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    Predefinito Comitato nuovo statuto e sovranità

    tratto da:

    L’unione sarda

    09/11/2007
    Il comitato “Firma per la tua Sardegna” ha scritto 52 articoli: «Ora confronto in piazza»
    Una legge per cambiare lo Statuto

    Autodeterminazione: è questo il preambolo dello Statuto speciale scritto dal comitato “Firma per la tua Sardegna”. Un anno di lavoro e cinquantadue articoli che ridefiniscono i rapporti dell'Isola con lo Stato centrale. L'impronta è culturale: «Siamo una nazione perché vantiamo un patrimonio di storia, lingua, tradizioni, identità e aspirazioni». Ma la sostanza della nuova Carta de Logu - l'ha ribattezzata il comitato - è politica: meno ingerenza da Roma, più autonomia legislativa e finanziaria per il Parlamento sardo, da riformare con «sessanta deputati».
    L'APPELLO Sullo Statuto si aprirà adesso la fase costituente. «Sposteremo il confronto nelle piazze», anticipa il segretario Antonello Carboni. «Solo il popolo sardo ha il diritto di decidere sul proprio avvenire. Tutti insieme dobbiamo perfezionare questa Carta di autonomia speciale. Servono 20mila firme per trasformarla in proposta di legge».
    «UNA RIVOLUZIONE» È stato un pool di giuristi, politici e storici, a firmare la «nuova Costituzione». Il coordinatore Gianfranco Pintore chiarisce: «Siamo per la Sardegna presidenzialista. I poteri devono tornare alla Regione. Solo su difesa, moneta, amministrazione della giustizia e rapporti diplomatici, la competenza resta allo Stato». Lo storico Francesco Cesare Casula rassicura. «Non potremo mai separarci dall'Italia: ha preso forma grazie all'antico regno di Sardegna». Ma l'essenza dello Statuto è innegabile: «È rivoluzionario, volutamente al limite della sovranità. Dobbiamo cambiare mentalità. Siamo seduti su una miniera d'oro, va sfruttata per accrescere benessere e qualità di vita dei cittadini».
    FISCALITA' «La Sardegna deve riscuotere le imposte nazionali, per poi versare una quota a Roma. Oggi avviene il contrario», spiega Gigi Lallai. Dunque, un tassello del federalismo che apre all'Unione europea. «Con Bruxelles dobbiamo poter interloquire in autonomia», chiarisce Gherardo Gherardini. «Un passaggio improcrastinabile, visto che lo Statuto del 1948 ha fatto il suo tempo», rimarca Domenico Murgioni. «Spettano alla Regione difesa e sviluppo dell'ecosistema, come la tutela della libertà d'impresa e del diritto al lavoro», sottolinea l'altro coordinatore, Mario Carboni.
    SOVRANITA' Fa discutere la sentenza della Corte costituzionale: ha dichiarato «illegittimo» l'uso della parola «sovranità» nella legge sarda che istituiva la Consulta per il nuovo Statuto. Giuseppe Atzeri (Psd'Az) parla di «una pronuncia della Corte che è fedele interprete della cultura statalista antifederalista della Costituzione». Per Paolo Pisu (Prc), relatore di maggioranza della legge, «si prova profonda amarezza per la decisione romana. Sorprende che si paventi il rischio di minare lo stato unitario. La Corte costituzionale ha fatto un'equazione ingiustificata». Critico anche l'eurodeputato della Lega, Mario Borghezio. «Una sentenza scandalosa, va contro il federalismo e il diritto dei sardi alla libertà».
    ALESSANDRA CARTA

    09/11/2007

  2. #2
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    Tratto da:

    La nuova sardegna

    VENERDÌ, 09 NOVEMBRE 2007



    Pagina 6 - Sardegna

    Sì al nuovo Statuto, ma senza «sovranità»

    Nasce il comitato per la riforma, il leghista Borghezio difende l’isola






    CAGLIARI. Il leghista-doc Mario Borghezio difende la Sardegna dalla «censura» della Corte costituzionale a proposito della «sovranità» ma nel Centrodestra sardo il comitato promotore per il nuovo Statuto, al quale ha aderito anche Francesco Cossiga, preferisce non forzare e nel testo di riforma non ha inserito la parola incriminata. Ieri in una conferenza stampa il comitato «Firma per la tua Sardegna» ha illustrato la proposta, chiamata «nuova Carta de logu de Sardigna». E non vi è alcun riferimento al riconoscimento di sovranità, espressione bocciata dalla Consulta, dato che, lo ha detto lo storico Francesco Cesare Casula, «è un privilegio che non può appartenere alle Regioni». Il testo del Comitato «rifiuta separatismo» ma suggerisce «un’autonomia spinta al massimo» affermando che «il concetto di nazione è strettamente culturale e non politico». Il testo sarà ora portato al confronto con la società civile. «Lo Statuto - ha detto il presidente del comitato, Antonello Carboni - è uno strumento per contare di più in Italia e in Europa». Le posizioni del comitato promotore sono state illustrate anche da Ermenegildo Lallai, Gianfranco Pintore e Gherardo Gherardini.
    Ieri ha fatto discutere anche la presa di posizione di Borghezio, il quale ha annunciato che porterà nel Parlamento europeo «la vergognosa sentenza della Corte costituzionale» che ha contestato l’inserimento della parola «sovranità» a fianco di quella di «autonomia» nella legge approvata nel 2006 dal consiglio regionale sardo per l’istituzione della Consulta per lo Statuto. Secondo Borghezio «siamo di fronte a un «golpe giuridico del centralismo romano».
    Non è d’accordo il costituzionalista Benedetto Ballero, dirigente regionale dello Sdi, secondo il quale la sentenza «mette un punto fermo sulla necessità che finalmente la Sardegna rientri ad operare all’interno delle regole costituzionali valide per tutti i territori italiani, nessuno escluso». Ballero ha aggiunto: «Da troppo tempo in Sardegna si ricorre ad espressioni, e talvolta all’adozione di atti, incompatibili con la Costituzione. Il rivendicare, come è avvenuto nella legge sulla Consulta statutaria, una sovranità della Sardegna, significa o ignorare il significato giuridico costituzionale del termine, o porsi al di fuori di uno Stato unitario».
    Stefano Pinna, consigliere regionale di Progetto Sardegna e all’epoca presidente della commissione Autonomia, ha detto che «la sentenza della Corte Costituzionale non ha bocciato affatto il Consiglio regionale. Essa si limita a dichiarare illegittima la rubrica della legge limitatamente alla parola sovranità».
    In disaccordo con la Corte costituzionale si è detto Paolo Pisu, consigliere del Prc: «Ho sostenuto la tesi della sovranità anche in polemica col mio partito».
    Infine A Manca pro s’Indipendentia ha commentato: «Niente di nuovo sotto il sole coloniale, così - è detto in un comunicato stampa - si capisce come reagisce lo Stato italiano alle proposte di autodeterminazione».



  3. #3
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    Sito del comitato: firma per la tua sardegna

    http://www.statutosardegna.it/code/index/LINGUA/IT

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da akuardenti Visualizza Messaggio
    Ballero ha aggiunto: «Da troppo tempo in Sardegna si ricorre ad espressioni, e talvolta all’adozione di atti, incompatibili con la Costituzione. Il rivendicare, come è avvenuto nella legge sulla Consulta statutaria, una sovranità della Sardegna, significa o ignorare il significato giuridico costituzionale del termine, o porsi al di fuori di uno Stato unitario».
    "porsi al di fuori di uno stato unitario": è esattamente quello che vorremmo, caro ballero...

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da akuardenti Visualizza Messaggio
    Stefano Pinna, consigliere regionale di Progetto Sardegna e all’epoca presidente della commissione Autonomia, ha detto che «la sentenza della Corte Costituzionale non ha bocciato affatto il Consiglio regionale. Essa si limita a dichiarare illegittima la rubrica della legge limitatamente alla parola sovranità».
    eh, giai as nau nuddha...

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da senhor soares Visualizza Messaggio
    "porsi al di fuori di uno stato unitario": è esattamente quello che vorremmo, caro ballero...
    Oggi ho voglia di fare le radiografie alle parole: noi vogliamo stare all' interno di uno Stato unitario, ma quello sardo, non quello italiano

  7. #7
    meglio soru
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    Citazione Originariamente Scritto da Zarathustra Visualizza Messaggio
    Oggi ho voglia di fare le radiografie alle parole: noi vogliamo stare all' interno di uno Stato unitario, ma quello sardo, non quello italiano
    oh, pibincu...!

  8. #8
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    premetto, sono contentissimo di leggere queste cose, finalmente certi discorsi (nazione sarda, sovranità bla bla) non sono più tabù e anche gente "insospettabile" ne parla...ma ma ma...quando poi alla fine non si arriva alla ovvia conclusione, bisogna che la nazione sarda abbia un suo stato autonomo, mi sembrano molto quei discorsi di ragazzi che vogliono fare i cazzi che vogliono, stando a casa dei genitori! troppo facile!

  9. #9
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    oh, pibincu...!

  10. #10
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    LA NUOVA SARDEGNA
    Istituzioni, Europa, Enti Locali: La Corte Costituzionale dice no alla sovranità

    08.11.2007

    Illegittimi gli articoli della legge regionale che disciplina la Consulta per il nuovo Statuto

    di Augusto Ditel

    CAGLIARI. Sardegna sovrana? No, quell’aggettivo è di troppo. Soprattutto se il concetto di sovranità viene mescolato con quello di autonomia e si avverte il pericolo di una separazione dallo Stato. Quell’aggettivo, contenuto nella legge regionale numero 7, quella che disciplina l’istituzione e la disciplina della Consulta per il nuovo Statuto (un organismo che tra l’altro non è mai decollato, per frizioni tra maggioranza e opposizione), è illegittimo. L’ha stabilito la Corte Costituzionale accogliendo il ricorso del consiglio dei ministri (31 luglio 2006) che, fin dal primo momento, a pochi giorni dalla promulgazione della legge, aveva avanzato la sua contrarietà a riconoscere come legittimo il concetto di sovranità. Oltre a contrastare con l’articolo 54 dello Statuto e con l’articolo 138 della Costituzione, le parti impugnate, a giudizio della Consulta, non sono compatibili con i fondamentali principi costituzionali». Se infatti si valorizzano «elementi etnici, culturali e ambientali», si corre il rischio di «definire situazioni soggettive privilegiate per una categoria di soggetti dell’ordinamento nazionale che potrebbero rivendicare poteri della Regione a livello di indipendenza e comunque di svincolo da condizionamenti ordinamentali nell’ambito dell’assetto della Repubblica». Insomma, c’è il pericolo, secondo l’Alta Corte, che la Sardegna possa affrancarsi dallo Stato e rendersi indipendente come sognano alcuni movimenti politici. Gli articoli della legge impugnata, si riferiscono a un nuovo speciale Statuto che, «in quanto fonte di rango costituzionale abilitata dal nostro ordinamento a definire lo speciale assetto istituzionale della Regione e i suoi rapporti con lo Stato, diverrebbe una fonte attributiva di istituti tali da connotare, per natura, estensione e quantità, l’assetto regionale in termini accentuatamente federalistici piuttosto che di autonomia regionale». C’è un’altra argomentazione, nella sentenza redatta da Ugo De Siervo, sotto la presidenza di Franco Bile. «Attraverso l’utilizzazione del termine sovranità, ci si riferisce alla pretesa attribuzione alla Regione di un ordinamento profondamente differenziato da quello attuale e, invece, caratterizzato da istituti adeguati ad accentuati modelli di tipo federalistico, normalmente frutto di processi storici nei quali le entità territoriali componenti lo Stato federale mantengono forme e istituti che risentono della loro condizione di sovranità ». In conclusione, secondo la Corte, «pretendere di utilizzare in una medesima espressione legislativa, quale principale direttiva dei lavori di redazione di un nuovo statuto speciale, sia il concetto di autonomia sia quello di sovranità equivale a giustapporre due concezioni fra loro radicalmente differenziate sul piano storico e logico, di cui la seconda sicuramente estranea alla configurazione di fondo del regionalismo quale delineato dalla Costituzione e dagli statuti speciali ». Se per Renato Soru e la sua maggioranza sempre più sfilacciata si tratta di un’altra mazzata, in un periodo non certo fortunato per chi guida la Regione, c’è da dire che dal centrodestra non sono venuti meno gli attacchi. Le reazioni. Il primo a farsi vivo per commentare la sentenza della Consulta è stato il deputato di Forza Italia Mauro Pili. «La decisione della Corte Costituzionale — ha dichiarato — conferma che il presidente Soru e compagni fanno a pugni con il diritto. L’ennesima bocciatura, questa volta dell’Alta Corte, rappresenta il nuovo epilogo della demagogia fallimentare della giunta Soru. Questa Regione è incapace di difendere l’autonomia, figuriamoci quando si tratta di parlare di sovranità. Un fallimento tira l’altro e questo è il risultato della manifesta incapacità di un’armata di dilettanti allo sbaraglio». Subito dopo Pili, è intervenuto Giovanni Marras, un altro deputato azzurro. «Anchde la Corte Costituzionale — ha detto — ha reso ridicolo, sull’impostazione giuridica, il provvedimento sul nuovo Statuto partorito dalla giunta Soru i cui errori creano un danno enorme alla storia ed alla autonomia della nostra terra e aprono fratture e contrapposizioni con le istituzioni certamente non di parte. Si rileva che Soru agisce con superficialità e assoluta incompetenza su materie che sono centrali rispetto alla vita della nostra regione ».







    L’altra voce


    giovedì 8 novembre 2007



    http://www.altravoce.net/2007/11/08/sovrani.html


    La sovranità appartiene solo aello Stato:
    la Consulta sconfessa la Regione
    ma legittima l'entità “popolo sardo”

    di Giorgio Melis

    Il concetto e la sostanza di “sovranità” appartengono solo allo Stato: nessuna Regione può invocarla come propria prerogativa perché va in contrasto con la Costituzione. Lo ha ribadito la Consulta con una sentenza che accoglie un ricorso di illegittimità presentato dal Governo nell'agosto del 2006 su una legge approvata dal Consiglio regionale. Nel provvedimento si evocava appunto la “sovranità” della Regione Sardegna: improponibile, secondo il pronunciamento definitivo della Consulta. Che tuttavia non ha ritenuto di dover censurare l'espressione “popolo sardo” contenuto nella legge regionale. Sembra dunque il riconoscimento di uno status non giuridico ma di notevole significato. L'ammissione dell'esistenza del “popolo sardo” come entità specifica entra comunque in giurisprudenza. Sebbene non produca effetti di “sovranità”, pare tuttavia un dato importante, che non risulta essere mai stato ammesso come definizione accettata per gli abitanti di altre regioni.
    La sentenza dei giudici costituzionali non ha effetti pratici perché la nozione di sovranità era contenuta nella legge numero 7 del 2006 - rimasta senza effetti - che istituiva la Consulta per il nuovo Statuto sardo. Rimasta lettera morta perché il contrasto tra le forze del Consiglio aveva portato all'aborto della Consulta. Tuttavia nel dispositivo si faceva riferimento alla “sovranità” regionale. La Consulta ha accolto il ricorso del Governo Prodi, in cui si eccepiva l'incostituzionalità «degli articoli 1, comma 1, e 2 comma 2 lettera a) e 3, oltre che del titolo della stessa legge “Istituzioni, attribuzioni e disciplina della Consulta per il nuovo statuto di autonomia e sovranità del popolo sardo”».
    La censura si riferisce alle espressioni contenute negli articoli, per la parte in cui evocava la “sovranità” del popolo sardo e delle istituzioni regionali. Gli articoli della legge impugnata - è detto nella sentenza - si riferiscono a un nuovo speciale statuto che, «in quanto fonte di rango costituzionale abilitata dal nostro ordinamento a definire lo speciale assetto istituzionale della Regione e i suoi rapporti con lo Stato, diverrebbe una fonte attributiva di istituti tali da connotare, per natura, estensione e quantità, l'assetto regionale in termini accentuatamente federalistici piuttosto che di autonomia regionale». Inoltre - scrivono i giudici, «attraverso l'utilizzazione del termine sovranità, ci si riferisce alla pretesa attribuzione alla Regione di un ordinamento profondamente differenziato da quello attuale e, invece, caratterizzato da istituti adeguati ad accentuati modelli di tipo federalistico, normalmente frutto di processi storici nei quali le entità territoriali componenti lo Stato federale mantengono forme e istituti che risentono della loro condizione di sovranità».
    In conclusione, secondo la Corte presieduta da Franco Bile, «pretendere di utilizzare in una medesima espressione legislativa, quale principale direttiva dei lavori di redazione di un nuovo Statuto speciale, sia il concetto di autonomia sia quello di sovranità equivale a giustapporre due concezioni fra loro radicalmente differenziate sul piano storico e logico, di cui la seconda sicuramente estranea alla configurazione di fondo del regionalismo quale delineato dalla Costituzione e dagli statuti speciali».
    La sentenza ha un'importanza notevole perché dirime in via definitiva un'annosa questione che non è di lana caprina ma di sostanza. Da molti, non solo dal fronte indipendentista o ultrasardista, si è spesso invocato un ruolo “sovrano” dell'autonomia speciale. «Un errore che mi è accaduto di segnalare: invano», spiega il giurista Pietro Ciarlo. «Ha ragione la Corte perché secondo la Costituzione la sovranità appartiene al popolo italiano», dunque «è attribuita solo allo Stato», non anche condivisibile con sue articolazioni regionali o di altro livello. « materia non negoziabile, irrinunciabile. Un'eventuale ma impossibile accettazione della dizione inserita nella legge, «avrebbe potuto produrre effetti dirompenti a livello nazionale e in altre realtà. Basti pensare all'uso che ne avrebbe potuto fare la Lega Nord, che addirittura persegue la secessione e l'indipendenza».
    D'accordo anche uno studioso dell'autonomia come Francesco Cocco: «La proclamazione di una sovranità regionale sarebbe stata in contrasto con quella dello Stato. Ma ha certo un significato rilevante che sia stata ammessa la definizione di “popolo sardo”, che non mi pare abbia precedenti». In verità Emilio Lussu e altri grandi autonomisti hanno sempre parlato di “nazione sarda”. Benché Lussu l'avesse con amarezza definita «una nazione abortiva» specie dopo l'approvazione dello Statuto regionale: tanto depotenziato rispetto a quello siciliano che fu offerta e rifiutata l'attribuzione anche alla Sardegna (non si accettarono “costituzioni” concesse ad altri: si voleva fare, disgraziatissimamente, da sé), con enorme perdità di poteri.
    Lussu, dopo quell'iniziale, irrimediabile infortunio dei costituenti sardi, ebbe a pronunciare una sentenza lapidaria. «L'autonomia sarda sta al federalismo che volevamo come un gatto a un leopardo: appartengono entrambi alla specie dei felini ma in una scala di valori infinitamente lontani». Anche Cocco è d'accordo: «Si è sempre evocato il concetto di nazione sarda, anche nel primo dizionario del canonico Spano. Ma la rivendicazione di sovranità era estranea, per evidenti ragioni di costituzionalità, ai padri dell'autonomia». Discorso chiuso, dunque, che in realtà non poteva mai essere aperto. Resta che per la prima volta in un responso costituzionale passa la nozione di “popolo sardo”. Chiaramente in senso etnico. Ma esprime il riconoscimento di “nazionalità” benché fermato sulla soglia invarcabile della sovranità statuale.





    L'unione sarda

    08/11/2007

    la sentenzaParlare di sovranità è incostituzionaleLa Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo l'utilizzo della parola «sovranità» nella legge regionale del 2006 che istituiva la Consulta per il nuovo Statuto speciale. Pur considerando inammissibili altre questioni di legittimità sollevate dal Governo contro la stessa legge, la Corte ha valutato il concetto di sovranità «estraneo alla configurazione di fondo del regionalismo quale delineato dalla Costituzione e dagli Statuti speciali». La legge attribuiva alla Consulta il compito di varare uno «Statuto di autonomia e sovranità del popolo sardo», ma per i giudici i due concetti sono «radicalmente differenziati sul piano logico e storico». L'effetto pratico è limitato: la legge sulla Consulta è rimasta inattuata per il disaccordo tra le forze politiche in Consiglio. In ogni caso, secondo il deputato di Forza Italia Mauro Pili, la decisione della Corte costituzionale conferma che «Soru e compagni fanno a pugni con il diritto. L'ennesima bocciatura rappresenta il nuovo epilogo della demagogia fallimentare della Giunta. Questa Regione è incapace di difendere l'autonomia, figuriamoci se si tratta di parlare di sovranità». Per un altro deputato azzurro, Giovanni Marras, i giudici hanno reso «ridicolo» l'operato della Giunta.

    08/11/2007

 

 
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