I giornali del 15 Novembre riportano con enfasi un episodio di cronaca che ha suscitato grande scandalo: il sequestro da parte delle Forze dell’Ordine di una partita di tavolette copriwater sulle quali erano stati riportati, a mo’ di provocatoria decorazione, alcuni versetti del Corano. Questi irriverenti accessori da bagno erano stati prodotti in Cina e giunti in Italia per esser posti in vendita in un supermercato del Lazio. Il comprensibile scandalo della comunità islamica è stato naturalmente accompagnato dalle deplorazioni del ministro Amato, dei politici e degli esponenti della religione e della cultura. E dal Medio Oriente giungono proteste ufficiali affinché l’Italia si scusi con i credenti dell’Islam.
La vergognosa trovata commerciale è senza dubbio da condannare, perché offende il sentimento religioso dei mussulmani, scrivendo le parole del loro libro sacro su un oggetto destinato ad un uso vile. Una vera profanazione, per gli islamici: questo è fuori questione.
Ma le anime belle nostrane, sempre pronte a stracciarsi le vesti per gli episodi di discriminazione quando essi coinvolgono i temibili – e poco concilianti – mussulmani, non pare abbiano trovato altrettanto offensivi e blasfemi episodi analoghi, che riguardavano invece la Religione Cattolica: sempre dalla Cina ci sono giunte delle ciabatte infradito con il volto di Nostro Signore o della Beata Vergine sulla parte interna della suola, in modo che chi le indossava calpestasse ad ogni passo il nostro Dio e la Sua santissima Madre. Abbiamo visto immagini di Cristo profanate, orinatoi a foggia di Madonna, assorbenti igienici con l’effige della Vergine Immacolata, carta igienica con il Volto della Sindone, per non parlare degli spettacoli in cui si presentava la Passione di Cristo in chiave orgistica, o la recente mostra milanese in cui, ritoccando la famosa foto del portavoce di Prodi, era stato posto Gesù Misericordioso nei panni di un viado, con la scritta Ecce trans. E ancora, la scultura del Papa en désabillé con le sembianze di un travestito, o le foto di Benedetto XVI e del suo segretario separate, in un trittico osceno, da un fallo eretto.
Nessuna richiesta di scuse da parte dei Cattolici, ovviamente: siamo così abituati ad essere insultati e a veder bestemmiato il nostro Dio, offesi la Vergine e i Santi, profanati i nostri Sacramenti, da averci quasi fatto il callo. E se c’è chi protesta, viene additato come integralista e oscurantista, e lo si taccia di voler limitare la libertà di espressione. Ma se si tocca l’Islam, apriti cielo. Perché Amato e i suoi compagni di governo, e con loro tutti gli intellettuali dell’eletta schiera progressista, sanno bene quanto temibile sia la santa collera dei figli della Mezzaluna, se si vilipende Allah e il Profeta.
La nostra rivoltante società moderna, davanti alla quale l’Impero romano della decandenza pare ancora un’età dell’oro, ha un solo idolo davanti al quale si prostra: Satana; una sola legge: il libertinaggio e la ribellione, sull’esempio della prima rivolta di Lucifero. Certo, non osa ancora professarlo a chiare lettere, ma non stupisce che qualsiasi divinità – e non solo il Dio vivo e vero della Rivelazione cristiana – sia tanto in odio ai cultori della libertà. Essi odiano l’idea stessa di Dio, perchè mette in ombra il Principe di questo mondo. E dopo aver castrato le Nazioni cristiane, togliendo loro l’orgoglio della fede nell’unico Salvatore; dopo aver annacquato il Cattolicesimo con un ecumenismo irenista che lo abbassa al livello delle superstizioni, ecco che ora si scaglia contro l’integralismo islamico, che altro non è se non la realizzazione sociale e culturale della visione totalizzante del credo mussulmano.
L’Islam non ha avuto un Concilio, non ha mai promosso pantheon ecumenici in cui pregare insieme un fantomatico “unico dio”, che nella vulgata moderna dovrebbe rappresentare il minimo comun denominatore tra le religioni monoteistiche. L’Islam è fiero di ritenersi nella verità, perché crede che Allah si sia rivelato ed abbia promesso la salvezza eterna a chi crede in lui. Crede che la legge dello Stato debba obbedire ed essere coerente agli insegnamenti del Corano. Ritiene determinante il proselitismo e la conquista delle nazioni al verbo del Profeta, e non concepisce che si possa segregare la fede all’ambito privato. Non tollera che nella terra su cui sorge la Mecca si possa adorare o pregare un altro dio all’infuori di quello che esso ritiene l’unico vero. Disprezza la corruzione della società consumistica e senza valori dell’Occidente secolarizzato.
Vi fu un tempo – non troppo remoto – in cui i Cattolici credevano le stesse cose. Anch’essi consideravano impensabile di pregare assieme agli adoratori degli idoli; anch’essi si consideravano gli unici detentori della Verità rivelata da Dio e trasmessa fedelmente dalla Chiesa; anch’essi professavano la Regalità sociale di Cristo sulle nazioni, e l’obbligo degli Stati di sottostare alla legge del Vangelo; anch’essi diffondevano nel mondo la Parola di Dio con le missioni e l’apostolato, convertendo a Cristo le anime lontane da Lui; anch’essi rifiutavano di riconoscere pari diritti alle false religioni, pretendendo il riconoscimento della Religione di Stato; anch’essi professavano la sobrietà dei costumi e la santità di vita, contro la corruttela e il vizio del mondo profano.
Certo, questo modo di vedere il mondo fa inorridire i liberali e i progressisti; esso è di scandalo per i figli del nostro tempo e per gli adepti della tolleranza. Ma un Cattolico degno di tal nome dovrebbe avere il coraggio di dire apertamente che verso un fedele mussulmano – pur nella diversità del credo e nell’opposizione teologica tra le due fedi – si dovrebbe nutrire quel rispetto che viene dalla consapevolezza di una comunanza di ideali e di valori. Si dovrebbe dire che entrambi – Cattolici e Islamici – vogliamo che Dio regni, e che regni incontrastato; e se nei secoli passati ci si è scontrati ferocemente per difendere i confini delle Nazioni cristiane dall’invasione mussulmana, lo si è fatto con onore, con lealtà, e in uno scontro di forze motivate entrambe da nobili ideali.
Viceversa, con gli ideologi del nulla non ci può essere dialogo, perché essi non credono a niente e non sono disposti a combattere per niente. Non adorano altro dio all’infuori di sé e del proprio più squallido egoismo, rigettando a priori di sottostare alla santa Legge di Dio. Non possono concepire che vi siano persone disposte a morire per difendere la propria religione. E proprio per questo non tollerano alcuno scontro: vogliono solo evirare moralmente – il termine non è scelto a caso – chi rappresenta un intollerabile oltraggio al pensiero dominante, proponendo un modello di vita eroico. Per questo detestano l’Islam, pur affermando di rispettarlo: il loro rispetto si esaurisce nelle parole di circostanza ed è funzionale esclusivamente all’annacquamento dell’ultima religione che non ha abdicato alle proprie convinzioni in nome dell’irenismo massonico. D’altra parte, dove non arrivano le persuasive argomentazioni in favore della tolleranza, fanno breccia il cellulare, internet, la televisione satellitare, la pornografia, il pansessualismo, la droga: a pancia piena e con la mente ottenebrata dal vizio è difficile scandalizzarsi per uno spettacolo blasfemo tanto ai Cattolici quanto agli Islamici.
Ben vengano dunque le proteste dei mussulmani per questo scandaloso di episodio di disprezzo verso ciò che milioni di persone ritengono santo e venerabile. E ben venga anche un rinnovato slancio di orgoglio da parte di noi Cattolici, se serve a risvegliarci dal molle torpore che ci priva di nerbo e portarci a riscoprire la fierezza di esser figli di quel Dio che per noi è morto sulla Croce: viriliter agite, comportatevi da uomini! (Salmo 30).
Baronio




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