Come potrebbero essere le città del futuro? Forse degli immensi agglomerati di corridoi e minuscoli appartamenti, ricoperti da grandiose cupole sostitutive di grattacieli e torri e senza più nemmeno uno spazio veramente privato. Fantascienza? Può darsi. Eppure il grande scienziato di origine russa, scrivendo le sue opere avveniristiche a partire dai primi anni Cinquanta, è riuscito a prevedere, al pari di Orwell e Bradbury, non pochi aspetti della nostra contemporaneità e probabilmente di quello che ci aspetta prossimamente.
Il "Ciclo dei robot", il "Ciclo dell' Impero" e soprattutto lo splendido "Ciclo delle Fondazioni" rappresentano l' apice e anche una summa della narrativa asimoviana: i robot sono una presenza costante e determinante, il loro rapporto con gli uomini è poliedrico e la loro "umanità" (impersonata per eccellenza da Daneel Oliwav) si sviluppa continuamente e in modi imprevedibili, fino ai limiti del pensabile. E gli umani continuano ad affrontarsi e insieme a sognare: dalla Terra ai Mondi Spaziali a Trantor a Terminus a Gaia e infine a Galaxia, l' intreccio narrativo si snoda in modo imprevedibile e sempre appassionante, raccontando la storia di una spinta verso l' ignoto e di un desiderio di un ritorno impossibile alle origini. Il detective Elijah Baley, la "spaziale" Gladia Delmarre, il matematico Hari Seldon e la sua "psicostoria", i temerari Golan Trevize e Janov Pelorat entrano nel cuore e nel ricordo del lettore per non uscirne più; e l' impressione finale racchiude in sè un indefinibile senso di ignoto di fronte ad un nuovo e più evoluto "bambino" e il mistero di fondo dell' uomo, immensamente grande e piccolo allo stesso tempo. Una grandissima saga, intensa e indimenticabile, che supera tutte le altre opere dello scienziato scrittore pur riprendendone i temi (il superamento del Tempo de "La fine dell' eternità", il rapporto con il "diverso" di "Neanche gli dei", l' importanza e il travaglio del Viaggio di "Viaggio allucinante") e costruendo il ritratto di un Universo dai mille misteri e poteri nascosti, che potrebbe, nella sua infinità, essere solo uno degli infiniti.![]()




Come potrebbero essere le città del futuro? Forse degli immensi agglomerati di corridoi e minuscoli appartamenti, ricoperti da grandiose cupole sostitutive di grattacieli e torri e senza più nemmeno uno spazio veramente privato. Fantascienza? Può darsi. Eppure il grande scienziato di origine russa, scrivendo le sue opere avveniristiche a partire dai primi anni Cinquanta, è riuscito a prevedere, al pari di Orwell e Bradbury, non pochi aspetti della nostra contemporaneità e probabilmente di quello che ci aspetta prossimamente.
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