EKMA: intenzioni di voto, il PPL la nuova creatura di Berlusconi al 33,2%, il PD al 30%
20/11/2007
20 nov. - di Luigi Crespi. Come promesso ecco il sondaggio bis di novembre. Differente da quello di ieri che ha raccolto solamente gli elettori di centrodestra sulla base di un panel, questo invece è un'intenzione di voto basata su un campione di 1.000 interviste, rappresentativo della popolazione maggiorenne.
Non è per annoiarvi, ma in questa fase le metodologie con cui si raccolgono i dati sono molto importanti, anche se non per tutti, perchè ho visto che alcuni esimi studiosi della scienza sociale pontificano giudizi senza il supporto di dati, ma solamente con l'aiuto del proprio naso che si sa che in inverno può subire i capricci delle intemperie.
Veniamo ai dati, differenti da quelli di ieri anche se la sostanza, il senso è assolutamente confermato. Infatti il Partito del popolo italiano della libertà (speriamo che lo abbrevi) si attesta al 33,2% e il 9 novembre Forza Italia era al 28,5% quindi Berlusconi guadagna esattamente 4,7 punti. Chi paga il prezzo più alto è l'UDC di Casini che si attesta al 2,8% e che solo 10 giorni fa era al 4,2%, una brutta botta per il Pierferdi nazionale. Alleanza Nazionale che era all'11,0% va al 9,0%, pagando il suo contributo a Berlusconi di due punti netti, un pò meno delle previsioni. La Lega non cede praticamente nulla, solo lo 0,2% e passa dal 5% al 4,8%, mentre La Destra di Storace traccia la linea sul 3% concedendo a Berlusconi lo 0,4. Spariscono dalle citazioni, ma non certo dalle nostre liste i Riformatori-Liberali e la Dc di Rotondi. Complessivamente il dato dell'opposizione, non della Casa delle Libertà perchè non esiste più, è di 8,1 punti di vantaggio sulle liste governative con un più 0,6% rispetto a 10 giorni fa.
Quindi la seconda discesa in campo di Silvio Berlusconi è stata più che una rivoluzione un terremoto, un'onda sismica che però ha scosso solo il centrodestra. La nuova offerta politca di Berlusconi di stampo prettamente populista è esplosa come una bomba a grappolo tra i suoi alleati, a cui hanno resistito la Lega e La Destra, essendo partiti con una forte identità quindi più immuni al populismo in quanto oggettivamente loro stessi lo incarnano.
Dalle parti del centrosinistra a parte uno 0,8% in più del Partito Democratico che lo fa tornare sui suoi massimi, cioè al post-Primarie con il 30,0% e a parte il fatto che questo terremoto ha riportato l'ex Forza Italia a diventare il primo partito italiano, non vi sono particolari mutamenti. I Radicali restano all'1%, le liste Socialiste di Boselli, Craxi, De Michelis e Angius perdono mezzo punto, anche perchè le liste sono numerose ma le apparizioni televisive si limitano solo ad Enrico Boselli che pur essendo molto bravo, non riesce o non ha l'opportunità di speigare il progetto del rinato Partito Socialista. Rifondazione perde mezzo punto ed è al suo minimo storico, i Verdi restano al 3%, i Comunisti Italiani, la Sinistra Democratica di Mussi e l'Udeur di Mastella non vanno oltre l'1% e l'Italia dei Valori di Di Pietro si ferma al 3%, ben lontana dai suoi massimi storici.
Complessivamente le forze di governo con il 45,7% non si allontanano dai risultati che registriamo dal mese di settembre. Ma da questo momento potrà accadere di tutto, l'idea che il sistema sia cambiato e che le novità siano domainanti sia a sinistra con il PD, sia a destra con il PPL è un dato che l'opinione pubblica ha introiettato anche se è chiaro che se il PD sarà solo la somma di DS e Margherita il suo sviluppo sarà ovviamnte limitato così come del resto, se la nuova creatura berlusconiana sarà solo il cambio di un nome, l'effetto boomerang sarà distruttivo. Luigi Crespi
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