Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
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    Predefinito " Toni Negri e...Materazzi"

    Sembrerebbe un non-sense l'accostamento, e invece è solo l'ennesima riprova della creatività del prof. Negri, del suo essere filosofo, di colui cioè che da un particolare della vita concreta, risale al generale, quasi genealogicamente, tipologicamente direi, condendo il tutto con una buona dose di genialità, che in questi tempi di grigiore indifferenziato non guastano. Cosa sostiene Negri ? semplicemente elegge Materazzi a simbolo del calcio 'imperialista e mondializzato' e risale poi da questa metafora calcistica ad una analisi della società odierna, al trionfo della "RATIO". Osservando una partita in argentina, non può non rendersi conto cheil modello "Materazzi" si è imposto (traduciamo : giocatore assolutamente mediocre tecnicamente, aggressivo, veloce, tutto improntato al CONSEGUIMENTO DEL RISULTATO, con un gioco sempre al limite del regolamento, duttile, arrogante); fatto grave per un amante del calcio che in quanto tale non può non adorare l' argentina ( "il cuore del Boca Juniors, il cervello del River Plate, la scienza delle passioni). Cosa porta secondo Negri nel calcio ? La razionalità nell' accezione weberiana, la razionalità dell' efficacia, per cui magari un mediocre Materazzi gioca e uno come Baggio andrebbe in panchina o sarebbe oltraggiato a inserirsi in schemi folli come quelli sacchiani.Le considerazioni si estendono poi al contributo dato dagli 'oriundi' nelle vittorie italiane ai mondiali del 1934, del 1938, alle olimpiadi del 1936 (tralascia un dettaglio il professore e cioè la singolare "coincidenza" temporale di tre vittorie su tre competizioni dell' Italia di quei tempi). Non entro assolutamente nel merito delle sue affermazioni : certo stimolante l' esempio per inquadrare quello che heideggerianamente potremmo definire massimo dispiegamento della ratio, della tecnoscienza, della ratio introdotta in Occidente dal 'pallido delinquente', Socrate, alter-ego di Platone invecchiato. Da anche qualche suggerimento in materia di nazionalità, mi sembra......

  2. #2
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    http://www.gazzetta.it/Calcio/Estero...aterazzi.shtml


    Toni Negri contro il calcio
    "Materazzi il suo simbolo"


    L'ex professore dell’Università di Padova che fondò Potere Operaio nel ’69 critica l'attuale modo di giocare e il difensore dell'Inter: "Oggi prevale il 'vincit, regnat et imperat', solo il rugby ci può salvare. Quello dei Pumas con una quantità impressionante di cognomi italiani. "

    Marco Materazzi, 34 anni, all'Inter dal 2001. Ansa




    PARIGI, 8 novembre 2007 – Materazzi, simbolo del calcio fascistoide e moderno del “vincit, regnat et imperat”. L’inedita visione del difensore dell’Inter arriva ovviamente dalla Francia. Ma stavolta non da un francese rancoroso, ma da un intellettuale italiano: Toni Negri, filosofo, ex leader di Potere Operaio.
    LIBERATION - Negri, ex professore dell’Università di Padova che fondò il gruppo di estrema sinistra nel ’69, affronta la questione dalle pagine di Libération, un quotidiano che non ha mai digerito veramente l’episodio chiave della finale di coppa del Mondo, tra Materazzi e Zidane, e oggi in edicola in edizione speciale, con articoli firmati da soli filosofi.
    ARGENTINA - Un viaggio in Argentina permette al filosofo, ex esule condannato per associazione sovversiva ma oggi libero cittadino, di osservare in tv una partita del campionato locale: "Giocano veramente male - scrive Negri, che vive tra Venezia e Parigi - anzi, giocano ormai come in tutto il mondo: 22 piccoli Materazzi, 22 automi, 22 giocatori di un videogame di media qualità".
    ORIUNDI - Poi Negri ricorda che un tempo il calcio non era così. In Italia "all’inizio degli anni ’20 furono gli argentini ad insegnarci a giocare, con una difesa dura e un centravanti che rilanciava sulle ali, lento e preciso come in un tango". Era il calcio "meticcio" degli "oriundi" che trasmisero "fantasia e immaginazione" agli italiani e che permisero all’Italia di vincere due mondiali (1934-38) e le Olimpiadi del 1936.
    MATRIX - "Oggi – continua il filosofo – non è più così. E’ Materazzi che comanda: vincit, regnat et imperat". La dittatura della tecnica: "Max Weber e la razionalità dell’efficacia". La salvezza passa allora per il rugby, quello "magnifico", argentino, sorpresa agli ultimi mondiali francesi. Quello dei Pumas "con una quantità impressionante di cognomi italiani", che giocano come lo facevano le squadre italiane piene di oriundi. Un paradosso.
    FASCISMO - Negri sogna: "Se quell’età d’oro del calcio ha permesso agli italiani di respirare durante il fascismo, forse questo rugby ci permetterà di sopravvivere in quest’epoca di estremismo di centro". Negri chiude gli occhi e immagina un campo di rugbisti francesi e di calciatori oriundi, dove palla ovale e palla tonda si sovrappongono, con "il tango che riprende il suo spazio, tra la mischia e i centravanti". Paradosso filosofico, visione idealista, nostalgica e futuribile, che condanna senza appello "Materazzi a giocare a ping-pong". Povero Marco.
    Alessandro Grandesso

  3. #3
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    È proprio vero che la libertà è preziosa; così preziosa che dovrebbe essere razionata.
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    Materazzi come paradigma del calcio all'epoca del tardocapitalismo. La metafora penso di averla colta, nonchè - da tifoso - anche la piena condivisione della critica ad un calcio mercificato,standardizzato, oligopolio di pochi club europei che somigiano sempre più ad una multinazionale organizzata in forma lobbistica al fine di monopolizzare proventi televisivi e, in proporzione, trofei sulle bacheche.
    Sull'aspetto tecnico non sarei così d'accordo. Premettendo che Materazzi mi risulta asolutamente odioso, non si possono negare in lui doti oltrechè fisiche anche tecniche non eccelse ma certamente di discreto livello.
    E poi lo sport, ed il calcio soprattutto, nonostante gli elementi finanziari siano ormai fattore non determinante bensì UNICO al fine dei successi di una squadra, conserva comunque un elemento di irrazionalità e di imprevedibilità.
    E giocatori come Zidane, oltrechè molto più apprezzabili stilisticaamente, risultano essere comunque più redditizi nell'economia del gioco.
    Sono della teoria del commissario Lobanowskiy: quello che conta per vincere una partita è l'organizzazione, ovvero la pianificazione del gioco e la massimizzazione nella distribuzione dei ruoli.
    Proprio come nell'economia socialista.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da komsomol Visualizza Messaggio
    Materazzi come paradigma del calcio all'epoca del tardocapitalismo. La metafora penso di averla colta, nonchè - da tifoso - anche la piena condivisione della critica ad un calcio mercificato,standardizzato, oligopolio di pochi club europei che somigiano sempre più ad una multinazionale organizzata in forma lobbistica al fine di monopolizzare proventi televisivi e, in proporzione, trofei sulle bacheche.
    Sull'aspetto tecnico non sarei così d'accordo. Premettendo che Materazzi mi risulta asolutamente odioso, non si possono negare in lui doti oltrechè fisiche anche tecniche non eccelse ma certamente di discreto livello.
    E poi lo sport, ed il calcio soprattutto, nonostante gli elementi finanziari siano ormai fattore non determinante bensì UNICO al fine dei successi di una squadra, conserva comunque un elemento di irrazionalità e di imprevedibilità.
    E giocatori come Zidane, oltrechè molto più apprezzabili stilisticaamente, risultano essere comunque più redditizi nell'economia del gioco.
    Sono della teoria del commissario Lobanowskiy: quello che conta per vincere una partita è l'organizzazione, ovvero la pianificazione del gioco e la massimizzazione nella distribuzione dei ruoli.
    Proprio come nell'economia socialista.
    Sul fatto puramente tecnico si può non eseere perfettamente d' accordo, il ppnto sostanziale è la capacità indubbia di Maraterazzi di giocare "al limite", la sua seducente aggressività legata all' essere a modo suo un vincente. Si vince picchiando più forte, possibilmente con l' arbitro di spalle o lontano, si sgomita, si è capaci di difendere e attaccare a seconda delle evenienze, si è duttili per la vittoria. Il calcio di Lobanowskiy : bene dai ragione a Negri, lì in effetti il dispiegamento dell' efficienza weberiana raggiungeva vertici davvero parossistici, lì' veramente l' individualità veniva inghiottita, divorata dallo schema. Cosa c'è in fondo di maggiormente esemplificativo di questa ratio sicratica che esita nella tecnoscienza se non la "terribile" ( terribile nei suoi aspetti di grandezza, in questo senso !) "pianificazione socialista" ; bel Moloch davvero ! Insaziabile... Comunque quell' epoca al di la del giudizio - si potrebbe forse dire, necessaria e dolorosa - è tramontata ; ora la tecnica potrebbe essere liberante e non continuare nel suo compito asservente. Certo che se il modello è Lobanowkiy.....

  5. #5
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    È proprio vero che la libertà è preziosa; così preziosa che dovrebbe essere razionata.
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    Citazione Originariamente Scritto da LEONIDA Visualizza Messaggio
    Sul fatto puramente tecnico si può non eseere perfettamente d' accordo, il ppnto sostanziale è la capacità indubbia di Maraterazzi di giocare "al limite", la sua seducente aggressività legata all' essere a modo suo un vincente. Si vince picchiando più forte, possibilmente con l' arbitro di spalle o lontano, si sgomita, si è capaci di difendere e attaccare a seconda delle evenienze, si è duttili per la vittoria. Il calcio di Lobanowskiy : bene dai ragione a Negri, lì in effetti il dispiegamento dell' efficienza weberiana raggiungeva vertici davvero parossistici, lì' veramente l' individualità veniva inghiottita, divorata dallo schema. Cosa c'è in fondo di maggiormente esemplificativo di questa ratio sicratica che esita nella tecnoscienza se non la "terribile" ( terribile nei suoi aspetti di grandezza, in questo senso !) "pianificazione socialista" ; bel Moloch davvero ! Insaziabile... Comunque quell' epoca al di la del giudizio - si potrebbe forse dire, necessaria e dolorosa - è tramontata ; ora la tecnica potrebbe essere liberante e non continuare nel suo compito asservente. Certo che se il modello è Lobanowkiy.....
    Non vorrei anzitutto confondere due piani: quello della critica all'industria del calcio, e quello della controversia se è più importante in campo la tecnica individuale o la tattica collettiva.
    Sul secondo punto in un certo senso, ammettendo il marxismo come evoluzione classista dell'utilitarismo, si tratta di vedere se si vuole adottare una razionalità di tipo strumentale oppure no. E se lo si fa, e per un marxista la scelta mi sembra abbastanza obbligata, bisogna limitarsi ad ammettere che la pianificazione di singoli comportamenti individuali abbia non tanto un'utilità collettiva, ma sappia anche garantire ai singoli stessi aspettative di risultato maggiori.
    Insomma la vecchia controversia tra gioco a zona e gioco a uomo in una riedizione leggermente colta.
    Anche perchè è poi tutto da vedere (soprattutto per uno che fa richiami al marxismo come Negri) se sia davvero più affascinante un calcio fatto da fantasisti romanticamente imprevedibili piuttosto che rigorose, geometriche e sincronizzate strategie di squadra.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Outis Visualizza Messaggio
    http://www.gazzetta.it/Calcio/Estero...aterazzi.shtml


    Toni Negri contro il calcio
    "Materazzi il suo simbolo"


    L'ex professore dell’Università di Padova che fondò Potere Operaio nel ’69 critica l'attuale modo di giocare e il difensore dell'Inter: "Oggi prevale il 'vincit, regnat et imperat', solo il rugby ci può salvare. Quello dei Pumas con una quantità impressionante di cognomi italiani. "

    Marco Materazzi, 34 anni, all'Inter dal 2001. Ansa




    PARIGI, 8 novembre 2007 – Materazzi, simbolo del calcio fascistoide e moderno del “vincit, regnat et imperat”. L’inedita visione del difensore dell’Inter arriva ovviamente dalla Francia. Ma stavolta non da un francese rancoroso, ma da un intellettuale italiano: Toni Negri, filosofo, ex leader di Potere Operaio.
    LIBERATION - Negri, ex professore dell’Università di Padova che fondò il gruppo di estrema sinistra nel ’69, affronta la questione dalle pagine di Libération, un quotidiano che non ha mai digerito veramente l’episodio chiave della finale di coppa del Mondo, tra Materazzi e Zidane, e oggi in edicola in edizione speciale, con articoli firmati da soli filosofi.
    ARGENTINA - Un viaggio in Argentina permette al filosofo, ex esule condannato per associazione sovversiva ma oggi libero cittadino, di osservare in tv una partita del campionato locale: "Giocano veramente male - scrive Negri, che vive tra Venezia e Parigi - anzi, giocano ormai come in tutto il mondo: 22 piccoli Materazzi, 22 automi, 22 giocatori di un videogame di media qualità".
    ORIUNDI - Poi Negri ricorda che un tempo il calcio non era così. In Italia "all’inizio degli anni ’20 furono gli argentini ad insegnarci a giocare, con una difesa dura e un centravanti che rilanciava sulle ali, lento e preciso come in un tango". Era il calcio "meticcio" degli "oriundi" che trasmisero "fantasia e immaginazione" agli italiani e che permisero all’Italia di vincere due mondiali (1934-38) e le Olimpiadi del 1936.
    MATRIX - "Oggi – continua il filosofo – non è più così. E’ Materazzi che comanda: vincit, regnat et imperat". La dittatura della tecnica: "Max Weber e la razionalità dell’efficacia". La salvezza passa allora per il rugby, quello "magnifico", argentino, sorpresa agli ultimi mondiali francesi. Quello dei Pumas "con una quantità impressionante di cognomi italiani", che giocano come lo facevano le squadre italiane piene di oriundi. Un paradosso.
    FASCISMO - Negri sogna: "Se quell’età d’oro del calcio ha permesso agli italiani di respirare durante il fascismo, forse questo rugby ci permetterà di sopravvivere in quest’epoca di estremismo di centro". Negri chiude gli occhi e immagina un campo di rugbisti francesi e di calciatori oriundi, dove palla ovale e palla tonda si sovrappongono, con "il tango che riprende il suo spazio, tra la mischia e i centravanti". Paradosso filosofico, visione idealista, nostalgica e futuribile, che condanna senza appello "Materazzi a giocare a ping-pong". Povero Marco.
    Alessandro Grandesso

    Faccio il malignetto? Sì lo faccio và, però non posso non notare come il professor Negri cacci fuori dal cilindro come se fosse una scoperta il rugby e soprattutto i Pumas. Coincidenza interessante con l'aumentato interesse popolare per il rugby dovuto alla recentissima Coppa del Mondo e con la grande impresa dei Pumas. Faccio notare da appassionato di Rugby che i Pumas partecipano con risultati discreti anche se non come per l'ultima coppa del Mondo da tanti anni alle competizioni mondiali.
    A quanto pare anche Negri rimane influenzato dal suo teorema tra l'altro pienamente condivisibile del "conseguimento del risultato".

    A luta continua

  7. #7
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    Ed è lì il pericolo : non ho detto assoutamente che quelle che tu chiami "rigorose, geometriche e sincronizzate strategie di squadra" non siano affascinanti. Lo sono eccome : questa è la formula con cui l' occidente ha piegato il mondo a sua immagine e somiglianza ; in fondo i 'trecento' come "giocarono" alle Termopili ? Solisti brillanti no c'erano : una rigida startegia di squadra, dove la somma era superiore, ma straordinariamente superiore alla sommatoria delle singole parti. Non discuto il principio in assoluto : poi diventa autodivorante e insisto sul fatto che ora, allo stato attuale la tecnica è talmente sviluppata da non rendere più necessaria questo doloroso addestramento. Innsomma le istanze dell' individuo ora possono non essere dialetticamente opposte a quellle della comunità.

  8. #8
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    È proprio vero che la libertà è preziosa; così preziosa che dovrebbe essere razionata.
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    Citazione Originariamente Scritto da LEONIDA Visualizza Messaggio
    Non discuto il principio in assoluto : poi diventa autodivorante e insisto sul fatto che ora, allo stato attuale la tecnica è talmente sviluppata da non rendere più necessaria questo doloroso addestramento.
    Certo, ma dovrebbe proprio essere questo il lato positivo di una tecnica strumentale, ovvero di una tecnica che, coniugando razionalmente mezzi e fini, sappia soddisfare quanto più possibile le aspirazioni dell'individuo.
    Ma per scomodare la Scuola di francoforte, si potrebbe dire che in regime tardocapitalista emerge una dialettica interna alla modernità capitalista, per cui l'uomo ad essere fagocitato dalla tecnica per diventarne una mera appendice, un suo strumento.
    M questo non è un problema proprio della tecnica, ma semplicemente del fatto che la stessa si trova su un piano sovrastrutturale e si limita a riflettere i rapporti economici di domionio che segnano ogni ambito della vita umana.
    ma parlare nostalgicamente di "età dell'oro" e vagheggiare un fantastico nostalgico ritorno ad un roseo passato mi sembra - per tornare alle parole di Negri - più una posizione reazionaria heideggeriana che un atteggiamento marxista.

 

 

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