Un malato di AIDS va dal medico e gli chiede: «Dottore, cosa posso fare per la mia malattia?».
Il medico risponde: «Faccia delle sabbiature.»
«Ma dottore, mi faranno veramente bene?»
«Bene no, ma sicuramente si abituerà a stare sotto terra»".
(Ansa, 3 aprile 2000, ore 20.48)
Emilio Fede?
"Prima ero critico, ma adesso comincio ad apprezzarlo. È un baluardo per la democrazia e per l’informazione".
(La Repubblica, 4 gennaio 1995)
"Se scenderò in campo direttamente sarò il più svantaggiato di tutti i soggetti politici. Ogni telespettatore avrà il sospetto di un’informazione truccata e questa sarà la mia più grande difficoltà".
(La Stampa, 30 dicembre 1993)
"Se mi guardo allo specchio vedo un uomo sereno, equilibrato, paziente, tollerante, rispettoso degli altri".
(Corriere della Sera, 10 ottobre 1995)
Non c’è nessuno sulla scena mondiale che può pretendere di confrontarsi con me, nessuno dei protagonisti della politica che ha il mio passato, che ha la stessa storia che ho io. Da un punto di vista personale c’è qualcuno che ha una posizione di vantaggio e questo qualcuno sono io. Quando mi siedo a fianco di questo o di quel primo ministro o di un capo di stato, c’è sempre qualcuno che vuole dimostrare di essere il più bravo, e questo qualcuno non sono io."
(Ansa, 7 marzo 2001, ore 15.48)
La superbia gli esce da tutti i pori. Il 21 luglio 1994, Silvio entra nel salone di Palazzo Chigi dove lo attendono le delegazioni di sindacati e Confindustria. Nessuno si muove e lui non gradisce, chiedendo con energia che si ripristini un’antica usanza.
"Quando entra il Presidente del Consiglio, ci si alza!".
Che fine faranno fare a questo pover’uomo?
"Sono troppo buono, dovrei essere più cattivo. Ma non mi riesce...", diceva il 31 dicembre 1994 in un’intervista a La Repubblica.
(La Stampa, 22 luglio 1994)




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