
Originariamente Scritto da
canefantasma
IL VECCHIO é UN RELITTO
Ho assistito disgustato ad una turpitudine che è anche la migliore spiegazione del perché la nostra società è di una sofferenza senza uguali.
Un gruppetto di anziani, uomini sopra la sessantina, nel mezzo di uno spettacolo televisivo, erano spronati nel ballare, nel suonare, nel cantare, nel dimenarsi e nel “far festa” con la foga di un diciottenne.
Questi poveracci, impacciati, goffi, palesemente fuori ruolo proprio perché fuori età, zampettavano e ciarlavano senza il minimo senso di vergogna o imbarazzo, e parevano spettatori gaudenti del loro mortificarsi.
Al concludere dello scempio la presentatrice ha declamato: “
Visto, ci si può divertire ad ogni età, questi vecchietti sono rinati oggi!”.
Questa è una delle tragedie moderne: la vecchiaia è stata privata di ogni senso.
L’esistenza dell’anziano non è più giustificata, ed ecco che ci si deve dimostrare atleti, ballerini, gaudenti latin lover pure quando si fatica digerire la minestra.
Il vecchio una volta era il saggio, il maestro di vita, ora è un relitto, un
uomo senza identità, una patetica imitazione del giovane.
Vive di un lamentoso anelito alla gioventù passata.
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