I leghisti e Garibaldi: i padani offendono la storia italiana Mercoledì 7 Novembre 2007 – 16:09 – Federico Svevo Ancora una volta gli uomini della Lega perdono una buona occasione per tacere. In occasione di una giornata di studio allestita nella sala della Lupa alla Camera, nell’ambito del bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi, le camicie verdi sono tornate ad agitare i loro animi anti risorgimentali dimenando striscioni inneggianti ad una fantomatica ‘padania libera’ e volantini con l’effige dell’eroe dei due mondi recanti la dicitura: “Ma quale eroe, era un traditore, un mercenario, un massone, un nemico della Chiesa, un negriero, un truffatore, un ladro di bestiame e un criminale di guerra”. A guidare l’assalto degli eredi di Alberto da Giussano il vice capo gruppo del Carroccio a Montecitorio Andrea Gibelli. Non appena i ‘padani’ hanno messo in scena la loro rappresentazione di dubbio gusto Fausto Bertinotti, presidente dell’assemblea, ha preso la parola per condannare l’azione degli ultra secessionisti. “È stata - ha dichiarato l’ex segretario di Rifondazione - una contestazione sgradevole” pur chiosando “ci sono diverse parti politiche, e ognuno è libero di esprimere la propria opinione nel rispetto degli altri”, anche se diffamare uno dei Padri della Patria non è certo il miglior modo per esprimere la propria opinione, specialmente se poi simili offese sono mosse da un partito che ha più volte mostrato scarso rispetto per i simboli nazionali, come non ricordare, ad esempio, quando Bossi suggerì un singolare uso del tricolore?I richiami della terza carica dello Stato ovviamente non hanno fatto breccia tra le camicie verdi che con Francesco Bricolo hanno rincarato la dose aggiungendo: “È una figura da dimenticare. Lo dicono anche nel Mezzogiorno dove ha portato violenza. Noi organizzeremo un convegno alla Camera per illustrare la vera figura di Garibaldi e non come oggi, dove sono presenti in massa amici della massoneria”.A cadenza più o meno regolare la Lega continua a scagliarsi contro il Risorgimento, ovvero uno dei momenti più alti della storia italiana quando un manipolo di audaci si resero conto che quella terra da secoli “calpesta e derisa” era la loro patria e si immolarono per dar vita ad una nazione unita.Oggi gli uomini di Bossi si scagliano contro Garibaldi definendolo nemico della chiesa, come se difendere a spada tratta i privilegi di cui i successori di Pietro il pescatore godono sia un motivo di vanto in uno Stato laico come il nostro.Parlano del patriota nizzardo apostrofandolo con il titolo di criminale di guerra e poi non si fanno problemi ad avvallare le guerre preventive decise da Washington, quelle stesso operazioni militari che mettono in ginocchio intere popolazioni per fini tutt’altro che umanitari.Probabilmente in un Paese normale diffamare ed oltraggiare chi ha contribuito a liberare una nazione dal gioco di potenze straniere sarebbe considerato un reato, ma ciò purtroppo non avviene in Italia dove anzi nella scorsa legislatura alcuni reati come il vilipendio alla bandiera e simili sono stati depenalizzati.I leghisti purtroppo continuano a vivere fuori della storia, dimenticando che se non fosse stato per personaggi come Garibaldi la loro padania, terra fantastica e misteriosa che sembra uscita dalla penna di Tolkien, sarebbe equamente divisa tra francesi ed austriaci e per le camicie verdi la fortezza dello Speilberg, probabilmente, non sarebbe un luogo conosciuto solo tramite l’immortale penna del patriota italiano Silvio Pellico.Un po’ di rispetto quindi per chi ha creato dal nulla una nazione sicuramente non guasterebbe. www.rinascita.net




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