C’è Terzo Mondo e Terzo Mondo, e – non a caso – quello che se la passa meglio è quello in cui gli “aiuti allo sviluppo” sono stati meno pervasivi. Così mentre India e Cina crescono a ritmi eccezionali (anche se la strada che quelle società devono percorrere è ancora molto lunga e i numeri aggregati non devono trarre in inganno), a languire sono soprattutto molte aree dell’America latina, un discreto numero di paesi dell’Asia (Corea del Nord e Myanmar in testa) e quasi tutta l’Africa nera. Il forum organizzato oggi a Roma dall’Istituto Bruno Leoni si propone proprio di fare il punto su come gli uomini di buona volontà possono far fronte a tale drammatica situazione con senso di giustizia, realismo ed efficacia. Secondo appuntamento di quel forum su “Cristianesimo ed etica del mercato” con cui l’Ibl intende costruire un terreno comune tra persone di diversa sensibilità (soprattutto al fine di far discutere nel mondo cattolico sulle ragioni della libertà economica), l’incontro raccoglierà circa 40 opinion leader di diversi Paesi e li inviterà a confrontarsi sul fallimento degli aiuti di Stato e sulle alternative possibile.
Guidato da Lord Griffith of Fforestfach, che fu uno tra i collaboratori della signora Thatcher, il confronto verterà in mattinata sul disastro delle politiche pubbliche e sulle responsabilità dell’Occidente, che da un lato elargisce somme considerevoli ai governi del Sud del mondo e al tempo stesso alza invalicabili barriere doganali, che negano la possibilità di uno sviluppo autonomo di quelle economie. Le relazioni saranno tenute da figure molte diverse, ma tutte assai autorevoli: Franklin Cudjoe, economista del Ghana e militante liberale a tutto tondo, che con il suo istituto (Imami) da anni suggerisce alternative di mercato ai ripetuti fallimenti delle politiche pubbliche; Nicholas Eberstad, già altre volte ospite dell’Ibl e noto studioso dell’American Enterprise Institute; Julian Morris, che fu uno dei direttori dell’IEA e ora è il responsabile dell’International Policy Network di Londra; padre Alberto Zamberletti, medico e missionario del Pime da oltre trent’anni attivo in Guinea-Bissau.
Quello che emergerà è ciò che da anni le menti più illuminate vanno sottolineando, e cioè che le politiche dei trasferimenti “da governo a governo” rafforzano i poteri statali e, in tal modo, puntellano regimi che quasi sempre sono un ostacolo sulla strada della crescita economica e civile. Tra l’altro proprio su questi temi l’Ibl si appresta a pubblicare un fondamentale volume (Dalla sussistenza allo scambio) dello studioso che più di ogni altro ha analizzato con rigore e intelligenza simili questioni: Peter Bauer. L’analisi sia teorica che storica di Bauer, al riguardo, è illuminante, perché mostra come uno dei fondamentali problemi del Terzo Mondo sia proprio l’ipertrofia del potere, che soffoca la crescita del mercato, e di come gli aiuti allo sviluppo finiscano esattamente per aggravare la situazione. Discorso completamente diverso, ovviamente, va fatto per tutto quell’insieme di iniziative volontarie (sia religiose che laiche) che, in maniera non coordinata e senza importanti legami con il potere, si sforzano d’intervenire dove c’è urgente bisogno di un aiuto. Ma è importante che anche queste realtà acquisiscano consapevolezza che il “self-help” (la capacità di risolvere da sé i propri problemi) è sempre la migliore medicina e che tali soccorsi devono essere pensati come provvisori e destinati a lasciare il posto ad un’economia in grado di reggersi sulle proprie gambe.
A tale riguardo è impossibile non pensare al microcredito, reso celebre dall’economista bengalese Muhammad Yunus, ma che è ormai una realtà importante ovunque. Per questo motivo nel pomeriggio prenderanno la parola due personaggi persuasi della necessità di scommettere sui poveri: i quali in molti casi sanno cavarsela benissimo, se solo non sono bloccati da leggi, barriere, tassazioni, regolamenti. Il primo è Kim Tan, fondatore di SpringHill Management (società attiva nel private equity): uno specialista nel biotech venture capital che è stato anche il presidente di Jubilee Action, organizzazione volta alla tutela dei bambini abbandonati in India e in Brasile. L’altro relatore sarà Premal Shah, già dipendente di PayPal e ora presidente di Kiva.org, organizzazione volta a ricercare finanziamenti – grazie alla rete e sulla scia di Ebay – per ogni piccola attività economica che intenda prendere piede nei paesi in via di sviluppo.
La speranza è che dal forum, che vuole focalizzare l’attenzione su esperienze concrete – sia positive che negative – ma che fatalmente finirà per evocare lo statuto degli schemi concettuali e delle teorie che tali esperienze sorreggono, emerga la capacità, soprattutto da parte cattolica, di osservare con occhio più critico e con maggiore consapevolezza quanto lo statalismo sia sostanzialmente nemico dei poveri: del loro futuro e della loro dignità. È nemico del loro futuro, perché in generale esso è alla causa dei problemi che affliggono l’umanità che ancora lotta contro la fame e contro malattie endemiche che l’Occidente ha cancellato decenni fa. Ma è anche nemico della loro dignità, perché la logica dell’aiuto rappresenta una versione solo un poco aggiornata e apparentemente ingentilita del razzismo alla Kypling. Il prezzo che i contribuenti occidentali pagherebbero per tenere in piedi la corruzione degli aiuti al Terzo Mondo sarebbe insomma una nuova versione dell’antico “fardello” dell’uomo bianco. In realtà, l’Africa e il resto del Terzo Mondo chiedono soprattutto di essere rispettati: domandano che l’Occidente non puntelli più i regimi sanguinari che si susseguono alla guida delle realtà post-coloniali e pretendono che i mercati europei e americani si aprano ai prodotti – agricoli e non solo – di quelle terre. Sono richieste più che ragionevoli e andrebbero ascoltate.
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