Cari amici conservatori,
è assolutamente necessario che il nostro gruppo ritrovi quell'unità di intenti che le vicende della politica italiana hanno recentemente messo a dura prova.
Tutti noi siamo simpatizzanti, elettori e perfino militanti del Popolo delle Libertà, il partito che nel bene e nel male rappresenta il centrodestra italiano. Tutti noi abbiamo a cuore che questo governo termini questa legislatura senza strappi e lacerazioni interne. Nessuno di noi vuole elezioni anticipate e ovviamente nessuno di noi si augura una vittoria delle opposizioni di centrosinistra.
E questo perchè siamo conservatori, uomini di destra per cui la politica dei due forni non può valere. Noi siamo nati col bipolarismo e sappiamo di costituire l'ala destra dello schieramento moderato.
Nostro compito è quello di far sì che il Pdl si caratterizzi sempre più come un partito conservatore di tipo occidentale e dunque dovrà essere nostra attenzione avere cura del partito prima ancora che dei leaders che attualmente lo rappresentano. Perchè i leaders passano, ma il partito resta. Deve restare.
Noi conservatori dobbiamo essere leali alle gerarchie di partito e di governo e allo stesso tempo evitare di sottolineare ciò che è attualmente fonte di divisione e polemica. Invece di cavalcare una fazione o l'altra dovremmo maturare una profonda sofferenza per tutto ciò che lacerando il partito fa male al partito.
Noi sappiamo che i processi di coagulazione di diverse storie politiche sono forzatamente lunghi. Oggi il Pdl è inevitabilmente legato alla figura di Silvio Berlusconi con tutti i pro e i contro del caso. Nessuno di noi è in grado di valutare oggi se l'azione politica di Berlusconi si rivelerà nel complesso positiva o negativa. Molto dipenderà dalla riuscita delle riforme istituzionali e dalla tenuta del nostro partito una volta che il suo creatore avrà passato la mano. Tuttavia dovrà essere nostro compito di essere leali verso Silvio Berlusconi fino a quando godrà nel nostro partito di un consenso maggioritario.
Nel Pdl ci sono oggi i falchi e ci sono le colombe. C'è chi spinge sul pedale dello spirito di fazione e chi mira ad un coinvolgimento generale delle parti. Da conservatori, consci della delicata natura del partito e della stessa coalizione di cui facciamo parte, non possiamo permetterci divisioni politiche che lascerebbero strascichi assai penosi e di difficile ricomposizione. E' necessario che il centrodestra sia unito e a tal fine tutti i tentativi di destabilizzarlo - da parte di politici come di organi di stampa - vanno assolutamente stigmatizzati.
A tal proposito propongo di evitare di dare risalto a tutte le divisioni che la stampa mette in risalto circa il Pdl ponendoci noi nè con gli uni nè con gli altri, ma super partes, confidando che il tempo e la prudenza dei nostri rappresentanti possano risanare le cicatrici che nell'ultimo anno si sono create.
Anche il rapporto con la Lega va inquadrato in una visione politica che ci deve necessariamente far privilegiare l'interesse nazionale allo spirito di campanile. Siamo infatti noi tutti conservatori italiani, prima ancora che settentrionali o meridionali. Riconosciamo l'opportunità del federalismo ma non per compiacere un alleato politico, quanto per dare migliori opportunità di vita a tutti gli italiani.
Nostra priorità sono le riforme. In Gran Bretagna David Cameron ha chiesto "un voto per cambiare" e anche il nostro Pdl si è proposto come forza di cambiamento. Qualcosa è stato fatto, ma indubbiamente ancora molto c'è da fare. In tal caso è nostro dovere non smettere mai di additare quelli che devono essere i nostri obiettivi politici, dal risanamento economico da attuarsi per mezzo di politiche liberali all'attenzione verso la famiglia, dai temi etici al tradizionale atlantismo in politica estera. Laddove il governo e il partito si dovessero discostare dalle nostre posizioni sarà nostro dovere sottolinearlo con rammarico.
Per concludere, cari amici, abbiamo bisogno di ritrovare nello spirito conservatore quell'unità che spesso il nostro partito ci nega proprio perchè composto al suo interno da culture eterogenee di estrazione principalmente socialista, democristana e missina; e anche perchè prono ai suoi leaders prima ancora che ad una politica autenticamente conservatrice.
Abbiamo bisogno di ritrovarci conservatori, dunque, lasciando l'appellativo di berlusconiani e finiani, tremontiani e brunettiani a coloro che conservatori non sono.
Ripartiamo da noi, quindi, dal nostro forum che fa vivere l'ideale conservatore su PiR, sperando che il Pdl possa darci prima o poi quelle soddisfazioni che noi tutti da italiani prima ancora che da conservatori ci aspettiamo.
Florian




Rispondi Citando
), il punto di riferimento internazionale. E' venuta meno una linea politica condivisa, un orizzonte a cui tendere. Viviamo nell'era di Obama, a cui soggiacciono anche i leaders del gruppo popolare, incapaci finora di raccogliere e rilanciare il testimone conservatore a livello globale.
