Livorno.
E' notte. L'alba è vicina ma non ha ancora la forza per illuminare la costa. Il cielo è attraversato dal rombo di una formazione di aerei da trasporto C-130 dell'Aeronautica militare britannica. A bordo i paracadutisti appena ventenni della brigata Folgore, diretti in Sardegna per l'esercitazione denominata Cold Stream (corrente fredda). Sarà proprio la corrente fredda della tragedia a spazzar via la vita di cinquantadue di loro. Un bagliore, un fragore e la torre della meloria diventa testimone della tragedia.
Era il 9 novembre 1971 quando lo specchio di mare distante solo poche miglia dalla costa, si rese protagonista di una delle peggiori tragedie che gettò Livorno e la brigata nel completo lutto. I dieci aerei militari, partiti dalla base militare di Pisa S. Giusto e diretti in Sardegna per raggiungere la zona di lancio di Villa Cidro, erano contraddistinti ognuno da un numero di gesso posto sulla fiancata del velivolo. Uno di questi, non arrivò mai all'appuntamento. Era il Gesso 4. Essendo un lancio tattico, la quota di volo doveva essere bassa per non essere intercettati dal radar. Le secche della Meloria lo inghiottirono e con sé la vita di sei aviatori britannici e 46 paracadutisti in servizio di leva effettivi alla 6^ compagnia Grifi.
Oggi a distanza di trentasei anni c'è chi non dimentica e non vuole dimenticare quei funesti momenti. I preparativi degli equipaggi, le pacche sulle spalle che i ragazzi si davano in vista di un lancio che non effettuarono mai. Le testimonianze di chi all'epoca era presente e in prima persona ha vissuto la strazio del recupero dei corpi che il mare impietosamente restituiva, insieme con l'angosciosa attesa dei familiari.
Nelle operazioni di recupero delle salme, perse la vita l'incursore Giannino Caria (medaglia d'oro al valor civile), che aveva speso tutte le energie durante le lunghe immersioni per il recupero dei Corpi.
Caduti del Gesso 4... PRESENTE!





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