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  1. #1
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    Thumbs down Continuano le calunnie al giudice Carnevale

    Imbecilli, ignoranti, diffamatori

    Scritto da Mauro Mellini

    sabato 27 ottobre 2007


    C’è un tipo di diffamatore che ha connotazioni maniacali ed ha bisogno di gettar fango sui bersagli prescelti per le manifestazioni di tale tendenza senza badare a smentite, “prese in castagna”, dimostrazioni le più chiare dell’infondatezza e della banalità di certe affermazioni, un bisogno che ricorda quello dei tossicodipendenti. Quanto più le diffamazioni di questi signori sono espressioni di luoghi comuni e di ottusità, tanto più resistono nel tempo e tornano a galla dopo anni ed anni come se nel frattempo non fossero naufragate miseramente le campagne di ben orchestrate e strumentali calunnie e non fossero state ricacciate in gola a chi ne è stato il promotore ed il divulgatore di certe invenzioni.
    Sul “Messaggero” del 24 ottobre 2007, in un riquadro intitolato assai pretenziosamente “Dieci righe di storia”, con il mero pretesto di un anniversario, vi si legge “24 ottobre 1988” – A Roma la prima sezione della Corte di Cassazione, presieduta da Corrado Carnevale, annulla “per difetto di forma” la condanna del boss napoletano Michele Zaza, trafficante internazionale di droga”. E via discorrendo. Discorrendo di diecine di sentenze annullate dalla sezione presieduta da Carnevale, della definizione di “ammazzasentenze” da questi guadagnata, di “difetto di motivazione” (come se fosse un pretesto in sé visibile) a fondamento di quegli annullamenti. E poi “nel 1992 Carnevale sarà trasferito alla (!!!) Sezione Civile della Cassazione.
    Non una parola della pioggia delle accuse (di per sé indiziaria di un progetto persecutorio) e della loro definitiva, dimostrata infondatezza nei confronti di uno dei migliori magistrati mai avuti in Italia. E l’idiozia pertinace dell’”ammazzasentenze” (come se la Cassazione, invece che Corte, appunto, di Cassazione, dovesse essere “di confermazione”). E quel “difetto di forma” ammannito ai lettori come se si trattasse di un difetto di formato o di veste grafica del dattiloscritto della sentenza.
    Autore del riquadro è tale Gianni Bisiach. C’è pure la faccia del medesimo in un piccolo riquadro accanto al titolo. Vecchio? Giovane? Sorride, evidentemente compiaciuto, non si sa se per la buona memoria di antiche campagne in cui, magari abbia avuto parte, oppure per essere stato capace di ripescare, rimestando, un vecchio argomento.
    Rimestando. Si capisce in che cosa.

    http://www.giustiziagiusta.info/inde...=1823&Itemid=1

  2. #2
    Non prevalebunt
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    Se Carnevale ( un nome, un programma) è uno dei migliori magistrati figuriamoci quali danni possa fare il peggiore....

  3. #3
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    Gianni Bisiach è un grande giornalista...quel tale che si permette di criticarlo con parole da bar si qualifica da solo.

    L'aspetto formale è anch'esso soggettivo e interpretabile....e pertanto non sta bene che sia interpretato a senso unico.

  4. #4
    vae victis
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    Carnevale fu assolto dai suoi stessi compagni di banco che lavoravano con lui in Cassazione,come se la sentenza del MaxiProcesso la si fosse fatta scrivere a Provenzano.

    Che schifo.

  5. #5
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    Cool

    Citazione Originariamente Scritto da antonio Visualizza Messaggio
    ma Carnevale e' quello che definiva cretino Falcone, mentre Falcone rischiava la vita giorno e notte?


    Ma in fondo non e' strano che Mellini, parte di quel partito radicale che in virtu' delle battaglie garantiste mieteva consensi fra i mafiosi siculi , non lo ricordi..
    Su queste presunte offese a Fakcone non so che dirti, non so nemmeno se siano provate. Tutti possono sbagliare. Ricordo però che a insultare Falcone e fargli terra bruciata furono proprio i suoi colleghi della Procura di Palermo, lo stesso CSM che gli preferì Antonino Mele alla guida della Procura palermitana, nonché i vari giudici superprofessionisti della politica finta antimafiosa, che altro non è se non lotta tra bande, tra fazioni, quella finto antimafiosa e quella mafiosa: mi riferisco in particolare a Caselli e Violante, che detestavano Falcone, all'avv. Galasso, ex deputato della Rete di Orlando, difensore di mafiosi "pentiti", a Orlando stesso, imbufalito contro Falcone perché quest'ultimo non voleva incriminare Andreotti, per poi giungere alla montagna vergognosa di spazzatura e veleno propagandistico che tutti costoro gettarono su Falcone quando questi decise di accettare l'invito ad andare a lavorare al Ministero di Giustizia sotto la guida di Claudio Martelli: tutti costoro, corifei del più bieco professionismo giudiziario politicizzato, chiamarono Falcone un "venduto" alla politica (avrebbero dovuto specificare che Falcone aveva sbagliato parte, visto che loro stavano da quella "giusta")...

    PS sui consensi avuti dai radicali mi viene da sorridere...meglio non rivangare certe cose antonio...perché i consensi li hanno avuti tutti, in termini economici e politici, dalla DC al PSI all'ex PCI (Crisafulli docet, pupillo di Violante)...ma parlare dei radicali, che in Sicilia non arrivano nemmeno all'1%

  6. #6
    vae victis
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    Citazione Originariamente Scritto da antonio Visualizza Messaggio
    la cosa piu' disgustosa , a riprova dello spessore del personaggio, e' quel "certi morti non li rispetto".
    se qualcuno nutrisse dei dubbi...
    Una CACCA a forma di Magistrato.

  7. #7
    vae victis
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    Citazione Originariamente Scritto da Dr.Hans Visualizza Messaggio
    PS sui consensi avuti dai radicali mi viene da sorridere...meglio non rivangare certe cose antonio...perché i consensi li hanno avuti tutti, in termini economici e politici, dalla DC al PSI all'ex PCI (Crisafulli docet, pupillo di Violante)...ma parlare dei radicali, che in Sicilia non arrivano nemmeno all'1%
    Se tu sei ignorante in materia mica è colpa di antonio.

  8. #8
    vae victis
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    Collaboratore di Giustizia De Filippo Pasquale al Processo Dell'Utri(che Dr.Hans ovviamente conosce alla perfezione):
    "C'è stato un periodo che abbiamo votato Partito Radicale,poi successivamente abbiamo votato Partito Socialista,poi successivamente abbiamo votato Forza Italia,ma questo sempre per ordine di Cosa Nostra".

  9. #9
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    Cool Chi cominciò a uccidere Falcone

    ECCO I COLPEVOLI DEL LINCIAGGIO DI FALCONE
    di Lino Jannuzzi

    Le testimonianze di Chiaromonte, Patrono e Boccassini puntano il dito contro giudici e politici di sinistra.
    Nella sentenza della Corte di Cassazione sul fallito attentato dell'Addaura alla villa di Giovanni Falcone, si dice giustamente che il Giudice fu vittima di un "infame linciaggio" e di "torbidi giochi di potere" e di "improvvidi e sleali attacchi anche all'interno dell'ambito istituzionale", ma almeno a giudicare da ció che hanno riportato le agenzie e i giornali, mancano i nomi giusti dei responsabili. Chi furono gli autori del linciaggio di Giovanni Falcone? E' possibile individuarli facilmente sulla scorta di ció che hanno detto e hanno scritto tre testimoni d'eccezione, testimoni informati, documentati e insospettabili: il senatore comunista Gerardo Chiaromonte, all'epoca presidente della Commissione parlamentare antimafia; il professore Mario Patrono, Ordinario di Diritto pubblico all'Universitá di Roma e all'epoca membro del Consiglio superiore della magistratura, proprio il Csm che "processó" Falcone; e la dottoressa Ilda Boccassini, sostituto procuratore di Milano e di Falcone amica carissima.
    Scrive nelle sue memorie il senatore del Pds Gerardo Chiaromonte, presidente della Commissione parlamentare antimafia: "Dopo la strage di Capaci tutti si proclamarono ammiratori di Giovanni Falcone. Quante menzogne ascoltai in quei giorni! Fece bene Ilda Boccassini, giudice a Milano, in un'assemblea che si tenne il giorno dopo a Palazzo di Giustizia di quella cittá, a prendere la parola e a denunciare, con quella passione intransigente certo, ma anche un po’ fanatica che la distingueva, a indicare con nome e cognome i giudici milanesi che si mostravano compunti e addolorati per la morte di Falcone, ma che fino al giorno prima avevano detto di lui cose pesanti e offensive(fra i nomi che fece, c'era purtroppo anche qualcuno che oggi conduce l'indagine Mani Pulite).
    "Non giriamoci intorno: accusa principale che da parte di molti suoi colleghi e anche da parte di gruppi politici(non solo la Rete di Leoluca Orlando) era stata rivolta a Falcone era quella di aver di fatto abbandonato la lotta alla mafia e di essere diventato, piú o meno, uno strumento del potere politico, per conseguire le sue sfrenate ambizioni personali e di protagonismo. Ho parlato di gruppi e uomini politici(e la mia angoscia deriva dal fatto che non potevo escludere, da questi ultimi, personalitá e parlamentari del Pds. Conobbi Falcone nell'estate del 1988,prima a casa di Giuseppe Ayala, e poi a cena dal segretario della Federazione parlamentare del Pci che era allora Michele Figurelli. Era presente in questa seconda occasione anche Leoluca Orlando. Ricordo la discussione che si svolse tra Falcone e Leoluca Orlando su Andreotti. Orlando era implacabile. Il suo giudizio era durissimo e senza appello. Affermava che c'erano tutti gli elementi per agire contro Andreotti sul piano giudiziario. E Falcone si affaticava a spiegare che, per condannare o anche solo per incriminare una persona, un giudice non puó basarsi sui "si dice" e sui "ragionamenti politici". Deve avere le prove. E poi aggiungeva che di Andreotti non si poteva parlare solo per alcune sue amicizie, piú o meno ambigue, ma per il complesso della sua personalitá politica, per il prestigio di cui godeva fuori del nostro Paese, eccetera...
    "Poi ci fu l'attentato fallito a Falcone nella casa sul mare all'Addaura. Mi telefonó Leoluca Orlando e mi invitó a partecipare a una riunione straordinaria del Consiglio comunale di Palermo. Orlando fece un lungo discorso. Qualche tempo dopo, mi fece notare egli stesso che in quel discorso non aveva mai pronunciato la parola “mafia”. Io non capii bene cosa volesse dire. Ne riparlammo a Roma, quando lo incontrai nello studio del senatore Paolo Cabras, che era il vice presidente della Commissione parlamentare antimafia, quando parló di un attentato misterioso, non attribuibile solo e semplicisticamente alla mafia. La cosa fu chiarita successivamente da alcuni seguaci di Orlando, i quali sostennero che era stato lo stesso Falcone a organizzare il tutto, per farsi pubblicitá e per rafforzare la sua candidatira a procuratore aggiunto...".
    Scrive ancora Chiaromonte: "D'altra parte Falcone era assai cauto sul problema dei rapporti tra mafia e politica: certo non li negava, ma vedeva il rapporto esistente come capovolto rispetto al passato e metteva in dubbio l'esistenza di un “terzo livello”. Le sue dichiarazioni su questo punto provocarono l'ira funesta di Leoluca Orlando, dei suoi seguaci, e purtroppo anche di quegli esponenti del Pds che in modo assai schematico parlavano e sparlavano di cose di mafia. Questa polemica da “sinistra” scoppió con virulenza in varie occasioni; quando Leoluca Orlando accusó i magistrati palermitani di “tenere le prove nei cassetti” e di non cacciarle fuori per non turbare i notabili politici (questa accusa era diretta soprattutto contro il procuratore Giammanco ma coinvolgeva anche Falcone);quando Falcone firmó la sentenza di rinvio a giudizio per alcuni “omicidi eccellenti” e soprattutto per quello di Piersanti Mattarella (e Pino Arlacchi scrisse che quella requisitoria era “un documento giudiziario scadente sotto ogni aspetto, fuorviante, un grosso errore”);quando Falcone interrogó il pentito Pellegriti, che aveva fatto il nome di Salvo Lima, e lo denunció per calunnia, avendo riscontrato nelle dichiarazioni di Pellegriti una serie di falsitá. Si disse poi che Falcone avrebbe comunicato per telefono a Andreotti questa sua decisione e di recente Andreotti lo ha confermato. Ma in veritá Falcone mi negó sempre questo fatto. Vero o falso che fosse, si scatenó un putiferio, e Falcone divenne, da amico del Pci, amico di Andreotti, con Vitalone che gli faceva da tramite...
    "Dal Pci a Andreotti, e poi da Andreotti a Martelli: quando Falcone accettó l'invito rivoltogli dal ministro di andare a lavorare al ministero di Grazia e Giustizia. Qui Falcone lavoró a preparare le leggi che il Parlamento avrebbe successivamente approvato, e in particolare quelle sulle procure distrettuali antimafia e sulla procura nazionale antimafia, e anche quella sulla Dia. Naturalmente si puó discutere sulla giustezza e l'efficacia di tali leggi. Ma da questo a passare all'affermazione che Falcone agiva al servizio di Martelli, per attentare con tali leggi all'autonomia della magistratura, ci corre molta strada. Ed è una strada che ancora oggi suscita in me sdegno per quelli che la imboccarono. Da questa campagna non fu estraneo il Pds, o suoi importanti esponenti, e anche alcuni dirigenti siciliani. E questo mi dispiacque moltissimo. Anche alla Camera dei deputati, mentre si discuteva sulla procura nazionale antimafia, un esponente del gruppo degli indipendenti di sinistra presentó un emendamento ad hoc per escludere Falcone da questa carica e il gruppo del Pds votó a favore di tale emendamento. Poi si aprí il periodo delle candidature da presentare al Csm per l'incarico di Procuratore nazionale antimafia. Molti autorevoli magistrati (fra i quali Pierluigi Vigna di Firenze)non presentarono la loro candidatura per non ostacolare la nomina di Giovanni Falcone. Ma la presentó invece il procuratore di Palmi Agostino Cordova, magistrato che io stimo molto e che vidi lo stesso giorno che aveva parlato con Martelli. Non mi disse nulla né mi comunicó la sua decisione di presentarsi come candidato a Procuratore nazionale antimafia, notizia che appresi l'indomani leggendo i giornali. La cosa mi apparve strana. Perché Cordova si presentó candidato, praticamente in concorrenza con Falcone? Ci fu qualcuno che gli suggerí questo? Non lo so. Quel che so è che la sua candidatura serví al Csm per bocciare quella di Giovanni Falcone. Un autorevole membro del Csm, eletto al Parlamento su proposta del Pds, scrisse un articolo sull'Unitá in cui si affermava che, certo. Falcone era il piú adatto a ricoprire quell'incarico, ma che il Csm non poteva nominarlo perché amico e consigliere del potere politico, cioè di Martelli, che voleva colpire l'autonomia della magistratura. Se questo è stato l'argomento che ha ispirato la decisione di non nominare Falcone, non ho alcuna esitazione a dire che si trattó di una totale assurditá e ingiustizia".(da "I miei anni all'Antimafia"di Gerardo Chiaromonte,Calice Editori,pag.77-87).
    Scrive il professore Mario Patrono, ordinario di Diritto pubblico all'Universitá di Roma e membro del Csm, nelle sue memorie: "La vicenda del “pentito” Giuseppe Pellegriti, incriminato per calunnia da Falcone, fuoriesce da una dimensione strettamente giudiziaria, ma sará destinata a funzionare come un autentico contropiede nei confronti di quella strategia che il Pci e tutto lo schieramento di coloro che Leonardo Sciascia definiva 'i professionisti dell'Antimafia” andavano imbastendo con particolare riferimento agli'omicidi eccellentí (Reina, Mattarella, La Torre),al fine di dimostrare l'esistenza, accanto e al di sopra della Cupola mafiosa,di un livello politico di fiancheggiamento della mafia, il famoso “terzo livello”. Da Giovanni Falcone ci si attendeva, da parte di costoro, l'incriminazione, o quanto meno l'audizione, di Salvo Lima, proconsole in Sicilia di Giulio Andreotti, che allora governava a Palazzo Chigi. Il contropiede di Falcone fu tanto devastante quanto imprevisto. Pochi giorni prima, in una “finestra” del quotidiano la Repubblicá del 20 agosto 1989 dal titolo'Violante: Siamo vicini a una veritá pericolosa, si riportano i brani salienti di un editoriale di Luciano Violante. Questi scriveva:'Siamo vicini a una veritá pericolosa che puó squarciare il sipario che finora ha nascosto il livello politico della strage di Bologna e degli assassinii di Palermo”. Qual'era la veritá nascosta di cui Violante si mostrava cosí sicuro profeta e soprattutto, come egli era riuscito a concepirla? Sta di fatto che sulla “Repubblica” del 29 luglio precedente(venti giorni prima) veniva riportata la notizia di un convegno svoltosi a Mondello, vicino Palermo, del cosiddetto “Coordinamento antimafia” (quello stesso che aveva dato del 'quaqquaraquá' a Leonardo Sciascia e ne aveva decretato l'espulsione dalla societá civile), dove insieme ai soliti noti(il sindaco Orlando, il presidente del Coordinamento antimafia Carmine Mancuso, l'avvocato Alfredo Galasso, il prete sociologo Ennio Pintacuda), è presente anche il magistrato Libero Mancuso della procura di Bologna, quello stesso magistrato che, guarda caso, ha raccolto le dichiarazioni del “pentito” Pellegriti, che accusava Salvo Lima di essere il mandante dell'uccisione di Piersanti Mattarella.
    "E' dopo il caso Pellegriti che il clima intorno a Giovanni Falcone cambia quasi all'improvviso. Partono contro di lui una serie di attacchi provenienti dal 'fronte antimafia, guidato dalla Rete con il sostegno del Pci. Leoluca Orlando e Alfredo Galasso portano fin dentro il Palazzo dei Marescialli, sede del Csm, un esposto con le accuse contro Falcone, colpevole di “nascondere nei cassetti” le prove della connivenza di certi politici con la mafia. Di fronte alla gravitá di tali accuse Giovanni Falcone conosce l'umiliazione di doversi difendere dinanzi al Csm. Convocato il 15 ottobre 19921 dinanzi alla prima Commissione del Csm, quella competente per i trasferimenti d'ufficio dei magistrati, Falcone subisce un vero e proprio terzo grado. Rintuzza le accuse di Orlando, definendole “eresie, insinuazioní e un modo di far politica attraverso il sistema giudiziario”. Confina nel limbo dei sospetti le “dichiarazioni emergenti dagli atti giudiziari, che riferiscono dei rapporti tra esponenti mafiosi e l'onorevole Lima”. Accenna a tutta una serie di “strane frequentazioni” di Pellegrití e a “convegni carcerari in cui certe persone hanno incontrato Pellegriti” .Grida che “non si puó investire della cultura del sospetto tutto e tutti. La cultura del sospetto non è l'anticamera della veritá. La cultura del sospetto è l'anticamera del khomeinismo”. Denuncia “il linciaggio morale continuo” nei suoi confronti, da quando ha emesso il mandato di cattura nei confronti di Vito Ciancimino, perché quel mandato di cattura “non è piaciuto”, in quanto dimostra che, nonostante la presenza del sindaco Orlando, la situazione degli appalti del Comune continuava ad essere la stessa e Ciancimino continuava a imperare sottobanco. E conclude: “Orlando ormai ha bisogno della temperatura sempre piú alta. Sará costretto a spararla ogni giorno piú grossa. Per ottenere questo risultato lui e i suoi amici sono disposti a tutto, anche a passare sui cadaveri dei loro genitori. Questo è cinismo politico. Mi fa paura...
    Ma l'accerchiamento di Falcone non è opera solo dei politici, della Rete, del Pci Pds. Incredibilmente i suoi piú cari amici, i magistrati a cui è stato piú vicino, non hanno esitazione a sottoscrivere pubblicamente contro di lui. Il 28 ottobre 1991 sessanta magistrati firmano una lettera contro la 'suá Superprocura, definendola 'uno strumento inadeguato, pericoloso, controproducente’: una lettera che tanta amarezza cagionó a Giovanni Falcone.Le prime firme sotto il documento sono quelle di Antonino Caponnetto, di Giancarlo Caselli e di Elena Paciotti" (da "Il cono d'ombrá di Mario Patrono, Cerri editore, pag. 103-105).
    Dice il sostituto procuratore Ilda Boccassini nell'aula magna del Palazzo di Giustizia di Milano, il giorno delle celebrazioni in morte di Giovanni Falcone, rivolta ai suoi colleghi magistrati: "Voi avete fatto morire Giovanni Falcone, con la vostra indifferenza e le vostre critiche. Voi lo avete infangato, voi diffidavate di lui. E adesso qualcuno ha pure il coraggio di andare ai suoi funerali. Mi sono chiesta a lungo se dovessi intervenire o no. Ma lo devo a Giovanni, devo parlare...Due mesi fa ero a Palermo in un'assemblea dell'Associazione magistrati. Non potró mai dimenticare quel giorno...Le parole piú gentili, specialmente dalla sinistra, da Magistratura democratica, erano queste: Falcone si è venduto al potere politico...Mario Almerighi lo ha definito un nemico politico...Tu, Gherardo Colombo che diffidavi di lui, perché sei andato ai suoi funerali?".(dal "Corriere della sera" del 24 maggio 1992,due giorni dopo la strage di Capaci).
    Questi sono i nomi che mancano nella sentenza della Cassazione: Leoluca Orlando in primo luogo, e quelli che insieme a lui denunciarono Falcone al Csm perché nascondeva le prove delle collusioni dei politici con la mafia; Luciano Violante e quelli che con lui costruirono la trappola del falso 'pentito’ Pellegriti per incastrare Andreotti e furono bloccati da Falcone; Giancarlo Caselli e i magistrati che firmarono assieme a lui il manifesto contro la Superprocura di Falcone; Elena Paciotti e i membri del Csm che votarono contro di lui per la carica di Superprocuratore; Mario Almerighi che lo definiva "il nostro peggiore nemico" e Gerardo Colombo che diffidava di lui e andó ai suoi funerali; i magistrati di Magistratura democratica che accusarono Falcone di essersi venduto al potere politico. Questi sono i nomi dei responsabili dell'"infame linciaggio", dei "torbidi giochi di potere", degli "improvvidi e sleali attacchi anche all'interno dell'ambito istituzionale", e della "manovra di isolamento e di delegittimazione". La manovra che ha aperto la strada alla mafia, non solo per il fallito attentato all'Addaura, ma anche e soprattutto, tre anni dopo, per la strage di Capaci e il sacrificio supremo di Giovanni Falcone.

    http://giustiziagiusta.splinder.com/archive/2004-10

    Da tutto questo vomitevole quadro, non sembra che il nome di Carnevale emerga molte volte...certamente avrà avuto anche lui parole indegne (se sono davvero provate)...quel che è certo, e che le parole più bieche e il comportamento più mafioso e tetro, indegno di magistrati, uomini politici e delle istituzioni, non venne da Carnevale, ma da tutti i signori citatio nell'articolo qui sopra, che ebbero il coraggio di fare appelli pubblici, denunce e proclami contro Falcone...prendersela con Carnevale dimostra di non avere, ancora una volta, capito una beneamata fava, e mi sa che il povero Falcone e il povero Sciascia si stanno rivoltando tutti e due nella tomba...

  10. #10
    vae victis
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    "di Lino Jannuzzi"...

    Della serie il "pulpito" e la "decenza" non so dove stiano di casa.


 

 
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