Tratto da SARDInews
anno VIII- n. 9 - settembre 2007
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I nodi storici
Verso il nuovo Statuto della Sardegna
lontano da facili apologie identitarie
di Marco Betzu
Un nuovo volume Aìsara curato dal giurista Gianmario Demuro dell’università di CagliariQuando nel febbraio del 1948 venne approvato lo Statuto speciale la Sardegna era una regione segnata da profonde disomogeneità sociali e territoriali. La bassa scolarizzazione, l’assenza di realtà imprenditoriali di media grandezza, lo squilibrio esistenti tra le città e il resto del territorio erano notevoli. Il centralismo di stampo fascista, pur con significative eccezioni, non era riuscito a dare al popolo sardo la forza di camminare con le proprie gambe. Lo Statuto, assicurando alla Regione la possibilità di intervenire in materia di industria, commercio, agricoltura, artigianato, trasporti e opere pubbliche in termini allora non consentiti alle altre regioni, avrebbe dovuto rappresentare uno strumento importante per lo sviluppo economico. Allo stesso modo, l’identità storica e culturale sarda sarebbe dovuta essere garantita da una maggiore autonomia in materia di usi civili, biblioteche e musei di enti locali, istruzione.
Oggi non può dirsi che quelle aspirazioni siano state completamente soddisfatte. Eppure, lungi dall’affrontare concretamente i nodi problematici della specialità, il dibattito politico e scientifico si è attardato su profili esclusivamente ideologici o, ancor peggio, procedurali. Si pensi all’ipotesi demagogica di un’assemblea costituente sarda, da più parti avanzata, che altro non è stata se non un paravento usato da chi non riusciva ad affrontare la discussione sui contenuti dello Statuto.
Il libro L’autonomia positiva, curato da Gianmario Demuro ed edito da Aìsara, rappresenta invece una felice eccezione. Il volume, frutto dell’impegno civico prima ancora che scientifico del gruppo di costituzionalisti dell’Università di Cagliari, e del quale chi scrive è uno degli autori, si propone infatti di approfondire le tematiche contenutistiche del nuovo Statuto senza scadere in una facile apologia del mito identitario, ma applicando l’indirizzo secondo cui il pluralismo territoriale serve a costruire inclusioni e non ad erigere steccati. L’ispirazione di fondo, esplicitata nell’Introduzione di Pietro Ciarlo e presente anche nella premessa su Autonomia, specialità e sovranità diffusa scritta da Stefano Pinna, permea di sé tutti i contributi.
Il primo tema trattato, analizzato negli scritti di Demuro, Coinu e Paganetto, è quello dell’architettura delle competenze della Regione Sardegna. L’idea principale è che nella scrittura del nuovo Statuto speciale dovranno essere costruite forme di cooperazione “a geometria variabile” idonee a chiarire gli elenchi di competenze scritti “ma che, mai, potranno essere completamente esaustivi e dotati di capacità prescrittiva” (Demuro). L’ottica è, quindi, quella di uno Statuto che fissi le condizioni procedurali idonee a risolvere i conflitti con lo Stato e con il livello sopranazionale. Questa conclusione è presente anche nel saggio di Ruggiu dedicato al principio di leale collaborazione. Una stesura accurata delle competenze non può rivestire finalità separatiste e dualiste, se non altro perché sarebbe destinata al fallimento. Essa deve invece essere affiancata da una implementazione dei meccanismi cooperativi con lo Stato, imponendo un obbligo di partecipazione della Regione Sardegna alla Conferenza Stato-Regioni e coinvolgendo il Consiglio regionale nelle decisioni assunte in questa sede tramite, ad esempio, un obbligo comunicazione delle decisioni che il Presidente della Regione intenda di volta in volta sostenere.
Nel saggio La forma di governo della Regione Sardegna tra Statuto speciale e legge statutaria Deffenu esamina le possibili strade percorribili in tema di forma di governo, anche alla luce della legge statutaria che, in base all’art. 15 dello Statuto, ha in parte ridisegnato il regime organizzativo delle istituzioni regionali. Lungi dal configurare un Presidente dotato di super-poteri, come talvolta a torto si sostiene, la legge statutaria si preoccupa di disegnare un sistema equilibrato da cui il Consiglio regionale esce rafforzato, essendogli attribuita la funzione legislativa e il potere di verificare e controllare l’attività di Presidente e Giunta, potendo in caso di giudizio negativo sfiduciare il Presidente e obbligarlo alle dimissioni.
Dedicati a due temi ricorrenti nel dibattito politico attuale sono i saggi di Macciotta e Betzu. Nel primo si affronta la spinosa questione del federalismo fiscale suggerendo, tra l’altro, l’introduzione di una norma che preveda il diritto della Regione di adire la Corte costituzionale per violazione dello Statuto in caso di introduzione di norme fiscali statali non condivise. Nel secondo si è cercato di individuare vie utili a implementare l’autonomia regionale in tema di tutela e valorizzazione dell’ambiente. Si tratta infatti di un interesse fondamentale per una regione insulare a scarsa densità antropica che, rappresentando una delle ragioni della specialità, non può essere esclusivamente affidato alle scelte statali o a interpretazioni giudiziarie.
Completa il volume la disamina di due casi europei particolarmente significativi, quelli della Catalogna (Castellà Andreu) e della Scozia (Tierney).
Un libro compatto, informato, equilibrato e caratterizzato da una prosa piana e accessibile: un riferimento imprescindibile nel dibattito sullo Statuto che verrà.
G. Demuro (a cura di), L’autonomia positiva. Proposte per un nuovo Statuto della Sardegna, Cagliari, 2007