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    Predefinito I "gol" turcomanni. Parte prima

    “I gol turcomanni”
    Guardando due antichi chuval, mi è venuto alla mente la complessa materia che gli studiosi dell’annodato turcomanno stanno tentando di dipanare. Questo a causa sia delle pochissime fonti storiche scritte, sia per la scarsità degli esemplari d’altissima epoca a noi giunti. Credo, senza la pretesa di dire cose nuove o di scrivere un trattato, che una piccola analisi sui principali disegni “GOL” utilizzati possa essere utile per avvicinarsi a questa complicata tipologia. In questo scritto, non mi voglio occupare di prodotti “d’uso domestico” in quanto, questo coinvolgimento, porterebbe a dover scrivere un vero libro a causa dell’enorme vastità della materia.
    Iniziamo con il dire che i popoli turcomanni erano prevalentemente nomadi; questo ha creato in loro la necessità di poter disporre d’oggetti d’uso idonei al trasporto delle loro cose, come del resto avviene presso tutte le comunità di questo tipo. Tuttavia, i turcomanni, sino alla sovietizzazione e statalizzazione delle attività produttive, avevano conservato, più di altri popoli, il loro spirito di identificazione tribale. Per fare questo, avevano mantenuto nei loro manufatti dei tratti identificativi idonei a distinguere, una dall’altra, quelle tribù che vivevano in stretto contatto nel medesimo territorio. In passato la suddivisione era stata relegata ad una semplice identificazione in base al luogo di partenza della merce: Bukhara. Quel medaglione geometrico più o meno arrotondato, venne in maniera semplicistica, a causa di una non conoscenza specifica dei commercianti occidentali e sulla scorta di una lontana somiglianza, accomunato alla zampa d’elefante e così chiamato indipendentemente dalla forma e dai simboli. I decori alternati ai medaglioni, nei cui confronti nulla si sapeva, vennero, di fatto, ignorati. Successivamente, sull’onda degli studi effettuati da numerosi autori russi, che avevano la “materia in casa”, si è aperto uno spiraglio su questo affascinante e, per alcuni versi, misterioso mondo. Da parecchi decenni la scuola russa, con in testa Vera Moshkova, tende a diversificare il nome da attribuire a quello che è definito disegno principale, quindi distintivo, di un ceppo tribale. Il termine “Gul”, che in persiano e turco significa “fiore”, viene ad essere sostituito con il termine “Gol” in quanto considerato emblema araldico della tribù. Altri studiosi occidentali, come il Pinner e il Thompson, appoggiarono questa tesi giungendo alle stesse conclusioni ed affiancando gli studi che i russi stavano portando avanti. La Moshkova sostiene che alcuni elementi identificativi, all’interno di ogni gol, distinguono quel determinato ceppo tribale; sono cioè la rappresentazione totemica di un’appartenenza: ovvero “onighum”, simboli araldici, e “tamgha”, marchi un tempo usati per il riconoscimento del bestiame. La studiosa sostiene che i decori, all’origine, erano rappresentazione di uccelli, spesso rapaci, che con il tempo hanno subito una trasformazione ed un irrigidimento stilistico. Questa teoria, trova conferma in quanto scritto da antichi autori sui tappeti delle 24 tribù Oghuz, capostipiti dei ceppi turcomanni. Molti di questi decori erano utilizzati solo per i tappeti definiti “principali”, mentre per prodotti d’uso diverso, quali chuval, kapunuk, engsi, asmaljk ecc., si utilizzavano anche decori in cui l’attribuzione tribale non era evidente; infatti, questi disegni sono usati da molte tribù, spesso con varianti poco significative. Un ulteriore passo nella classificazione dei “gol”, e quello riservato alla distinzione fra quelli definiti “viventi”, perché utilizzati da tribù sovrane, e quelli “morti” perché appartenuti a clan che avevano, a seguito d’un tracollo militare o economico, perso la loro autonomia politica. Gli studiosi ci dicono, e nessuno ha per ora confutato in modo netto questa teoria, che i vincitori assorbivano ed utilizzavano i “gol” dei vinti, anche se, seguendo un “modus operandi” occidentale, sarebbe più logico che l’emblema del vincitore fosse adottato dal perdente. Un’ulteriore perdita di identità tribale di alcuni emblemi, è dovuta alla sedentarizzazione che lentamente, ma inevitabilmente, ha trasformato la vita di molte famiglie. Questa trasformazione del modo di vivere ha fatto sì che molti valori si perdessero perché non più necessari: un gruppo di yurte nella steppa ha bisogno di un simbolo per far capire con chi hai a che fare; ma se entri in un villaggio, sai bene dove e chi trovi.
    Venendo ad analizzare alcuni “gol”, partiamo da quello definito “Salor”. Tribù un tempo molto potente, il suo gol principale, era formato da un ottagono scontornato con un motivo uncinato. Al suo interno un altro elemento, ottagonale o stellare, riempiva il centro. Dopo la dura sconfitta causata dai persiani, e la successiva cacciata dai pascoli per opera dei Saryk e dei Tekke, scompare dai loro annodati: lo ritroviamo successivamente su borse e manufatti d’altri gruppi, principalmente Tekke. I Salor, da quel momento, per i loro tappeti principali utilizzano un altro decoro definito “gulli gul” o “gul fiorito”. Dalla classica forma tondeggiante e dalla suddivisione in quarti a colori alterni, nella parte interna un motivo geometrico genera rametti floreali terminanti con una sorta di motivo a trifoglio. I gol secondari sono, nella maggioranza dei casi, costituiti da un rombo policromo più o meno scalettato. Le alam hanno un decoro costituito da fiori, sia radi che fitti, sempre comunque geometrici. I “Tekke”, per i loro tappeti, usano un “gol”, tondeggiante nei più antichi e più ottagonale nei più recenti, diviso in quattro parti. I colori sono abbinati due a due e, al suo interno, un altro motivo geometrico è diviso in quarti abbinati. Linee sottili, definite a volte “zampe d’aquila” altre “frecce”, si derivano dal rombo più interno. I gol secondari sono di tre tipi: il “chemche” (cucchiaino), il “gorbaghe” (rana) o, in tempi più recenti, il “dyrnak” (uncino). Le bordure sono quasi sempre con motivi “shelpe” a riquadri policromi, con medaglioni ottagonali e stelle ad otto punte. Cornici secondarie a fiori o con il motivo “soldat”, sono frequenti. Alle testate, due larghe “alam”, le più antiche monocromatiche o con sottili linee di colore, le più recenti con file di “sorycyov” (fiori della steppa) o rombi uncinati. I Tekke utilizzano anche una serie di motivi appartenuti ad altre tribù, tipo il “gol Salor”, raramente per tappeti principali, spesso per oggetti d’uso. La potente tribù “Yomut”, meglio sarebbe dire l’insieme di popolazioni con origini comuni convenzionalmente definiti Yomut, utilizza una serie molto ampia di decori nei suoi annodati principali. Visto che lo scopo non è quello di analizzare in pieno queste tipologie, mi limiterò a descrivere i più importanti e classici della loro produzione. Bellissimo ed elegante nella sua sobrietà, il “kepse gol” è il tipico decoro Yomut. Costituito da un elemento geometrico centrale, spesso romboidale, dal suo retro spuntano cinque barrette verticali con colorazione alternata. Al loro interno, alcuni piccoli motivi definiti “ancorette” completano il decoro. Quest’ultimi, a mio modesto avviso, sono verosimilmente elementi vegetali con bocciolo centrale e due foglioline alla base; anche perchè mi riesce difficile credere che un popolo delle steppe abbia avuto approfonditi approcci con ancore. Un altro motivo è il “dyrnak”, formato da un rombo dentellato multicolore, la cui disposizione sul campo può leggersi sia incolonnata che in diagonale. Altri decori usati sono il gol “tauk-nuska”, formato da un ottagono quadripartito, a colori bianco e rosso, e da un elemento geometrico centrale. Otto animali bicipiti completano il decoro. Questo disegno è usato in quasi tutte le produzioni turcomanne. Nelle alam, è spesso utilizzato un motivo chiamato “ashik”; si tratta di un simbolo scaramantico a rombo dentellato che, adottato in quasi tutte le aree di produzione del tappeto orientale, troviamo in modo copioso sia come elemento primario che secondario. Un altro importante decoro delle alam è il motivo ad “aquila”; molti autori lo ricollegano al simbolo dell’aquila bicipite. Fuori dei tappeti “principali”, gli Yomut utilizzano altri innumerevoli decori, a griglia vegetale, ad albero, a fiori sparsi, ad “abete Yomut”, ad animali: parrebbe che la fantasia di queste genti non abbia fine. Realizzato all’interno di una sorta di griglia vegetale, ”l’ertmen gol” è tipico della produzione “Chodor”. E’ un elemento ogivale, scalettato o dentellato, posto in disposizione diagonale con colorazione alternata. Questo popolo, non disdegna comunque l’utilizzo sia del “tauk-nuska” che del “dyrnak”. Bellissima la realizzazione “dell’ertmen”, in forma ingrandita, per chuval, torbe, ed altri oggetti d’uso. Magnifici gli engsi, per i quali sono realizzati elaborati schemi vegetali comuni anche agli Arabachi. Gli “Ersari” sono una grande tribù che, da almeno due secoli, gravita attorno alla città di Bukhara. Questa loro posizione, grazie alla protezione del khanato di Bukhara, li ha tenuti indenni sia dalle guerre fra la Persia ed il sultanato di Khiva, sia dall’invasione russa. Inoltre, ha permesso loro un facile accesso ai commerci che transitavano da Bukhara. Molti dei loro motivi ornamentali, sono derivati da altri gruppi tribali. Usano sia il “tauk-nuska” che il “gulli gul”, ma la realizzazione è ingrandita e modificata attraverso motivi geometrici originali ed il gol è di forma ottagonale molto squadrata e mai arrotondata. Alcuni sottogruppi Ersari, che più hanno subito l’influenza dell’emirato di Bukhara, realizzano anche tappeti con decori molto diversi dal tradizionale schema turcomanno: la loro maestria è tale che sono in grado di effettuare qualsiasi disegno. Motivi a rombi incolonnati, a fascia di nubi, a botteh, a disegno Herat di grandi dimensioni, a pannelli, a riquadri, a medaglioni arrotondati, formano quel gruppo di esemplari, solitamente definiti “Beshir”, annodati per il commercio nei mercati di Bukhara. Vengono anche realizzati tappeti da preghiera e da culla contraddistinti da coloratissimi motivi vegetali. Da ultimo voglio ricordare il motivo “chuval” che, anche se poco usato nei tappeti principali, è utilizzato in tutte le comunità turcomanne per i classici prodotti d’uso domestico. Per questi annodati, è quasi impossibile, data la varietà dei decori, darne una descrizione sintetica. Per concludere, vi racconto un fatto a me accaduto. Nel 1982 ho accompagnato un amico, grossista di pelli da pellicceria, prima a Mosca per l’asta di pelli pregiate, quindi a Bukhara dove visionava e contrattava, con rappresentanti economici governativi, le famose pelli di agnello e pecora “karakul”. Il funzionario russo nostro accompagnatore, di origine Ersari, da anni buon conoscente del mio amico perché da lui “ben sovvenzionato”, ci invitò al matrimonio di un suo famigliare. In regalo, donammo una pecora allo sposo, mentre alla sposa, non avendo la più pallida idea dei suoi gusti, regalammo una borsa che avevo portato dall’Italia per contenere i documenti, le carte geografiche e i libretti turistici. Questa borsa, fatta di pelle scamosciata e tessuto color nocciola, aveva come decoro delle colonne diagonali di “Gigli di Firenze” a due colori, marroni e neri. Fu apprezzatissima: ricordo che la sposa la tenne in spalla per tutta la giornata. L’anno successivo, l’amico Silvano tornò a Bukhara e fu invitato a casa degli sposi. Appeso ad una parete, un piccolo tappeto riportava lo stesso disegno della borsa, con i gigli ingranditi a colori rossi e blu su un campo nocciola (avevo una fotografia, ma non riesco a trovarla). Sapendo l’interesse che potevo nutrire per quel tappeto, Silvano tentò di acquistarlo ottenendo un cortese ma fermissimo rifiuto. Fu la riprova che questi popoli erano in grado di copiare, modificare, riadattare, qualsiasi disegno fosse loro proposto.









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    Predefinito I "gol" turcomanni - Parte seconda






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