Ieri sera ho assistito ad una trasmissione di Telemarket, presentata da Tony Parvizyar, nella quale erano presentati tappeti d’epoca, vecchi ed antichi. Debbo dire che il concetto di antico che loro hanno non è uguale al mio perché ritengo, in linea con molti autori, che per dare un criterio di massima si possa ritenere il 1914, anno d’inizio della prima guerra mondiale, come spartiacque fra antico e vecchio. In questo contesto si inserisce il discorso legato ai prodotti di Kashan, Kirman, Saruq, Lilian, dalla matrice floreale consistente in mazzi di fiori sparsi, a volte dall’aspetto più o meno geometrico, formanti spesso una sorta di medaglione centrale e cantonali. Sto chiaramente riferendomi a quei prodotti definiti “Americani” perché realizzati per soddisfare principalmente quel mercato. Il presentatore, mi scuso, il “consulente”, come il signor Parvizyar preferisce definirsi, indicava tali esemplari come appartenenti agli ultimi anni dell’ottocento: questa è un’errata affermazione sia tecnica che commerciale. E’ vero che l’importazione in Europa di annodati dall’oriente ebbe un’impennata negli ultimi anni del XIXº secolo, quando, vista la maggior disponibilità economica del ceto medio, le richieste si fecero sempre maggiori e ditte come la Ziegler e la Petag iniziarono la produzione e la commercializzazione di annodati provenienti dalla Persia e dall’Anatolia. Sulla scia dei successi commerciali ottenuti da queste aziende, anche i ricchi americani, che avevano amato ed importato dall’Inghilterra i tappeti Axminster, Exeter, Hammersmith, oramai da parecchi decenni non più realizzati, chiesero dei prodotti dotati delle stesse caratteristiche tecniche ed espressive. Infatti, gli annodati anatolici, caucasici e persiani che prevedevano iconografie geometriche, o basse rasature, non trovavano grande consenso di quel mercato. Nei primissimi anni del XXº secolo, una ditta di New York, la Tomshandjian, incaricò un suo rappresentante, tal Tyriakian, di verificare quali aree di produzione erano idonee alla creazione di un nuovo annodato dallo schema floreale e dal vello alto. Visto che in Persia le manifatture di Kashan e Kirman da una trentina d’anni producevano manufatti già importati negli Stati Uniti, furono coinvolte in questo progetto commerciale. Dal punto di vista prettamente tecnico, ne uscirono esemplari di indubbio valore: annodatura solida e serrata, buona qualità dei materiali, soprattutto a Kashan grazie all’utilizzo di lane australiane preparate a Manchester, importate per l’industria tessile ma rimaste inutilizzate a causa della crisi del settore, disegni piacevoli, d’ispirazione inglese e non “gol farangh” come il signor Parvyziar li definisce, realizzati con cura anche se, ohimè, avulsi dalla tradizione iconografica persiana. Un solo neo: il prezzo. Infatti, in quelle aree la manodopera era costosissima, come anche i materiali se paragonati alle ottime lane del Khorasan, del Loristan, o della regione di Sultanabad. Per questo decisero allora di spostare la maggior parte della produzione nell’area di Sultanabad (ora Arak) sull’esempio della Ziegler. L’unico problema era che la manodopera, pur molto brava tecnicamente visto che da tanti anni produceva annodati famosi come i Saruq, i Lilian, i Mahal e i Muskabad, non sapeva annodare disegni perfettamente curvi. Furono così introdotti dopo il 1913 dei nuovi modelli realizzati su carta millimetrata che aiutarono gli annodatori a risolvere questo problema, ma snaturarono definitivamente ed inesorabilmente non solo l’aspetto artistico, ma anche quello tecnico che tradizionalmente era praticato in quella area geografica. Attorno al 1915 si iniziò a produrre in grandi quantità questo nuovo tipo di tappeto per il quale si utilizzavano, molto spesso, per il campo lane tinte di un rosa aranciato, più o meno carico, ottenuto mediante tintura diretta delle lane in un bagno costituito da allume, robbia, e acido lattico. Questa tonalità, già sperimentata pochi anni prima nei più costosi Kashan definiti “Manchester”, fu molto apprezzata sui mercati occidentali e contribuii a regalare un forte successo commerciale a questa produzione. Il grosso dell’esportazione si ebbe dopo la fine del primo conflitto mondiale sino al 1930 poi, a seguito della grande depressione che colpì brutalmente l’economia americana e mondiale, il mercato parve dimenticare questa tipologia per poi rispolverarla, con annodati più rozzi e grossolani, attorno agli anni sessanta. Veramente imponenti furono le quantità di tappeti introdotte sul mercato americano e da alcuni anni, a prezzi abbastanza alti, stanno rientrando nel giro commerciale mondiale, sopratutto europeo. Comunque, a mio parere, non si può parlare di prodotti “antichi, ” vuoi per l’epoca, vuoi perché non legati ai canoni compositivi e tecnici della tradizione persiana pre ottocentesca e ottocentesca. Sono prodotti vecchi e per tali devono essere commercializzati. Dire cose diverse, come spesso si sente fare per giustificare richieste economiche elevate, vuol dire mistificare la realtà per fini di lucro illudendo l’acquirente, che spesso non conoscendo il prodotto si affida al solo senso estetico, d’acquistare un prodotto d’alta epoca e di alto valore artistico mentre ha solo un alto valore commerciale. Un altro aspetto che mi trova dissenziente dalla politica commerciale che per bocca dei televenditori questa emittente sta attuando, è il continuo riferimento all’investimento che si compie acquistando un tappeto. Questo è uno specchietto per le allodole ed una pia illusione. Quando si va a rivendere un annodato, credetemi, le cose vanno diversamente. Al momento di monetizzare, e questo vale anche per gioielli, quadri, mobili, ecc. ecc. nessuno speri di vendere con facilità. E più si vuole realizzare velocemente, meno si riesce ad ottenere. Gli articoli giornalistici che ad ogni trasmissione sono mostrati, ed illustranti iperbolici esiti d’aste, per prima cosa bisogna capire chi li ha “sponsorizzati”, e poi chiarire che gli oggetti descritti, visto che chi li ha acquistati non è certamente uno sprovveduto in materia, sono oggetti particolari, in molti casi unici. Quelli presentati nelle loro trasmissioni, nella maggioranza dei casi, non lo sono. Sono ottimi tappeti, antichi o vecchi, ma comunque, al novanta percento, non oggetti unici o rarissimi. Ieri, ad esempio, il signor Parvizyar ha ripetutamente decantato un Kashan Motashem “figlio” (per fare una simile affermazione credo che assieme al tappeto debbano consegnare anche la carta d’identità dell’annodatore visto che a tal proposito non si sa con precisione neanche chi fosse il “padre”) che sinceramente, pur ammettendo che in televisione non si possa giudicare un oggetto, non mi sembrava nulla di eccezionale; la stessa cosa è avvenuta anche per altri esemplari. Da ultimo, voglio evidenziare che il prezzo proposto, a loro dire abbattuto alla grande rispetto a quello molto alto che loro affermano essere “di mercato”, è in realtà assolutamente in linea con i reali valori di mercato, come si può facilmente verificare anche attraverso Internet.
A tutti un cordiale saluto.
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