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SADNESS IS REBELLION


Il commento
Da terrone vi dico: oggi la Lega è il partito più serio d’Italia
di Marcello Veneziani
Disorganizzazione, caos-liste e toni esasperati: Così il Carroccio spicca per buon senso e concretezza
Non voterò mai Lega per incompatibilità geografica ed etnica, culturale e politica, ma devo dire che oggi il partito più serio sembra essere proprio quello leghista. Fa male dirlo a un terrone al ciento pe’ ciento, nonostante il cognome, ma è così. Col passare degli anni il partito più giovane del Parlamento è diventato il più antico e con l’età ha acquisito la saggezza; infatti, il partito più grezzo e più esagitato è diventato, almeno nei toni, il più sobrio ed equilibrato.
Vi ricordate cos’era la Lega alla fine del ’94, quando cadde il primo governo Berlusconi? Era considerato l’alleato più inaffidabile che ci fosse, pronto a giri di valzer con tutti. Invece, nel tempo, la prospettiva si è rovesciata e ancora non sappiamo dire se è per merito della Lega o per demerito altrui, ovvero per sopraggiunta inaffidabilità dei «leali» di un tempo. Sono gli altri ad aver fatto un passo indietro o la Lega a fare un passo avanti? Lascio a voi decidere. Un campione di serietà, sobrietà e senso delle istituzioni appare ormai Bossi, che ormai sembra un vecchio capo pellerossa; il coccolone gli ha tolto forse grinta ma in cambio gli ha dato carisma. Bossi dispensa col suo tono da oracolo e da padre della patria, massime di saggezza, lealtà e buon senso. L’altro giorno è riuscito perfino a toccare toni lirici e commoventi, mostrandosi arcitaliano, quando ha rivolto un saluto a sua madre novantenne che abita a due passi dalla piazza dove stava comiziando. Dal ce-l’ho-duro al ce-l’ho-tenero, nel nome dell’ideologia italiana del mammismo. Una svolta.
Ma non è solo Bossi ad acquistare punti nel Paese, è tutto un partito che appare strutturato, saldo, e assai legato alla terra e al territorio. Maroni è tra i migliori ministri dell’Interno e del presente governo, ha equilibrio e incisività e mi pare assai efficace nella lotta alla criminalità. Di poco serio e volubile ha solo la montatura degli occhiali. Zaia e Cota sono bravi e presentabili, come Tosi e molti sindaci leghisti. Il vituperato Borghezio ha più attenzione verso la cultura e le idee di molti suoi colleghi moderati, illuminati e liberali. Perfino il pupone rubicondo Calderoli, che lo immagini quando è in casa con i calzoni corti e i calzettoni bianchi a giocare inginocchiato col trenino (linea cispadana, naturalmente), sembra più sensato e affidabile di molti suoi colleghi. Le loro cravatte verdi che fino a ieri li qualificavano come abitanti di un regno immaginario di cartoons, la Padania del dio Po, ora sembrano quasi un segno di deferenza istituzionale rispetto alla politica descamisada degli ultimi tempi.
Ma anche nelle più recenti turbolenze, il comportamento dei leghisti è stato misurato, confacente, istituzionale. Per esempio sulla vicenda delle liste abbiamo assistito increduli a due cose: agli stupefacenti errori di tempo e di luogo nell’iscrizione delle liste e poi, ancora più stupefacente e trasversale, all’incapacità di rimediare all’errore in modo rapido, concorde e sensato. Il primo errore, che riguarda in primis il centrodestra, suscita meraviglia e sconforto; ma il secondo, che è trasversale, induce a doppia meraviglia e disperazione... In questa ignobile bagarre si è distinta la sinistra, che è stata prima possibilista sull’idea di trovare una soluzione ragionevole all’assurda esclusione; ma poi incalzata da Di Pietro e dalla fame elettorale, ha bocciato tutte le possibilità concrete di rimediare all’errore, perfino il rinvio proposto da Pannella e Scalfaro, nella torva speranza di vincere a tavolino. Beh, in quel bailamme, la Lega si è distinta per serietà, serenità, lealtà politica e istituzionale e buon senso. E anche, se permettete, per astuzia politica, mostrando buona volontà e toni bassi.
In Parlamento, l’altra mattina è stato un leghista, Andrea Gibelli, a rimbeccare opportunamente il presidente Fini che lo aveva richiamato per un suo giudizio critico verso un magistrato «non consono all’aula», a far notare che lo stesso presidente della Camera non aveva richiamato chi poco prima aveva chiamato in aula "latitante" il presidente del Consiglio... Una lezione di correttezza istituzionale e di bon ton.
Si dice che la Lega sia cresciuta a dismisura e condizioni pesantemente il governo. Sarà vero, ma ciò non dipende da abuso o sconfinamento della Lega e nemmeno dal cedimento in loro favore del premier, ma dall’alterazione di un equilibrio nella coalizione. Il centrodestra aveva un Re e vari principati che si bilanciavano a vicenda. Da quando Casini se l’è squagliata e Fini s’è squagliato, nessuno ha fatto più da contrappeso nell’alleanza di centrodestra alla Lega, ad esempio sul piano dell’identità nazionale e dello Stato unitario. Se oggi la Lega è forte e conta troppo sul governo lo dobbiamo anche alle defezioni altrui, a chi non ha tenuto fede al suo impegno con i suoi stessi elettori... E più cresce la fronda nel centrodestra insieme agli errori tattici, formali e politici, più offrono lo scalpo trapiantato di Berlusconi a Toro Seduto Bossi. Non so se torneranno i tempi degli insulti, dei proclami grossolani e delle sparate di Bossi e dei leghisti, e francamente non mi sento affatto di escluderlo. Però, diamine, se dobbiamo dir pane al pane e rendere onore al merito, dobbiamo dire che rispetto alla Lega, gli altri partiti sembrano sprofondati ventimila leghe sotto i mari.
Il commento Da terrone vi dico: oggi la Lega è il partito più serio dItalia - Interni - ilGiornale.it del 19-03-2010
SADNESS IS REBELLION


La penso anch'io come Veneziani. Circa la politica sul territorio i leghisti sono i migliori. Però, oltre ad essere anch'io un "terrone", come Veneziani, sono innanzitutto un italiano. Conservatore, oltretutto. E da conservatore non mi basta soppesare il lavoro di un'amministrazione locale. Ho il dovere di guardare prima di tutto alla solidità dello Stato-nazione, evitare che il dato culturale, il nostro senso di appartenenza non si sfilacci, non si frantumi nell'orgoglio campanilistico. O dobbiamo tornare ai Comuni e alle Signorie?
Non voterò mai Lega per incompatibilità geografica ed etnica, culturale e politica, ma devo dire che oggi il partito più serio sembra essere proprio quello leghista. Fa male dirlo a un terrone al ciento pe’ ciento, nonostante il cognome, ma è così.
Ultima modifica di Florian; 19-03-10 alle 10:11
SADNESS IS REBELLION


Anch'io mi sento Italiano, non mi è mai interessato il discorso "Padania" e non sopporto gli egoismi derivanti dal campanilismo . Nonostante ciò, premio la Lega poichè, a differenza di altri partiti, è sempre vicina alla gente 365 giorni su 365. Farmi prendere per i fondelli da chi ti chiede il voto e poi scompare, non mi va. Ps. Grazie Florian per aver postato l'articolo di Veneziani. Seppur non siamo sempre in sintonia, ti va reso merito del lavoro che svolgi con passione e indiscusse capacità su questo Forum.
NON VOTO NEL REALE,NON VOTO NEL VIRTUALE....GRAZIE!


Il problema sarebbe quello di far convivere in una stessa coalizione la Lega e i contrappesi a favore dell'Italia in quanto nazione, come UDC e l'ex AN ma abbiamo visto che una coalizione di questo tipo è molto litigiosa oltre che estremamente fragile... peccato perchè con una simile coalizione la sinistra starebbe all'opposizione per decenni
Ultima modifica di FrancoAntonio; 19-03-10 alle 11:24


beh, lo disse anche Gattuso, se ricordate...![]()


hefico:


Ve lo ricordate l'asse Tremonti-Lega, che si contrapponeva all'asse Casini-Fini?
Ecco.
Guardate a ciò che stanno facendo oggi Fini e Casini per il Governo, e capirete perché l'unica speranza di un'azione di governo decente sia riposta in Bossi e soci..
Purtroppo, mi verrebbe da dire.
“Pray as thougheverything depended on God. Work as though everything depended on you.”


la Lega è l'unico partito identitario rimasto, di una certa consistenza si intende.....


Non c'è alcun dubbio sul fatto che il Carroccio sia il partito più solido, strutturato, organizzato, ramificato, presente sul territorio e vicino ai cittadini (del Settentrione). Il Popolo della Libertà, all'opposto, è un partito liquido, malformato, non perfettamente coerente. Pesa in questo caso anche la differenza d'età: la Lega Nord ormai ha superato i vent'anni, il PDL è giovane ed ha ancora molta strada da fare. Umberto Bossi, dato per spacciato in seguito alla malattia, s'è ripreso bene, e oggi ha giustamente il titolo di uomo con maggior fiuto politico d'Italia. Le azzecca quasi tutte: la Lega, socio di minoranza del Governo, in realtà detiene le quote più prestigiose (il solo Tremonti, pidiellino solo all'apparenza, vale quanto metà dell'esecutivo). Con la vittoria nel Veneto, e forse in Piemonte, i "Lumbard" si allargheranno a dismisura. Tutto ciò ovviamente a danno dei concorrenti moderati. C'è da chiedersi, però, se sia il caso di demonizzare un partito che, tolti gli eccessi propagandistici e le sciatterie secessionistiche, in fondo si limita, diciamo così, a fornire risposte concrete ai cittadini, a risolvere i problemi legati alla sicurezza, a garantire affidabilità ed onestà. Certo, a causa delle stramberie padanesche siamo impossibilitati a votare leghista, ma i temi posti dal Carroccio sono, in buona parte, i temi più sentiti dagli italiani. E' questa la chiave del successo, non altro.