Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 17
  1. #1
    Forumista senior
    Data Registrazione
    10 Jun 2009
    Messaggi
    2,367
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito ancora ragionando di nazionalitarismo.....

    Tocco ancora, al fine di sviluppare un proficuo dibattito tra compagni, amici di buona volontà, un tema per me assai controverso che tira in ballo una concezione critica, e in difficile equilibrio, di soggettività collettiva.
    Più volte mi è capitato di avere interessanti confronti con alcuni compagni su tale tema, ma credo sia giunto il tempo di mettere tutti quanti le idee sul piatto del dialogo, pena la difficoltà nel cooperare in una direzione più precisa a partire da presupposti radicati in una concezione limpida.


    Per essere il più possibile sintetico comincio con il tracciare la differenza tra istanze universali ed istanze relative e contingenti:

    Per me istanza universale è quell'istanza umanissima (in senso esistenziale) la cui propagazione e diffusione culturale resta un faro d'azione comunitaria anche laddove un intero popolo o un'intera collettività sia del tutto estranea a tale istanza: ad esempio se milioni di persone sono, per alienazione, per rimbambimeto, per opportunismo, per stanchezza etcetc, inglobate nel sistema capitalistico e nelle sue abberrazioni quotidiane, ritengo doveroso e rispondente a necessità universale farsi portavoce e testimonianza di una manieraw di vivere comunitaria e comunista propaganda idee assolutamente minoritarie, ma dal carattere sempiterno.
    L'istanza universale è dunque tale poichè trssversale ai tempi storici ed ai luoghi e poichè è movimento costante e atto d'amore che permette all'uomo di ricondurre se stesso a semplicità ed essenzialità.
    Dunque non esiterò mai a comunicare e far valere culturalmente l'afflato comunitario e comunistico che ho nel cuore anche di fronte ad una platea o ad un popolo che per la quasi totalità appare insensibile a tali istanze.
    D'altra parte in ciò che sto affermando risiede il motore primo dell'universalismo e la mia avversione totale per il relativismo assoluto ( per il quale qualunque scelta umana è rispettabile in quanto tale e non in quanto corrispondente ad un criterio, aperto e dialogico per carità, di bene e male).
    All'iterno dell'istanza universale degna di essere perseguita anche se apparentemente minoritaria vedo anche la necessità della conoscenza della propria storia e delle proprie radici, nonchè lo spirito partecipativo comunitario ( e qui entra in gioco il difficile rapporto con il nazionalitarismo).
    E'per me istanza universale, ad esempio, difendere la sovranità democratica del proprio spazio politico costituito di diritto, per uscire dalla contraddizione tra finta sovranità apparente e percepita con azioni quotidiane e falsorappresentazioni e reale impotenza sostanziale.
    Approdare dalla finta rappresentatività alla vera partecipazione e appartenenza è per me un'azione riconducibile ad istanza universale.


    Per quanto riguarda invece le istanze realtive ( mi addentro ora nel problema) intendo quelle istanze la cui realizzazione e diffusione culturale sono storicamente determinate e geograficamente limitate.
    mentre ritengo universale e comunque buona l'istanza di una comunità di recuperare la simbologia che gli appartiene e conoscere se stessa, la propria storia, mi sembra invece relativo il desiderio di indipendenza di una comunità rispetto ad un'entità statuale entro cui tale entità è collocata in una situazione di possibilità oggettiva di convivenza ( Sardegna all'interno dell'Itali, paesi baschi all'interno della Spagna, Corsica all'interno della Francia, solo per citare alcuni casi nel panorama europeo).
    Ora, ciò che mi domanda è: laddove la sensibilità popolare non accolga il desiderio di indipendenza o di coscienza nazionale assoluta ossia preludio al desiderio di indipendenza, ma invece manifesti un sentimento quantomeno ambiguo o persino maggioritariamente inclusivista, quale tipo di istanza universale può giustificare e muovere la diffusione culturale di un senso di appartenenza esclusivo non percepito?
    Ciò non toglie che ritenga invece universalissimo lo sviluppo del sentimento di appartenenza non esclusivo ( ovvero non necessariamente preludio all'istanza indipendentista). Tra le due istanze c' è infatti una chiarissima differenza.

    Nel caso in cui il senso di apprtenenza comunitario diffuso culturalmente assuma i connotati della lotta indipendentista, si sta compiendo un'operazione assai carica di significato: si sta dicendo al proprio popolo: tu sei basco e non puoi convivere pacificamente in un contesto politico unito e sancito da 900 di storia politica condivisa, al lato degli altri spagnoli, poichè essi di sottraggono la tua appartenenza nazionale.
    Dire questo significa voler convincere un uomo di non essere qualcosa che invece egli sente di essere, e francamente, mentre lo ritengo doveroso e sacrosanto nel caso dell'istanza universale ( per cui è giusto e buono convincere un uomo che l'egoismo e il possessivismo sono cose cattive anche se le sente nel cuore), credo che sia pernicioso e pieno di conseguenze cattive nel caso di istanza relativa ( del tipo sono basco, sono spagnolo).
    Il problema, per concludere, è che se il nazionalitarismo si trasforma da sana istanza di sovranità democratica ( potenzialmente plurinazionale) e di parallela autocoscienza di comunità che possono facilmente e felicemente convivere dentro uno spazio più ampio democrativo e sovrano, si corre il rischio di finire prede di una schizofrenia etnica per cui bisogna convincere i popoli ad essere qualcosa in base a simbologie irrazionali ed esclusiviste.

    Il caso dei paesi baschi è flagrante, poichè in quel luogo colui che si sente in buona fede e con convinzione basco e spagnolo al tempo stesso ( e ve ne sono tantissimi) sono visti come fossero dei deviati in preda ad una crisi di identità:
    e a proposito di questo mi riveniva in mente anche il commento del compagno guardia arrubia quando parlava di schizofrenia identitaria per i sardi che si sentono sardi e allo stesso tempo italiani.

    Ora, mi chiedo: vale davvero la pena utilizzare tutte le proprie energie in un operazione maieutica relativa per convincere un popolo di essere tale e sopratutto per convincere un popolo che non è possibile esprimere se stesso nell'unità politica con un altro?
    Questo lo dico nella speranza viva e nell'impegno profuso ogni giorno per lottare per la liberazione dei nostri spazi politici senza mai suscitare un sentimento di impossibilità di vicinanza, con la convinzione di poter costruire spazi intercomunitari.


    Nella convinzione profonda che distinguere ( istanza che reputo universale) non è separare ( istanza che reputo relativa).
    E dunque se per l'istanza universale ( distinguere) vale la pena lottare culturalmente ( ben inteso fuori dalla violenza) anche se si è in minoranza ( ed è la ragione per cui sono disposto io stesso a lottare in ogni dove perchè le comunità riprendano coscienza delle proprie specificità, del proprio essere in comune, del proprio contatto con il territorio) ,
    non credo che per istanze relative ( indipendenza) valga davvero la pena lottare per convincere ad esempio un sardo che non è italiano.
    Lo dico con sofferenza e preoccupazione sapendo che se si intraprende quella strda ( ovvero voler convincere qualcuno di non essere qualcosa )si sa dove si inzizia, ma non si sa dove si finisce.

    Sogno comunità liberate conviventi, e per realizzare questa prospettiva la soluzionea mio avviso, non può essere la priorità indipendentista. Credo con convinzione che in chiave di lenta acquisizione di un'unità europea progressiva ( da realizzare a partire da zero) spaccare spazi politici sovrani sia la soluzione peggiore e più controproducente, che porterà per forza di cose all'assimilazione delle cause comunitarie dentro il paradigma della concorrenza etnico-fiscale tra spazi falsamente sovrani.
    Il mio non è un grido all'unità dell'Italia in quanto spazio politico creato nel 1861, non è un grido all'italianità come istanza ( che, in coerenza con il mio discorso, reputo relativa e non universale), on oserei mai pormi in quest'ottica, perchè non vi è nulla di più distante dalla mia sensibilità.
    la mia è una parola di conciliazione e un lavorio dal basso per costruire comunità solidali senza la propaganda continua ed incessante che mette al primo piano necessità di divisioni previe.


    Con stima ed amicizia per tutti i compagni, indipendentisti, non indipendentisti, comunisti, comunitari e nazionalitari, nonchè per tutti gli amici e fratelli che capitino in questo lido di rete telematica...affinchè tale dialogo contnui senza preguidizi o risentimenti.

    Comunismo e comunità


    a voi i commenti...

  2. #2
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    26 Jul 2004
    Località
    Roma
    Messaggi
    21,394
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    8 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Ho letto con piacere il tuo intervento, che segue gli altri che stai scrivendo da qualche mese su questo tema. Sono contento che tu abbia messo definitivamente mano alla questione aprendo il dibattito. Io penso che questo farà bene a ciascuno di noi per chiarire la questione.

    Dico la mia. Ritengo che chiunque abbia qualcosa da dire e diffondere è legittimato a farlo. Conseguentemente, se anche ci fosse un indipendentista, non riterrei la sua una pazzia, ma gli lascerei la possibilità di propagandare la sua idea. Dobbiamo subito intenderci sulla questione legata alla violenza: per me è legittima quando il Paese è occupato militarmente e la libertà è negata, con conseguenti omicidi e repressioni. Solo in questo caso legittimo la violenza da parte dei partigiani della libertà. Fatta questa premessa, andiamo al sodo.

    Ritengo giusto nonché legittimo che gli amici corsi, sardi, baschi, irlandesi, etc. cerchino di recuperare la propria indipendenza, nella misura in cui lo facciano nell'alveo dell'anticapitalismo e dell'antimperialismo. Nel momento in cui una comunità nazionale cerchi di staccarsi da una realtà nazionale più grande per creare la propria comunità indipendente, fuori dall'alveo appena accennato, per me non va appoggiata, perché ci ritroveremmo di fronte alle aberrazioni della Lega Nord e di tutti gli indipendentismi di marca razzista.

    In concreto: io appoggio e sostengo tutte le lotte di liberazione nazionale che siano anche anticapitaliste ed antimperialiste, che vogliano - nella sostanza - costruire una federazione solidale di stati nazionali repubblicani, nella speranza - remota - che si possano unire tutti sotte le bandiere di una federazione multinazionale repubblicana e comunista - un sogno, niente di più -.

  3. #3
    PENULTIMO VALLIGIANO COMUNISTA
    Data Registrazione
    27 May 2006
    Località
    Luino
    Messaggi
    1,095
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Outis Visualizza Messaggio
    Ho letto con piacere il tuo intervento, che segue gli altri che stai scrivendo da qualche mese su questo tema. Sono contento che tu abbia messo definitivamente mano alla questione aprendo il dibattito. Io penso che questo farà bene a ciascuno di noi per chiarire la questione.

    Dico la mia. Ritengo che chiunque abbia qualcosa da dire e diffondere è legittimato a farlo. Conseguentemente, se anche ci fosse un indipendentista, non riterrei la sua una pazzia, ma gli lascerei la possibilità di propagandare la sua idea. Dobbiamo subito intenderci sulla questione legata alla violenza: per me è legittima quando il Paese è occupato militarmente e la libertà è negata, con conseguenti omicidi e repressioni. Solo in questo caso legittimo la violenza da parte dei partigiani della libertà. Fatta questa premessa, andiamo al sodo.

    Ritengo giusto nonché legittimo che gli amici corsi, sardi, baschi, irlandesi, etc. cerchino di recuperare la propria indipendenza, nella misura in cui lo facciano nell'alveo dell'anticapitalismo e dell'antimperialismo. Nel momento in cui una comunità nazionale cerchi di staccarsi da una realtà nazionale più grande per creare la propria comunità indipendente, fuori dall'alveo appena accennato, per me non va appoggiata, perché ci ritroveremmo di fronte alle aberrazioni della Lega Nord e di tutti gli indipendentismi di marca razzista.

    In concreto: io appoggio e sostengo tutte le lotte di liberazione nazionale che siano anche anticapitaliste ed antimperialiste, che vogliano - nella sostanza - costruire una federazione solidale di stati nazionali repubblicani, nella speranza - remota - che si possano unire tutti sotte le bandiere di una federazione multinazionale repubblicana e comunista - un sogno, niente di più -.
    A sostegno di quanto affermi vorrei fare un'osservazione:
    Forse sbagliamo a parlare di sogni.Qualche tempo fa lessi un passaggio di un libro di Sepulveda che mi rimase molto impresso.S. nella sua visione dell'utopia scrisse che"continuiamo ad inseguire l'orizzonte,seppur non riusciremo mai a raggiungerlo,faremo comunque dei passi avanti [..]"
    Con questo intendo affermare che il lavoro svolto debba essere assolutamente lungimirante in quanto prospettiva per le prossime generazioni.
    "Una picconata dopo l'altra riusciremo a portare il sole sulla nostra terra.[...]". Yu Kung

  4. #4
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    26 Jul 2004
    Località
    Roma
    Messaggi
    21,394
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    8 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da resistente71 Visualizza Messaggio
    A sostegno di quanto affermi vorrei fare un'osservazione:
    Forse sbagliamo a parlare di sogni.Qualche tempo fa lessi un passaggio di un libro di Sepulveda che mi rimase molto impresso.S. nella sua visione dell'utopia scrisse che"continuiamo ad inseguire l'orizzonte,seppur non riusciremo mai a raggiungerlo,faremo comunque dei passi avanti [..]"
    Con questo intendo affermare che il lavoro svolto debba essere assolutamente lungimirante in quanto prospettiva per le prossime generazioni.
    "Una picconata dopo l'altra riusciremo a portare il sole sulla nostra terra.[...]". Yu Kung
    Benissimo. Spero che tu condivida quanto ho scritto.

  5. #5
    PENULTIMO VALLIGIANO COMUNISTA
    Data Registrazione
    27 May 2006
    Località
    Luino
    Messaggi
    1,095
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Outis Visualizza Messaggio
    Benissimo. Spero che tu condivida quanto ho scritto.
    Certamente.La comunità in cui vivo si distingue per chiusura,in sei anni di residenza ho allacciato timidi rapporti con un vicinato schivo e introverso.Ciò nonostante,non rinuncio alla prospettiva di una società migliore e continuo ad inseguire lo stesso orizzonte che scrutavo dal cielo ambrosiano.
    Forse non raccoglierò mai i frutti della semina,ma non per questo smetterò di lottare perche qualcun'altro possa raccoglierli in futuro.

  6. #6
    Forumista senior
    Data Registrazione
    10 Jun 2009
    Messaggi
    2,367
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Outis Visualizza Messaggio
    Ho letto con piacere il tuo intervento, che segue gli altri che stai scrivendo da qualche mese su questo tema. Sono contento che tu abbia messo definitivamente mano alla questione aprendo il dibattito. Io penso che questo farà bene a ciascuno di noi per chiarire la questione.

    Dico la mia. Ritengo che chiunque abbia qualcosa da dire e diffondere è legittimato a farlo. Conseguentemente, se anche ci fosse un indipendentista, non riterrei la sua una pazzia, ma gli lascerei la possibilità di propagandare la sua idea. Dobbiamo subito intenderci sulla questione legata alla violenza: per me è legittima quando il Paese è occupato militarmente e la libertà è negata, con conseguenti omicidi e repressioni. Solo in questo caso legittimo la violenza da parte dei partigiani della libertà. Fatta questa premessa, andiamo al sodo.

    Ritengo giusto nonché legittimo che gli amici corsi, sardi, baschi, irlandesi, etc. cerchino di recuperare la propria indipendenza, nella misura in cui lo facciano nell'alveo dell'anticapitalismo e dell'antimperialismo. Nel momento in cui una comunità nazionale cerchi di staccarsi da una realtà nazionale più grande per creare la propria comunità indipendente, fuori dall'alveo appena accennato, per me non va appoggiata, perché ci ritroveremmo di fronte alle aberrazioni della Lega Nord e di tutti gli indipendentismi di marca razzista.

    In concreto: io appoggio e sostengo tutte le lotte di liberazione nazionale che siano anche anticapitaliste ed antimperialiste, che vogliano - nella sostanza - costruire una federazione solidale di stati nazionali repubblicani, nella speranza - remota - che si possano unire tutti sotte le bandiere di una federazione multinazionale repubblicana e comunista - un sogno, niente di più -.

    Bene, me ne rallegro: finalmente parte un dibattito costruttivo che non mi mette in gioco come ideologo di un ruolo che non mi appartiene, come fossi un sostenitore isolato dell'antiindipentismo ( mentre in realta' pongo un problema molto piu' complesso, che tocca un ragionamento filosofico e politico in prima battuta e politico -geopolitico in seconda battuta).
    Il punto cruciale che, nell'aspetto pratico piu' che teorico, mi sembra differenzi la mia visione dalla tua sta nel fatto che io ritengo non proficua e spesso ( parlo dei casi eclatanti e perniciosi di xenofobia al contrario e vittimismo estremista onirico come una parte del nazionalismo basco) pericolosa la lotta per lo smembramento di stati nazione esistenti.
    Che tali stati nazione come Italia, Francia e Spagna ( parlo di questi in particolare poiche sono le realta che conosco con piu profondita') abbiano bisogno di una ricostruzione in chiave intercomunitaria e plurinazionale in senso politico culturale e' assolutamente vero. Tuttavia trovo errata e controproducente la messa in discussione continua da parte dell'indipendentismo di unita' politiche ( e ripeto politiche perche' esse tali sono state, con tutti i limiti enormi, e sono, mentre strutturalmente politica non e' ad esempio l'Europa che conosce ad oggi spinte unitarie di carattere esclusivamente mercantile ed ultraimperialistico all-esterno) esistenti e sostanzialmente accetate dalle popolazioni.

    Innanzitutto ribadisco che credo fortemente in una reintegrazione europea rifondata che dovra' sorgere con il tempo.
    ma la mia domanda e': come possiamo credere all'integrazione europea fondata su pluricomunita',se ci sentiamo incapaci di ricostruire su basi intercomunitarie, uniti nella differenza, i nostri stessi spazi statuali storicamente esistenti e bene o male radicati nelle coscienze di plurime generazioni?

    Perche' ledere unita' di fatto entro le quali, grazie anche a elementi non indifferenti come lingue comuni ( i nostri compagni sardi di questo forum si esprimono in un italiano assolutamente invidiabile e musicale, e lo stesso vale per la popolazione basca al cento per cento conoscitrice perfetta del castigliano, o dei catalani), o ad una storia di lotte comuni ( giusto per fare due nomi di lotte all'interno delle unita' costituite di uomini e donne di nazionalita' integrate: Antonio Gramsci e Dolores Ibarruri...e ne potrei fare altre centinaia), ed esperienze comuni, entro le quali, dicevo, si potrebbe ricostruire partendo dalla comunita' locali uno Stato da integrare successivamente in una federazione europea?

    Insomma io inverto l'ordine della lotta. Non credo che inculcare e propagandare spiriti indipendentisti sia oggi un bene in Europa, e non lo credo sopratutto laddove questo debba passare per un operazione maieutica di diffusione di un identita' esclusiva che non in tanti sentono.
    L'euskadizzazione antispagnolo in Euskadi e' un processo inquietante, che dovrebbe servire da esempio, e lo stesso la lettonizzazione della lettonia, con aberrazioni antirusse al seguito.
    Dunque, cio' che dico e' che, ammeno che ovviamente non vi sia una repressione etnica e culturale in atto con conseguente impossibilita' di convivere, sarebbe ben piu' forte un'azione di riqualificazione intercomunitaria di stati gia' in essere, politicamente vivi e necessitanti sovranita' rispetto ad organismi antipolitici strutturalemtne esterni ( FMI, banca mondiale, OMc, Stati Uniti con basi militari, UE ).
    Il tutto verso un Europa unita dei popoli.

    L'ordine d'azione culturale e pratica da me difeso presenta vantaggi considerevoli, riassumibili in alcuni punti sintetici:

    1. si evita il doloroso processo di separazione politica con la conseguente difficolta' per i cittadini di decidere dove trovarsi, se emigrare da una parte all'altra o no, di separazione di migliaia di famiglie distribuite in territori contingui etc etc

    2. si evita l'implicita esclusione e stigmatizzazione di fatto delle innumerevoli persone che lungi dal rinnegare la propria identita' sarda, basca, corsa etc etc , la sentono ormai, dopo tanti anni di effettiva integrazione politica, legata ad un identita' italiana, spagnola o francese. Di persone con tale sensibilita' ve ne sono tantissime, anzi sono forse la maggior parte. Quale miglior soluzione per esse di un' unita' effettiva intercomunitaria nella diversita'

    3. si afferma il principio della possibilita' di vivere insieme pur se diversi, affermando un patriottismo plurinazionale, come accadde in Jugoslavia negli anni 50, e come accadde in Iraq e accade tuttora nella lotta di liberazione, o ancora come accade in sudamerica nella coesistenza interfcomunitaria tra indios e bianchi ( vedi processo interessantissimo Boliviano).
    Affermare tale principio signirfica rigettare al mare il primo alleato dell' imperialismo: l'etnicismo e fugare ogni deriva nazionalistica etnica che e' stata la vera piaga drammatica dell' Europa nella storia moderna, e che foraggia ampiamente la posizione di dominio USA.
    Come possiamo d'altronde lottare per una federazione Europea politica fondata sulla diversita' se non siamo capaci di accettare tale diversita' nelle esistenti entita' politiche attuali, sempre piu' svuotate in questi tempi di sovranita' ?


    4. si stabilisce un sano equilibrio tra idea di nazione intesa come patrimonio storico di lungo periodo ( garantita dall'intercomunitarismo attivo) e l'idea di nazione come entita' viva, immersa anche nel presente, che non butta a mare la storia dell'oggi per inseguire soltanto un radicamento nel passato.
    D'altronde mi spaventerbbe molto sentire un ragazzo sardo della generazione presente che dopo 150 anni di unita' politica con l'Italia afferma che il suo essere in comune con lo stato italiano equivarrebbe all'essere in comune con qualunque altro stato o nazionalita' mediterranea.
    Insomma l'equilibrio tra tradizione e presente, tra valorizzazione di un popolo e sua collocazione ( non violenta, ben inteso, ) nell'oggi e' realizzabile attraverso ricostruzioni intercomunitarie interne con vocazione universalistica

    5. si metterebbe fine alla diatriba, assai complessa e autorefernziale, per la quale alcune entita' geoggrafiche sarebbero nazioni ed altre no.
    perche' ad esempio gli indipendentisti in Sicilia sono inglobati dai teorici della questione nazionale etnica nello spazio italiano e i sardi no?
    le distinzioni etniche a tavolino, basate su lingua ed eredita' storica, sono assai pericoloso e rischiano di divenire pipponi accademici positivistico,biologici.
    Io sposo la tesi per cui una comunita' e' tale se sente di esserlo. nel momento in cui la maggior parte di essa non ne ha autocoscienza essa non esiste piu'.
    L'autocoscienza la si puo ricreare e spesso la si deve ricreare per ridare ad un popolo un senso presente e una collocazione storica, ma posto che si sta ripartendo da un'operazione maieutica, perche' .non farla nel paradigma dell'intercomunitarismo??



    Spero di aver espresso con ancora piu' chiarezza il mio pensiero.
    per il momento ringrazio il sempre partecipe compagno outis per la risposta, e rimando la discussione in avanti...



    comunismo e comunita'

  7. #7
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    26 Jul 2004
    Località
    Roma
    Messaggi
    21,394
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    8 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Chiariamo: io sono contro lo smembramento degli stati nazionali attuali. Sarebbe come darsi la zappa sui piedi. Però, dall'altra parte, capisco pure i compagni indipendentisti, che cercano di liberarsi da quelli che sentono essere oppressori.

    Per il resto, mi sembra condivisibile il tuo proposito generale.

    Il nazionalitarismo resta a mio avviso una distinzione di non poco conto nell'ambito dell'alveo comunista.

  8. #8
    Forumista senior
    Data Registrazione
    10 Jun 2009
    Messaggi
    2,367
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Outis Visualizza Messaggio
    Chiariamo: io sono contro lo smembramento degli stati nazionali attuali. Sarebbe come darsi la zappa sui piedi. Però, dall'altra parte, capisco pure i compagni indipendentisti, che cercano di liberarsi da quelli che sentono essere oppressori.

    Per il resto, mi sembra condivisibile il tuo proposito generale.

    Il nazionalitarismo resta a mio avviso una distinzione di non poco conto nell'ambito dell'alveo comunista.

    ineffetti avevo capito diversamente. bene cosi'...
    seguiamo con il dibattito perchè è molto importante.
    domani aggiungo elementi sul nazionalitarismo, le ambiguità e le potenzialità.

  9. #9
    ghost dog
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    « Prego bensì che l'una e l'altra cosa, la vittoria e il ritorno, tu conceda, ma se una sola cosa, o Dio, darai,la vittoria concedi sola! »
    Messaggi
    2,415
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da terraeamore Visualizza Messaggio
    Bene, me ne rallegro: finalmente parte un dibattito costruttivo che non mi mette in gioco come ideologo di un ruolo che non mi appartiene, come fossi un sostenitore isolato dell'antiindipentismo ( mentre in realta' pongo un problema molto piu' complesso, che tocca un ragionamento filosofico e politico in prima battuta e politico -geopolitico in seconda battuta).
    Il punto cruciale che, nell'aspetto pratico piu' che teorico, mi sembra differenzi la mia visione dalla tua sta nel fatto che io ritengo non proficua e spesso ( parlo dei casi eclatanti e perniciosi di xenofobia al contrario e vittimismo estremista onirico come una parte del nazionalismo basco) pericolosa la lotta per lo smembramento di stati nazione esistenti.
    Che tali stati nazione come Italia, Francia e Spagna ( parlo di questi in particolare poiche sono le realta che conosco con piu profondita') abbiano bisogno di una ricostruzione in chiave intercomunitaria e plurinazionale in senso politico culturale e' assolutamente vero. Tuttavia trovo errata e controproducente la messa in discussione continua da parte dell'indipendentismo di unita' politiche ( e ripeto politiche perche' esse tali sono state, con tutti i limiti enormi, e sono, mentre strutturalmente politica non e' ad esempio l'Europa che conosce ad oggi spinte unitarie di carattere esclusivamente mercantile ed ultraimperialistico all-esterno) esistenti e sostanzialmente accetate dalle popolazioni.

    Innanzitutto ribadisco che credo fortemente in una reintegrazione europea rifondata che dovra' sorgere con il tempo.
    ma la mia domanda e': come possiamo credere all'integrazione europea fondata su pluricomunita',se ci sentiamo incapaci di ricostruire su basi intercomunitarie, uniti nella differenza, i nostri stessi spazi statuali storicamente esistenti e bene o male radicati nelle coscienze di plurime generazioni?

    Perche' ledere unita' di fatto entro le quali, grazie anche a elementi non indifferenti come lingue comuni ( i nostri compagni sardi di questo forum si esprimono in un italiano assolutamente invidiabile e musicale, e lo stesso vale per la popolazione basca al cento per cento conoscitrice perfetta del castigliano, o dei catalani), o ad una storia di lotte comuni ( giusto per fare due nomi di lotte all'interno delle unita' costituite di uomini e donne di nazionalita' integrate: Antonio Gramsci e Dolores Ibarruri...e ne potrei fare altre centinaia), ed esperienze comuni, entro le quali, dicevo, si potrebbe ricostruire partendo dalla comunita' locali uno Stato da integrare successivamente in una federazione europea?

    Insomma io inverto l'ordine della lotta. Non credo che inculcare e propagandare spiriti indipendentisti sia oggi un bene in Europa, e non lo credo sopratutto laddove questo debba passare per un operazione maieutica di diffusione di un identita' esclusiva che non in tanti sentono.
    L'euskadizzazione antispagnolo in Euskadi e' un processo inquietante, che dovrebbe servire da esempio, e lo stesso la lettonizzazione della lettonia, con aberrazioni antirusse al seguito.
    Dunque, cio' che dico e' che, ammeno che ovviamente non vi sia una repressione etnica e culturale in atto con conseguente impossibilita' di convivere, sarebbe ben piu' forte un'azione di riqualificazione intercomunitaria di stati gia' in essere, politicamente vivi e necessitanti sovranita' rispetto ad organismi antipolitici strutturalemtne esterni ( FMI, banca mondiale, OMc, Stati Uniti con basi militari, UE ).
    Il tutto verso un Europa unita dei popoli.

    L'ordine d'azione culturale e pratica da me difeso presenta vantaggi considerevoli, riassumibili in alcuni punti sintetici:

    1. si evita il doloroso processo di separazione politica con la conseguente difficolta' per i cittadini di decidere dove trovarsi, se emigrare da una parte all'altra o no, di separazione di migliaia di famiglie distribuite in territori contingui etc etc

    2. si evita l'implicita esclusione e stigmatizzazione di fatto delle innumerevoli persone che lungi dal rinnegare la propria identita' sarda, basca, corsa etc etc , la sentono ormai, dopo tanti anni di effettiva integrazione politica, legata ad un identita' italiana, spagnola o francese. Di persone con tale sensibilita' ve ne sono tantissime, anzi sono forse la maggior parte. Quale miglior soluzione per esse di un' unita' effettiva intercomunitaria nella diversita'

    3. si afferma il principio della possibilita' di vivere insieme pur se diversi, affermando un patriottismo plurinazionale, come accadde in Jugoslavia negli anni 50, e come accadde in Iraq e accade tuttora nella lotta di liberazione, o ancora come accade in sudamerica nella coesistenza interfcomunitaria tra indios e bianchi ( vedi processo interessantissimo Boliviano).
    Affermare tale principio signirfica rigettare al mare il primo alleato dell' imperialismo: l'etnicismo e fugare ogni deriva nazionalistica etnica che e' stata la vera piaga drammatica dell' Europa nella storia moderna, e che foraggia ampiamente la posizione di dominio USA.
    Come possiamo d'altronde lottare per una federazione Europea politica fondata sulla diversita' se non siamo capaci di accettare tale diversita' nelle esistenti entita' politiche attuali, sempre piu' svuotate in questi tempi di sovranita' ?


    4. si stabilisce un sano equilibrio tra idea di nazione intesa come patrimonio storico di lungo periodo ( garantita dall'intercomunitarismo attivo) e l'idea di nazione come entita' viva, immersa anche nel presente, che non butta a mare la storia dell'oggi per inseguire soltanto un radicamento nel passato.
    D'altronde mi spaventerbbe molto sentire un ragazzo sardo della generazione presente che dopo 150 anni di unita' politica con l'Italia afferma che il suo essere in comune con lo stato italiano equivarrebbe all'essere in comune con qualunque altro stato o nazionalita' mediterranea.
    Insomma l'equilibrio tra tradizione e presente, tra valorizzazione di un popolo e sua collocazione ( non violenta, ben inteso, ) nell'oggi e' realizzabile attraverso ricostruzioni intercomunitarie interne con vocazione universalistica

    5. si metterebbe fine alla diatriba, assai complessa e autorefernziale, per la quale alcune entita' geoggrafiche sarebbero nazioni ed altre no.
    perche' ad esempio gli indipendentisti in Sicilia sono inglobati dai teorici della questione nazionale etnica nello spazio italiano e i sardi no?
    le distinzioni etniche a tavolino, basate su lingua ed eredita' storica, sono assai pericoloso e rischiano di divenire pipponi accademici positivistico,biologici.
    Io sposo la tesi per cui una comunita' e' tale se sente di esserlo. nel momento in cui la maggior parte di essa non ne ha autocoscienza essa non esiste piu'.
    L'autocoscienza la si puo ricreare e spesso la si deve ricreare per ridare ad un popolo un senso presente e una collocazione storica, ma posto che si sta ripartendo da un'operazione maieutica, perche' .non farla nel paradigma dell'intercomunitarismo??



    Spero di aver espresso con ancora piu' chiarezza il mio pensiero.
    per il momento ringrazio il sempre partecipe compagno outis per la risposta, e rimando la discussione in avanti...



    comunismo e comunita'
    Se un "indipendentista" in europa afferma di voler la "separazione" definitiva dagli altri popoli vicini, non è un "indipendentista". E' un pazzo.
    Essere "uniti" vuol dire decidere di camminare insieme mantenendo ognuno la propria dignità, la propria libertà, il proprio arbitrio.
    Altrimenti non è "unità", ma sottomissione.
    Non c'è altrimenti "dignità" o "fratellanza", ma solo colonialismo (che non equivale solo ai fenomeni storici passati).

    Negare ad una collettività il diritto ad autodeterminarsi è un assurdo: se si è "democratici", e si ha coscienza del carattere immanente dello Stato, non vi dovrebbe essere alcun problema ad accettare la determinazione di una popolazione: viceversa, se lo Stato viene ancora inteso come "principe despota" in stile novecentesco (da una parte e dall'altra), allora è ovvio che si gridi allo "indicibile peccato".

    Se si concepisce l'Europa dei popoli come futura casa comune, dove sussiste il problema?
    In Euskal Herria si parla il castigliano per lo stesso motivo per il quale in Algeria ed in Indocina si parlva francese, o ancora in Somalia ed in Libia si parlava italiano.
    Non si può fondare la propria visione politica sull'imposizione di una lingua!

    A parte il fatto che lasciare le cause nazionali all'imperialismo significa veramente preparare un futuro a base di etno-nazionalismo endemico e distruttivo per l'Europa!
    Queste comunità non sono popolate da "matti", ma da persone che sentono intimamente di appartenere ad un modo "altro" di intendere la vita: perchè questo modo "altro" non deve avere spazio nella dialettica della storia?

    E come si può pensare di costruire l'unità tra i popoli senza prima aver loro fornito la possibilità principale: quella di scegliere liberamente del proprio destino.
    Se hai uno schiavo, liberalo! Poi offrigli ospitalità in casa tua.
    Altrimenti, per quanto tu bene lo tratti, sempre schiavo resterà.

    Questo è il succo del discorso, senza tanti giri di parole.
    La vera fratellanza e unità tra i popoli europei e rivieraschi si avrà solo quando si concepirà l'unione come federazione tra popoli liberi.

    comunismo e COMUNITA'
    PRO SA REPUBRICA DEMOCRATICA SARDA
    FINTZAS A SA BINCHIDA, SEMPER!

  10. #10
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    26 Jul 2004
    Località
    Roma
    Messaggi
    21,394
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    8 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    A parte il resto del discorso, di cui condivido la sostanza, quoto la parte che segue:

    Citazione Originariamente Scritto da Shardana Ruju Visualizza Messaggio
    La vera fratellanza e unità tra i popoli europei e rivieraschi si avrà solo quando si concepirà l'unione come federazione tra popoli liberi.
    Ineccepibile!

 

 
Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Ragionando sugli equilibri prossimi futuri
    Di FalcoConservatore nel forum Conservatorismo
    Risposte: 17
    Ultimo Messaggio: 21-06-11, 10:55
  2. Risposte: 79
    Ultimo Messaggio: 28-06-08, 10:46
  3. 'Nazionalitarismo'...id est?
    Di Lucky Luke (POL) nel forum Comunismo e Comunità
    Risposte: 7
    Ultimo Messaggio: 25-01-07, 22:37
  4. Ragionando su Air Alps...
    Di goafan nel forum Aviazione Civile
    Risposte: 20
    Ultimo Messaggio: 26-07-05, 15:36
  5. Nazionalitarismo
    Di Quetzalcoatl nel forum Comunismo e Comunità
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 18-07-05, 23:34

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito