebbe parlato delle estrazioni petrolifere

    (ANSA) - POTENZA, 17 LUG – “Il Consiglio regionale della Basilicata dedicherà una seduta specifica all'esame dei problemi e delle prospettive connessi all'estrazione del petrolio in corso in Val d' Agri. Lo ha annunciato il Presidente dell'assemblea Egidio Mitidieri, stamani, al momento dell'esame di un ordine del giorno (primo firmatario Egidio Digilio, di An) sugli ''impegni assunti dal Governo, dalla Regione e dall'Eni in ordine alle attivita' di ricerca e sfruttamento giacimenti petroliferi''.

    L'ordine del giorno, quindi, non e' stato esaminato”.

    Non avendo tale annuncio avuto seguito, alcuni cittadini hanno, nella seduta del 3 ottobre 2000, distribuito a tutti i consiglieri regionali un invito a convocare il più volte annunciato Consiglio sulle attività petrolifere.

    Siamo nel 2001: stiamo ancora aspettando la “seduta specifica”.

    Intanto tutto continua: i petrolieri lavorano e la nostra terra è giornalmente violentata, i nostri governanti, forse, conoscono i programmi dell’ENI, noi lucani continuiamo a non conoscere.

    I giornali, inizialmente attenti e critici, si inseriscono nel coro dei media osannanti o prudentemente critici al dio petrolio. Si distinguono, solitari, "LIBERO" , "LIBERAZIONE" e "IL MANIFESTO"

    Un Dossier molto esauriente è quello pubblicato nel Dicembre 2000 dal WWF



    OIL STORY 2001
    Il ministro Pecoraro Scanio ribadisce le sue perplessità sulle modalità ed i tempi dello sfruttamento dei giacimenti petroliferi della Val D'Agri.

    In occasione della visita del candidato del Centrosinistra per la Presidenza del Consiglio, On. Rutelli, SOLUCANIA informa il candidato della grave situazione ambientale in Basilicata, ma Rutelli non vede né sente



    Intanto la RAI continua ad oscurare tutte le manifestazioni contro le società che aggrediscono il nostro territorio.

    La assoluta carenza di informazioni sulle attività estrattive emerge in maniera chiarissima quando, a metà Marzo 2001, i giornali e la RAI Regione danno notizia della apertura di 12 nuovi pozzi nell’area Volturino. Si tratta di pozzi sulla cui realizzazione il Ministero dell’Ambiente aveva espresso il giudizio positivo di compatibilità ambientale già il 16.6.1999 e che i nostri mezzi di comunicazione dimostrano di conoscere, con il solito tempismo, solo ora !

    Sono pozzi che saranno realizzati nei boschi, presso sorgenti e vicino ad attività di agriturismo e agricoltura biologica.



    In Val D’Agri sono organizzati due convegni sulle estrazioni petrolifere che mostrano come, malgrado i dirigenti regionali continuino la loro politica pro-ENI, sia sempre più diffusa la sensazione che i rischi, tutti già attuali, non compensino i guadagni, per la maggior parte futuri.

    La Gazzetta del Mezzogiorno del 26.3.2001 pubblica un articolo del Prof. Nico Perrone che, dopo aver visitato più volte i siti petroliferi e visto dove sorgono i pozzi e cosa fanno alla nostra terra le compagnie petrolifere e le varie società che con e per esse lavorano, denuncia i danni già visibili sul territorio ed invita i nostri politici ad affrontare la questione petrolio “ senza pregiudizi e senza entusiasmi, dopo aver predisposto un quadro di regole da rispettare, di costi e di vantaggio per le popolazioni”. Nessun politico risponde ma lo stesso quotidiano pubblica due interventi di risposta, uno di Pietro Simonetti ( Presidente Comitato per le politiche del lavoro Regione Basilicata) e l’altro di Michele Vita “ ingegnere, coordinatore del Comitato paritetico per l’attuazione del protocollo d’intenti Regione Basilicata-ENI), che si dimostrano entusiasti , il primo, per come la Regione Basilicata si sia fatta rispettare dall’ENI e abbia raggiunto il record nazionale battendo tutte le altre regioni che, a sentir lui, il petrolio lo regalano, il secondo per come l’ENI rispetti l’ambiente e tuteli la salute dei lucani. Non sappiamo se, prima di scrivere i loro zuccherosi articoli, abbiano visitato i siti petroliferi, sicuramente non sanno quanto ha incassato la Regione ( “ negli ultimi due anni 25 miliardi provenienti dalle royalties oltre ad altri 60 miliardi di finanziamenti ENI che sostengono il piano forestale” Simonetti

    “ ad oggi, con le anticipazioni sulle royalties ed i primi fondi stanziati dall’ENI, in tutto circa 40 miliardi, la Regione ha finanziato interventi di forestazione produttiva ed un programma di incentivazione a favore di 73 piccole e medie imprese….. E poi ci sono le royalties …. fino ad ora con la produzione appena iniziata, abbiamo ricevuto circa 20 miliardi.” Vita ) e, se devono dare i numeri, almeno che si mettano d’accordo!

    SOS Lucania, WWF Basilicata, CAI sez. Potenza, Osservatorio per l’Ambiente Lucano , sullo stesso giornale, fanno rilevare come gli illustri tecnici editorialisti siano in mala fede quanto cercano di far passare, ancora una volta, l’immagine di una idilliaca estrazione scrivendo cose che i politici governanti non potrebbero impunemente scrivere.

    La realtà è che il protocollo d’intesa non tutela né le popolazione né l’ambiente e la Regione Basilicata non ha la volontà politica per imporre all’ENI il rispetto non solo del protocollo d’intesa ma neanche delle più elementari norme di tutela ambientale. L’impotenza e l’ignavia dei nostri governanti si manifesta in maniera vistosa sol se si guardano i siti dismessi e non ripristinati e i terreni sui quali si è riversato, nel gennaio 2000, il petrolio di due autocisterne nel territorio di Viggiano. Il Consulente Tecnico nominato dal Presidente del Tribunale di Potenza ha, ad un anno dall’incidente, descritto i terreni come ancora inquinati, in varia misura,da idrocarburi di petrolio e, ancora nell’estate del 2001, non solo il terreno non è stato bonificata ma certamente il petrolio ha potuto raggiungere gli strati più profondi.

    Intanto prosegue la realizzazione dell’oleodotto e, con lo stesso sistema utilizzato per le indagini geosismiche, operai e tecnici delle società che lavorano per l’ENI entrano nei terreni, negli orti, nei frutteti, nei boschi, e realizzano le loro opere senza aver preventivamente avuto il consenso dei proprietari né un qualsiasi atto amministrativo.

    La politica torna ad occuparsi del Petrolio con un intervento del sen. Egidio Ponzo, che già prima delle elezioni, aveva manifestato forti critiche al modo in cui sono realizzate le estrazioni e si era impegnato a sollecitare una revisione degli accordi e più rispetto per gli interessi e l’ambiente lucano. Noi aspettiamo i futuri sviluppi ma non ci fermiamo perché l’ENI non si ferma e l’occupazione continua….
    Continua anche l'informazione faziosa del TG Basilicata che non perde occasione di decantare i vantaggi derivanti dall'estrazione fornendo dei dati economici assolutamente falsi che neanche il filopetroliere sindaco di Calvello ha la spudoratezza di confermare (Tg3 Basilicata 5.9.2001) .

    Quando poi, ai giornalisti di Rai Basilicata si offre l'occasione di apparire sulle reti nazionali ( vedi Italie dell'1.11.2001 e Mediterraneo di novembre 2001) propinano anche a tutta la nazione la solita tranquillizzante immagine tipica della propaganda dell'ENI.

    Malgrado più volte noi di SOS Lucania abbiamo invitato i giornalisti di Rai regione a non fermarsi nei municipi e sulle piazze ma ad andare a vedere quello che effettivamente l'ENI stava facendo nessuna inchiesta è stata fatta. Per fortuna il 18 ottobre 2001 è andata in onda la trasmissione REPORT che ha mostrato all'Italia intera le sistematica violazioni della legge fatte dall'ENI e lo scempio ambientale senza ricadute economiche su una popolazione del tutto disinformata. Finalmente abbiamo potuto sentire il Presidente Bubbico e l'Assessore Chiurazzi rispondere alle domande di una vera professionista dell'informazione che, senza il timore riverenziale che caratterizza certi suoi colleghi, li ha costretti ad ammettere la loro sudditanza alle multinazionali e la voluta non conoscenza dello scempio ambientale in atto. Il nostro ringraziamento a Sabrina Giannini: brava!


    Nell' Ottobre 2001 gli autotrasportatori che portano il greggio da Viggiano alla raffineria di Taranto hanno iniziato uno sciopero per " la mancanza di garanzie da parte dell'ENI nell'assicurare una quota di trasporto tale da permettere agli autotrasportatori lucani la sopravvivenza economica" . Si sono accorti, guarda un pò, che l'oleodotto è quasi terminato e loro smetteranno di lavorare.

    Il giorno dopo lo sciopero è stato sospeso perchè la Regione ha garantito il suo interessamento!
    Quando la smetteranno di elemosinare e di accettare garanzie che nessuno può dare?
    L'ENI non ha mai assunto alcun impegno formale per gli autotrasportatori e se, malgrado fosse chiaro a tutti che il trasporto su gomma era provvisorio, alcuni lucani hanno sostenuto spese per l'acquisto di autocisterne .....forse hanno sbagliato ad appoggiare i petrolieri e i politici filopetrolieri e a considerare noi, che queste cose le diciamo da sempre, dei nemici .
    Sbagliare è umano, perseverare è diabolico.....



    Finalmente l'11.12.2001 il Consiglio Regionale ha dedicato una seduta al dibattito "in merito alle problematiche relative all'accordo di programma ENI-REGIONE BASILICATA sull'attività estrattiva petrolifera e questioni connesse".

    Sono emerse posizioni diverse anche all'interno dei vari schieramenti politici, ma alla fine è stato approvato un ordine del giorno assolutamente inadeguato e deludente (per decenza anche tre consiglieri della maggioranza si sono astenuti) che ha ignorato completamente le critiche, i rilievi, le contestazioni che pure erano emersi durante il dibattito. Tanto rumore per nulla: alla fine si è tornati alla relazione dell'assessore De Filippo , che è interessante solo perchè contiene allegati per la prima volta tutti gli atti relativi alla questione petrolifera, dell'Accordo di Programma alle Leggi Regionali.

    Durante il dibattito il Consigliere Dott. Mancusi, parlando degli effetti delle estrazioni petrolifere sul territorio, ha affermato "alcuni esperti hanno addirittura rilevato un possibile aumento delle neoplasie polmonari".

    Nessun Consigliere, nessun Assessore, nemmeno il Presidente Bubbico ha avvertito la necessità di approfondire le affermazioni del Consigliere che tutti sanno essere specializzato in Tisiologia e malattie dell'apparato respiratorio.

    Complimenti !!!!!

    Mentre per la Rai di casa nostra, quella più vicina, l'interesse alla problematica parco-petrolio è di gran lunga inferiore alla sagra della mortadella che si celebra in qualche contrada lucana, la Rai, quella più lontana, con Ambiente Italia di Beppe Rovera si occupa di parchi e, in particolare, del Parco Nazionale della Val d'Agri e del Lagonegrese, un parco istituito ma non ancora operativo perchè non ancora - dopo 4 anni - approvata la sua perimetrazione. Qualcuno lo ha definito il Parco della Val d'Agip proprio per sottolineare l'assurdità di scelte legislative, da una parte, e la rapacità delle compagnie petrolifere, dall'altra, che pretendono di far convivere le attività estrattive con le esigente di un parco nazionale



    OIL STORY 2002
    L’ENI continua le sue attività sul territorio lucano senza alcun controllo e senza che i lucani sappiano niente dei suoi programmi.

    La RAI regione tra il gennaio e il febbraio 2002 manda in onda un’inchiesta sul petrolio in Basilicata. Sul fronte ambientale la RAI regione conferma che tutto è sotto controllo suscitando le giuste proteste del WWF, ma nemmeno i suoi zelanti giornalisti hanno il coraggio di parlare del progetto di monitoraggio che l’Assessore Chiurazzi ha definito “all’avanguardia in Europa”…

    Naturalmente è sempre in fase di progettazione ma, altrettanto naturalmente, la RAI nulla dice se non che c’è un efficiente sistema di monitoraggio… provvisorio!!! Come se due centraline, alcuni esami sulle acque dei soli affluenti dell’Agri e poche piantine (attività, peraltro, demandate a società strettamente collegate ad Eni) fossero in grado di monitore l’ambiente! Anche questa volta si ignora il fatto che i pozzi sono il Val Camastra oltre che in Val D’Agri e che sono stati costruiti sulle sorgenti dei fiumi che alimentano la diga della Camastra.

    Il dossier è interessante perché, per la prima volta, sulla Rai Regionale si fanno sentire alcune critiche sul mancato rispetto degli accordi da parte dell’ENI e, soprattutto, si comincia a parlare di insufficiente ricaduta occupazionale.

    Negli stessi giorni il sindaco filo-ENI di Viggiano, Vittorio Prinzi, improvvisamente ed a causa del crescente malcontento dei suoi amministrati, si accorge di aver svenduto il suo paese e di non aver ottenuto niente, dando inizio ad una patetica e “stracciona” rivendicazione della sede della Fondazione Mattei a Viggiano.

    Sembra l’inizio di qualcosa…poi al Sindaco di Viggiano promettono l’agognata sede lucana della Fondazione Mattei e si zittisce .

    Non sappiamo cosa danno ad altri ma le leggere critiche espresse dalla RAI Regione non danno risultati a noi visibili.



    Intanto la denuncia di Sos Lucania sulla mancata bonifica del territorio del comune di Viggiano inquinato dal petrolio trova la conferma dell’inerzia delle autorità nella denuncia presentata alla Procura della Repubblica dalla Provincia di Potenza , l’unico ente, tra i tanti a cui si è rivolta Sos Lucania, a sentire il dovere di interessarsi alla vicenda, diversamente dal NOE (Nucleo Operativo Ecologico dei CC) e dalla Regione Basilicata che, con la solita ignavia, se ne è lavata le mani.

    Veniamo a conoscenza, per la prima volta, che l’ARPAB aveva accertato il 21.1.2000 che “l’acqua di un pozzo è risultata frammista a greggio” e che il Sindaco di Viggiano aveva emesso un’ordinanza che vietava “l’utilizzo delle acque, superficiali e sotterranee, site nel fosso delle Fornaci nonché di quelle derivanti dall’abbeveratoio Dianò”.

    Naturalmente, il TG Basilicata appena “sussurra” la notizia e dopo che ne hanno parlato i giornali.

    Il comune di Viggiano ci informa che (dopo due anni!!) ha attivato la procedura per la convocazione della conferenza di servizi.

    Il 6.3.2002 si apprende che l’ENI ha ceduto a Total-Fina la partecipazione al giacimento Tempa Rossa




    A fine marzo gli autotrasportatori (del greggio) riprendono la loro protesta; di nuovo incontri, di nuovo riunioni, di nuovo promesse.

    Si apprende dalla Nuova Basilicata che tornerà a funzionare lo L.P.T. di Calvello che servirà da piccolo centro oli per i pozzi Cerro Falcone. Le autocisterne torneranno ad attraversare il piccolo ponte sul fiume La Terra e, attraversando i valichi del Volturino, porteranno il petrolio al Centro Oli di Viggiano, attraversando anche il territorio che dovrà essere compreso nel Parco della Val D’Agri (della serie: “come distruggere anche solo l’ipotesi o la speranza di un Parco!!!”).

    Continua il rifiuto sistematico di fornire informazioni e le richieste di Sos Lucania ai Sindaci dei Comuni interessati dai giacimenti su pozzi, occupazione, indagini geosismiche e danni, ricevono poche risposte.

    Tra risposte mancate o reticenti, quella del Corpo Forestale merita una particolare menzione e meriterebbe sicuramente maggiore attenzione da parte della magistratura penale: alle precise richieste inviate a tutte le stazioni forestali e ai Coordinamenti Provinciale e Regionale ha risposto soltanto il Capo del Coordinamento Provinciale che, molto pilatescamente, di fatto si è rifiutato di rispondere.! Colui i cui agenti sono cosi attenti a punire chi taglia una sola pianta nel boschi pubblici, alla nostra precisa domanda sui danni che possono aver fatto i tecnici ENI e delle società collegate durante le indagini geosismiche non si è vergognato di rispondere che “L’Amministrazione non può inserirsi in questioni che riguardano controversie tra terzi“ come se possano considerarsi privati i tagli agli alberi, i tratturi aperti, le esplosioni nei fiumi che hanno causato centinaia di milioni di danni già accertati!!



    Il 19.3.2002 si scopre che le società incaricate dall’ENI hanno cominciato a bonificare un “laghetto completamente coperto di petrolio” vicino al centro oli di Viggiano.

    Nessuno sa quello che è effettivamente successo all’interno dello stabilimento ENI né quando si è verificato quello che, secondo una voce non ufficiale della società petrolifera, è un errore di un addetto alla manovra di alcune valvole. Abbiamo provato a parlare con i cittadini di Viggiano che abitano a 100 metri dal centro oli ed è emersa una ben strana e preoccupante ricostruzione degli eventi. Alle ore 11,15 di venerdì si è avvertito “un rumore assordante che ha fatto vibrare i vetri e le case” e la fiamma di combustione che dovrebbe bruciare tutto il gas è sembrata quasi spegnersi “la fiamma usciva e non usciva”. Mario Diamante, militante di Sos Lucania nonché di un comitato civico, al quale aderiscono 300 cittadini del sindaco Prinzi e molto più preoccupati dal centro oli che dalla destinazione della fondazione, temendo per la propria incolumità ha telefonato alla Prefettura di Potenza per, come ci ha dichiarato, “sollecitare il piano di protezione civile già richiesto da questo comitato da maggio 2001 oltre a chiedere casa fare nell’immediato. Ma come risposta mi veniva assicurato che il piano non è ancora pronto ma che tutto è sotto controllo... come, infatti, abbiamo e potete tutti verificare vedendo il petrolio che galleggia sull’acqua…”.

    Sono stati chiamati i Carabinieri ed i Vigili urbani che, sempre venerdì, sono scesi al centro oli ed hanno ascoltato le rimostranze e le denunce della gente.

    Quindi, sembra, che al centro oli stava succedendo qualcosa di strano già venerdì e che probabilmente “il fattaccio” si è verificato allora o poco dopo. Perché noi ne siamo venuti a conoscenza solo martedì? Non certamente perché informati dall’ENI o da qualche autorità locale o regionale, ma perché la sezione della Val d’Agri dei Rangers d’Italia ha scoperto il petrolio nell’acqua e sui terreni e il personale dell’ENI che cercava di cancellarne le tracce.

    Solo martedì è intervenuto il personale dell’ARPAB e, quindi, deve desumersi che gli Amministratori regionali e gli organi di controllo siano stati avvisati solo allora, non potendo noi pensare che questi siano intervenuti con un ritardo di tre giorni! E, dopo due giorni, ancora non sappiamo cosa è effettivamente uscito dal centro oli e in che quantità. Sappiamo solo che è un idrocarburo, che galleggia e che puzza. Forse se ci spiegano cosa è veramente successo capiamo troppo e noi dobbiamo ignorare tutto? Segreto industriale? Almeno al presidente Bubbico lo hanno detto o anche lui legge i giornali per sapere quello che succede? Certamente il nostro governatore non è andato a Viggiano a parlare con la gente che respira gas che l’ENI dice non tossici, che coltiva terreni che l’ENI dice puliti, che beve l’acqua che l’ENI assicura essere perfetta, sempre in attesa di quel favoloso sistema di monitoraggio che ancora si sta progettando e che quando sarà realizzato monitorerà il nulla.

    I cittadini di Viggiano, di Calvello, di Grumento , di Corleto vivono vicino e spesso sotto i pozzi e i centri olii delle compagnie petrolifere senza sapere i rischi che corrono e come devono comportarsi in caso di incidenti. Nessuno li ha informati, nessuno ci informa: Presidente Bubbico ci può dire quali sono i possibili incidenti che possono verificarsi in un centro oli, in un pozzo che si sta perforando, in un pozzo perforato?

    Nella trasmissione REPORT abbiamo ascoltato un tecnico dell’ENI che, alla precisa domanda della giornalista Sabrina Giannini sui rischi dei pozzi, ha risposto che non ce erano, “è come prendere un aereo”; ma quando prendiamo un aereo sappiamo che può cadere, può bruciarsi un motore, ci fanno mettere le cinture di sicurezza e i giubotti di salvataggio, ci sono le uscite di sicurezza…..Quali uscite di sicurezza hanno il lucani che vivono nelle valli del petrolio? Quali uscite di sicurezza hanno tutti coloro che bevono l’acqua della diga del Pertusillo e della diga della Camastra?

    L’episodio è molto grave e suscita reazioni molto dure anche da parte di esponenti della maggioranza del Consiglio Regionale: la totale ignoranza dei fatti dimostrata dall’assessore all’ambiente, Chiurazzi, dall’assessore alle attività estrattive, Vito de Filippo, e dal Governatore Bubbico dà il senso della totale subordinazione della nostra classe dirigente all’ENI.

    Senza grandi speranze aspettiamo gli sviluppi delle indagini.

    Il 3 aprile si apprende che il gruppo britannico SHELL ROYAL DUTCH ha deciso di acquistare attraverso il lancio di un'opa amichevole Enterprise Oil che detiene in Val D'Agri il 55% della Concessione Cerro Falcone, il 40% della Concessione Monte Alpi ed il 25% della Concessione Tempa Rossa. L'ENI aveva espresso solo qualche giorno prima la disponibilità per l'acquisto dell'Enterprise Oil.

    Il 10 aprile, il “Caso Val d’Agri” viene discusso in una tavola rotonda tenutasi in Senato organizzata dalla Campagna di Riforma della Banca Mondiale e da Friends of the Earth International, associazioni che si battono affinchè la B.E.I. eserciti un controllo più efficace sui progetti finanziati dalla banca europea, come quello dell’ENI in Val d’Agri (Resoconto della tavola rotonda).

    Ai rappresentanti delle associazioni internazionali e della B.E.I e ad alcuni parlamentari, Sos Lucania ha portato la testimonianza di come l’ENI, nella esecuzione del progetto Val d’Agri, violi sistematicamente norme statali ed europee, calpesti cultura e tradizioni delle popolazioni locali e aggredisca in modo volgare e selvaggio il territorio.

    Agli inizi di maggio “ Il Sacco della Basilicata” trova spazio e risonanza nella rivista Due Sicilie.

    Il 20 maggio l’Unità pubblica un articolo di Andrea Di Consoli dal titolo “Il miraggio dell’oro nero”. Il reportage non è sicuramente piaciuto al Governatore rosso della Basilicata che, diversamente dall’attento e dinamico giovane giornalista, probabilmente non ha mai visto o non ha mai voluto vedere che l’ENI sta distruggendo la nostra regione: chissà se Bubbico ha mai visto come è bello un pozzo a 1.550 metri tra boschi di faggi, sorgenti, falchi, cavalli e volpi….



    Per caso, mentre la Procura della Repubblica di Potenza intercettava i noti imprenditori De Sio per tangenti su appalti vari, si è scoperto che si parlava anche di ENI, di AGIP, di oleodotti……

    E’ scoppiata la c.d. tangentopoli lucana con grande clamore mediatico. E mentre su tutte le televisioni nazionali si metteva in evidenza il filone ENI-AGIP e in tutti i servizio svettavano le torri petrolifere e le relative fiamme, l’ineffabile capo redattore di Rai Regione, Cantore, ha in tutti i TG del 27 maggio tagliato il servizio del giornalista Stolfi nella ultima parte che riguardava l’ENI-AGIP. Chi ha seguito solo il TG regione per due giorni ha ignorato che le indagini riguardavano anche il filone degli appalti ENI in Val d’Agri. Il fatto è stato ancora di più eclatante perché il servizio di Stolfi, in versione integrale, è stato trasmesso lo stesso giorno dal TG3 nazionale: perché sulla RAI Regione il petrolio non deve fare notizia?

    Non è che l’ultimo episodio di una lunga serie di strani ed ingiustificati silenzi e tagli.

    E se un giorno si scoprisse che qualche illustre (si fa per dire!) giornalista è in qualche modo interessato (magari non direttamente ma attraverso congiunti più o meno stretti) alle attività imprenditoriali di società che in Val d’Agri hanno fatto grandi affari con l’ENI …………. ?

    Rispetto a quella che ormai viene definita la “tangentopoli lucana”, Sos Lucania non intende associarsi al coro dei giustizialisti né a quello degli “innocentisti” a priori, per convenienza o disciplina di partito.

    Non abbiamo mai gioìto, né lo faremo ora, del tintinnio delle manette e non ci sostituiremo ai giudici nel sentenziare la responsabilità di coloro che sono indagati; ma neppure condividiamo le ipocrite manifestazioni di sorpresa di chi del “sistema” ha sempre saputo, se addirittura non ne ha fatto parte.

    Continueremo, invece, ad esprimere in modo netto e senza riserve la nostra inappellabile condanna politica nei confronti di una classe dirigente che riteniamo responsabile dell’ennesimo tradimento nella storia del popolo lucano.

    Il 4 giugno si apprende dai giornali che vi è stata una fuoriuscita di 2.500 litri di acqua di lavorazione contenente petrolio nella notte tra il 2 e 3 giugno da una condotta interna alla postazione Monte Enoc che raggruppa 3 pozzi di estrazione di petrolio nel territorio di Viggiano.

    Nella notte del 7 sui pozzi petroliferi Monte Alpi 1 Est , in territorio di Grumento Nova, si è verificato un altro incidente: la rottura di una valvola ha causato una fuoriuscita di greggio che, uscito a forte pressione, si è nebulizzato e spinto da forti raffiche di vento ha impregnatolo piante e sottobosco del vicino bosco "Aspro" per circa 2 ettari. Difficile si presenta l'opera di bonifica anche perchè nella zona vi è un torrente che potrebbe essere anch'esso interessato in caso di pioggia (e naturalmente sta piovendo).

    Il 9 giugno leggiamo sul "Quotidiano" che -con le attività petrolifere aumentano i pericoli di dissesto geologico-

    Il 16 settembre, la magistratura inquirente potentina emette una nuova serie di ordinanze di custodia cautelare. Questa volta le indagini puntano dritto all’Eni ed alle grandi opere collegate all’attività petrolifera in Val d’Agri. Per la procura della repubblica di Potenza, petrolio e corruzione viaggiano insieme lungo l’oleodotto che porta a Taranto.



    Il 18 settembre si apprende dalla stampa che “Bubbico blocca i nuovi pozzi”. In realtà il presidente della giunta regionale ha solo dichiarato: “Sino a quando gli aspetti connessi all’esecuzione dei lavori non saranno chiariti e sino a quando non si saranno realizzati compiutamente gli accordi già sottoscritti nel 1999, la Regione non riaprirà nessun tavolo negoziale su Tempa Rossa e sui programmi estrattivi riguardanti la Val Camastra”. Probabilmente spaventato dalle indagini della magistratura, il Presidente Bubbico ha deciso di annunciare la scoperta dell’acqua calda! Tutti, infatti, sappiamo che l’Eni non ha rispettato gli accordi e solo chi crede alle favole può pensare che la sua dichiarazione possa sospendere alcunché. Infatti, all’Eni non importa più niente della Val Camastra avendo ceduto tutte le concessioni e ha già tutte le autorizzazioni per estrarre tutto il petrolio della Val D’Agri!

    Ad accreditare quella che potrebbe apparire (a qualche allocco) come un’improvvisa e sorprendente botta di orgoglio del governatore lucano, intervengono i soliti noti suoi amici, il sindaco di Corleto Perticara e il sindaco di Marsicovetere che, nella sceneggiata rappresentata sui giornali locali, interpretano la parte degli amministratori arrabbiati con il loro presidente e preoccupati che si blocchino le estrazioni.

    Che ne dite: ci sono o ci fanno?

    Nel frattempo la Basilicata esporta petrolio!!

    SOS Lucania, su Due Sicilie, così dice la sua.

    Il primo ottobre in Consiglio regionale si discute di petrolio e di tangenti: si decide di istituire la Commissione di inchiesta sulla vicenda petrolio richiesta dall’opposizione (la presidenza andrà a Di Gilio, AN)

    La Gazzetta del Mezzogiorno dà i numeri del petrolio lucano.

    E intanto il nostro cielo e la nostra aria si riempiono di veleno.

    Il 4 ottobre, il Presidente della Giunta Regionale Filippo Bubbico è costretto ad ordinare il blocco dell’impianto di “desolforazione” del centro oli di Viaggiano a causa di un guasto “che avrebbe avuto conseguenze sulla qualità delle emissioni in atmosfera”.

    Il blocco finisce il 9 ottobre, ma tutta la Val D’Agri ha avvertito e respirato le emissioni del centro oli già molti giorni prima del provvedimento del Presidente Bubbico: cosa è successo veramente?

    Come al solito non lo verremo mai a sapere, né dalle autorità regionali, né dall’Eni.

    Di sicuro ancora si parla di un piano di sicurezza (da progettare) e mentre il solito Simonetti ci fa sapere che, alla tutela ambientale, preferisce il petrolio perché porta occupazione (un giorno ci dovrà spiegare quanti posti di lavoro ha creato l’accordo con Eni), il sen. Lapenta lancia un appello che, avendo il sapore della verità, non viene raccolto da nessuno.

    Antonio Porretti sulla Gazzetta del Mezzogiorno conduce un viaggio molto interessante nelle terre del petrolio.

    Gli autotrasportatori del petrolio continuano a protestare e lamentarsi: ci è permesso non commuoverci e sospettare che hanno preferito dare ascolto alle assicurazioni dei mercanti della politica?

    Sorpresa! Si riparla di monitoraggio della Val d’Agri!

    A novembre, si apprende che è stata avviata una procedura d’infrazione contro l’Italia dalla Commissione Europea per le estrazioni petrolifere in Basilicata.

    Ambiente Italia va a Corleto e, malgrado l’accorta regia, riescono ad emergere i dissensi. Antonio Montano, che a Corleto vive, non si nasconde e grida la verità.

    L’ENI chiede di spostare 4 pozzi.



    OIL STORY 2003


    18 marzo 2003: la TotalFinaElf presenta alla Regione la domanda di pronuncia di compatibilità ambientale per il progetto Tempa Rossa.

    Commenti.

    25 Aprile: Tempa Rossa comincia a far discutete e il petrolio si avvicina alle Dolomiti lucane e minaccia il parco di Gallipoli Cognato.

    27 aprile: il sindaco di Laurenzana vede i petrodollari.

    28 aprile: la Conferenza Episcopale lucana comincia ad interessarsi del petrolio e a mostrarsi sempre più critica verso un modello di sviluppo che depaupera i lucani del loro territorio e della loro dignità.

    29 aprile: il WWF lancia l’allarme, i deputati della Margherita, Mario Lettieri e Giuseppe Molinari, presentano una interrogazione al ministero dell’Ambiente per sapere se il governo ha inserito tra le c.d. grandi opere gli interventi della compagnia petrolifera TotalFinaElf per lo sfruttamento del giacimento Tempa Rossa. Il deputato di Forza Italia Gianfranco Blasi afferma che nessun intervento delle grandi opere è previsto a Tempa Rossa.

    29 aprile: Avvenire pubblica l’accorata e puntuale denuncia dell’arcivescovo di Potenza, Agostino Superbo.

    6 maggio: si fa vivo il presidente della Commissione regionale d’inchiesta sulle Attività estrattive in Val D’Agri e Val Camastra, Egidio Digilio. Pensavamo fosse divenuto muto e sordo: peccato che nulla ci dica sulla sua Commissione che, a 5 mesi dalla sua istituzione, sembra un pallido fantasma.

    7 maggio: il sindaco di Laurenzana Dott. Rocco Martoccia organizza un convegno su Tempa Rossa.

    9 maggio: parte la grande abbuffata della Val D’Agri che porterà a spendere i soldi delle future royalties che la Regione si fa anticipare dalle banche attraverso mutui o altre operazioni finanziarie. Si spendono così i soldi che dovrebbero servire a compensare i danni ambientali.

    La Chiesa alza ancora una volta la voce per denunciare la corruzione della società lucana.

    19 maggio: la Giunta Regionale approva il piano Val D’Agri.

    20 maggio: continuano le polemiche su Tempa Rossa e la Regione firma con ENI due accordi attuativi già previsti nell’accordo di programma del 1998.

    30 giugno: audizione delle associazione ambientaliste davanti alla commissione d’indagine per il petrolio. Presente solo il presidente Digilio, latitanti gli altri consiglieri regionali componenti la Commissione.

    29 giugno: muore un operaio schiacciato da un tubo sul pozzo Alli 4 nel comune di Viggiano. Nessuno protesta, nessuno parla di responsabilità, articoli sintetici di semplice cronaca, nessun commento: non bisogna disturbare il manovratore! Complimenti ai giornalisti per la professionalità.

    Il 3 luglio muore un operaio su un cantiere normale non ENI e qui tornano i commenti e l’indignazione per la mancanza di sicurezza. Che schifo! In Basilicata non si tiene in nessun conto de principio secondo il quale: ”La notizia è un’informazione che deve dare fastidio almeno ad uno, altrimenti non è una notizia ma pura informazione, come gli orari delle farmacie di turno. Mantenendo sempre il giornalista la sua terzietà” (Lorenzo del Boca Presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti).

    Una esponente di Sos Lucania approfitta di un convegno organizzato dal WWF a Montemurro per esprimere lo sdegno per il servilismo dell’informazione lucana ai petrolieri (doc. 18)

    6 giugno: il Presidente Bubbico e i rappresentanti degli enti locali sottoscrivono l’accordo di programma sull’utilizzo delle royalties.

    12 luglio: il segretario regionale dei DS, Vincenzo Folino, disserta sulla tangentopoli lucana e dimentica che il problema non è giudiziario ma politico. Non basta che non ci sia il reato è necessario che vi sia una gestione onesta del potere che viene dai soldi del petrolio. Nelle Valli del petrolio non vi è libertà perché chi ha rapporti privilegiati con le multinazionali controlla l’anima (e la scheda elettorale) delle popolazioni.

    12 agosto: si parla di una trattativa segreta per Tempa Rossa.

    14 agosto: lettera coraggiosa ed onesta agli amministratori di Corleto del sen. Nicola Lapenta.

    16 agosto: parte una raccolta di firme dei cittadini di Viggiano diretta ad ottenere una maggior trasparenza e maggiori informazioni su ciò che si verifica nei pozzi.

    Agosto: cominciano a viaggiare le autocisterne e il sindaco di Abriola se ne accorge e comincia una sterile polemica con l’ultras petroliere sindaco di Calvello.

    5 settembre: ricompare la Commissione regionale d’inchiesta sul petrolio.

    6 settembre: a Viggiano si parla di petrolio e Monsignor Superbo spiega a Bubbico cosa succede nei paesi del petrolio.: il Presidente della Regione pensava ad altro!

    13 settembre: sui giornali è pubblicata la notizia dell’inquinamento delle acque a Calvello.

    13 settembre: si tiene un interessante convegno sulla rinaturazione delle aree interessate all’estrazione petrolifera.

    13 settembre : l’amministrazione provinciale ritiene che le strade percorse dalla autocisterne sono sicure, i radicali criticano Diglio e le esportazioni diminuiscono.

    4 ottobre: si apprende che la regione stanzia 45 milioni per gli investimenti.

    4 novembre: i vescovi lucani esprimono chiaramente la loro contrarietà alle perforazioni petrolifere nel parco Gallipoli-Cognato, i sindaci di Laurenzana e Corleto si lamentano, il presidente della Comunità montana Camastra Alto Sauro si sputtana e presunti operai di Corleto cercano di commuovere Mons. Superbo. Un cittadino dello stesso paese risponde loro a tono.

    9 novembre: il sindaco di Abriola riprende a lamentarsi per il transito delle autocisterne.

    11 novembre: la desertificazione avanza anche per le estrazioni petrolifere.

    17 novembre: E’ scoperta una chiazza di petrolio, in località Casetta Bianca, tra i comuni di Calvello ed Abriola . Le tracce di un incidente nascosto o, meglio, del solito disastro ambientale sempre evitato!

    17 Novembre: ennesimo convegno sul petrolio disertato, al solito, dai sindaci

    20 novembre: i lavori dell’oleodotto interessano anche zone soggette a vincolo idrogeologico ma a parte qualche dichiarazione dell’Autorità di Bacino , niente e nessuno ferma lo scempio ambientale!

    21 novembre. Il comitato per lo sviluppo delle aree interne inizia la raccolta di firme per l’istituzione della zona franca

    22 novembre: durante la manifestazione contro le scorie nucleari a Scanzano, alcuni oratori invitano a rendere la protesta più dura e a gestire noi lucani i nostri beni con il blocco del centro oli e delle estrazioni petrolifere.

    26 novembre: il presidio davanti al centro oli di Viggiano comincia ad essere effettivo ma la solita stampa serva cerca di mimetizzare facendolo apparire una semplice manifestazione politica organizzata da A.N. . Così non è, perché comincia ad arrivare gente da molti paesi e si comincia a discutere di petrolio come di una nostra risorsa che ci hanno fraudolentemente sottratto. I sindaci cercano di organizzare una manifestazione che fittiziamente blocchi il centro oli, ma la presenza di manifestanti liberi e non loro sudditi rischia di rendere effettivo ciò che doveva essere virtuale.

    Si è quasi sul punto di bloccare l’attività petrolifera ma… il Governo ritira il decreto che individuava a Scanzano il centro unico di stoccaggio delle scorie nucleari e anche la protesta al Centro Oli rientra. C’è mancato poco! Altri pochi giorni e in Lucania, per la prima volta, anche i servi dei petrolieri sarebbero stati costretti a parlare del nostro petrolio e della nostra terra rapinata. Non è che le multinazionali del petrolio hanno messo il loro peso dalla parte dei lucani nella vicenda Scanzano per far tornare la pace nei nostri boschi e nelle loro torri e piattaforme?

    All’ENI ridacchiano: che dilettanti quelli delle SOGIM, noi invece……….

    Intanto prosegue lo sventramento delle nostre montagne per costruire l’oleodotto.

  2. #2
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    http://www.soslucania.org/rass%20sta...20petrolio.htm

    Articolo tratto da LA GAZZETTA DI POTENZA Sabato 21 settembre 2002



    Nel primo semestre del 2002 la bilancia dell'export registra un'impennata grazie all'"oro nero" e alle automobili

    La Basilicata esporta il petrolio

    Venduto greggio per 14,2 milioni di euro. E se aderissimo all'Opec?



    POTENZA- C'è chi, nel resto d'Italia, l'ha ribattezzata «il Texas del Belpaese». E chi, addirittura, ipotizza una sua entrata nell'Opec, l'organizzazione mondiale dei Paesi esportatori di petrolio. La Basilicata non è più soltanto produttrice di «oro nero» e comincia a vendere all'estero il greggio estratto in Val d'Agri, facendo registrare dati che coincidono con i criteri di «entrata» fissati dall'organismo nato quarant'anni fa a Baghdad.Non è più solo una provocazione, dunque, l'ipotesi di ingresso della Basilicata nell'Opec, anche se va ricordato che si tratta di un'organizzazione di Stati, non di regioni. Ma veniamo ai dati: nei primi sei mesi del 2002 abbiamo esportato petrolio per 14,2 milioni di euro. E' quanto risulta dall'analisi geografica e territoriale dei dati Istat sulle esportazioni delle regioni Italiane nel primo semestre del 2002. Facendo una stima nel primo semestre del 2002 con il prezzo medio di 22 dollari al barile e il dollaro a 0,96 euro, il greggio estratto in Basilicata ed esportato, ammonterebbe ad oltre 600 mila barili. Da segnalare, inoltre, che si tratta di numeri relativi solo a 12 giorni di estrazione, quindi destinati ad una «impennata» quando saranno spalmati su tutto il semestre preso in considerazione. L' export di petrolio rappresenta l'1,8 per cento delle esportazioni totali lucane che nei primi sei mesi del 2002 sono state di 794,4 milioni di euro. Rispetto allo stesso periodo del 2001 l'export lucano è cresciuto del 35,2 per cento, un dato che ci colloca ai vertici della classifica nazionale ma che, ovviamente, non rispecchia fedelmente la «bilancia» dei rapporti delle imprese lucane con l'estero. Una bilancia troppo influenzata dal mercato delle auto (la presenza della Fiat in Basilicata è determinante per il raggiungimento di certi risultati) e, come dicevamo, dal petrolio, destinato sempre di più ad essere «traino» dell'export made in Basilicata. Per quanto concerne le automobili, nei primi sei mesi del 2002 ne sono state esprtate per 519,9 milioni di euro, con un incremento rispetto allo stesso periodo del 2001 del 51,2 per cento (le vetture rappresentano il 65,5 per cento delle esportazioni lucane). Sono, cresciute anche le esportazioni di salotti del polo di Matera passando dai 97,2 milioni di euro del 2001 ai 117,6 del 2002 con un «balzo» del 14,8 per cento. Riguardo alle esportazioni di petrolio esse derivano dal giacimento della Val d'Agri che ha riserve per 480 milioni di barili di greggio ed è suddiviso in due concessioni «Cerro Falcone», controllata al 55 per cento dall'Enterprise Oil (gruppo Shell) e al 45 per cento dall'Eni, e «Monte Alpi», controllata al 60 per cento dall'Eni e al 40 per cento dall'Enterprise Oil. Sulla scia dei dati dell'export si puo certamente affermare che l'economia lucana «tiene». Mentre a livello nazionale ed internazionale gli esperti registrano un progressivo rallentamento, la Basilicata riesce ad «assorbire» senza particolari problemi l'urto di una congiuntura non proprio positiva. Ma dopo aver archiviato un 2000 molto positivo - forte di un Pil attestato sul +3,7 per cento- , anche da noi non mancano segnali di un indebolimento del trend di crescita.

    Massimo Brancati

  3. #3
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    http://www.consiglio.basilicata.it/c...o/petrolio.pdf

    CULTURA IIll Teerrrriittorriio
    Le risorse del sottosuolo lucano:
    il petrolio
    di Anna De Stefano e Giulio Petrullo
    1. L’ACCORDO DI PROGRAMMA QUADRO FRA REGIONE BASILICATA ED ENI.
    Per affrontare la spinosa vicenda dell’estrazione petrolifera in Basilicata è opportuno partire con
    l’analisi dell’aspetto istituzionale e della contrattazione negoziata fra stato, regione e compagnie
    petrolifere. Sono stati adottati infatti, per il progetto di sfruttamento del petrolio, il contratto
    di programma quadro per determinare i rapporti tra Regione Basilicata e compagnie petrolifere
    e l’intesa istituzionale di programma tra Regione e Governo Centrale.
    La risorsa petrolio assume ruolo di misura e di verifica dei rapporti tra Stato, Regione, Enti Locali
    e compagnie petrolifere. Ognuno di questi soggetti ha un ruolo e propone istanze e progetti che
    manifestano i diversi interessi che essi rappresentano.
    Lo Stato ha il compito di controllare che le compagnie petrolifere rispettino le prescrizioni della
    legge sul pagamento delle royalties (diritti minerari versati dalle compagnie allo Stato, Regioni e
    Comuni), e di rispettare esso stesso gli adempimenti in materia di tutela e salvaguardia del territorio
    dai rischi derivanti dall’attività petrolifera. La Regione Basilicata deve adottare un approccio politico/
    programmatico per assicurare uno sviluppo duraturo, promuovere la creazione di un sistema di
    autonomie locali, acquisire ed utilizzare le royalties, garantire la salvaguardia ambientale e creare le
    condizioni di stabile occupazione.
    Gli Enti Locali hanno l’occasione di operare come centri promotori dello sviluppo. Le compagnie
    petrolifere devono impegnarsi ad integrare le loro attività con azioni di esplicitazione di tutti i programmi
    dell’attività mineraria, promozione dello sviluppo delle attività economiche ed occupazionali
    e minimizzazione degli impatti ambientali.
    Il contratto di programma quadro, stipulato il 18 novembre 1998 per l’estrazione di idrocarburi
    nella Val d’Agri, definisce i punti verso cui far convergere le azioni concordate tra Regione e compagnie
    petrolifere. Esso contempera le diverse esigenze del territorio, stimolando lo sviluppo e tenendo
    CULTURA IIll Teerrrriittorriio
    conto delle vocazioni locali da valorizzare. In precedenza, il 19 luglio 1996, si era già concordata la
    stesura di un accordo tra Regione ed ENI.
    Nell’ottobre dello stesso anno si è composta una bozza dello stesso accordo, più volte revisionata e
    corretta. Il 18 marzo 1998 si sono discusse le bozze di protocollo d’intesa e si sono stilati una serie di
    impegni fra la Regione Basilicata e l’ENI. Quest’ultima, infatti, voleva rimuovere il ricordo di un’industrializzazione
    fallita ad opera dell’ENICHEM in Val Basento, affermare la volontà di essere considerati
    partners attivi dell’Ente Regione e smentire l’incompatibilità fra petrolio e tutela ambientale.
    Dopo vari disappunti delle differenti parti in causa e mancanza di accordi definitivi, il 13 giugno 1998
    si è giunti alla firma del Verbale d’Intesa fra ENI e Regione Basilicata.
    I pareri e i commenti successivi alla firma dell’intesa sono stati rivolti ai rischi del patto con l’ENI
    per l’impreparazione della Regione, per gli impatti sull’ambiente, per la salvaguardia dell’attuale sistema
    economico, per le ricadute occupazionali, per la possibilità di infiltrazioni di criminalità organizzata
    extra-regionale, ma anche alle speranze per lo sviluppo e l’apporto di ricchezza alla collettività
    dalla presenza e l’uso adatto della risorsa petrolifera. Dal Verbale si è poi passati, il 18 novembre, alla
    firma dell’Accordo.
    2. L’ATTIVITÀ PETROLIFERA IN ITALIA E IN BASILICATA
    In Italia le riserve scoperte di petrolio (finora le principali zone di ricerca del greggio si individuano
    nelle aree dell’alto Adriatico, della pianura Padana, del bacino di Pescara, dell’Appennino meridionale
    e in Sicilia) sono 1.253 milioni di barili e quelle di gas sono di 811 miliardi di metri cubi. Le attività
    di perforazione hanno registrato una certa ripresa dal 1995 in poi (circa +30%). Nonostante questa
    risalita, il peso della produzione di petrolio nella nostra penisola, rispetto a quella mondiale, è di
    appena lo 0,2% (dato del 1996). I consumi di energia, invece, sono molto elevati: nel 1997 si attestavano
    attorno ai 175 milioni di tep (tonnellate equivalenti di petrolio), di cui il 27% soddisfatti da
    gas e il 54% da petrolio. Occorre però dire che il grado di autosufficienza riguardo tali consumi era
    del 33% rispetto al gas e di appena il 6% rispetto al petrolio. In questo quadro, non certamente florido,
    figura con un discreto merito la nostra regione grazie alle ingenti risorse di greggio presenti nei
    confini lucani. Già nel 1997 in Basilicata sono stati prodotti oltre 11.000 barili al giorno di petrolio,
    corrispondenti a circa il 10% di tutta la produzione italiana, ed entro la fine del 2002 la metà dell’intera
    produzione nazionale sarà assicurata dallo sviluppo del progetto in Val d’Agri.
    Questa soddisfacente situazione ha le sue radici che affondano nel tempo: già nel XV secolo le popolazioni
    lucane assistono al manifestarsi di lingue di fuoco sui monti dell’Appennino (le cosiddette
    “fiaccole” che segnano il bruciare di piccole riserve di metano); il primo pozzo si realizza a Pescara nel
    1863, ma solo nel 1902 si hanno le prime vere fuoriuscite superficiali di petrolio e gas; fra il 1920 ed
    il 1922 delle ricerche mostrano l’esistenza di una notevole quantità di gas; nel 1933 l’Agip rinviene la
    presenza di idrocarburi nel sottosuolo; nel 1937 viene rilevata la presenza di un piccolo giacimento a
    Tramutola; fra il 1939 ed il 1947 incomincia una modesta produzione di olio, petrolio e gas dai primi
    pozzi perforati. Il dopoguerra registra una diminuzione di interesse per le ricerche e lo sfruttamento,
    2 ma, negli anni ’80, dopo un programma di ricerca profonda, si ottengono successi incoraggianti e venCULTURA
    IIll Teerrrriittorriio
    3
    gono sfruttati i giacimenti del Monte Alpi, di Cerro Falcone e della Tempa Rossa. Per la prima lavorazione
    del greggio si costruisce il Centro Olio a Viggiano nel 1996.
    L’importanza dei giacimenti rinvenuti attira molte società petrolifere di caratura internazionale: ENI
    (che ha poi raggiunto l’Accordo), Fina, Enterprise Oil, Mobil e Texaco. Oggi si distinguono due aree
    di produzione ad olio nella zona: la Val d’Agri e la Tempa Rossa. Passiamo ad analizzare, con maggiore
    precisione, l’attività petrolifera presente in Basilicata.
    Il giacimento Val d’Agri, scoperto
    nel 1981, è costituito da tre concessioni:
    Volturino, Caldarosa e
    Grumento Nova. La produzione
    attuale è di 9.000 barili al giorno
    di greggio, destinate, entro l’inizio
    del 2002, a diventare 45.000 per
    poi raggiungere nel 2003-2004 la
    capacità massima del giacimento,
    che è di circa 104.000 barili prodotti
    al giorno. Per raggiungere
    tale traguardo sono già stati completati
    23 pozzi, 2 sono in fase di
    perforazione e 17 sono previsti entro il 2005. Sono in fase avanzata i lavori di ampliamento del centro
    di raccolta e trattamento del petrolio nei pressi di Viggiano per adeguarne la capacità alla nuova
    produzione. Sono terminati i lavori di scavo e di posa delle condotte che convogliano il petrolio dai
    pozzi al Centro Olio (utilizzato per la separazione di olio, gas e acque di processo) ed è stato realizzato
    un oleodotto di 136 km per il trasporto dello stesso alla raffineria di Taranto (i lavori sono terminati
    alla fine di settembre 2001). L’ENI ha avviato le prove funzionali necessarie per mettere a punto
    l’oleodotto; i sei mesi di test sono necessari per verificare, con l’immissione di petrolio nella condotta,
    che tutti i sistemi di sicurezza e di tutela ambientale siano perfettamente in efficienza così da avviare
    l’esercizio definitivo.
    La condotta da 20 pollici è stata costruita in acciaio e interrata a due metri di profondità, e poi sottoposta
    ad un collaudo idraulico per garantirne la sicurezza. Sono state predisposte delle valvole per
    contenere i versamenti causati da un’eventuale rottura o da una qualsiasi anomalia; tali valvole sono
    state installate a intervalli di cinque
    chilometri e possono isolare
    un tratto dell’oleodotto, bloccando
    così il trasporto del petrolio.
    Il monitoraggio per rilevare le
    eventuali corrosioni o anomalie e
    per controllare il flusso viene
    comunque costantemente effettuato
    mediante strumenti di
    indagine elettromagnetica.
    CULTURA IIll Teerrrriittorriio
    4
    Inoltre è previsto un sistema di monitoraggio ambientale che prevede una rete di misura emissioni,
    una di biomonitoraggio, una di remote sensing ed una sismica (costo totale di circa 90 miliardi di
    lire). L’ENI dovrà anche sostenere per 15 anni i costi funzionali ed organizzativi dell’Osservatorio
    Ambientale per tale monitoraggio.
    I serbatoi per lo stoccaggio dell’olio estratto in futuro saranno 3 ed avranno una capacità di
    100.000 metri cubi. L’impianto esegue un trattamento di tipo fisico (senza additivi chimici) per
    rimuovere il gas e l’acqua generalmente associati al petrolio e consentire lo stoccaggio del greggio nei
    serbatoi e il suo trasporto nell’oleodotto. Il circuito di trattamento è completamente isolato dall’ambiente.
    Per garantire la sicurezza dell’impianto è stato applicato un sistema a “doppia barriera”,
    nel caso si verificasse un guasto, è stato predisposto un piano operativo che individua per ogni possibile
    scenario gli interventi tecnici da effettuare ed i responsabili per la loro corretta applicazione;
    dunque viene immediatamente attivato un ripristino automatico della funzionalità. Se il sistema di
    ripristino dovesse fallire, entra in funzione il secondo dispositivo che blocca la produzione. Anche
    nella realizzazione dei pozzi si usano tecniche avanzate in grado di minimizzare l’impatto sull’ambiente.
    Il sistema di perforazione, infatti, si sviluppa in orizzontale per diminuire il numero finale
    di postazioni e l’introduzione di sistemi di elettrificazione degli impianti permette l’abbattimento
    del rumore e l’eliminazione delle emissioni e degli scarichi dei tradizionali motori a gasolio. Inoltre
    la testa del pozzo viene collocata al di sotto del livello del terreno, per attenuarne l’impatto visivo, e
    il contesto naturale in cui il sistema di perforazione è inserito viene ripristinato una volta terminata
    la fase produttiva.
    È questa una parte importante dell’impegno firmato dall’ENI nell’Accordo, che prevede iniziative di
    rimboschimento di circa 5.000 ettari (pari a poco più di 30 miliardi di lire), di valorizzazione del Parco
    Nazionale dell’Appennino Lucano e di riqualificazione e adeguamento antisismico dei centri storici
    dei comuni interessati al progetto (intervento che supera i 110 miliardi di lire).
    Oltre 1.000 persone, provenienti per più del 50% dalla Basilicata, sono state occupate finora dalle
    imprese impegnate nella realizzazione del progetto. Quando la produzione sarà a regime, il personale
    impiegato dall’ENI per la conduzione dell’impianto sarà di circa 90 addetti. Tra occupazione diretta
    e indotta l’Accordo prevede lavoro per almeno 3.000 addetti.
    Nel 2000 l’ENI ha versato alla Regione Basilicata royalties pari a circa 9 miliardi e 700 milioni di
    lire. Esse sono calcolate in misura del 7% del fatturato realizzato con il petrolio prodotto. Le royalties
    aumentano dunque in relazione alla maggiore produzione di petrolio. Il loro valore complessivo si
    aggira attorno ai 16.000 miliardi di lire, da utilizzare soprattutto per la promozione della piccola e
    media impresa. Per il prossimo quinquennio si prevedono royalties di oltre 250 miliardi di lire, e nel
    giro di un ventennio, dovrebbero finire nelle casse della Regione dai 1.000 ai 1.500 miliardi di lire.
    Tutte queste risorse fanno immaginare uno scenario di sviluppo socio-economico notevole delle popolazioni
    interessate e delle altre realtà lucane.
    Il giacimento Tempa Rossa, che si trova nella Valle del Sauro a nord-est di quello già descritto, è
    stato scoperto nel 1986 e presenta interessanti prospettive di sviluppo e coltivazione di olio pesante.
    Le concessioni presenti sono 3: Perticara, Gorgoglione e Tempa d’Emma. I pozzi esistenti sono 5 e
    nelle previsioni del progetto è inclusa la perforazione di altri 2. Gli accorgimenti costruttivi usati sono
    uguali a quelli del giacimento Val d’Agri. Una rete di condotte interrate di 23 km consentirà l’allacCULTURA
    IIll Teerrrriittorriio
    5
    ciamento al Centro Olio di Tempa Rossa, ed è prevista anche una bretella di collegamento di 7 km
    tra tale Centro e l’oleodotto Val d’Agri - Taranto.
    La produzione di petrolio, fino all’inizio del 1998, era attorno ai 2.500 barili al giorno; la stima per
    quella massima è di 50.000 barili al giorno, raggiungibile entro il 2005. Il centro di trattamento sarà
    realizzato nel comune di Corleto Perticara. Mentre l’accordo economico ENI-Regione prevede per la
    Val D’Agri un impegno della società petrolifera pari a 330 miliardi di lire, per il giacimento Tempa
    Rossa l’impegno delle spese è di circa 50 miliardi di lire.
    I rinvenimenti di petrolio nei due comprensori appena menzionati e la coltivazione dei pozzi possono,
    come tutte le attività a forte impatto, trasformare le realtà socioeconomiche che investono ed
    avere ripercussioni più o meno positive in ambito sia nazionale che locale.
    3. L’ANALISI DEI COSTI E BENEFICI SOCIALI, ECONOMICI ED OCCUPAZIONALI
    RICADENTI SULL’ECONOMIA ITALIANA E LUCANA.
    L’entità della risorsa petrolifera della Val d’Agri e del Sauro rende l’attività estrattiva di portata economica
    rilevante e strategica per il settore energetico nazionale. I consumi energetici italiani sono soddisfatti
    solo in minima parte dalla produzione nazionale e, quindi, il paese è fortemente dipendente
    dalle importazioni dall’estero; il petrolio situato in Basilicata può, dunque, apportare un contributo
    benefico considerevole all’economia italiana in generale e dare un vantaggio per la riduzione della fattura
    energetica. Il valore dei giacimenti lucani ha già reso possibili risparmi nelle importazioni
    dell’Italia, seppure le produzioni siano ancora di molto inferiori a quelle previste (infatti si stimano
    8.000 miliardi di lire risparmiati nei prossimi 30 anni). Un altro tipo di calcolo evidenzia che, nel
    periodo 1996-2002, il valore della produzione totale di idrocarburi in Basilicata è stimato in 15.500
    miliardi di lire e rappresenta l’85% della bolletta petrolifera italiana del 1996. Vista la rilevanza della
    risorsa si comprende come occorre indirizzare i processi utili al territorio e all’industria petrolifera, per
    portare vantaggi all’economia nazionale.
    Analizziamo ora quali conseguenze porta, per il territorio e l’economia locale, la presenza di attività
    minerarie nella regione lucana.
    I dati quantitativi rivelano che la spesa per un investimento ipotizzato di 3.000 miliardi di lire, relativamente
    all’intero periodo previsto, crea produzioni settoriali dirette ed indirette per 773 miliardi
    di lire. La spesa interna rappresenta il 26% dell’investimento complessivo, divisa tra forniture di beni
    (stimate nel 61%) e manodopera (39% della spesa interna).
    Un’altra variabile è l’interdipendenza regionale, ovvero la rete di rapporti di interscambio commerciale
    con le altre regioni; tale domanda di beni e servizi, rivolta al di fuori del territorio lucano, è di
    oltre 2.200 miliardi di lire e porta una domanda aggiuntiva nell’economia lucana, stimata in soli 468
    miliardi di lire. Le destinazioni e l’indirizzo dei beni d’investimento e di consumo dell’attività mineraria
    si orientano in Basilicata verso la manodopera, i servizi, gli apparati meccanici, le costruzioni e
    le opere civili. Grazie a questi risultati possiamo determinare i fattori per conseguire i risultati di crescita
    desiderati e comprendere in quali settori il sistema locale presenta lacune e, quindi, ricorrere ad
    economie esterne. Dunque bisogna puntare sui settori deficitari in termini di risposta alle sollecitaCULTURA
    IIll Teerrrriittorriio
    zioni provenienti dagli investimenti nel progetto del petrolio lucano e stimolare iniziative non legate
    direttamente con tale attività, ma che rafforzano la dotazione imprenditoriale regionale.
    Un mezzo per dirigere in questo modo le risorse è l’adozione di incentivi finanziari e fiscali, appunto
    le royalties che rappresentano una rendita sicura in un lasso di tempo medio-lungo.
    Le aspettative occupazionali delle comunità interessate sono superiori a quelle che la risorsa petrolifera
    può offrire direttamente, poiché si colloca in un settore che utilizza una tecnologia avanzata e che
    richiede una manodopera altamente specializzata. L’Accordo comunque comprende delle iniziative
    volte ad agevolare la ricaduta occupazionale mediante la formazione permanente (a tale riguardo l’accordo
    prevede anche l’apertura di una filiale della Fondazione Mattei con il compito di organizzare
    corsi di formazione) e la qualificazione di specifiche figure professionali ed a promuovere il terziario
    avanzato attraverso l’attività di ricerca scientifica. Le condizioni affinchè gli imprenditori colgano e
    reagiscano a tali sollecitazioni (informazione, formazione professionale, etc.) sono infatti ben presenti
    nel nostro territorio, appetibile sotto questo profilo perché dotato di una serie di peculiarità che lo
    rendono sede ambita per la localizzazione di attività economiche. Una critica mossa a questo progetto
    riguarda la proporzione fra investimenti e creazione di occupazione: un posto di lavoro ogni 2
    miliardi di lire spesi; si può affermare però che si tratta di un impegno ad alta intensità di capitale e
    che bisogna rivolgere l’attenzione alle occasioni di impiego derivanti da iniziative collegate all’attività
    in questione, le quali possono dare anche un margine di sicurezza maggiore in termini di stabilità e
    durata.
    Altro aspetto positivo è il possibile sfruttamento delle esternalità positive della coltivazione di idrocarburi
    per stimolare il sistema economico: per questo obiettivo si è pensato di utilizzare una percentuale
    di gas associato del giacimento Val d’Agri per alimentare una centrale elettrica di 150 MW per
    un periodo di 20 anni, e cedere l’energia così ottenuta a privati e imprese della regione, ad un prezzo
    minore rispetto al mercato di riferimento, grazie ai ridotti costi di trasporto.
    Un altro punto di raccordo tra il tessuto socioeconomico lucano e l’attività mineraria è dato dal complemento
    della rete di distribuzione del metano che sarà curato dall’ENI (estremamente importante,
    dato che il fabbisogno di gas è in costante aumento dal 1985).
    L’Accordo ENI-Regione prevede il completamento della metanizzazione regionale ad opera della
    società, che dovrà coprire i 2/3
    dei costi dell’intervento (non
    meno di 50 miliardi di lire).
    Per quanto riguarda i rischi, le
    variabili che condizionano gli
    eventi futuri sono cinque: le
    potenzialità delle risorse locali, le
    tendenze di sviluppo spontanee
    in atto, le politiche d’intervento,
    l’istituzione del Parco Nazionale
    della Val d’Agri-Lagonegrese e
    l’estrazione di idrocarburi.
    6 Infatti, è proprio dall’analisi
    CULTURA IIll Teerrrriittorriio
    delle compatibilità e delle complementarità esistenti tra i suddetti elementi che scaturisce uno scenario
    di sviluppo duraturo e sostenibile. Altre perplessità derivano dalla percezione che i vantaggi siano
    a beneficio soprattutto della collettività nazionale e delle compagnie petrolifere con ricadute per i soggetti
    locali molto minori; i costi, invece, si ritiene che si dispiegano principalmente negli ambiti in cui
    hanno luogo le attività. Si teme, inoltre, che il modello di sviluppo seguito finora possa essere compromesso:
    in Basilicata, negli anni ’80 e ’90, si è affermata una tendenza, ancora in atto, fondata prevalentemente
    sullo sviluppo agricolo, turistico e su una rete di piccole e medie imprese di servizi.
    Per quanto riguarda il merito ambientale, è ovvio che l’approccio economico debba intrecciarsi con
    quello naturalistico, in un contesto in cui l’ambiente non è più percepito come un limite esterno né
    soltanto come una risorsa scarsa e limitata. L’intesa prevede obbiettivi di riduzione dell’occupazione
    dei territori, di inserimento di piante, di introduzione di nicchie ecologiche e di vegetazione acquatica
    per la valorizzazione e la salvaguardia della fauna e delle qualità ambientali esistenti. Inoltre sono
    previsti rimboschimenti e rinaturalizzazione di aree degradate.
    Occorre però dire che l’investimento per lo sviluppo petrolifero in Basilicata non ha precedenti per
    dimensioni ed importanza in Italia ed è perciò comprensibile il timore sui suoi possibili effetti; infatti,
    l’area è in parte destinata a diventare parco naturale, per la tutela delle numerose specie faunistiche
    che vi risiedono e non dimentichiamo che la Basilicata è zona sismica per cui l’attività di trivellazione
    viene vista con sospetto. Le alterazioni temute, conseguenti all’attività mineraria, sono imputabili
    allo svolgimento ordinario delle operazioni ed al rischio di incidente.
    Gli incidenti, che potrebbero causare danni ancor più rilevanti sono relativi alla attività dei pozzi
    (inquinamento di una falda) e di trasporto (fuoriuscita di petrolio), alle esplosioni o agli sversamenti
    del Centro Olio.
    Le conclusioni di un’analisi svolta da un gruppo di esperti che ha valutato la portata, in “termini
    ambientali”, dell’investimento petrolifero, rivelano: la non criticità degli impatti delle attività ordinarie
    sull’ambiente in tutti i suoi aspetti (acqua, aria, suolo); la non interferenza della esplorazione petrolifera
    sul ciclo sismico legato ai processi geodinamici della catena appenninica; la particolare vulnerabilità
    idrogeologica dell’area, accompagnata da una ricchezza idrica notevole, con quantitativi d’acqua
    raccolti nel bacino del Pertusillo il cui valore non è assolutamente inferiore a quello del petrolio; la
    necessità di adottare i migliori standard tecnologici; la necessità che attrezzature ed infrastrutture siano
    costruite con criteri antisismici. A causa della fragilità sismica ed idrogeologica del territorio, sono
    state effettuate specifiche verifiche in merito alla sicurezza sismica ed alla tutela delle acque e delle
    falde che alimentano il vicino invaso suddetto: tali verifiche hanno dato un esito rassicurante, pur
    permanendo un rischio, in caso di incidente, insito peraltro in qualsiasi attività industriale. L’ENI,
    dunque, dovrà sempre operare sotto lo stringente vincolo della compatibilità ambientale.
    4. I BENEFICI E I RISCHI LEGATI ALL’ATTIVITÀ PETROLIFERA IN BASILICATA
    A livello nazionale esistono motivi favorevoli all’estrazione in Basilicata sia per l’economia nel suo
    complesso sia per il settore energetico (minore dipendenza dagli approvvigionamenti dall’estero delle
    fonti primarie di energia). Non si riscontrano, invece, motivazioni contro il progetto Val d’Agri. A 7
    CULTURA IIll Teerrrriittorriio
    8
    livello locale le potenzialità in termini di opportunità e rischi si ampliano: la possibilità di ottenere vantaggi
    (ricadute occupazionali e sociali, creazione di benessere e ricchezza, etc.) e, contemporaneamente,
    il timore di alterare l’ambiente e quindi di compromettere lo svolgimento delle attività economiche
    ad esso collegate (quali turismo ed agricoltura) e di non produrre uno sviluppo sostenibile, duraturo
    e stabile hanno permesso il procrearsi di numerose posizioni pro e contro la coltivazione di idrocarburi
    quale volano per l’economia lucana.
    Di fronte, poi, a decisioni già prese sull’impegno di destinare risorse al rilancio dell’economia della
    regione, che stenta ad immettersi su un sentiero di crescita stabile e sostenuto, bisogna provvedere a
    implementare le politiche economiche più appropriate per dotare l’area delle condizioni necessarie allo
    sviluppo: infrastrutture, imprenditorialità, capitali, fattori attrattivi di vario genere, procedure di
    marketing territoriale e tempi certi. In questo modo occorre demolire l’isolamento di cui proprio la
    Val d’Agri ha maggiormente sofferto, selezionando con rigore le nuove attività; solo così si potrà creare
    un tessuto industriale caratterizzato da tecnologie d’avanguardia, efficienza energetica e compatibilità
    ambientale, ma, nello stesso tempo, occorre rinunciare all’assistenzialismo, smetterla di pretendere
    poco e subito ed iniziare a cimentarsi con la fatica di costruire un futuro passo dopo passo.
    Bibliografia
    • Anzalone Antonio, Oltre 250 miliardi per le aziende - Nuove opportunità di sviluppo nell’area della Val
    d’Agri, in Gazzetta del Mezzogiorno, dicembre 2001;
    • Liccione Raffaella, Petrolio in Basilicata: opportunità e rischi, I quaderni del Consiglio Regionale di
    Basilicata, Potenza, 2000;
    • Molinari Gianni, Val d’Agri, la scommessa petrolio, in Il Sole 24 ore, ottobre 1998;
    • Relazione del Vice Presidente della Giunta Regionale, Gli interventi regionali concernenti lo sfruttamento
    delle risorse petrolifere, Consiglio Regionale, Potenza, 4 dicembre 2001;
    • Val d’Agri - Il petrolio in Basilicata, a cura dell’ENI, 2001.
    © Regione Basilicata

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    27 ottobre 2006
    In Basilicata dove non sanno come spendere i soldi del petrolio

    di Luca Benecchi

    A vegliare sui pozzi dell'Eni c'è il santuario della Madonna di Viggiano. Nera anche lei, come il petrolio. Da lassù, in cima al paese, a quasi mille metri d'altezza,si domina l'antico scenario della Val D'Agri. Dove l'Appenino lucano si appoggia sulla Calabria. In mezzo a foreste che nel Ventennio davano il legname per i calci dei fucili delle campagne d'Africa. E poi i laghi.E il petrolio appunto. Un sacco.Dopo anni di polemiche e battaglie, sull'oro nero in Basilicata sembra calato il silenzio. «Bella vista, no?». Il sindaco di Viggianoè un ingegnere quarantenne e guarda nel fondo valle il luccicante impianto di prima lavorazione del greggio, il Centro Olio.I tubi e la ciminiera,una macchia d'argento nel verde.Il municipio è proprio sulla piazza, a ridosso del santuario. Giuseppe Alberti è forse il primo cittadino più invidiato d'Italia. Grazie alle royalties, infatti, nelle casse comunali arriveranno parecchi soldi. Neanche lui ancora sa bene quanti. Con i primi denari a Viggiano non s'è badato a spese. Allora ecco la ristrutturazione dello stadio con annesso inutile sottopasso pedonale che finisce nei campi incolti. O le nuove insegne delle vie iscritte sul marmo.In molti si rifaranno la facciata di casa a costo zero.
    «Ora qui vogliono anche la piscina coperta. Sono gelosi degli hotel. "Perchè noi no?" mi dicono. E allora faremo anche questo ». Intanto il contatore giornaliero dei barili di petrolio estratti dall'Eni a Viggiano gira senza sosta. Il 19 ottobre superava quota 86mila. Dall'inizio dello sfruttamento del giacimento, nel 1997, ne sono stati trasportati a Taranto (via oloedotto) più di 25 milioni di barili. L'impressione è che in Basilicata la festa dell'oro nero sia soltanto agli inizi.È di qualche settimana fa un secondo accordo firmato dal governatore della Basilicata, Vito De Filippo, con i francesi della Total per lo sfruttamento di un altro giacimento, quello di Tempa Rossa in Val Camastra. In prospettiva si tratta di una vera e propria pioggia di denari. Nel 1999, per decisione dell'allora ministro dell'Industria Pierluigi Bersani, lo Stato preferì cedere tutti i diritti di royalties (il 7% degli incassi derivanti dalla vendita del petrolio)alla Basilicata. Ma a quanto ammontano queste royalties? Facciamo i conti.Se il 19 ottobre si sono estratti circa 86mila barili di greggio ad un prezzo medio di 58 dollari,l'incasso stimato è intorno ai 4,988 milioni di dollari. In euro (un dollaro = 0,79 euro) si superano di poco i 3,95 milioni.Il cui 7%è poco più di 276mila euro al giorno. In un anno, dunque,le royalties ad appannaggio degli enti locali raggiungerebbero quota 100 milioni e 740mila euro.In vent'anni (stima del tempo di sfruttamento del giacimento) vogliono dire più di due miliardi di euro. L'ingegner Alberti lo sa e mostra segni di preoccupazione. Tutti questi denari non arriveranno certo solo a lui. L'area a cui sono destinati gli interventi previsti nel Programma operativo definito dalla Regione riguarda trenta Comuni della Valle.«Fra qualche anno non sapremo più cosa fare di questi soldi.Non è che ogni anno si può rifare la pavimentazione. A noi —racconta —servirebbero 50 posti di lavoro per risolvere il problema della disoccupazione. Ma le confesso che nessuna azienda del mio paese ha fatto domanda per l'ultimo bando finanziato con i ricavi del petrolio ».
    La chiave del rebus petrolio sta a sessanta chilometri da qui. A Potenza, nei moderni palazzi della Regione Basilicata. Cosimo Latronico, di Forza Italia, era il candidato del centrodestra che ha conteso senza successo la vittoria al governatore De Filippo. Ora, da capo dell'opposizione, spulcia il dossier Val d'Agri. Con la matita sottolinea le cifre ancora espresse in lire. «Nessuno sviluppo, solo spese che alimentano spese» ripete. Dei primi 46,4 milioni versati dall'Eni a titolo di compensazione ambientale, circa 33 milioni se ne sono andati per pagare i 5mila forestali della regione. Qualcosa è stato destinato agli emigrati lucani in Argentina e in borse di studio per gli universitari. Niente sistema di monitoraggio e niente osservatorio ambientale. E nessuna traccia della società energetica regionale che doveva utilizzare il gas estratto con il petrolio.Solo la metanizzazione dei Comuni è stata quasi portata a termine. Lo strumento individuato dalla regione Basilicata per utilizzare gli incassi delle royalties è il«Programma operativo della Val d'Agri» finanziato con 350 milioni di cuicirca la metà con i proventi dell'estrazione e l'altra metà con un prestito alla Bei. Ma le ricadute economiche promesse stentano a farsi vedere, anche perché gli impiegati nei pozzi o nel Centro Olio vengono quasi tutti da fuori.
    Nella primavera del 2002 uno scandalo tangenti ha coinvolto amministratori e imprenditori locali. «È stato messo a posto qualche marciapiede — continua Latronico — fatto qualche intervento assistenziale e poco di più. Troppi soldi, la verità è che non siamo in grado di spendere tutte queste risorse. Il problema più spinoso infatti riguarda i 134 milioni destinati alle imprese. Secondo quel che scrive la stessa Giunta, ne sono stati realmente spesi solo 41 quasi tutti attraverso lo scorrimento delle graduatorie, ovvero premiando progetti imprenditoriali di bandi precedenti ». Parcellizzazioni inutili che non creano impatto sul territorio. Basta andare alla Bersagliera per capire l'aria che tira. Un piccolo selfservice nel cuore del sito industriale di Viggiano, l'unico dell'alta Valle, a pochi passi dall'impianto Eni. Quando gira il vento arriva la pungente puzza di petrolio e gas. All'ora di punta c'è poca gente in giro, molti capannoni sono abbandonati e fanno tornare alla mente i tempi, per alcuni rimpianti, della Cassa del Mezzogiorno.
    «Dobbiamo ammettere che manca ancora la capacità progettuale locale. Le parti sociali sono deboli e la contrattazione programmata non è mai decollata. Una storia che si ripete anche per il petrolio della Val D'Agri». Pietro Simonetti è stato consigliere regionale e attualmente è responsabile nazionale delle politiche comunitarie di Rifondazione. Dice che l'unico settore in cui c'è interesse ad investire è quello dell'energia. Basti pensare che in regione sono arrivate più di 1.500 richieste per nuovi impianti eolici quando in tutta Italia attualmente ce ne sono 3.000.«I Comuni sperano di guadagnarci qualcosa, e grazie agli incentivi previsti dai certificati verdi è scattata la corsa al vento. Grandi guadagni in breve tempo».
    Gli alberghi di Villa d'Agri sono frequentati da lavoratori e da gruppi di spaesati tecnici kazaki dell'Eni.Anche il turismo,in questo eremo della natura, resta una chimera.L'ingegner Alberti ci ha pure provato.Tempo fa ha acquistato dei cannoni per l'innevamento artificiale. «Le piste ci sono, ma solo fino a 1400 metri. La neve — sussurra — si squagliava, il mare è un po' troppo vicino ».E allora non resta che far beneficiare a più persone possibili dell'insperata dote finanziaria. Qualche giorno fa èandato a Roma al ministero. Ha chiesto una deroga al blocco delle assunzioni. «In Comune mi servono quattro persone per gestire i fondi delle royalties. Hanno detto di sì.Nonostante Padoa Schioppa».
    Qui le imprese si contano con il lumicino. Al bar, verso l'una, ci sono solo quattro o cinque muratori. I giovani che studiano se ne sono andati via. Tra i pochi è rimasto proprio il sindaco. «Anche se adesso ci sono i quattrini, che cosa ci possiamo inventare di nuovo per produrre sviluppo? Se non lo so io che sono un ingegnere s'immagini gli altri».


    http://www.ilsole24ore.com/art/SoleO...lesView=Libero

  5. #5
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  6. #6
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    Predefinito

    http://www.rinnovamentopersenise.eu/...do_pdf=1&id=32

    Basilicata e Petrolio
    A vegliare sui pozzi dell'Eni c'è il santuario della Madonna di Viggiano. Nera anche lei, come il petrolio. Da lassù, in cima
    al paese, a quasi mille metri d'altezza,si domina l'antico scenario della Val D'Agri. Dove l'Appennino lucano si appoggia
    sulla Calabria. In mezzo a foreste che nel Ventennio davano il legname per i calci dei fucili delle campagne d'Africa. E
    poi i laghi.E il petrolio appunto. Un sacco.
    Dopo anni di polemiche e battaglie, sull'oro nero in Basilicata sembra calato il silenzio. «Bella vista, no?». Il sindaco di
    Viaggiano è un ingegnere quarantenne e guarda nel fondo valle il luccicante impianto di prima lavorazione del greggio, il
    Centro Olio.I tubi e la ciminiera,una macchia d'argento nel verde. Il municipio è proprio sulla piazza, a ridosso del
    santuario. Giuseppe Alberti è forse il primo cittadino più invidiato d'Italia. Grazie alle royalties, infatti, nelle casse
    comunali arriveranno parecchi soldi. Neanche lui ancora sa bene quanti. Con i primi denari a Viggiano non s'è badato a
    spese. Allora ecco la ristrutturazione dello stadio con annesso inutile sottopasso pedonale che finisce nei campi incolti. O
    le nuove insegne delle vie iscritte sul marmo. In molti si rifaranno la facciata di casa a costo zero.


    «Ora qui vogliono anche la piscina coperta. Sono gelosi degli hotel. "Perché noi no?" mi dicono. E allora faremo anche
    questo ». Intanto il contatore giornaliero dei barili di petrolio estratti dall'Eni a Viggiano gira senza sosta. Il 19 ottobre
    superava quota 86mila. Dall'inizio dello sfruttamento del giacimento, nel 1997, ne sono stati trasportati a Taranto (via
    oloedotto) più di 25 milioni di barili. L'impressione è che in Basilicata la festa dell'oro nero sia soltanto agli inizi. È di
    qualche settimana fa un secondo accordo firmato dal governatore della Basilicata, Vito De Filippo, con i francesi della
    Total per lo sfruttamento di un altro giacimento, quello di Tempa Rossa in Val Camastra. In prospettiva si tratta di una
    vera e propria pioggia di denari. Nel 1999, per decisione dell'allora ministro dell'Industria Pierluigi Bersani, lo Stato preferì
    cedere tutti i diritti di royalties (il 7% degli incassi derivanti dalla vendita del petrolio) alla Basilicata. Ma a quanto
    ammontano queste royalties? Facciamo i conti. Se il 19 ottobre si sono estratti circa 86mila barili di greggio ad un prezzo
    medio di 58 dollari,l'incasso stimato è intorno ai 4,988 milioni di dollari. In euro (un dollaro = 0,79 euro) si superano di
    poco i 3,95 milioni. Il cui 7%è poco più di 276mila euro al giorno. In un anno, dunque, le royalties ad appannaggio degli
    enti locali raggiungerebbero quota 100 milioni e 740mila euro. In venti anni (stima del tempo di sfruttamento del
    giacimento) vogliono dire più di due miliardi di euro. L'ingegner Alberti lo sa e mostra segni di preoccupazione. Tutti
    questi denari non arriveranno certo solo a lui. L'area a cui sono destinati gli interventi previsti nel Programma operativo
    definito dalla Regione riguarda trenta Comuni della Valle.«Fra qualche anno non sapremo più cosa fare di questi soldi.
    Non è che ogni anno si può rifare la pavimentazione. A noi —racconta —servirebbero 50 posti di lavoro per
    risolvere il problema della disoccupazione. Ma le confesso che nessuna azienda del mio paese ha fatto domanda per
    l'ultimo bando finanziato con i ricavi del petrolio ».

    La chiave del rebus petrolio sta a sessanta chilometri da qui. A Potenza, nei moderni palazzi della Regione Basilicata.
    Cosimo Latronico, di Forza Italia, era il candidato del centrodestra che ha conteso senza successo la vittoria al
    governatore De Filippo. Ora, da capo dell'opposizione, spulcia il dossier Val d'Agri. Con la matita sottolinea le cifre
    ancora espresse in lire. «Nessuno sviluppo, solo spese che alimentano spese» ripete. Dei primi 46,4 milioni versati
    dall'Eni a titolo di compensazione ambientale, circa 33 milioni se ne sono andati per pagare i 5mila forestali della
    regione. Qualcosa è stato destinato agli emigrati lucani in Argentina e in borse di studio per gli universitari. Niente
    sistema di monitoraggio e niente osservatorio ambientale. E nessuna traccia della società energetica regionale che
    doveva utilizzare il gas estratto con il petrolio.Solo la metanizzazione dei Comuni è stata quasi portata a termine. Lo
    strumento individuato dalla regione Basilicata per utilizzare gli incassi delle royalties è il«Programma operativo della Val
    d'Agri» finanziato con 350 milioni di cuicirca la metà con i proventi dell'estrazione e l'altra metà con un prestito alla Bei. Ma
    le ricadute economiche promesse stentano a farsi vedere, anche perché gli impiegati nei pozzi o nel Centro Olio
    vengono quasi tutti da fuori.


    Nella primavera del 2002 uno scandalo tangenti ha coinvolto amministratori e imprenditori locali. «È stato messo a posto
    qualche marciapiede — continua Latronico — fatto qualche intervento assistenziale e poco di più. Troppi
    soldi, la verità è che non siamo in grado di spendere tutte queste risorse. Il problema più spinoso infatti riguarda i 134
    milioni destinati alle imprese. Secondo quel che scrive la stessa Giunta, ne sono stati realmente spesi solo 41 quasi tutti
    attraverso lo scorrimento delle graduatorie, ovvero premiando progetti imprenditoriali di bandi precedenti ».
    Parcellizzazioni inutili che non creano impatto sul territorio. Basta andare alla Bersagliera per capire l'aria che tira. Un
    piccolo selfservice nel cuore del sito industriale di Viggiano, l'unico dell'alta Valle, a pochi passi dall'impianto Eni.
    Quando gira il vento arriva la pungente puzza di petrolio e gas. All'ora di punta c'è poca gente in giro, molti capannoni
    sono abbandonati e fanno tornare alla mente i tempi, per alcuni rimpianti, della Cassa del Mezzogiorno.


    «Dobbiamo ammettere che manca ancora la capacità progettuale locale. Le parti sociali sono deboli e la contrattazione
    programmata non è mai decollata. Una storia che si ripete anche per il petrolio della Val D'Agri». Pietro Simonetti è stato
    consigliere regionale e attualmente è responsabile nazionale delle politiche comunitarie di Rifondazione. Dice che l'unico
    settore in cui c'è interesse ad investire è quello dell'energia. Basti pensare che in regione sono arrivate più di 1.500
    richieste per nuovi impianti eolici quando in tutta Italia attualmente ce ne sono 3.000.«I Comuni sperano di guadagnarci
    qualcosa, e grazie agli incentivi previsti dai certificati verdi è scattata la corsa al vento. Grandi guadagni in breve tempo».


    Gli alberghi di Villa d'Agri sono frequentati da lavoratori e da gruppi di spaesati tecnici kazaki dell'Eni. Anche il turismo,in
    questo eremo della natura, resta una chimera. L'ingegner Alberti ci ha pure provato. Tempo fa ha acquistato dei cannoni
    per l'innevamento artificiale. «Le piste ci sono, ma solo fino a 1400 metri. La neve — sussurra — si
    Maria Teresa Bellusci - Partito Democratico Lucano - per essere tanti e uniti, uguali e diversi
    http://www.rinnovamentopersenise.eu Realizzata con Joomla! Generata: 26 October, 2007, 11:08
    squagliava, il mare è un po' troppo vicino ».E allora non resta che far beneficiare a più persone possibili dell'insperata
    dote finanziaria. Qualche giorno fa è andato a Roma al ministero. Ha chiesto una deroga al blocco delle assunzioni. «In
    Comune mi servono quattro persone per gestire i fondi delle royalties. Hanno detto di sì. Nonostante Padoa Schioppa».


    Qui le imprese si contano con il lumicino. Al bar, verso l'una, ci sono solo quattro o cinque muratori. I giovani che
    studiano se ne sono andati via. Tra i pochi è rimasto proprio il sindaco. «Anche se adesso ci sono i quattrini, che cosa ci
    possiamo inventare di nuovo per produrre sviluppo? Se non lo so io che sono un ingegnere s'immagini gli altri».

    Il Sole 24 ore


    27 Ottobre 2006
    Maria Teresa Bellusci - Partito Democratico Lucano - per essere tanti e uniti, uguali e diversi
    http://www.rinnovamentopersenise.eu Realizzata con Joomla! Generata: 26 October, 2007, 11:08

 

 

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