Una lettera di S.Borsellino per rendere onore ai ragazzi che non vengono quasi mai nominati pur essendo dei veri eroi,non li conosciamo generalmente col loro nome ma come "ragazzi della scorta" è meschino che si indichino come "onorevoli" certe persone e costoro vengano relegati nell'anonimato quando hanno svolto il loro dovere nel rischio fino in fondo e ponendo blocco a qualcuno a cui questo titolo viene rivolto abitualmente,insieme ad inchini di ogni tipo.
Quindi :
Onore a:
Agostino Catalano, Eddie Walter Cosina, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina, Rocco Di Cillo, Antonio Montinari, Vito Schifani e anche Francesca Morvillo.
Da :http://www.antimafiaduemila.com/modu...rder=0&thold=0
EROI SENZA NOME. LETTERA DI SALVATORE BORSELLINO PER I FAMILIARI DELLE VITTIME DI MAFIA
Inviato da : redazione Venerdì, 16 Novembre 2007 - 186
Sonia Alfano (vedi foto)
Eroi senza nome
Pochi giorni dopo la strage di Via D'Amelio mia madre chiamo' me e le mie sorelle, Rita e Adele e ci chiese di farle incontrare le mamme di quei ragazzi che il 19 Luglio si erano stretti attorno a Paolo mente suonava il campanello della sua casa per proteggerlo nell'unica maniera in cui potevano proteggerlo, con i loro corpi.
Non potevano proteggerlo in altro modo perche' il prefetto di Palermo Mario Jovine non considerava quella strada un obiettivo a rischio e quindi non ne aveva disposto lo sgombero.
Non potevano proteggerlo perche' il procuratore Pietro Giammanco, pur essendo al corrente che era gia' arrivato in citta' il carico di tritolo per l'assassinio di Paolo, non aveva ritenuto necessario avvertilo del pericolo incombente.
O anche peggio come forse potremmo sapere se si venisse a conoscere il reale contenuto della strana telefonata che lo stesso Giammanco fece a Paolo alle 7 di mattina di quel 19 Luglio nel corso della quale la moglie Agnese senti' Paolo gridare la sua rabbia al telefono in faccia a quello che avrebbe dovuto essere il suo capo e, in quanto tale, avrebbe avuto il dovere di vigilare sulla sua incolumità.
Lo stesso Giammanco del quale, come ha dichiarato l'allora Maresciallo del carabinieri Carmelo Canale, Paolo aveva intenzione di chiedere l'arresto perche' si potesse scoprire quello di cui era a conoscenza sull'omicidio Lima, il referente politico, in Sicilia, del senatore a vita Giulio Andreotti.
Grazie alla protezione dei corpi di quei ragazzi che si stringevano introno a lui Paolo rimase quasi intero dopo lo scoppio tanto che sua figlia Lucia, che volle correre ad abbracciarlo per l'ultima volta, ci pote' dire che Paolo sembrava quasi sorridere, aveva i baffi e la faccia anneriti dal fumo ma sembrava sorridere.
Ma di quei ragazzi non si trovo' quasi niente, una mano fu trovata in un balcone dei piani alti, un altro venne riconosciuto solo per una brandello del vestito, i pezzi di Emanuela Loi poterono essere riconosciuti solo perche' era l'unica donna che faceva parte della scorta.
E in quelle bare che furono testimoni muti della rivolta dei palermitani, alla cattedrale di Palermo, contro quel branco di avvoltoi che, scacciati da noi familiari dal funerale di Paolo, volevano almeno sedersi in prima fila ai funerali degli agenti di scorta, non c'era quasi nulla.
Anche se questo non impedì ad uno Stato che mi vergogno a chiamare con questo nome, di richiedere ai genitori di Emanuela Loi il costo del trasporto di quella bara vuota da Palermo a Cagliari.
Mia madre volle incontrare i genitori di quei ragazzi per chiedere di baciare loro, uno per uno, le mani perche' come disse loro, avevano donato la vita dei loro figli per quella di suo figlio.
Ed oggi uno Stato sempre piu' indegno, uno Stato di cui sono costretto a vergognarmi di fare parte, uno Stato che mi fa vergognare di essere italiano, costringe i genitori, i figli, i fratelli, i parenti di questi ragazzi e di tante altre vittime della criminalita' mafiosa, se non dello stesso Stato, a incatenarsi ai cancelli della Prefettura di Palermo per reclamare a voce alta i loro diritti.
Non, badiamo bene diritti economici di un vitalizio equiparato a quelle delle vittime del terrorismo, che pure spetterebbe loro di diritto, ma il diritto a che la loro dignità venga riconosciuta, il diritto a che non vengano considerati come vittime di classe inferiore, il diritto a che nelle commemorazioni che pur servono da passerella a politici i cerca di visibilita', i loro figli, i loro padri, i loro parenti non vengano denominato sbrigativamente "ragazzi della scorta" ma, come è loro diritto, con i loro nomi.
Ma allora perche' Paolo Borsellino e Giovanni Falcone non vengono chiamati "i giudici del pool" e basta, forse perche' la gente si indignerebbe a non sentire i nomi di quelli che considera degli eroi ?
Ma perche' forse non sono degli eroi anche Agostino Catalano, Eddie Walter Cosina, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina, Rocco Di Cillo, Antonio Montinari, Vito Schifani. Anche di Francesca Morvillo non viene spesso pronunziato il nome, come se non fosse morta anche lei accanto a Giovanni.
A fronte di ciascuno di questi nomi, e della serie interminabili di nomi di eroi che non vengono mai nominati ciascuno di noi non dovrebbe nemmeno solo alzarsi in piedi, ma mettersi in ginocchio, e invece li costringiamo ad incatenarsi ai cancelli di una prefettura per reclama il rispetto della loro dignita'.
Io chiedo perdono a Sonia Alfano e a quelli che come lei stanno portando avanti questa lotta nel nome di tutti per non essere li insieme a loro, per non essermi incatenato insieme a loro come di sicuro avrebbe voluto e ci avrebbe ordinato di fare mia mamma se fosse ancora in vita.
Vi chiedo perdono, la lotta che stiamo combattendo ha troppi fronti e non sempre si riesce ad essere dove il nostro cuore ci vorrebbe portare, ma sappiate che sono insieme a voi, che Paolo Borsellino è insieme a voi e che insieme a lui la lotta di tutti noi, di tutti noi uniti, riuscira' a realizzare il sogno di giustizia e di liberta' per cui sono morti i vostri figli, i vostri padri, i vostri compagni, i vostri fratelli
Salvatore Borsellino
Finanziaria, vittime di mafia uguali a quelle di terrorismo
ROMA - Nel corso delle votazioni sul maxi-emendamento in corso alla Camera dei deputati, il Governo ha accolto e fatto proprio l'ordine del giorno, di cui è primo firmatario il presidente della commissione parlamentare antimafia, Francesco Forgione. L'odg impegna a parificare in tutto il trattamento delle vittime della mafia e del dovere con quelle del terrorismo. La parificazione avverrà con uno stanziamento ad hoc nella Finanziaria, già in discussione nelle commissioni della Camera per trovare copertura per l'unico comma non ancora parificato e che riguarda il vitalizio per vittime e parenti delle vittime. "Sono soddisfatto - ha dichiarato Forgione - si porta a compimento una decisione che aveva trovato fin da subito l'unanime adesione dei componenti della commissione antimafia ed alla quale il Governo aveva già dato una parziale risposta nel decreto fiscale. Con la modifica della Finanziaria 2008, finalmente non ci sarà più nessuna disparità di trattamento".
la Sicilia on line 21/11/2007
Equiparazione vittime di mafia e del terrorismo. Approvazione Odg alla Camera dei deputati. Dichiarazione di Rita Borsellino Palermo, 21 novembre 2007. “L’approvazione alla Camera dell’odg per l’equiparazione tra vittime di mafia e del terrorismo realizza decisioni già prese in Commissione antimafia e sostenute dal governo”. Lo dice Rita Borsellino che si dichiara “soddisfatta del voto di oggi e dell’impegno ribadito fino ad ieri dal governo attraverso le parole del ministro Amato”. Per Borsellino “l’equiparazione ha soprattutto un significato storico e morale. E’ un riconoscimento dello Stato nei confronti di chi ha sacrificato la propria vita per difenderne stabilità e principi costituzionali”. Palermo 21 novembre 2007 "Nessuna differenza tra vittime di mafia e terrorismo" ROMA - "Non è ammissibile alcuna differenza tra le vittime del terrorismo, le vittime della criminalità organizzata e quelle del dovere". Arriva da Giuliano Amato, ministro dell'Interno, la frase che i parenti delle vittime di Cosa nostra aspettavano da giorni. "Lo Stato - ha aggiunto il ministro da Roma - ha provveduto finora con leggi successive, ma non può non esserci omogeneità nei trattamenti che ne conseguono. Questa deve essere la volta per concludere il processo in questo senso". Da sei giorni, per l'esattezza, va avanti la protesta delle persone incatenate al cancello della Prefettura di Palermo per la mancata equiparazione al trattamento economico previsto per le vittime del terrorismo. La Finanziaria, in votazione questa sera alla Camera, dovrebbe contenere l'emendamento richiesto. Ma le polemiche non si placano. "Sono molto delusa dal silenzio dei sindacati di polizia che in nessun momento, tranne qualche rarissima eccezione, hanno fatto sentire il loro appoggio a questa nostra protesta", dice Tina Martinez, vedova di Antonio Montinaro, il capo scorta di Falcone morto nella strage di Capaci. "Soltanto il Siulp di Trapani è stato al nostro fianco in questi giorni. Tutti gli altri sono assenti ingiustificati, eppure, in molti tra noi contano vittime che proprio nelle forze dell'ordine e per le forze dell'ordine si sono sacrificati". "Questa per noi è una coltellata alle spalle - conclude la vedova Montinaro - ed è stata vibrata anche contro la memoria dei nostri cari". la Sicilia on line 20/11/2007
PDCI: EQUIPARARE FAMILIARI VITTIME TERRORISMO-MAFIA (ANSA) - ROMA, 18 NOV - "Mi appello al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al presidente del Consiglio Romano Prodi". Orazio Licandro, capogruppo del Pdci in commissione Antimafia e segretario regionale del partito in Sicilia, è vicino alla protesta dei familiari delle vittime di mafia che da venerdì sono impegnate in un sit-in davanti alla Prefettura di Palermo. "Chiedo a Napolitano e Prodi - prosegue Licandro - di acquisire consapevolezza per questa sacrosanta protesta che assume anche un valore simbolico per lo stato e per il governo in carica nella lotta alla mafia. Si tratta di recuperare sensibilità e rispetto verso quelle famiglie che hanno tragicamente perduto affetti nel corso di una guerra che ancora non è stata vinta". Licandro chiede che "l'equiparazione di trattamento giuridico tra i familiari delle vittime di mafia e i familiari delle vittime del terrorismo trovi subito accoglimento in questa finanziaria. Non può essere affrontata come un accidente burocratico per l'assenza di una copertura finanziaria. Ci auguriamo che sin dai prossimi giorni la vicenda trovi la soluzione che si attende da oltre un decennio". Licandro esprime la solidarietà sua e del partito dei Comunisti italiani ai familiari delle vittime di mafia che stanno protestando a Palermo: "Ringrazio Bertolaso per la sensibilità dimostrata e aver portato due roulottes ai manifestanti. Per conto nostro presenteremo un ordine del giorno al decreto fiscale che si sta discutendo alla Camera e, sempre a Montecitorio, abbiamo già approntato un emendamento da presentare quando si discuterà la Finanziaria". (ANSA).15-16 novembre 2007Palermo. Sarà passata la Finanziaria del Governo Prodi, ma non l’emendamento che avrebbe equiparato le vittime della mafia a quelle del terrorismo. Un colpo di scena al fotofinish che ha scatenato la reazione dei familiari delle vittime uccise dalla criminalità organizzata che nella mattinata si sono incatenati ai cancelli della prefettura di Palermo. Tra i promotori i genitori dell'agente Antonino Agostino, ucciso nel 1989 a Villagrazia di Carini (Palermo) insieme con la moglie Ida Castelluccio, e Sonia Alfano, figlia del giornalista Giuseppe, ucciso a Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) nel 1993. I manifestanti hanno collocato uno striscione con la scritta: “Vittime della mafia discriminate". Sonia Alfano si chiede: “In nome di chi e di che cosa sono stati uccisi i nostri familiari?”. Parole che si aggiungono a quelle dette nella serata di ieri, appena appresa la notizia: “Ci incateneremo e rimarremo qui fino a quando lo Stato non ci ascolta. Chiediamo un incontro al Capo dello Stato. Fino a qualche giorno fa il presidente della Commissione nazionale antimafia, Francesco Forgione, aveva assicurato che l'emendamento sarebbe stato approvato, ma non è stato così”. “Non è ovviamente una questione economica - conclude la figlia di Beppe Alfano - è una questione di giustizia, perchè non possono esistere vittime di serie A e vittime di serie B. La mafia non discrimina quando uccide, lo Stato invece lo sta facendo”. Dovrà riflettere questo Governo. In marzo era stata avviata la discussione Parlamentare della legge. Neanche un mese fa lo stesso Governo si era impegnato a favore dell’equiparazione presentando l’emendamento nell’attuale Finanziaria e definendo la mancanza di sovvenzioni per le vittime di mafia “una disparità di trattamento non solo odiosa ma probabilmente foriera di contenzioso”. Con il risultato di ieri è proprio il Governo che fa scatenare la polemica. La proposta di legge era chiara, ovvero garantire gli stessi benefici alle vittime di attentati terroristici previsti dalle legge 206 del 2004 (vitalizio di 1.033 euro mensili ai superstiti delle vittime, compresi i figli maggiorenni, e somme variabili in relazione al grado di invalidità) ai parenti di chi è stato ucciso dalla camorra o dalla mafia e dalle altre organizzazioni a delinquere. A quanto pare, l’emendamento non è stato approvato perché non ci sarebbe l’adeguata copertura economica. Al grido di giustizia di Sonia Alfano e degli altri, si aggiungono prontamente Rita Borsellino e Don Luigi Ciotti. “E’ davvero triste che una decisione politicamente condivisa venga svuotata in questo modo, generando delusione e rabbia. – dice la Borsellino - Il sacrificio di chi ha pagato con la vita il proprio impegno per il bene della collettività, meriterebbe un’attenzione diversa”. Don Ciotti a nome di Libera chiede “che nella finanziaria, come promesso verbalmente dal Governo, venga inserita la copertura di 12 milioni di euro per creare la completa equiparazione delle vittime di Cosa nostra a quelle del terrorismo. E’ un atto dovuto nei confronti dei loro familiari”. Francesco Forgione, presidente della Commissione parlamentare Antimafia aggiunge: “Spero che il Governo si renda conto di stare compiendo una discriminazione che non ha alcuna giustificazione e che non sarà perdonata né dalle vittime della mafia, né dalla parte migliore della società italiana”. Inoltre Forgione ricorda che “il Governo stesso si era impegnato in maniera formale con intesa unanime di maggioranza ed opposizione a pianificare questi diversi trattamenti” ed auspica che con “un maxiemendamento al decreto fiscale, si possa porre fine a questa vicenda veramente incredibile”. Dalle parole però è ora di passare ai fatti. Lo esige la Società civile. Lo si chiede con forza. Da parte della redazione di AntimafiaDuemila piena solidarietà e sostegno all’appello di Sonia Alfano e di tutti i familiari delle vittime di mafia. Perché poteva essere l’occasione per dare un piccolo segno di giustizia a chi la aspetta da tanti anni. Poteva essere la dimostrazione che lo Stato non lascia soli. Rimaniamo indignati. Perché se si deve arrivare ad incatenarsi per essere ascoltati dopo tanto dolore ci si accorge che si è arrivati veramente al limite. Poteva essere. Per ora non lo è Stato. Aaron Pettinari




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