Risultati da 1 a 10 di 10
  1. #1
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    Predefinito La "compagna" Veronica.

    Silenzio? Ma a voi sembra che ci sia stato silenzio?
    Il divorzio più mediatico del mondo, annunciato a mezza stampa e confermato a mezzo Ansa, preceduto da liti rigorosamente a nove colonne, adesso subisce l’ultima paradossale accusa: sarebbe passato sotto silenzio.
    I corsivisti di Repubblica sono scatenati, Travaglio pure, i Tg vengono bacchettati per aver messo la notizia in sommario «solo» al terzo posto nella gerarchia degli eventi mondiali.
    L'Unità (quella in minigonna) dedica un’intera pagina al fatto che La Russa e Cicchitto non commentano il fatto (e che devono dire?), mentre il silenzio di Capezzone diventa addirittura un argomento da copertina.
    Chi l’avrebbe detto?
    Il silenzio di Capezzone notizia da copertina è roba da scuola di giornalismo malato, master in comunicazioni demenziali.
    È il premio Pulitzer della bestialità.
    E se per caso Capezzone diventasse afono, che cosa fanno? Un’edizione speciale?

    Fa un certo effetto vedere la sinistra che fu austera riscoprirsi all’improvviso golosa di gossip più di una parrucchiera di Milano Marittima.
    Che spettacolo: solenni bacchettoni che passano dalle citazioni del dossettismo alla cupidigia da Eva Tremila, funerei moralisti che all’improvviso sostituiscono le disquisizioni sul keynesismo con le disquisizioni sul velinismo.
    Da avanti popolo a Stop.
    Rosy Bindi si scatena, la scrittrice Silvia Balestra si confessa («Come assidue tricoteuses sotto la ghigliottina vorremmo sapere tutto, vedere tutto, commentare tutto») e l'Unità per cercare di accontentare tanta curiosità spande il reality presidenziale su otto pagine (dicasi: 8).
    C’era una volta Gramsci, adesso c’è Concita 2000.
    Vista la piega, già si pensa al candidato ideale per la prossima direzione: Alfonso Signorini.
    O Platinette.

    Franceschini dice che è «patetico» parlare di «complotto» e che è sbagliato pensare che la sinistra pensi a sfruttare una vicenda privata a fini politici.
    Viene da chiedersi: ma Franceschini sa leggere i giornali? O, per lo meno, sa leggere il giornale che il suo partito generosamente finanzia?
    A pagina 5 c’è un’intervista in cui Marcelle Padovani spiega candidamente:
    «Nel fantastico consenso di Berlusconi l’unica capace di colpirlo sulle ginocchia è sua moglie. Viene da dire: compagna Veronica. È quello che pensa la gente di sinistra». E uno dei membri della direzione nazionale del Pd, Mario Adinolfi, dice in una nota ufficiale:
    «Usciamo dall’ipocrisia e diciamolo chiaramente: il divorzio di Berlusconi è una questione politica ed è un’occasione per il Partito democratico».
    Proprio così: compagna Veronica, colpirlo sulle ginocchia, un’occasione per il Partito democratico.
    Allora, caro lampaDario, chi è il vero patetico?
    «Tra moglie e marito...» aveva commentato Franceschini in prima battuta. Poveretto, forse non l’avevano ancora avvertito. Del resto non si può pretendere troppo dal segretario finito sul binario morto, che esulta come un pazzo per la micro-affermazione alle municipali di Trento, definendola «vittoria del Paese reale» (e tutto il resto d’Italia che cos’è? Il Paese irreale?).
    Forse a Franceschini non avevano ancora spiegato che l'ultimo treno della sinistra non è il suo, quello su cui sta attraversando l’Italia tra un ritardo e una gaffe: l’ultimo treno per la sinistra è Veronica.

    La compagna Veronica, come la chiama l’Unità.
    E chissà se, adesso, a lei quella definizione dà fastidio almeno un po’.
    Quando a Franceschini hanno spiegato bene che cosa stava succedendo, allora anche lui ha capito. Ed è partito all’attacco. Lui e le truppe cammellate.
    Tutti in coro, a menare il torrone della teoria politica del divorzio, il fabriziocoronismo dello sdegno parlamentare, pettegolezzi da portinaia in salsa di Montecitorio.
    Compagni&comari.
    E così abbiamo scoperto che il divorzio non è più una questione privata (senatrice Pd Vittoria Franco), che il «degrado morale» è un caso politico (onorevole Castagnetti) e via autorevolmente gossippando fino ad arrivare a tal Antonio Borghesi, deputato Idv, che ha cercato i suoi cinque minuti di notorietà presentando un’interrogazione parlamentare sui rapporti del premier con le minorenni. Ci manca solo un piccolo sermoncino morale di Luxuria e poi il quadro è completo.
    Che le contestazioni non stiano in piedi, ai nuovi cantori del gossip non importa nulla. Del resto, si sa, sui giornali scandalistici non conta il vero e nemmeno il verosimile. Degrado morale? Velinismo? Rapporti con le minorenni? Si può essere d’accordo o no con la candidatura di Barbara Matera, ma chi l’ha detto che un bella ragazza non può essere un buon europarlamentare? E se ha studiato e si è preparata, chissà, magari farà anche meglio di Iva Zanicchi o di Gianni Rivera (zero interventi in cinque anni a Bruxelles).
    E per quanto riguarda la festa di Napoli, beh, magari è discutibile che il premier si faccia chiamare papi, ma se davvero voleva fare qualche cosa di losco andava a un ritrovo di famiglia? Con mamma, papà, nonna e parenti tutti? Con otto auto della scorta al seguito? E con tanto di fotografi schierati? Dov’è il decadimento morale? Dov’è il degrado che diventa questione politica nazionale?

    Diciamoci la verità: l’unica questione politica è che la sinistra era in braghe di tela. Non sapeva più a cosa attaccarsi. E s’è attaccata al divorzio. Patetico? No, peggio: squallido. La signora Veronica annunciando il suo malcontento a mezzo Ansa e il suo divorzio a mezzo stampa ha dato il via libera ai neofiti del gossip, ai guardoni con presunzione moralizzatrice, agli aspiranti alfonsosignorini rigonfi d’odio politico. Ne sta venendo fuori il solito gran chiasso. Bene. Anzi, male. Ma per lo meno, evitate di lamentarvi del silenzio.

    No, non c’è silenzio attorno a questa vicenda. Non ce n’è mai stato.
    La luce dei riflettori, purtroppo, illumina tutto. Illumina troppo.
    Fa vedere da ogni angolo la dolorosa vicenda privata dei coniugi Berlusconi
    Ma, soprattutto, fa vedere da ogni angolo la dolorosa vicenda pubblica di una sinistra così sbandata da aggrapparsi a un divorzio come ultima ancora di salvezza. Che squallore.
    Dal Manifesto al Grand Hotel, dal Capitale a Confidenze.
    Il sole dell’avvenire si è spento dentro il buco della serratura.

    M.Giordano www.ilgiornale.it 5 05 09

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Riferimento: La "compagna" Veronica.

    quando si spegneranno le parole degli interessati i giornali non potranno che smettere di parlare a sproposito... solo allora calerà il silenzio
    Matsudaira Izu no Kami disse al Maestro Mizuno Kenmotsu: "Voi siete un uomo di grande valore, peccato siate così basso".

    Kenmotsu gli rispose: "E' vero. A volte in questo mondo non tutto va come si desidera. Ora, se io vi tagliassi la testa e l'attaccassi sotto i miei piedi, sarei più alto. Ma è qualcosa che non si potrebbe fare".

  3. #3
    .
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    Predefinito Riferimento: La "compagna" Veronica.




  4. #4
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    Predefinito Riferimento: La "compagna" Veronica.

    io la De Gregorio la disprezzo profondamente.
    Nulla alle spalle, dubbi sul futuro
    Oggi m'hanno incuXXto...ma con che austerità ragazzi! Roba da signori! Ho ringraziato e chiesto un'altro appuntamento.

  5. #5
    calzettoni abbassati
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    Predefinito Riferimento: La "compagna" Veronica.

    m'era sfuggito: provo ad esprimermi con parole semplici: di padroni e di pagliacci ne vai a discutere in qualche sezione del PD oppure, se ancora esistono, di rifondazione. qui sei tra gente educata, sei pregato di adeguarti o puoi sempre andartene dove meglio credi
    Ultima modifica di Dottor Zoidberg; 06-05-09 alle 22:16

  6. #6
    meno male che silvio c'è!
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    Predefinito Riferimento: La "compagna" Veronica.

    Citazione Originariamente Scritto da Lego Visualizza Messaggio
    sbandierare sul suo giornale per giorni e giorni i più intimi dettagli della "dolorosa vincenda privata dei coniugi Sarkozy"?
    ostridicolo: parlaci di questa dolorosa vicenda lego

  7. #7
    calzettoni abbassati
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    Predefinito Riferimento: La "compagna" Veronica.

    Qui di Padroni non ce ne sono e nessuno ne ha uno; moderare il linguaggio, non siamo in una sezione del PD
    Ultima modifica di Dottor Zoidberg; 06-05-09 alle 22:17

  8. #8
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    Predefinito Riferimento: La "compagna" Veronica.

    Citazione Originariamente Scritto da mustang Visualizza Messaggio
    Silenzio? Ma a voi sembra che ci sia stato silenzio?
    Il divorzio più mediatico del mondo, annunciato a mezza stampa e confermato a mezzo Ansa, preceduto da liti rigorosamente a nove colonne, adesso subisce l’ultima paradossale accusa: sarebbe passato sotto silenzio.
    I corsivisti di Repubblica sono scatenati, Travaglio pure, i Tg vengono bacchettati per aver messo la notizia in sommario «solo» al terzo posto nella gerarchia degli eventi mondiali.
    L'Unità (quella in minigonna) dedica un’intera pagina al fatto che La Russa e Cicchitto non commentano il fatto (e che devono dire?), mentre il silenzio di Capezzone diventa addirittura un argomento da copertina.
    Chi l’avrebbe detto?
    Il silenzio di Capezzone notizia da copertina è roba da scuola di giornalismo malato, master in comunicazioni demenziali.
    È il premio Pulitzer della bestialità.
    E se per caso Capezzone diventasse afono, che cosa fanno? Un’edizione speciale?

    Fa un certo effetto vedere la sinistra che fu austera riscoprirsi all’improvviso golosa di gossip più di una parrucchiera di Milano Marittima.
    Che spettacolo: solenni bacchettoni che passano dalle citazioni del dossettismo alla cupidigia da Eva Tremila, funerei moralisti che all’improvviso sostituiscono le disquisizioni sul keynesismo con le disquisizioni sul velinismo.
    Da avanti popolo a Stop.
    Rosy Bindi si scatena, la scrittrice Silvia Balestra si confessa («Come assidue tricoteuses sotto la ghigliottina vorremmo sapere tutto, vedere tutto, commentare tutto») e l'Unità per cercare di accontentare tanta curiosità spande il reality presidenziale su otto pagine (dicasi: 8).
    C’era una volta Gramsci, adesso c’è Concita 2000.
    Vista la piega, già si pensa al candidato ideale per la prossima direzione: Alfonso Signorini.
    O Platinette.

    Franceschini dice che è «patetico» parlare di «complotto» e che è sbagliato pensare che la sinistra pensi a sfruttare una vicenda privata a fini politici.
    Viene da chiedersi: ma Franceschini sa leggere i giornali? O, per lo meno, sa leggere il giornale che il suo partito generosamente finanzia?
    A pagina 5 c’è un’intervista in cui Marcelle Padovani spiega candidamente:
    «Nel fantastico consenso di Berlusconi l’unica capace di colpirlo sulle ginocchia è sua moglie. Viene da dire: compagna Veronica. È quello che pensa la gente di sinistra». E uno dei membri della direzione nazionale del Pd, Mario Adinolfi, dice in una nota ufficiale:
    «Usciamo dall’ipocrisia e diciamolo chiaramente: il divorzio di Berlusconi è una questione politica ed è un’occasione per il Partito democratico».
    Proprio così: compagna Veronica, colpirlo sulle ginocchia, un’occasione per il Partito democratico.
    Allora, caro lampaDario, chi è il vero patetico?
    «Tra moglie e marito...» aveva commentato Franceschini in prima battuta. Poveretto, forse non l’avevano ancora avvertito. Del resto non si può pretendere troppo dal segretario finito sul binario morto, che esulta come un pazzo per la micro-affermazione alle municipali di Trento, definendola «vittoria del Paese reale» (e tutto il resto d’Italia che cos’è? Il Paese irreale?).
    Forse a Franceschini non avevano ancora spiegato che l'ultimo treno della sinistra non è il suo, quello su cui sta attraversando l’Italia tra un ritardo e una gaffe: l’ultimo treno per la sinistra è Veronica.

    La compagna Veronica, come la chiama l’Unità.
    E chissà se, adesso, a lei quella definizione dà fastidio almeno un po’.
    Quando a Franceschini hanno spiegato bene che cosa stava succedendo, allora anche lui ha capito. Ed è partito all’attacco. Lui e le truppe cammellate.
    Tutti in coro, a menare il torrone della teoria politica del divorzio, il fabriziocoronismo dello sdegno parlamentare, pettegolezzi da portinaia in salsa di Montecitorio.
    Compagni&comari.
    E così abbiamo scoperto che il divorzio non è più una questione privata (senatrice Pd Vittoria Franco), che il «degrado morale» è un caso politico (onorevole Castagnetti) e via autorevolmente gossippando fino ad arrivare a tal Antonio Borghesi, deputato Idv, che ha cercato i suoi cinque minuti di notorietà presentando un’interrogazione parlamentare sui rapporti del premier con le minorenni. Ci manca solo un piccolo sermoncino morale di Luxuria e poi il quadro è completo.
    Che le contestazioni non stiano in piedi, ai nuovi cantori del gossip non importa nulla. Del resto, si sa, sui giornali scandalistici non conta il vero e nemmeno il verosimile. Degrado morale? Velinismo? Rapporti con le minorenni? Si può essere d’accordo o no con la candidatura di Barbara Matera, ma chi l’ha detto che un bella ragazza non può essere un buon europarlamentare? E se ha studiato e si è preparata, chissà, magari farà anche meglio di Iva Zanicchi o di Gianni Rivera (zero interventi in cinque anni a Bruxelles).
    E per quanto riguarda la festa di Napoli, beh, magari è discutibile che il premier si faccia chiamare papi, ma se davvero voleva fare qualche cosa di losco andava a un ritrovo di famiglia? Con mamma, papà, nonna e parenti tutti? Con otto auto della scorta al seguito? E con tanto di fotografi schierati? Dov’è il decadimento morale? Dov’è il degrado che diventa questione politica nazionale?

    Diciamoci la verità: l’unica questione politica è che la sinistra era in braghe di tela. Non sapeva più a cosa attaccarsi. E s’è attaccata al divorzio. Patetico? No, peggio: squallido. La signora Veronica annunciando il suo malcontento a mezzo Ansa e il suo divorzio a mezzo stampa ha dato il via libera ai neofiti del gossip, ai guardoni con presunzione moralizzatrice, agli aspiranti alfonsosignorini rigonfi d’odio politico. Ne sta venendo fuori il solito gran chiasso. Bene. Anzi, male. Ma per lo meno, evitate di lamentarvi del silenzio.

    No, non c’è silenzio attorno a questa vicenda. Non ce n’è mai stato.
    La luce dei riflettori, purtroppo, illumina tutto. Illumina troppo.
    Fa vedere da ogni angolo la dolorosa vicenda privata dei coniugi Berlusconi
    Ma, soprattutto, fa vedere da ogni angolo la dolorosa vicenda pubblica di una sinistra così sbandata da aggrapparsi a un divorzio come ultima ancora di salvezza. Che squallore.
    Dal Manifesto al Grand Hotel, dal Capitale a Confidenze.
    Il sole dell’avvenire si è spento dentro il buco della serratura.

    M.Giordano www.ilgiornale.it 5 05 09

    saluti
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    Non sono i vescovi a criticare il premier!

    Dopo aver atteso e per certi versi tentato di spegnere il grande gossip nazionale sulla crisi matrimoniale Berlusconi-Lario, ieri il quotidiano cattolico Avvenire ha pubblicato un editoriale di Rossana Sisti intitolato «Politica e discrimine etico», chiedendo un premier «che con sobrietà sappia essere specchio – il meno deforme – all’anima del Paese».
    Ma specificando pure che «un uomo di governo va giudicato per ciò che realizza», e non per la sua vita privata.

    Avvenire ha criticato l’uso mediatico che si è fatto «sfruculiando presente e passato, stendendo copioni da telenovela».
    Ha espresso vicinanza soprattutto ai figli, ha bacchettato Veronica, notando con «stupore» come «abbia scelto la maggiore agenzia giornalistica per commentare le discutibilissime scelte del marito-premier e due tra i più grandi giornali italiani per metterlo idealmente alla porta».

    Poi sono arrivate le stoccate al premier, definito «presidente esuberante» e con «un debole dichiarato per la gioventù delle attrici in fiore», che pur avendo scelto «la guasconeria come arte del consenso ora scopre di colpo il basso profilo» e «grida al complotto».
    «Ciò che farebbe ridere in una puntata del Bagaglino – scrive il quotidiano - non può non preoccupare i cittadini che di tanto “ciarpame” alla fin fine farebbero volentieri a meno».
    «Non ci è piaciuto – afferma Rossana Sisti - quel clima da scambio di “favorini” veri, falsi o presunti tra amici e amiche. E ci ha inquietato lo spargersi, tra alzatine di spalle e sorrisetti irridenti o ammiccanti, di un’altra manciata di sospetti sulle gesta del presidente del Consiglio».
    Critiche anche all’«uso spregiudicato del potere» emerso dal «valzer delle candidature» e per «l’abbraccio mortifero» tra «politica e spettacolo».
    «Anche solo l’ipotesi di un uso delle ragazze come esca elettorale è suonata sconfortante».
    «Sappiamo – conclude Avvenire – che un uomo di governo va giudicato per ciò che realizza, per i suoi programmi e la qualità delle leggi che contribuisce a varare.
    Ma la stoffa umana di un leader, il suo stile e i valori di cui riempie concretamente la sua vita non sono indifferenti».

    L’intervento, ispirato dal direttore Dino Boffo, non è un pronunciamento della Cei: in quei casi gli articoli sono anonimi e siglati «Av».
    Lo stesso sito online ieri pomeriggio, con un commento della direzione, ha smentito i media che attribuivano ai vescovi l’editoriale:
    «Vorremmo ricordare agli intrepidi navigatori di Internet che a scrivere e firmare il fondo è una giornalista di Avvenire, non i vescovi. Pensano di essere tanto laici, e non sanno attribuire a ciascuno il suo. Che noia».
    E ha replicato pure a Pierluigi Bersani che aveva accusato il quotidiano della Cei di essere stato troppo indulgente, chiedendosi che cosa sarebbe successo se invece di Berlusconi, il protagonista fosse stato Prodi:
    «Provi a chiedere – si legge - al suo collega» Sircana «come Avvenire si è comportato allorché fu lui a ritrovarsi al centro di una storia non poco pruriginosa».
    Rivendicando dunque la «stessa misura di rispetto e delicatezza» con tutti.
    È indubbio però che l’editoriale sul caso matrimoniale esprima un disagio condiviso, soprattutto da molti lettori cattolici, che attendevano una parola dal loro quotidiano. Sarebbe sbagliato, però, leggerlo come un segnale politico in senso stretto, cioè come un cambiamento di linea dei vertici della Chiesa italiana, perché l’elemento discriminante, nel giudizio, restano i programmi e le leggi varate.
    È anche significativo il silenzio assoluto di tutti i mezzi di comunicazione legati alla Santa Sede.
    Il Vaticano non intende infatti intervenire in alcun modo sul «fatto privato» che si sta consumando sotto i riflettori del Paese.

    Andrea Tornielli www.ilgiornale.it di oggi

    saluti

  9. #9
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    Predefinito Riferimento: La "compagna" Veronica.

    rimane il fatto che silvietto si deve dare una regolata.
    E' un Presidente del Consiglio.
    Nulla alle spalle, dubbi sul futuro
    Oggi m'hanno incuXXto...ma con che austerità ragazzi! Roba da signori! Ho ringraziato e chiesto un'altro appuntamento.

  10. #10
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    Predefinito Riferimento: La "compagna" Veronica.

    Citazione Originariamente Scritto da mustang Visualizza Messaggio
    Silenzio? Ma a voi sembra che ci sia stato silenzio?
    Il divorzio più mediatico del mondo, annunciato a mezza stampa e confermato a mezzo Ansa, preceduto da liti rigorosamente a nove colonne, adesso subisce l’ultima paradossale accusa: sarebbe passato sotto silenzio.
    I corsivisti di Repubblica sono scatenati, Travaglio pure, i Tg vengono bacchettati per aver messo la notizia in sommario «solo» al terzo posto nella gerarchia degli eventi mondiali.
    L'Unità (quella in minigonna) dedica un’intera pagina al fatto che La Russa e Cicchitto non commentano il fatto (e che devono dire?), mentre il silenzio di Capezzone diventa addirittura un argomento da copertina.
    Chi l’avrebbe detto?
    Il silenzio di Capezzone notizia da copertina è roba da scuola di giornalismo malato, master in comunicazioni demenziali.
    È il premio Pulitzer della bestialità.
    E se per caso Capezzone diventasse afono, che cosa fanno? Un’edizione speciale?

    Fa un certo effetto vedere la sinistra che fu austera riscoprirsi all’improvviso golosa di gossip più di una parrucchiera di Milano Marittima.
    Che spettacolo: solenni bacchettoni che passano dalle citazioni del dossettismo alla cupidigia da Eva Tremila, funerei moralisti che all’improvviso sostituiscono le disquisizioni sul keynesismo con le disquisizioni sul velinismo.
    Da avanti popolo a Stop.
    Rosy Bindi si scatena, la scrittrice Silvia Balestra si confessa («Come assidue tricoteuses sotto la ghigliottina vorremmo sapere tutto, vedere tutto, commentare tutto») e l'Unità per cercare di accontentare tanta curiosità spande il reality presidenziale su otto pagine (dicasi: 8).
    C’era una volta Gramsci, adesso c’è Concita 2000.
    Vista la piega, già si pensa al candidato ideale per la prossima direzione: Alfonso Signorini.
    O Platinette.

    Franceschini dice che è «patetico» parlare di «complotto» e che è sbagliato pensare che la sinistra pensi a sfruttare una vicenda privata a fini politici.
    Viene da chiedersi: ma Franceschini sa leggere i giornali? O, per lo meno, sa leggere il giornale che il suo partito generosamente finanzia?
    A pagina 5 c’è un’intervista in cui Marcelle Padovani spiega candidamente:
    «Nel fantastico consenso di Berlusconi l’unica capace di colpirlo sulle ginocchia è sua moglie. Viene da dire: compagna Veronica. È quello che pensa la gente di sinistra». E uno dei membri della direzione nazionale del Pd, Mario Adinolfi, dice in una nota ufficiale:
    «Usciamo dall’ipocrisia e diciamolo chiaramente: il divorzio di Berlusconi è una questione politica ed è un’occasione per il Partito democratico».
    Proprio così: compagna Veronica, colpirlo sulle ginocchia, un’occasione per il Partito democratico.
    Allora, caro lampaDario, chi è il vero patetico?
    «Tra moglie e marito...» aveva commentato Franceschini in prima battuta. Poveretto, forse non l’avevano ancora avvertito. Del resto non si può pretendere troppo dal segretario finito sul binario morto, che esulta come un pazzo per la micro-affermazione alle municipali di Trento, definendola «vittoria del Paese reale» (e tutto il resto d’Italia che cos’è? Il Paese irreale?).
    Forse a Franceschini non avevano ancora spiegato che l'ultimo treno della sinistra non è il suo, quello su cui sta attraversando l’Italia tra un ritardo e una gaffe: l’ultimo treno per la sinistra è Veronica.

    La compagna Veronica, come la chiama l’Unità.
    E chissà se, adesso, a lei quella definizione dà fastidio almeno un po’.
    Quando a Franceschini hanno spiegato bene che cosa stava succedendo, allora anche lui ha capito. Ed è partito all’attacco. Lui e le truppe cammellate.
    Tutti in coro, a menare il torrone della teoria politica del divorzio, il fabriziocoronismo dello sdegno parlamentare, pettegolezzi da portinaia in salsa di Montecitorio.
    Compagni&comari.
    E così abbiamo scoperto che il divorzio non è più una questione privata (senatrice Pd Vittoria Franco), che il «degrado morale» è un caso politico (onorevole Castagnetti) e via autorevolmente gossippando fino ad arrivare a tal Antonio Borghesi, deputato Idv, che ha cercato i suoi cinque minuti di notorietà presentando un’interrogazione parlamentare sui rapporti del premier con le minorenni. Ci manca solo un piccolo sermoncino morale di Luxuria e poi il quadro è completo.
    Che le contestazioni non stiano in piedi, ai nuovi cantori del gossip non importa nulla. Del resto, si sa, sui giornali scandalistici non conta il vero e nemmeno il verosimile. Degrado morale? Velinismo? Rapporti con le minorenni? Si può essere d’accordo o no con la candidatura di Barbara Matera, ma chi l’ha detto che un bella ragazza non può essere un buon europarlamentare? E se ha studiato e si è preparata, chissà, magari farà anche meglio di Iva Zanicchi o di Gianni Rivera (zero interventi in cinque anni a Bruxelles).
    E per quanto riguarda la festa di Napoli, beh, magari è discutibile che il premier si faccia chiamare papi, ma se davvero voleva fare qualche cosa di losco andava a un ritrovo di famiglia? Con mamma, papà, nonna e parenti tutti? Con otto auto della scorta al seguito? E con tanto di fotografi schierati? Dov’è il decadimento morale? Dov’è il degrado che diventa questione politica nazionale?

    Diciamoci la verità: l’unica questione politica è che la sinistra era in braghe di tela. Non sapeva più a cosa attaccarsi. E s’è attaccata al divorzio. Patetico? No, peggio: squallido. La signora Veronica annunciando il suo malcontento a mezzo Ansa e il suo divorzio a mezzo stampa ha dato il via libera ai neofiti del gossip, ai guardoni con presunzione moralizzatrice, agli aspiranti alfonsosignorini rigonfi d’odio politico. Ne sta venendo fuori il solito gran chiasso. Bene. Anzi, male. Ma per lo meno, evitate di lamentarvi del silenzio.

    No, non c’è silenzio attorno a questa vicenda. Non ce n’è mai stato.
    La luce dei riflettori, purtroppo, illumina tutto. Illumina troppo.
    Fa vedere da ogni angolo la dolorosa vicenda privata dei coniugi Berlusconi
    Ma, soprattutto, fa vedere da ogni angolo la dolorosa vicenda pubblica di una sinistra così sbandata da aggrapparsi a un divorzio come ultima ancora di salvezza. Che squallore.
    Dal Manifesto al Grand Hotel, dal Capitale a Confidenze.
    Il sole dell’avvenire si è spento dentro il buco della serratura.

    M.Giordano www.ilgiornale.it 5 05 09

    saluti
    editoriale straordinario.
    applausi

 

 

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