Se la misura della gravità dei reati è l’allarme sociale, non c’è giustizia
La sensazione di insicurezza che si vive soprattutto nelle grandi città richiederebbe un intervento serio e meditato dello Stato.
Invece il governo è bloccato da mesi nella discussione di un pacchetto sicurezza che suscita obiezioni infondate della sinistra radicale e seri dubbi tra i garantisti.
Il principio su cui si fondano le proposte di Giuliano Amato è demagogico: la gravità dei reati, e quindi delle pene che debbono sanzionarli, è misurata sull’allarme sociale.
E’ come se si affidasse a un’agenzia di indagini demoscopiche la compilazione del codice penale. L’idea che i responsabili di incidenti stradali o di scippi debbano essere trattati come i boss della mafia è assurda.
Oltre che demagogica, la struttura dei provvedimenti, tutta costruita su aggravi di pena, è una dimostrazione di impotenza.
Come tutti sanno, il problema vero consiste nel prendere i delinquenti e processarli in tempi ragionevoli.
Per farlo servono dotazioni qualitativamente e quantitativamente migliori per le forze dell’ordine e un sistema giudiziario non imballato.
L’aggravio delle pene non risolve questi problemi, dà soltanto la sensazione di uno stato che fa la faccia feroce per nascondere una sostanziale inanità.
Tutte queste cose Amato le sa bene, le ha dette e scritte mille volte, ma ora sembra che se le sia dimenticate.
Naturalmente c’è chi pensa che sia meglio una cattiva legge che niente, che l’emergenza giustifica sempre tutto, ma sono soltanto piccole giustificazioni all’incapacità di governo.
G.Ferrara su www.ilfoglio.it del 26 ott 07
saluti




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