
Originariamente Scritto da
are(a)zione
Immagino che sia un argomento piuttosto ampio, e per trattarlo a dovere ci vorrebbero ore ed ore di discussione.
Mi preme però sottolineare una cosa, sin dal principio: l'illuminismo è, credo, una corrente di pensiero piuttosto abusata nel termine da alcuni di noi. Se è vero che il settecento vide un modo di intendere l'uomo e la sua esistenza in modo meno escatologico rispetto anche solo al secolo passato, non bisogna dimenticare che tale pensiero è la base fondante della cultura borghese di questo secolo, e di quello passato.
Sebbene non si possa associare ad un intellettuale illuminista una qualsivoglia conscienza di classe, che porti al riconoscimento del proletariato, non si può considerare l'illuminismo come un blocco monolitico, il cui principio era l'uguaglianza tra i popoli.
Mi riferisco per esempio ai testi di Voltaire che ho sottomano in questi giorni: si possono estrarre alcuni punti focali del suo modo di concepire il mondo, l'uomo e la società di cui fa parte.
1. una buona parte della critica porta a vedere l'illuminismo come un movimento filosofico/culturale in genere anti-storico: ovvero, pone come termine di paragone l'oscurantismo medievale, piuttosto che proporre un avanguardia per i tempi che verranno. Su questo non sono d'accordo, ma è bene tenere a mente questo passaggio, in chiave materialista e marxiana.
2. la critica feroce che manifesta contro l'aristocrazia e lo status quo della restaurazione monarchica europea ha come termine di riferimento la borghesia emergente, ed il commercio in primis, come forma emancipante per l'individuo libero. Altro tassello da osservare per chi si definisce comunista.
3. il popolo ignorante ed analfabeta è fonte anch'esso di risentimento, in quanto elemento di correlazione tra la gerarchia egemonica locale e sovranazionale, e i tempi bui dei secoli passati che tanto si osteggiano. Quindi, da un punto di vista sociologico, l'illuminismo è piuttosto elitario e non comunitario: prevede tre classi sociali da condannare e combattere (clero, aristocrazia e volgo) ed una da spalleggiare e rafforzare (la borghesia).
4. il laicismo promosso a tutto spiano deve essere inteso con le dovute attenzioni, in quanto si potrebbe incorrere nell'errore di prenderlo come punto di riferimento per la nostra battaglia. Almeno nella corrente voltairiana, il sentimento religioso viene osteggiato non in quanto idealista, ma in quanto rivale della borghesia e dei suoi valori e virtù (termine spesso usato dagli illuministi). Ecco che si fa strada la corrente deista, più che quella atea od agnostica. La presenza di Dio rimane sempre attiva ed un passaggio fondamentale sta nell'attribuzione di un'anima anche alla materia inanimata. Con questo passaggio, una sorta di panteismo razionale, si scardina la volontà di scindere l'uomo dal divino. Benchè Dio non risulti più una presenza inquietante, permane sempre in qualunque parte della società.
5. il concetto di morale: Dio, il pensiero metafisico ed i rapporti sociali, vengono affrontati in chiave morale e moralista. Tutto viene giustificato nel momento in cui la propensione morale di un'azione viene giustificata ed evidenziata. Hegel andrà oltre a questo, e creerà lo stato etico, più che morale. Questo sarà un passaggio fondamentale per allontanarsi dal pensiero illuminista.
Questi 5 punti mi portano a pensare che l'illuminismo debba essere analizzato con molta cura, prima di farselo proprio come fardello culturale e filosofico.