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Risultati da 31 a 34 di 34
  1. #31
    il bombarolo
    Ospite

    Predefinito

    C’è Terzo Mondo e Terzo Mondo, e – non a caso – quello che se la passa meglio è quello in cui gli “aiuti allo sviluppo” sono stati meno pervasivi. Così mentre India e Cina crescono a ritmi eccezionali (anche se la strada che quelle società devono percorrere è ancora molto lunga e i numeri aggregati non devono trarre in inganno), a languire sono soprattutto molte aree dell’America latina, un discreto numero di paesi dell’Asia (Corea del Nord e Myanmar in testa) e quasi tutta l’Africa nera. Il forum organizzato oggi a Roma dall’Istituto Bruno Leoni si propone proprio di fare il punto su come gli uomini di buona volontà possono far fronte a tale drammatica situazione con senso di giustizia, realismo ed efficacia. Secondo appuntamento di quel forum su “Cristianesimo ed etica del mercato” con cui l’Ibl intende costruire un terreno comune tra persone di diversa sensibilità (soprattutto al fine di far discutere nel mondo cattolico sulle ragioni della libertà economica), l’incontro raccoglierà circa 40 opinion leader di diversi Paesi e li inviterà a confrontarsi sul fallimento degli aiuti di Stato e sulle alternative possibile.

    Guidato da Lord Griffith of Fforestfach, che fu uno tra i collaboratori della signora Thatcher, il confronto verterà in mattinata sul disastro delle politiche pubbliche e sulle responsabilità dell’Occidente, che da un lato elargisce somme considerevoli ai governi del Sud del mondo e al tempo stesso alza invalicabili barriere doganali, che negano la possibilità di uno sviluppo autonomo di quelle economie. Le relazioni saranno tenute da figure molte diverse, ma tutte assai autorevoli: Franklin Cudjoe, economista del Ghana e militante liberale a tutto tondo, che con il suo istituto (Imami) da anni suggerisce alternative di mercato ai ripetuti fallimenti delle politiche pubbliche; Nicholas Eberstad, già altre volte ospite dell’Ibl e noto studioso dell’American Enterprise Institute; Julian Morris, che fu uno dei direttori dell’IEA e ora è il responsabile dell’International Policy Network di Londra; padre Alberto Zamberletti, medico e missionario del Pime da oltre trent’anni attivo in Guinea-Bissau.

    Quello che emergerà è ciò che da anni le menti più illuminate vanno sottolineando, e cioè che le politiche dei trasferimenti “da governo a governo” rafforzano i poteri statali e, in tal modo, puntellano regimi che quasi sempre sono un ostacolo sulla strada della crescita economica e civile. Tra l’altro proprio su questi temi l’Ibl si appresta a pubblicare un fondamentale volume (Dalla sussistenza allo scambio) dello studioso che più di ogni altro ha analizzato con rigore e intelligenza simili questioni: Peter Bauer. L’analisi sia teorica che storica di Bauer, al riguardo, è illuminante, perché mostra come uno dei fondamentali problemi del Terzo Mondo sia proprio l’ipertrofia del potere, che soffoca la crescita del mercato, e di come gli aiuti allo sviluppo finiscano esattamente per aggravare la situazione. Discorso completamente diverso, ovviamente, va fatto per tutto quell’insieme di iniziative volontarie (sia religiose che laiche) che, in maniera non coordinata e senza importanti legami con il potere, si sforzano d’intervenire dove c’è urgente bisogno di un aiuto. Ma è importante che anche queste realtà acquisiscano consapevolezza che il “self-help” (la capacità di risolvere da sé i propri problemi) è sempre la migliore medicina e che tali soccorsi devono essere pensati come provvisori e destinati a lasciare il posto ad un’economia in grado di reggersi sulle proprie gambe.

    A tale riguardo è impossibile non pensare al microcredito, reso celebre dall’economista bengalese Muhammad Yunus, ma che è ormai una realtà importante ovunque. Per questo motivo nel pomeriggio prenderanno la parola due personaggi persuasi della necessità di scommettere sui poveri: i quali in molti casi sanno cavarsela benissimo, se solo non sono bloccati da leggi, barriere, tassazioni, regolamenti. Il primo è Kim Tan, fondatore di SpringHill Management (società attiva nel private equity): uno specialista nel biotech venture capital che è stato anche il presidente di Jubilee Action, organizzazione volta alla tutela dei bambini abbandonati in India e in Brasile. L’altro relatore sarà Premal Shah, già dipendente di PayPal e ora presidente di Kiva.org, organizzazione volta a ricercare finanziamenti – grazie alla rete e sulla scia di Ebay – per ogni piccola attività economica che intenda prendere piede nei paesi in via di sviluppo.

    La speranza è che dal forum, che vuole focalizzare l’attenzione su esperienze concrete – sia positive che negative – ma che fatalmente finirà per evocare lo statuto degli schemi concettuali e delle teorie che tali esperienze sorreggono, emerga la capacità, soprattutto da parte cattolica, di osservare con occhio più critico e con maggiore consapevolezza quanto lo statalismo sia sostanzialmente nemico dei poveri: del loro futuro e della loro dignità. È nemico del loro futuro, perché in generale esso è alla causa dei problemi che affliggono l’umanità che ancora lotta contro la fame e contro malattie endemiche che l’Occidente ha cancellato decenni fa. Ma è anche nemico della loro dignità, perché la logica dell’aiuto rappresenta una versione solo un poco aggiornata e apparentemente ingentilita del razzismo alla Kypling. Il prezzo che i contribuenti occidentali pagherebbero per tenere in piedi la corruzione degli aiuti al Terzo Mondo sarebbe insomma una nuova versione dell’antico “fardello” dell’uomo bianco. In realtà, l’Africa e il resto del Terzo Mondo chiedono soprattutto di essere rispettati: domandano che l’Occidente non puntelli più i regimi sanguinari che si susseguono alla guida delle realtà post-coloniali e pretendono che i mercati europei e americani si aprano ai prodotti – agricoli e non solo – di quelle terre. Sono richieste più che ragionevoli e andrebbero ascoltate.

    http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=5971

  2. #32
    il bombarolo
    Ospite

    Predefinito

    Qual è il modo migliore di aiutare i paesi in via di sviluppo? Ruota attorno a questa domanda il forum annuale dell'Istituto Bruno Leoni su cristianesimo ed etica del capitalismo, in programma oggi a Palazzo Cardinal Cesi, Roma, con la partecipazione di intellettuali e protagonisti della sfida globale alla povertá. Presieduto da Lord Griffiths of Fforestfach, numero due della banca d'affari Goldman Sachs e già capo della Policy Unit di Margaret Thatcher, il seminario affronterà in particolare la questione dell'utilitá degli aiuti allo sviluppo.

    L'esperienza dimostra come gli aiuti da Stato a Stato siano inefficaci e inefficienti: essi, infatti, sono soggetti a decisioni politiche, non economiche, e quindi rischiano di andare a sostenere attività che hanno poco a che fare con lo sviluppo. Per non parlare del lucroso business della cooperazione, che vede sgomitare enti e associazioni con l'unico scopo di intercettare finanziamenti pubblici per mantenere se stesse. Spesso si tratta di realtà radicate negli stessi paesi donatori, ma anche quando appartengono effettivamente alle nazioni svantaggiate la musica non cambia: si attinge alla fiscalità generale degli uni per trasferire denaro dai poveri dei paesi ricchi ai ricchi dei paesi poveri. Il motivo del fallimento è intrinseco nella natura stessa del meccanismo: se anche burocrati e politici delegati al suo monitoraggio fossero onesti e benintenzionati, comunque il loro punto di vista non necessariamente collimerebbe con l'interesse generale.

    E, naturalmente, il personale politico e amministrativo può avere tante virtù, ma raramente viene associato con quella dell'onestà. Al contrario, l'apertura dei mercati, cioè l'abbattimento dei dazi e delle altre barriere che impediscono o disincentivano l'esportazione di beni (specie agricoli) verso le economie occidentali, è uno strumento migliore perché é "cieco". A priori, si sa che i produttori piú creativi e dinamici riusciranno a fare offerte competitive: ma nessuno conosce il loro identikit in anticipo. In questo modo, si mettono in moto dinamiche positive quali la creazione di ricchezza nei paesi in via di sviluppo, l'arrivo di beni a basso costo su quelli sviluppati (dunque un implicito contrasto dell'inflazione), e in generale un guadagno di efficienza nell'economia globale. Gli avversari della globalizzazione tutto questo lo sanno, ma al bene di tutti preferiscono il mantenimento delle rendite di posizione di cui gode qualcuno. Non v'è, infatti, alcuna ragione di principio per mantenere in piedi la miscela tra dazi contro le importazioni e sussidi alla produzione nazionale tuttora esistente in Europa e Stati Uniti, nonostante le raccomandazioni in senso contrario dell'Organizzazione mondiale del commercio e di altri enti internazionali. Semplicemente, tutto ciò serve a proteggere dalla competizione globale chi ne trae giovamento. E la sterile discussione sull'elemosina da destinare al terzo mondo non é né una giustificazione né una soluzione.

    http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=5970

  3. #33
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    Il problema di molti paesi del terzo mondo è che i giovani vengono costretti a lavorare in modo oltremodo precario già a 15 anni. Ci sono grandi strati di popolazione che per principio rifiutano di imparare una professione nel loro paese, perchè non hanno fiducia delle sue strutture (corrotte). Preferiscono emigrare, senza tener conto degli enormi costi a cui vanno incontro per il viaggio ed il primo soggiorno e poi, una volta arrivati, si devono dedicare a lavori umilissimi, in più gravati dal problema di famiglie fameliche e ricchissime di figli messi al mondo in numero irresponsabile. Il fatto di dover mantenere a distanza una numerosa parentela impedisce loro l' integrazione, dato che integrarsi costa, bisogna uscire con autoctoni, andare a cena con loro, frequentare circoli e locali... e con decine di persone da mantenere a distanza (chi ha un parente in Europa spesso nemmeno cerca lavoro a casa propria) ed anche finanziare le smanie i emigrazione di questi. Poi, una volta costretti ad accogliere parenti famelici, li devono mantenere anche per anni nell' illegalità, sacrificando soldi e tempo, che potrebbero essere meglio impiegati, per esempio nell' integrazione dell' immigrato ormai stabilitosi legalmente.
    E' un circolo chiuso, finchè non si avrà capito che gli aiuti al terzo mondo ci devono essere, se non altro per evitare che emigrino, ma devono essere finalizzati alla scolarizzazione efficiente (una maturità in centro-america non porta che a spese superflue), ed all' apprendimento di una professione, che permetta loro i guadagnarsi onestamente la vita a casa loro.
    Non ha senso mandare soldi ai governi, che finiscono sui conti dei potenti a Miami, occorre appoggiare chi si impegni a fare un' opera capillare di istruzione, al limite di allontanamento dalle famiglie (che lì hanno un'influenza solo negativa), a contribuire al controllo delle nascite.
    Ho presente per esperienza personale la situazione in Ecuador: il governo, soprattutto quello attuale, ragionevole ed onesto, offre ampie possibilità di formazione e di impiego per personale specializzato e paga salari non eccessivi, ma di tutto rispetto per le condizioni di vita locali. La gente però è incline a dubitare di qualsiasi iniziativa pubblica, maledice la classe dirigente e preferisce fare le valigie verso un futuro più che incerto che cominciare una formazione regolare (la possibilità esiste ed è gratuita) nel proprio paese.
    Pertanto gli aiuti non devono passare per canali governativi, che, per buoni che possano essere, vengono percepiti (il sudamericano ragiona con i sentimenti) come corrotti ed inattendibili, ma rivolgersi ad istituzioni più stimate, come la Chiesa cattolica, per organizzare corsi riconosciuti e validi di formazione professionale.
    Inoltre, io suggerirei ai governi europei di lanciare una campagna di informazione (e dissuasione) verso l'emigrazione, vera e propria piaga, che spezza le famiglie, lascia bambini in balia dei nonni o della madre (il padre va all' avventura e non paga gli alimenti) e non consente la mobilità sociale verticale.

  4. #34
    Beppe Tritoni
    Ospite

    Predefinito

    Smetterla con gli aiuti umanitari.

 

 
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