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Discussione: Vaticano dei misteri

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    Predefinito Vaticano dei misteri

    Scopriamo i misteri del Vaticano

    C’è chi sostiene che sotto la Basilica sia ancora sepolto lo scettro magico di Porsenna, altri parlano di passaggi segreti che porterebbero sino in Etruria. Anche lasciando da parte quanto scritto da storici come Plinio, dagli scavi affiorano ancora testimonianze pagane ed esoteriche che risalgono agli dei egizi

    di Umberto Di Grazia e Andrea De Pascalis

    "Vaticano" è nome di origine etrusca e di significato oscuro. Forse anche per questo motivo, c’è oggi chi sostiene che lo scettro di Porsenna, chiave e simbolo del potere magico religioso degli etruschi, sia nascosto in un sotterraneo del Vaticano. E’ solo una fantasia naturalmente , una tra le tante coniate sui presunti misteri del Vaticano dagli ambienti inclini all’occultismo. Le stesse fonti affermano anche che dal sottosuolo vaticano partono cunicoli che sboccano in Etruria, e aggiungono che gli scavi condotti sotto San Pietro in epoche antiche e recenti hanno fruttato ritrovamenti così sconvolgenti da costringere le massime gerarchie cattoliche al silenzio più assoluto.

    Si sussurra inoltre che l’area vaticana, prima che Costantino vi edificasse la sua basilica, fosse centro di un importante culto esoterico, smantellato da decreti imperiali. Non c’è da meravigliarsi troppo. L’accostamento Vaticano-mistero è tra i più vecchi e collaudati del genere. Gli stessi antichi romani, quando parlavano del colle vaticano, non sapevano che pesci prendere e nel tentativo di spiegarne il nome, del cui senso avevano perso memoria, ricorrevano volentieri a storie misteriose. Sesto Pompeo Festo raccontava che in tempi immemorabili gli indovini etruschi davano i loro vaticini sull’altura chiamata perciò "Vaticanus" da "vates" (indovino). Agellio affermava più o meno la stessa cosa, e cioè sul colle si ergeva una volta il santuario di una divinità arcaica sconosciuta, dove ci si recava per avere vaticini. Altri autori latini supponevano l’esistenza di un tempio in cui sarebbe stato uso consacrare i neonati, che in quel luogo emettevano i loro primi vagiti. Perciò il nome "Vagitanus", poi trasformatosi in "Vaticanus". Plinio il Vecchio aggiungeva un tocco in più di mistero ricordando l’esistenza sul colle di un elce creduta la più antica di Roma, alla quale il popolo attribuiva poteri magici e sul cui tronco era affisso un cartello bronzeo con enigmatiche lettere etrusche. Scettro di Porsenna compreso, il folklore esoterico attribuito al sottosuolo di San Pietro incomincia qui. Ma è anche in epoca rinascimentale che i lavori di fondazione della basilica michelangiolesca e poi ancora scavi occasionali nei decenni successivi, forniscono nuova e più ricca materia agli amanti del mistero. Non appena gli operai frugarono nel terreno, tornarono alla luce sepolture, cubicoli, pitture, iscrizioni. Nel 1574, mentre si lavorava al pavimento della basilica, davanti all’altare maggiore, si apre una buca nel terreno, qualcuno si cala giù, ma quando fa per illuminare l’ambiente rimane abbagliato da un insistente luccichio. E’ così che si scopre un piccolo mausoleo, le cui pareti e la volta sono ricoperte interamente di mosaici dai colori brillanti. Sulla volta, proprio dove si è aperta la buca, si distingue la figura di Cristo che si alza in un cielo giallo su una quadriga trainata da cavalli bianchi, mentre tutt’intorno si intrecciano verdi tralci di vite. Dopo una breve esplorazione, il foro viene chiuso e i mosaici tornano nel buio per qualche secolo ancora.


    Immagine tratta dal sito http://www.photobird.com/

    Non sempre l’origine e il significato dei reperti sono cristiani. Le cronache parlano anche di un ripetuto riaffiorare dal terreno di testimonianze pagane. Tra cui alcune iscrizioni riguardanti il culto – mistero di Cibele e i Taurobolii. Niente di strano in fondo, però è quanto basta per alimentare altre fantasie, fantasie che resistono e si accrescono ancora oggi, quando ormai il sottosuolo di San Pietro ha svelato alle insistenze degli archeologi gran parte dei suoi segreti.

    Se ne parla assai poco, ma una decina di metri sotto il pavimento della costruzione michelangiolesca c’è una necropoli di epoca precostantiniana. E’ tornata alla luce da circa trent’anni. Ben conservata, sapientemente restaurata, ricca di tesori d’arte e di testimonianze storiche, costituisce un po’ il vero cuore segreto della basilica vaticana. In senso cronologico, strutturale e anche religioso, poiché in questa necropoli è stato identificato il sepolcro di Pietro, "centro" di culto attorno al quale fu edificata la basilica costantiniana, poi distrutta e coperta dal tempio michelangiolesco. Alla necropoli si accede dalle grotte vaticane, li dove ci sono le tombe dei pontefici de.gli ultimi secoli. Una scaletta immette in un primo mausoleo, chiamato "degli Egizi". Il nome è dovuto a un affresco della parete di fondo, purtroppo ormai scarsamente leggibile, che rappresenta Horus, il dio egizio dei morti. Che nella meno destra stringe l’Hankh, la croce ansata simbolo di vita. Negli arcosoli ( nicchie ad arco ) si trovano sarcofagi di marmo sulle cui superfici sono scolpite scene dionisiache. In uno degli arcosoli un’iscrizione attesta una sepoltura cristiana. E’ un caso che si ripete spesso nella necropoli: il mausoleo, costruito e usato inizialmente dai pagani, viene utilizzato in epoca più tarda per ospitare anche i defunti cristiani. Al lato del mausoleo "degli egizi" è un secondo edificio sepolcrale, il cui pezzo forte è un sarcofago di marmo di grande bellezza. Sul coperchio sono scolpiti, tra l’altro, i busti dei due coniugi che vi furono inumati, i visi in atteggiamento sereno, le dita delle mani destre piegate in un segno di morte, un’iscrizione ricorda i loro nomi: Q.M. Hermes e Marcia Trasonide. Un passaggio tra queste due prime costruzioni immette sul viottolo che faceva, e fa tuttora, da spina dorsale alla necropoli. Il tratto sinora portato alla luce dagli scavi corre pressappoco lungo l’asse centrale della basilica soprastante, da ovest a est. Ai lati e in fondo alla stradina un insieme di ventidue mausolei. A farli costruire, tra gli inizi del II e la fine del III secolo D. C., fu gente che amava circondarsi, anche dopo la morte, di cose ben fatte. Gli edifici sepolcrali mostrano eleganza e accuratezza nei particolari: pavimenti in mosaico, pitture, stucchi e ancora mosaici alle pareti, uso di marmi, fregi e ornamenti. Alcuni mausolei, quelli delle famiglie più ricche, hanno un doppio ambiente, il principale, a uso padronale, e un vestibolo d’ingresso con nicchie per urne cinerarie, riservato probabilmente agli schiavi. Gran parte della volta è andata distrutta con la costruzione della basilica costantiniana. Una delle poche eccezioni è proprio quel mausoleo dei mosaici scoperto casualmente nel 1574 e poi subito richiuso. Quasi sempre al posto delle volte si vede unicamente una piattaforma di cemento, unica nota priva di colore di un mondo austero ma non deprimente, in cui l’idea della morte sta a significare speranza e non tristezza.

    http://www.coscienza.org/MisteriVaticano1.htm
    http://www.coscienza.org/MisteriVaticano2.htm

    Dal sito http://www.coscienza.org/index.asp - ® Copyright 2000 - 2007 - ISTITUTO DI RICERCA DELLA COSCIENZA - LARGO STRINDBERG N°34 -VILLINO 41 - 00147 Roma - tel. 06.51962550 - progetto web - Articolo pubblicato su "Domenica del Corriere" del 21 febbraio 1979)

  2. #2
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    Tutti i segreti dell’Archivio Segreto Vaticano
    di Sandro Magister

    È l’archivio privato del papa: mille anni di documenti in ottanta chilometri di scaffali. Nel 2006 sarà tutto aperto fino al 1939. Anche di Pio XII si possono già leggere molte carte. Un’intervista del prefetto dell’archivio



    ROMA, 18 gennaio 2005 – Ha fatto molto rumore, in Italia e in altri paesi, un documento del 1946 della nunziatura vaticana a Parigi, all’epoca retta da Angelo Giuseppe Roncalli, il futuro Giovanni XXIII.

    Il documento – anticipato monco e mal interpretato dallo storico Alberto Melloni sul “Corriere della Sera” del 28 dicembre 2004, e poi scoperto e pubblicato nella sua integrità da Andrea Tornielli e Matteo Luigi Napolitano su “il Giornale” dell’11 gennaio – riprende un’istruzione del Vaticano approvata da Pio XII e trasmessa da Roncalli ai vescovi francesi. Esso mette in guardia la Chiesa dal riconsegnare i bambini ebrei da essa ospitati durante la guerra alle istituzioni ebraiche che in quel 1946 operavano a Parigi e in tutta Europa per trasferire quei piccoli in Palestina in vista della fondazione del nuovo stato d'Israele. Ma “altra cosa” – precisa – “sarebbe se i bambini fossero richiesti dai parenti”.

    Il documento ha dato spunto a un’ennesima grandinata di accuse contro Pio XII. Daniel Jonah Goldhagen, professore a Harvard, l’ha accusato di “aver dato l’ordine di portar via i bambini [ebrei] ai loro genitori", e ha invocato una giuria internazionale che lo processi e condanni.

    Altre voci si sono levate contro la beatificazione di Pio XII, di cui è in corso il processo.

    E altri ancora hanno reclamato dal Vaticano il “coraggio” di fare il “gran gesto” di aprire i suoi archivi.

    A quest’ultima contestazione ha replicato il prefetto dell’Archivio Segreto Vaticano, Sergio Pagano, in un’intervista esclusiva al quotidiano della conferenza episcopale italiana, “Avvenire”, il 14 gennaio.

    Ecco qui di seguito l’intervista integrale. È stata raccolta da Gian Maria Vian, storico della Chiesa e professore ordinario di filologia patristica all’Università “La Sapienza” di Roma.

  3. #3
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    "Tanti gridano per entrare in questa fortezza segreta, e poi, quando è aperta, spariscono"


    Intervista con Sergio Pagano, prefetto dell’Archivio Segreto Vaticano

    D. – Ha sentito delle ultime richieste di apertura degli archivi vaticani? Che ne pensa?

    R. – “Ho letto sulla stampa le ultime invocazioni di una lunga litania che dura da decenni: il Vaticano deve aprire i suoi archivi, bisogna conoscere la verità su Pio XII (come se non siano esistiti altri papi) e sulla sua posizione nell’ultima guerra. Gli studiosi, anzi, l’intera Europa – si è scritto – hanno grande ‘sete’ di conoscere questo recente tragico passato, come se la pacificazione di una bruciante coscienza dei popoli d’Europa, almeno quanto al secondo conflitto mondiale, possa aver luogo in sede storiografica soltanto con l’apertura degli archivi vaticani, mentre tanta poca parte si riserva al cristianesimo – non dico al papato – nella costituzione europea. È un fenomeno ben strano. E mi chiedo se la richiesta continua di aprire gli archivi della Santa Sede sia mossa davvero da genuine e pacate valutazioni storiografiche oppure da altre cause”.

    D. – Ma le aperture?

    R. – “C’è il problema di preparare il materiale archivistico, come sanno bene gli studiosi più seri, aggravato nel nostro caso dal fatto che, per consuetudine e per necessità di coerenza scientifica, quando si procede a un’apertura non si agisce, come altrove, secondo periodi stabiliti per legge, ma per interi pontificati. E nel caso di Pio XI e Pio XII – ma c’è già chi chiede l’apertura di Giovanni XXIII e Paolo VI – siamo di fronte a pontificati quasi ventennali. Preparare, inventariare, numerare e timbrare un così grande numero di carte per disporle alla consultazione comporta, come capiscono tutti, un lavoro di anni e un numero di forze umane, serie e qualificate, ragguardevole. Negli archivi vaticani poi vige la regola del controllo della documentazione prima dell’apertura. Si verificano le posizioni e i protocolli, si accerta la completezza o meno di una busta o di una serie di scritture, si seguono le pratiche. Insomma, si predispone la documentazione, per quanto è possibile, nella sua genuina e originaria natura e coesione, anche per evitare la nascita di ‘gialli’, sparizioni o sottrazioni misteriose – misteriose, s’intende, solo per chi non sappia fare ricerca seria d’archivio – di cui ogni tanto si legge. È un lavoro minuzioso, non facile, lungo. Qui, e solo qui, sta il motivo dell’attesa nelle aperture della documentazione vaticana”.

    D. – E tutte le pressioni per le aperture?

    R. – “Non è vero che tutti gli storici premano per aperture sempre più ravvicinate degli archivi. Qualcuno dovrebbe pur ricordare quel che scrisse Jacques Freymond nel 1981: i governi vagliano i documenti da porre a disposizione degli storici, separando quelli che per varie ragioni non saranno consultabili, mentre la pressione per aperture rapide rischierebbe di minare queste equilibrate operazioni. E il perché lo ha spiegato un grande archivista italiano, Elio Lodolini: ‘Noi siamo contrari ad una consultabilità a data troppo ravvicinata, in quanto essa provoca la volontaria distruzione dei documenti od il loro inquinamento. Ove manchi la più assoluta e tassativa garanzia della segretezza per un ragionevole periodo di tempo, vengono meno le caratteristiche della veridicità e della imparzialità delle carte’”.

    D. – Chi stabilisce l’apertura progressiva dei documenti dell’archivio?

    R. – “L’Archivio Segreto Vaticano si chiama così perché è l’archivio privato del pontefice. A lui solo appartiene e risponde. Ne consegue che solo il papa ha il governo dell’archivio, ne stabilisce regolamento e norme, decidendo anche le sue progressive aperture”.

    D. – Nel 1880 Leone XIII aprì gli archivi agli studiosi. Con quale portata?

    R. – “Il gesto compiuto da Leone XIII nei primi mesi del 1881 (e nel 1880 annunciato) fu certamente un gesto di lungimiranza politica e scientifica; su questo argomento molto si è scritto e si scriverà. Tuttavia va tenuto presente che l’apertura riguardava soltanto i fondi allora presenti nel vecchio archivio di Paolo V (1605-1621), cioè un numero limitato di ‘armaria’ e di ‘miscellanee’, per quanto preziose e importanti. Non c’erano poi strumenti aggiornati di ricerca ma soltanto gli indici del Seicento – i grandi schedari e inventari verranno dopo – sicché molti restarono delusi. Da Leone XIII a oggi l’Archivio Segreto Vaticano è aumentato a dismisura, almeno di quindici volte. Per fare un esempio, c’erano allora gli archivi soltanto di quattro nunziature (tre in antichi stati italiani e a Varsavia), mentre oggi ne abbiamo più di 75. Dai circa 5 chilometri lineari di documentazione del 1881 siamo passati ai più di 80 attuali. Senza tener conto che l’archivio non è morto, ma vivo, perché periodicamente riceve documenti dagli organismi curiali e dalle rappresentanze pontificie nel mondo. Tralasciando schedari e indici, l’archivio si è ampliato negli ultimi sei anni di oltre 10.000 unità archivistiche. E ciascuna unità ha in media 500 fogli: un totale di 5 milioni di fogli, cioè 10 milioni di pagine da scorrere e ordinare”.

    D. – E gli altri papi?

    R. – “I successori di Leone XIII – che poi aprì l’archivio vaticano fino al 1815, anno del congresso di Vienna – ne seguirono la strada. Pio XI nel 1924 aprì i documenti fino al 1846 (morte di Gregorio XVI); Pio XII preparò l’apertura di Pio IX (1846-1878), effettuata nel 1966 sotto Paolo VI. E Giovanni Paolo II ha sorpassato tutti nell’apertura dell’archivio: nel 1978 aprì il pontificato di Leone XIII (1878-1903) e nel 1985 quelli di Pio X (1903-1914) e Benedetto XV (1914-1922). E nei primi mesi del 2006 sarà aperto il pontificato di Pio XI (1922-1939)”.

    D. – Nell’apertura come si trova oggi l’Archivio Segreto Vaticano rispetto ad altri archivi?

    R. – “Direi a un ottimo punto, perché nelle varie legislazioni si procede a diversi periodi di apertura, a seconda della tipologia dei documenti. Generalmente si va da un minimo di 50 anni, andando a ritroso, fino a un massimo di 100 anni per i documenti più delicati o riservati. L’Italia apre i suoi archivi relativi alla politica estera o interna 50 anni dopo la loro data, ma quelli riservati relativi a situazioni private di persone, o i documenti dei processi penali, dopo 70 anni. Fra un anno gli archivi vaticani saranno aperti fino al 1939. La successiva apertura, quella del pontificato di Pio XII, ci porterà al 1958. Il personale limitato e il lungo lavoro non consentono di pensare come vicina l’apertura dei documenti di Pio XII, per i quali, come per tutti gli altri già aperti, non si ha alcun timore di rovesciamenti storiografici, assoluzioni o condanne (che poi non spettano agli storici). Aggiungo che per rendere possibile tra un anno l’apertura del pontificato di Pio XI un gruppo di venti persone, fra addetti e archivisti, sta lavorando da circa quattro anni e la Santa Sede per questo ha aumentato l’organico dell’archivio di ben undici unità. Una volta aperto il pontificato di Pio XI, si passerà a preparare quello di Pio XII”.

    D. – Ci sono state aperture parziali per il pontificato di Pio XII?

    R. – “Da diversi mesi è aperto il fondo ‘Ufficio Informazioni Vaticano per i prigionieri di guerra’, che comprende documenti dal 1939 al 1947. Ben oltre, dunque, il limite del 1922. Si tratta infatti di un fondo omogeneo e in certo modo slegato da altri. Per ordinare le oltre 2.500 scatole che compongono il fondo e per trasferire su dvd il suo schedario (circa 3 milioni di schede) sette persone hanno lavorato per tre anni. Così, dal maggio 2004 questo fondo è aperto, ma fino a oggi soltanto dieci ricercatori in tutta Europa ne hanno approfittato. A volte si ha l’impressione che certi studiosi, le cui voci sono forse troppo amplificate dalla stampa, gridino all’apertura degli archivi vaticani quasi per entrare in una fortezza segreta vincendo immaginarie resistenze; ma quando la porta si apre e i documenti sono consultabili, quelli che sembravano andare all’arrembaggio non si presentano o fanno una visita quasi turistica. Da più di un anno poi sono aperti gli archivi delle nunziature di Monaco e di Berlino fino al 1939; dopo un primo afflusso da parte di un discreto numero di ricercatori, sono rimasti sul campo i più seri e metodici, ben pochi. La maggioranza dei curiosi si è dileguata. Strano. Come se, non potendo trovare conferma a tesi precostituite ma non documentabili, gli archivi potessero essere dimenticati. John Cornwell, per esempio, che tanto acremente ha giudicato Pio XII, non ha mai messo piede nell’Archivio Segreto Vaticano (se non altro per studiare il periodo del nunzio Pacelli); lo stesso potrei dire di storici anche italiani”.

    D. – Perché occorre tanto tempo per procedere all’apertura dei documenti di un papa?

    R. – “Per sistemare, verificare, inventariare e numerare le carte. L’archivio vaticano, infatti, riceve i versamenti dai vari dicasteri della curia romana nell’ordine e nella sistemazione materiale che i documenti hanno all’origine. Ma in archivio va poi fatto, in vista dell’apertura, il riscontro fra la documentazione – contenuta in buste, faldoni, fascicoli, volumi, raccoglitori vari – e i relativi schedari o indici contestualmente versati. Quindi il materiale va preparato, qualche volta spolverato, e diviso in fascicoli maneggevoli; in questa fase si verificano le sequenze delle pratiche e la corrispondenza dei titoli e dei protocolli. Si passa poi alla legatura, o alla sistemazione in buste, delle carte e quindi alla loro numerazione. Tutte queste operazioni, compiute su migliaia e migliaia di unità, spiegano il protrarsi del lavoro negli anni. A ciò si aggiunga che diversi archivi di rappresentanze pontificie, per vicissitudini storiche, giungono in completo disordine. È il caso, per esempio, delle rappresentanze nei paesi occupati in guerra (Polonia, Lettonia, Lituania, Estonia) o di quelle sedi dell’Europa orientale e centrale che durante la guerra fredda non ebbero certo vita facile: i rappresentanti del papa vennero cacciati dai governi comunisti da un giorno all’altro e costretti a scappare, portando con sé, stipate alla meglio in valigie, le carte dei loro archivi (come in Bulgaria, Cecoslovacchia, Iugoslavia, Romania, e in altri paesi). Tutto questo materiale va pazientemente rivisto, ordinato e inventariato. Nessuno studioso, infatti, senza questo lavoro preliminare, potrebbe poi compiervi ricerche”.

    D. – Ma quanto è grande l’Archivio Segreto Vaticano?

    R. – “Abbiamo più di 80 chilometri lineari di documentazione – proprio di recente si è provveduto a misurare i singoli palchetti e gli scaffali – che va dall’XI secolo (rari sono i documenti precedenti) fino al brevissimo pontificato di Giovanni Paolo I nel 1978. Insomma, circa 40.000 pergamene, una cospicua documentazione dei secoli XII-XIV, una assai più consistente tra Quattrocento e Settecento, e poi la smisurata mole di documentazione dell’Ottocento e del Novecento. Un totale di oltre due milioni di unità”.

    D. – Quali documenti sono più studiati oggi?

    R. – “Con buona pace degli storici contemporanei, la maggioranza degli studiosi che frequentano l’archivio si occupa di storia medievale e moderna. E lo testimoniano importanti collane di pubblicazioni di vari paesi europei (Germania, Francia, Austria, Italia, Spagna, Polonia, Belgio, Svizzera, Portogallo, Olanda, Norvegia, Finlandia, Svezia, Irlanda, Danimarca, Croazia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e altri). Anche questi studiosi hanno tutto il diritto di godere di strumenti adatti alle loro ricerche, e ciò impone che un certo numero di officiali dell’archivio lavori per anni su documenti medievali e moderni. Si pensi che alcuni fondi diplomatici dei secoli XIV-XVI non hanno ancora un inventario”.

    D. – Quanti studiosi frequentano l’archivio?

    R. – “Dai 27 studiosi ammessi nel 1882, subito dopo l’apertura voluta da Leone XIII, si è passati ai 400-500 studiosi annui nel periodo 1958-1967; nei tre ultimi decenni del Novecento si è giunti a una media di 1300 studiosi all’anno, con 40-50 presenze al giorno e picchi di 60-80 in alcuni mesi. La punta massima si ebbe nel 1999, quando si raggiuse il numero di 1444 ricercatori”.

    D. – Vi sono accessi privilegiati?

    R. – “Bisogna di nuovo chiarire questo punto. Posso attestare in coscienza, da quando sono prefetto, cioè dal 1997 – ma questo valeva naturalmente anche prima – che nessun privilegio, riguardo o favoritismo viene riservato ad alcuno studioso, ecclesiastico o laico: tutti sono soggetti alle medesime regole. Nessuno potrà mai dire di avere avuto da me alcun permesso speciale (del resto questo spetterebbe alla Segreteria di Stato). Soltanto i postulatori per le cause dei santi, com’è ovvio, hanno il permesso di consultare documenti del periodo chiuso, previo consenso della Segreteria di Stato, e devono mantenere il segreto sui documenti loro concessi, sia durante i processi canonici sia dopo”.

    D. – Cosa porterà di nuovo la prossima apertura del pontificato di Pio XI?

    R. – “L’intero pontificato di Pio XI (1922-1939) si aprirà nei primi mesi del 2006 e con questo un vasto campo d’indagine storica. Fra le rovine del primo conflitto mondiale e le minacce del secondo, papa Ratti dovette assistere all’avvento al potere di quattro dittatori (Mussolini, Hitler, Stalin e Franco), alla grande crisi del 1929, alle guerre coloniali, a quelle del Messico e della Spagna, alla promulgazione delle terribili leggi razziali tedesche e italiane e ai prodromi della seconda guerra mondiale. Pio XI risolse la questione romana con i Patti Lateranensi (1929), protesse e incrementò l’Azione Cattolica, celebrò il giubileo del 1925 e quello straordinario nel 1933-1934, disegnò un vasto progetto missionario che giunse fino alla Cina, volse la sua azione verso l’Oriente (con speciale attenzione alla Russia), guardò con occhio nuovo alla scienza, stabilì relazioni diplomatiche fra la Santa Sede e diversi paesi del mondo. Tutto questo e molto altro riflettono i documenti del suo pontificato che saranno posti al libero vaglio degli storici”.

    D. – E Pio XII?

    R. – “Già nel 2002 è stato ufficialmente comunicato che dopo l’apertura del pontificato di Pio XI si lavorerà per rendere accessibili, con precedenza, le fonti documentarie vaticano-tedesche relative al pontificato di Pio XII (1939-1958), in parte già pubblicate per volontà di Paolo VI nei 12 volumi (1965-1981) degli ‘Actes et documents du Saint-Siège relatifs à la seconde guerre mondiale’. Ma è già aperto, come ho detto, tutto il fondo ‘Ufficio Informazioni Vaticano per i prigionieri di guerra’, che ha documenti dal 1939 al 1947”.

  4. #4
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    Darei un rene per entrare dentro gli archivi vaticani. Sono disposto anche a confessare di credere in Dio.

  5. #5
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    chissà quante cose si potrebbero ritrovare.............

  6. #6
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    Predefinito Una discesa

    In "Orto aperto" di Federico Zeri, nel capitolo "Enigmi della Sistina" troviamo: <<...Venni a sapere, ad esempio, che il colle del Vaticano, ai tempi dell'Impero,era il centro dei culti di Cibele e di Mitra, tanto che in alcune città il Quartiere dove era situata la grotta di questa divinità redentrice si chiamava allora Vaticanum (come a Lugdunum, l'odierna Lione).
    Mi fu insegnato anche i sette gradi dell'iniziazione mitraica (da un signore di origine balcanica), di cui il più alto (a suo avviso)corrispondeva ad una carica simile a quella del vescovo cristiano: il suo nome era Pater Patratus ,cioè Papa ,e mi assicurava che a Roma il Papa di Mitra risiedeva in Hortis Vaticanis.
    Nel corso di una visita alla Biblioteca Vaticana mi chiese quale fosse l'origine di quello che è il più vistoso attributo nelle immagini di San Pietro, le due chiavi, non lo sapevo, e allora mi mostrò, li accanto, due statue provenienti da un santuario mitraico, e raffiguranti il Dio Padre, per così dire, di quella teologia, Aiòn, che non soltanto è munito di due enormi chiavi, ma ha i suoi piedi di gallo, l'animale legato per antica tradizione al Principe degli apostoli.
    Non per nulla ,il campanile dell'antica Basilica Vaticana era sormontato, prima della demolizione cinquecentesca, da un enorme gallo metallico. Del resto, aggiunse, i legami tra Cristianesimo e il Mitraismo erano indicati anche dal giorno di Natale ,il 25 dicembre, che già secoli prima di Cristo era considerato il giorno della nascita di Mitra, la divinità munita di cappuccio frigio rosso.
    Non sarò qui a riferire quali fossero le sue conclusioni; egli era certo che l'attuale Cappella Sistina occupa il medesimo luogo dove si trova la massima grotta mitriaca di Roma, quella in cui si celebrava il Pater Patratus (ipotesi questa molto seducente ma che, a verificarla, bisognerebbe procedere ad una indagine archeologica sotto l'attuale livello di quello straordinario monumento).
    In seguito mi dedicai alla lettura di tutto ciò che esiste su Mitra, la Magna mater, Atys, Sabazio, aiutato e consigliato dal massimo specialista del campo, l'olandese Maarten Vermaseren; e man mano che mi inoltravo in quel misterioso e inquietante panteon ne rimasi talmente affascinato da dimenticare le ricerche sulla Cappella Sistina e sui tanti interrogativi che essa pone.
    A confronto con momenti indimenticabili ,come la visita al mitreo di Ptui
    in Slovenia (l'antica Petovio).................. >>
    Nonostante questo Federico Zeri ,dopo la sua morte ,dona una piccola parte delle sue collezioni ai Musei Vaticani costituita per la gran parte: in un ritratto proveniente da Fayum e da una nicchia di una tomba ipogea proveniente da Palmira.
    Tratto a sua volta dal "Cappello dei Maghi" di Luigi Pellini

  7. #7
    Forumista assiduo
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    Predefinito Casa ha chiesto Hitler?

    Hitler richiese a Papa Pacelli direttamente due testi specifici, ma il Papa tergiversò affinchè il dittatore tedesco non avesse l'opportunità di consultarli!
    La biblioteca era nominata di San Michele dove sono depositati i testi ritenuti "magici". Il bibliotecario di allora rispondeva al nome di Giulio Andreotti.

  8. #8
    ulfenor
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    Citazione Originariamente Scritto da sideros Visualizza Messaggio
    Hitler richiese a Papa Pacelli direttamente due testi specifici, ma il Papa tergiversò affinchè il dittatore tedesco non avesse l'opportunità di consultarli!
    La biblioteca era nominata di San Michele dove sono depositati i testi ritenuti "magici". Il bibliotecario di allora rispondeva al nome di Giulio Andreotti.
    Ma guarda un pò giulio andreotti il grande vecchio della politica italiana!

    comunque tornando in tema sapevo che il vaticano era anche il colle dove si traevano i vaticini ma era anche una divinità presso i romani.

  9. #9
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    gentile Sideros sari curioso di sapere la fonte a cui hai attinto!!!
    te ne sarei molto grato


  10. #10
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    Predefinito La fonte

    La biografia di Andreotti. E per i testi segreti Giorgio Galli, non so dove l'abbia scritto ma mi è stato riferito durante un incontro che ho avuto con il grande esperto di dottrine politiche, nonchè studioso degli aspetti esoterici del potere.

 

 
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