mercoledì 28 novembre 2007
Un presidio in tribunale contro le aste
Sui debiti degli agricoltori
IRS denuncia complicità banche-politica
di Marco Murgia
Che la partita non fosse chiusa lo avevano sottolineato il giorno stesso dell'accordo raggiunto a Roma tra la Regione e le banche creditrici, sotto la regia del ministero delle politiche agricole. I contadini indebitati a causa della legge 44/1988 - concedeva mutui regionali a tassi agevolati, salvo poi essere cassata dalla Unione europea - annunciarono di voler continuare la loro mobilitazione in attesa di vedere i documenti: mai arrivati. Intanto, denunciano, le aste vanno avanti nonostante le rassicurazioni: la prossima è fissata per domani al tribunale di Cagliari. In piazza Repubblica si presenteranno in forze gli attivisti dell'Irs: per rinnovare la «solidarietà alle famiglie oneste coinvolte in questa trappola infernale» e per ribadire la diffida verso chi intenda «appropriarsi di beni altrui messi all'incanto da questo sistema: sciacalli che fanno da prestanome agli istituti di credito».
Ma i militanti del movimento indipendentista non attendono sulla difensiva. Anzi: rilanciano in grande stile, con tanto di documenti «che saranno utilizzati e divulgati a tempo debito». Le anticipazioni, però, sembrano gustose. A iniziare dalla giornata di domani in tribunale: nel calendario delle vendite all'incanto mancano proprio gli appuntamenti del 29 novembre. Potrebbe essere un buon segnale, significherebbe che l'asta non si dovrebbe tenere: se non fosse che nessuno ha avvisato Francesco e Maria Luisa Maxia, i titolari dell'azienda di Musei che dovrebbe essere venduta, dell'eventuale blocco del procedimento. E le offerte d'acquisto, secondo regolamento, possono andare avanti sino al pomeriggio di oggi.
«Da quando De Castro ha annunciato il blocco delle vendite giudiziarie», ricorda Elisabetta Pitzurra, «sono già tre le aziende cedute»: è il motivo per cui la mobilitazione non accenna a diminuire. Al contrario, riprende nelle forme più dure: con lo sciopero della fame da parte di due donne che continuano l'occupazione del municipio di Decimoptuzu. Senza escludere l'ipotesi di trasferire la protesta con un camper sotto il palazzo della Regione, in viale Trento.
Storie come quella della famiglia Maxia ne esistono almeno un migliaio. La racconta la signora Maria Luisa: tutto parte da un favore fatto a un amico, «un compare» deceduto poi per un incidente sul lavoro, con la sottoscrizione di 10 milioni di lire su un avallo di 50. «Aveva 100 milioni di lire depositati all'Ispettorato agricolo: ma anziché utilizzare quei soldi per appianare l'avvallo, il Banco di Sardegna ne ha dato 60 a un commercialista, a copertura di alcune parcelle, e 40 alla vedova».
Risultato numero uno: i 40 milioni scoperti restano sulle spalle della famiglia Maxia, che nel frattempo aveva acquistato un trattore con un finanziamento del 40 per cento a fondo perduto della Regione. Mai arrivato, mentre gli interessi continuavano a salire. Risultato numero due: ai 40 milioni di lire si aggiungono circa 40mila euro - «ma la cifra esatta non la conosciamo» - che fanno lievitare l'indebitamento a quasi centomila euro.
Alla fine dei conti, continuano i Maxia, «anche con la vendita delle nostre terre non potremo coprire il debito»: perché «anche se i nostri beni divisi in cinque lotti - una casa in paese, una in campagna con le serre e altri tre terreni - sono stati valutati 500mila euro, dall'asta non raggiungeremo neanche la cifra che dovremmo versare». Roba che «se avessi avuto i soldi, avrei denunciato il Banco di Sardegna che è arrivato a trattenere anche le borse di studio di mia figlia», è la conclusione. «Ma un agricoltore questo non lo può fare: chiediamo solo di restituire quanto dobbiamo ma di poter continuare a lavorare».
Il punto è un altro. «L'aspetto peggiore», dicono i militanti del movimento guidato da Gavino Sale, «è la collusione tra politica e mondo finanziario, che si rivela fuori dalla legalità ed è studiato sulle spalle della povera gente». Parole durissime ma supportate dal ragionamento: «Il Banco di Sardegna è oggi al 51 per cento in mano alla Bper e il restante 49 per cento è della Fondazione Banco di Sardegna», composto di una «forte rappresentanza politica». Quindi, spiegano, «è impossibile che il corpo politico vada a indagare sull'agire illegale delle banche in quanto gli stessi fanno parte del loro consiglio di amministrazione».
Le richieste vanno in questa direzione: blocco delle aste immediato e documentato, scritto su carta, e «un'indagine accurata sugli interessi della manovra, sull'illegalità e sulle coperture delle responsabilità». L'indagine, continuano, dovrebbe partire proprio dalla legge 44: secondo la documentazione raccolta dall'Irs, che fa riferimento a una sentenza della Corte di giustizia europea del 23 febbraio 2006, Bruxelles non avrebbe mai cassato tutta la norma ma solo l'articolo 5 sui «mutui di assestamento a favore dei produttori agricoli».
Quindi la 44 è valida a eccezione di quell'articolo: «Tanto è vero», dice Pietro Lallai, «che i lavoratori di altre categorie che hanno usufruito dei finanziamenti previsti dalla norma regionale non risultano indebitati». Significa «che la storia tanto propagandata della bocciatura della Comunità europea per la mancata notifica è stata solo divulgata per nascondere la capitalizzazione inconsulta degli interessi di mora».
Ancora: secondo una comunicazione protocollata della Regione, firmata il 25 settembre 2006 e a disposizione dei militanti, «la Ragioneria effettua alle scadenze del 30 giugno e del 31 dicembre di ciascun anno il pagamento dei ratei semestrali dovuti, e alla data attuale non ha interrotto i pagamenti». Il fatto da chiarire, allora, è preciso: «Perché la banca continua a esigere dagli agricoltori anche la quota di compartecipazione regionale?».
Non andranno a Roma, i militanti Irs, «ma continueremo a sostenere la battaglia qui in Sardegna», senza abbassare la guardia «su questo scempio che deve essere fermato». Nella capitale, sabato, arriveranno invece gli agricoltori che fanno capo al comitato di Decimoputzu: «Nessun accordo sarà possibile», fanno sapere, «se prima non avverrà un confronto serio e approfondito sui termini delle soluzioni possibili che coinvolga anche gli agricoltori.
Mentre Parlamento, Senato e Consiglio regionale della Sardegna, in un percorso concordato con il Comitato di lotta stanno procedendo ad importanti passi come il blocco delle aste fino al 31 luglio, il ministro e il presidente della Regione continuano ad annunciare improbabili soluzioni che hanno il sapore di voler non vedere quale è il problema posto dalla nostra lotta: la soluzione starebbe in un accordo con le banche, sinora non verificato con gli agricoltori». Avranno l'appoggio incondizionato dell'Anci: l'associazione dei Comuni presieduta da Tore Cherchi ha assicurato la partecipazione di una propria delegazione alla manifestazione nazionale del primo dicembre.
Seguono la strada tracciata da Beppe Grillo, intanto, gli iscritti alla Coldiretti, che si dichiarano pronti a chiudere i conti correnti bancari «se gli istituti di credito non manifesteranno un atteggiamento consono alla gravità del momento per le aziende agricole fiaccate dai debiti». «Va ricordato che le aziende, a suo tempo, accesero i mutui con le banche confidando su una legge regionale, salvo poi dover restituire gli aiuti e pagare gli interessi a tasso pieno dopo che la Commissione europea dichiarò illegale la 44». Una legge per la quale la Regione è stata denunciata dalla Coldiretti, in rappresentanza di tremila imprese: la prima udienza è fissata per l'8 gennaio.