Un sadhu arrivò verso l'ora di pranzo all'ashram di un Siddha. Dopo averlo salutato il Maestro invitò il sadhu a prendere il cibo con i residenti. Il sadhu, invece di raccogliere l'invito, replicò: “Chi nutre? Chi mangia?” Il Maestro gentilmente fece notare che quello non era il momento di filosofeggiare ma di pranzare. Il sadhu, sordo alla richiesta, continuò imperterrito nel suo ciarlare.
A questo punto il Siddha chiese ad un discepolo lì presente di dare uno schiaffone al sadhu, cosa che il discepolo eseguì prontamente. Alle rimostranze del povero sadhu il Maestro esclamò: “Chi le dà? Chi le prende?”
Un'altra volta lo stesso Siddha si recò in una nazione lontana per una visita ad un caro discepolo. Il padre di questo discepolo, non avendo mai avuto modo di conoscere un essere simile, lo avvicinava quotidianamente e partecipava ai satsang seduto tra gli altri visitatori. Una sera si arrivò all'argomento del dopo la vita e il padre del discepolo disse al Siddha: “Se io credessi in un al di là ma dopo la morte non dovesse esistere nulla, potrebbe immaginare la mia delusione? Che fregatura!”
Il Maestro rispose: “Lei può anche non preoccuparsi della questione; la risolverà, quando sarà il momento, suo figlio per lei (il mio discepolo).” Quando per il genitore giunse il momento della separazione, il figlio sussurrò un Mantra all'orecchio del padre e questo gli mostrò ciò che vi è oltre la vita. Quel padre non ebbe alcuna fregatura.




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