La lettera del giorno |Mercoledi' 14 Novembre 2007
Cristiani e musulmani: la libertà di culto e i rischi del principio di reciprocità
Comprendo i problemi sollevati dalla studentessa musulmana. Sarei però altrettanto lieto se i nostri connazionali che vivono stabilmente nei Paesi arabi potessero liberamente professare il culto, aprire attività commerciali in proprio, acquistare immobili, come da noi avviene per tutti gli stranieri naturalizzati.
Alessandro Ghinoy , ghinos@inwind.it
Caro Ghinoy, Ho consultato l'ultima edizione dell'Annuario Pontificio e posso dare ai lettori un quadro delle presenze ecclesiastiche, collegate alla Chiesa di Roma, nei maggiori Paesi arabi. In Marocco esiste un'arcidiocesi, in Algeria e in Tunisia una diocesi. In Libia esistono un Vicariato apostolico e una Prefettura apostolica. In Egitto esistono diocesi vescovili, o patriarcati, degli Armeni, dei Caldei, dei Copti, dei Greco- Melekiti, dei Latini, dei Maroniti, dei Siri. In Giordania esiste un'arcidiocesi dei Greco-Melekiti. In Siria esistono diocesi, arcidiocesi e patriarcati degli Armeni, dei Caldei, dei Greco-Melekiti, dei Maroniti, dei Siri, e un vicariato apostolico dei Latini. In Iraq esistono diocesi, arcidiocesi e patriarcati degli Armeni, dei Caldei, dei Latini, dei Siri. In Arabia (una provincia che comprende l'intera penisola) esiste un vicariato apostolico. In Iran esistono diocesi e arcidiocesi degli Armeni, dei Caldei e dei Latini. La Chiesa cattolica deve astenersi dal proselitismo, ma può possedere luoghi di culto e svolgere generalmente un'attività educativa e assistenziale.
Questo spiega tra l'altro perché la Santa Sede, con poche eccezioni (il discorso di Benedetto XVI nell'Università di Ratisbona, ad esempio), abbia sempre evitato di assecondare i sentimenti anti- islamici di una parte della società europea.
Lei potrebbe osservare, a questo punto, che la condizione dei musulmani stabilmente residenti in Italia o naturalizzati italiani è complessivamente migliore di quella dei cristiani che risiedono nei Paesi islamici e che esiste pur sempre un problema di reciprocità. Ma la reciprocità, così frequentemente invocata in queste circostanze, è uno strumento delicato da maneggiare con prudenza. È certamente utile nei rapporti fra gli Stati quando serve a creare condizioni di parità, soprattutto nei rapporti economico- commerciali. Ma presenta molti rischi quando i governi la invocano in materia di diritti umani e civili. Immagini per esempio, caro Ghinoy, che l'Italia decida di proibire la professione del culto islamico agli arabi sauditi sostenendo che il loro Paese non tollera la costruzione di Chiese cristiane sul proprio territorio.
Se votasse una legge in tal senso, il Parlamento italiano affermerebbe implicitamente il principio che ogni straniero ha uno status personale e può essere soggetto a divieti che non valgono per il resto delle persone residenti sul territorio. Che cosa dovremmo fare per applicare questa regola? Controllare il passaporto di coloro che affollano le moschee per le celebrazioni del venerdì? O cucire un panno verde sull'abito dei sauditi per renderli immediatamente riconoscibili? Accadeva nell'Europa medioevale quando ogni comunità straniera aveva un particolare statuto. E accadde in Germania e in alcuni dei Paesi occupati dalle truppe tedesche durante la Seconda guerra mondiale. Norme di questo genere inciderebbero sulla natura dello Stato italiano e creerebbero precedenti pericolosi per l'intera comunità nazionale. Anziché punire i nostri presunti avversari, daremmo un brutto colpo alla nostra immagine, alla nostra cultura politica e civile, al nostro sistema istituzionale. Puniremmo insomma noi stessi.




Caro Ghinoy, Ho consultato l'ultima edizione dell'Annuario Pontificio e posso dare ai lettori un quadro delle presenze ecclesiastiche, collegate alla Chiesa di Roma, nei maggiori Paesi arabi. In Marocco esiste un'arcidiocesi, in Algeria e in Tunisia una diocesi. In Libia esistono un Vicariato apostolico e una Prefettura apostolica. In Egitto esistono diocesi vescovili, o patriarcati, degli Armeni, dei Caldei, dei Copti, dei Greco- Melekiti, dei Latini, dei Maroniti, dei Siri. In Giordania esiste un'arcidiocesi dei Greco-Melekiti. In Siria esistono diocesi, arcidiocesi e patriarcati degli Armeni, dei Caldei, dei Greco-Melekiti, dei Maroniti, dei Siri, e un vicariato apostolico dei Latini. In Iraq esistono diocesi, arcidiocesi e patriarcati degli Armeni, dei Caldei, dei Latini, dei Siri. In Arabia (una provincia che comprende l'intera penisola) esiste un vicariato apostolico. In Iran esistono diocesi e arcidiocesi degli Armeni, dei Caldei e dei Latini. La Chiesa cattolica deve astenersi dal proselitismo, ma può possedere luoghi di culto e svolgere generalmente un'attività educativa e assistenziale.
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