Risultati da 1 a 3 di 3

Discussione: "Le Chouan" - Numero 1

  1. #1
    Pasdar
    Data Registrazione
    25 Sep 2004
    Località
    Padova
    Messaggi
    46,793
     Likes dati
    3,474
     Like avuti
    4,286
    Mentioned
    111 Post(s)
    Tagged
    9 Thread(s)

    Predefinito "Le Chouan" - Numero 1

    Le Chouan
    Foglio Cattolico di riflessione politica


    Numero 1


    Premessa al primo numero
    “Le Chouan” è un foglio virtuale dedicato all’approfondimento di tematiche culturali, filosofiche, ideali e, perché no, politiche. La particolarità di questo mensile risiede non tanto negli scopi che esso si prefigge – scopi già perseguiti da molti altri fogli, ben più approfonditi di questo – quanto nell’impostazione Cattolica e tradizionale che tenterà di imprimere su tutti gli articoli che si pubblicheranno.
    Il nome stesso del foglio, Chouan, è il nomignolo affibbiato ai controrivoluzionari legittimisti della Guerra di Vandea, rappresenta al meglio i nostri convincimenti: non necessariamente monarchici, in quanto alcune culture della Cattolicità possono non aver conosciuto l’istituto regio, siamo fermamente Cattolici e amanti della Tradizione, in ogni sua forma essa si manifesti.
    Quanto all’impostazione strutturale vera e propria de “Le Chouan”, essa terrà conto del principale luogo di pubblicazione, il portale di Politica OnLine e più precisamente il forum “Camera”.
    Accanto ai tre-quattro articoli più puramente culturali, che riguarderanno le molteplici sfumature del pensiero Cattolico e Tradizionale, saranno presenti anche un’intervista ad un personaggio POL-itico del forum “Camera” e, in occasione degli appuntamenti più significativi, un editoriale di commento alla POL-itica, affidato di volta in volta alla tastiera di un forumista Cattolico.



    Le guerre di Vandea
    Pubblichiamo un riassunto e un adattamento dell’ottimo articolo “La Vandea” di Renato Cirelli, consultabile a questo indirizzo
    http://www.alleanzacattolica.org/idi...i/v_vandea.htm


    Il termine «Vandea» è divenuto sinonimo di rivolta reazionaria, che ha come protagoniste popolazioni contadine ignoranti, sobillate da clero e nobili, che utilizzano il fanatismo religioso per scopi in realtà riconducibili ai loro interessi e privilegi di classe. Questa visione del profondo ed estremamente complesso delle guerre legittimiste di Vandea è sopravvissuta fino ad ora perché gli storici filo-rivoluzionari hanno praticato l’occultamento dei fatti e imposto la “damnatio memoriae” nei confronti dei protagonisti, e dei valori che originarono la rivolta vandeana.
    Il territorio indicato come Vandea Militare è situato nella Francia Occidentale, con un’estensione di circa 10.000 kmq e con una popolazione, all’epoca, di ottocentomila abitanti.
    La sua ricchezza e la sua popolazione erano superiori alla media francese, così come la ricchezza e la popolazione francesi sono superiori alla media europea del tempo.
    Gli abitanti della regione sono noti per l’attaccamento alle consuetudini e alle libertà locali, oltre che per un radicato sentimento religioso, in particolare al culto Mariano, che inevitabilmente si scontra con il processo di centralizzazione e uniformazione avviato a partire dal regno di Luigi XIV di Borbone.
    Quando vengono convocati da re Luigi XVI di Borbone gli Stati Generali per fare fronte alla crisi economica, arrivano da tutta la Francia, e quindi anche dalla Vandea, i cosiddetti “quaderni di lagnanze”, raccolte di rimostranze e di petizioni popolari che esprimono una serie di proteste contro il sistema di imposizione fiscale e la sua esosità.
    I vandeani mandano a Parigi i loro rappresentanti perché possano consigliare il Sovrano. Ovviamente, i delegati vandeani troveranno un’atmosfera più che di unione nazionale di divisione e di meschinità rivoluzionarie e borghesi. La disillusione è tanto più cocente quanto più grande è stata la speranza.
    A Parigi non si lavora alle riforme necessarie, ma unicamente ad escogitare leggi che aumentino l’invademza burocratica, anticlericali e in odio alla Tradizione religiosa del Popolo.
    La confisca e la vendita dei beni ecclesiastici, provvedimento su misura per ricchi borghesi e nobili, e l’introduzione della Costituzione Civile del Clero creano un diffuso malcontento popolare.
    La rottura provocata dalla Costituzione Civile del Clero si radicalizza con la notizia dell’esecuzione di Re Luigi XVI e si manifesta quando il governo repubblicano ordina la leva militare per una guerra contro le altre monarchie d’Europa.
    Non più entusuasti delle altre popolazioni francesi dello scoppio della guerra, la rivolta scoppia perché la popolazione vandeana rifiuta di abbandonare le case per andare a morire per una repubblica che considera illegittima, colpevole di perseguitare la religione e di aver assassinato il loro legittimo sovrano.
    A partire dal 1790, a causa della pressione fiscale e in difesa dei sacerdoti «refrattari», cioè quelli che non avevano giurato fedeltà alla Costituzione, scoppiano un po’ dovunque tumulti e la Guardia Nazionale non esita a sparare sulla folla.
    In Vandea, nel marzo del 1793, inizia un’insurrezione generale, ben diversa dalle altre rivolte scoppiate in tutta la Francia e rapidamente schiacciate dalla repubblica.
    Gli insorti si organizzano militarmente sulla base delle parrocchie e costituiscono un’Armata Cattolica e Reale di molte decine di migliaia di uomini, guidati da capi che essi stessi si sono scelti e che spesso, specie fra i nobili, sono restii a farsi coinvolgere.

    “Jacques Cathelineau (1759-1793), vetturino, è l’iniziatore della sollevazione e viene eletto primo generalissimo dell’Armata vandeana; muore in battaglia a trentaquattro anni. Il marchese Louis-Marie de Lescure (1766-1793) è un ufficiale che gli insorti liberano dalla prigionia, ed egli ne diviene un capo autorevole; quando muore in combattimento, a ventisette anni, gli viene trovato addosso il cilicio. Henri du Vergier de la Rochejaquelein (1772-1794) è eletto generalissimo a soli ventuno anni; Napoleone Bonaparte (1769-1821) ne esalterà il genio militare. Jean-Nicolas Stofflet (1753-1796), guardiacaccia, si rivela un formidabile tattico e non accetterà mai di arrendersi. François-Athanas de la Contrie (1763-1796), detto Charette, è un ufficiale di marina «costretto» a diventare un capo leggendario dagli insulti dei contadini che lo traggono da sotto il letto, dove si è nascosto per sottrarsi alle loro ricerche; muore fucilato. Vi è anche chi è prelevato a forza e portato in battaglia sulle spalle dei contadini. Fra le poche eccezioni vi è Antoine-Philippe de la Trémoille, principe di Talmont (1765-1794), che torna dall’esilio per mettersi alla testa della cavalleria, unico dei grandi signori di Francia a combattere e a morire con i vandeani.”

    La guerra di Vandea vede l’alternarsi dei successi di entrambi gli schieramenti, fino alla disfatta di Nantes e alla battaglia di Cholet, vinta nell’autunno del 1793 dai repubblicani.
    L’Armata Cattolica e Reale decide, allora, di attraversare la Loira e di raggiungere il mare in Normandia, dove pensa di trovare la flotta inglese.
    Ma all’arrivo gli inglesi non si fanno vedere e i vandeani ritornano sui propri passi, inseguiti dai repubblicani che li sconfiggono in una serie di scontri, che si risolvono in carneficine dove gli insorti, donne e bambini compresi, vengono sterminati a migliaia.
    Nel gennaio del 1794 la Repubblica ordina la distruzione totale della Vandea. Le famigerate «colonne infernali», attraversano la regione facendo terra bruciata e perpetrando il genocidio della popolazione.
    Parallelamente inizia la campagna di scristianizzazione del territorio e il Terrore rivoluzionario si abbatte sulle popolazioni con la più dura delle persecuzioni: le esecuzioni di ogni tipo sono in un numero imprecisato.
    Nel febbraio del 1794 la Vandea insorge ancora e conduce una spietata guerriglia, che si protrarrà fino al febbraio del 1795, a La Jaunnaye, i capi vandeani firmano una pace con la quale il Governo di Parigi s’impegna a riconoscere la libertà del culto cattolico e a concedere l’amnistia.
    In seguito al mancato rispetto degli accordi, nel maggio del 1795 Charette e altri capi riprendono le armi.
    Questa volta l’insurrezione non ha tuttavia l’ampiezza e la durezza della precedente, anche perché è grande la delusione per il mancato arrivo di un principe che si metta alla testa degli insorti.
    La guerriglia continua fino alla cattura e alla fucilazione di Charette, nel marzo del 1796.
    Si risolve in tragedia il tentativo di sbarco a Quiberon da parte di settecentocinquanta «emigrati».
    Con la morte di Charette si conclude l’epopea vandeana.
    Vi sarà un’altra insurrezione negli anni 1799 e 1800, guidata dai capi vandeani superstiti e da George Cadoudal (1771-1804) in Bretagna; poi ancora nel 1815, durante i Cento Giorni napoleonici; e, infine, l’ultimo episodio sarà la fallita insurrezione legittimista contro il governo liberale di Parigi nel 1832.
    Le guerre di Vandea sono guerre di un intero popolo, cattolica e monarchica, che i vandeani hanno combattuto per opporsi in modo consapevole alla prima repubblica totalitaria e rivoluzionaria.
    Per aver osato questo, Vandea ha pagato con terribili devastazioni, nascoste e a tratti persino negate dagli eredi della rivoluzione francese.
    I vincitori hanno fatto scempio di coloro che osavano opporsi al loro ateismo scientificamente imposto e non contenti hanno infierito sui vinti.
    “Vinti in questo mondo, dal momento che molti di questi martiri sono stati elevati alla gloria degli altari dalla Chiesa.”
    Ed è per questo che il termine «Vandea» ha un valore estremamente positivo, come faro e luce ispiratrice di tutti coloro che si oppongono in modo radicale ai princìpi rivoluzionari dell’epoca attuale, a difesa dei valori sui quali si fonda la civiltà cristiana.




    Il Sanfedismo
    Pubblichiamo un riassunto e un adattamento dell’ottimo articolo “Il sanfedismo” di Francesco Pappalardo, consultabile a questo indirizzo
    http://www.conserv-azione.org/documenti/sanfedismo.htm
    .
    La parola “sanfedismo” indica la rivolta armata dei ceti inferiori delle popolazioni meridionali contro la Repubblica Partenopea del 1799. Il vocabolo ha assunto un significato politico-ideologico e viene utilizzato per designare qualsiasi Ideale tradizionale e devoto verso la Chiesa.
    Il termine Sanfedismo è stato quindi usato dalla produzione storiografica liberale e progressista e, in seguito, da quella marxista.
    Gli storici liberali contemporanei agli avvenimenti del 1799, e rappresentati soprattutto dall’importantissimo Vincenzo Cuoco, impostano la loro spiegazione del fallimento della Repubblica Partenopea come inevitabile conseguenza di una rivoluzione sul modello di quella francese accettata dal popolo solo passivamente e costellata di errori e di circostanze avverse.
    Questa linea interpretativa è concepita per preservare il diritto dei rivoluzionari ad ergersi come rappresentanti della Nazione.
    Anche il più grande intellettuale liberale, Benedetto Croce, tende a considerare la storia dell’Italia del sud come coincidente con quella del ceto intellettuale e illuminista. Benedetto Croce arriva, inoltre, a considerare i giacobini come avanguardia di una nuova aristocrazia spirituale.
    Antonio Gramsci, intellettuale marxista di sicuro valore, si rammarica invece dell’assenza dell’avanguardia intellettuale che guidasse il popolo e legge il fenomeno sanfedista in chiave di lotta di classe tra borghesi, che costituivano il ceto di provenienza della maggior parte degli intellettuali, e i contadini e il proletariato urbano.
    Non solo le storiografie marxista e liberale offrono quadri incompleti, secondo l’Autore, del Sanfedismo, ma anche la produzione storiografica di matrice nazionalistica. Essa vede nelle insorgenze solamente delle preziose affermazioni di valori nazionali, una mera reazione allo straniero e non un rifiuto – a dir poco totale – dei principi rivoluzionari, ateisti e illuministi. Pertanto la chiara impronta religiosa della resistenza ne viene sbiadita e da molti ignorata.
    Le considerazioni di cui sopra valgono in particolare per l'insorgenza meridionale che può essere assunta come modello per l'ampiezza del fenomeno e per la presenza di un nucleo dirigente che seppe coordinare la coraggiosa reazione popolare.
    Nel 1799 la plebe urbana di Napoli e il ceto contadino delle campagne si distinsero per la loro netta consapevolezza contro-rivoluzionaria e per il loro non essere affatto una massa amorfa.
    Le loro imprese costituiscono la gloriosa storia della Santa Fede che trovò nel Cardinal Ruffo il suo valoroso condottiero.
    Quando le truppe rivoluzionarie francesi invasero il Regno di Napoli, la monarchia borbonica fu sorprendentemente difesa dalla popolazione urbana e contadina le quali furono chiamate, allora per la prima volta, “Bande della Santa Fede”.
    A Napoli il popolo si organizzò sulla base delle antiche corporazioni e parrocchie, impegnando a fondo le schiere rivoluzionarie francesi per tre giorni di durissimi combattimenti.
    Quando venne proclamata la Repubblica Partenopea, il 21 gennaio 1799, la stessa Napoli non è ancora stata completamente domata. Gli intellettuali rivoluzionari si accorgono presto di non avere alcun reale contatto con la popolazione e di essere totalmente dipendenti dai francesi.
    I cosiddetti patrioti pensano che sia sufficiente emanare alcune leggi per realizzare d’incanto il loro ideale di felicità.
    Il Popolo insorge compatto per difendere le sue tradizioni e le sue antiche libertà, contro la “Libertà” astratta e velleitaria di derivazione giacobina.
    La Monarchia, rifugiatasi a Palermo, aiuta fattivamente gli insorti a raccordarsi tra loro, inviando appunto nell’Italia peninsulare il Cardinal Ruffo.
    L’8 febbraio 1799 il Cardinale sbarca per organizzare la resistenza.
    Porta con se, oltre alla scorta strettamente necessaria, uno stendardo bianco, con lo stemma reale e una croce.
    Fin dall’inizio egli riesce a raccogliere migliaia di volontari di ogni ordine e grado, mossi sia dalla devozione alla monarchia, ma talvolta, come spesso accade in occasione di fenomeni consimili, dediti solo al bottino e alla vendetta personale.
    Il Cardinal Ruffo non può essere severo nella scelta, a causa dell’impellente necessità di cacciare gli illuministi da Napoli.
    Già in aprile le truppe francesi iniziano una ritirata sanguinosa.
    Il 13 giugno 1799, meno di sei mesi dopo la proclamazione della Repubblica Partenopea, l’Armata della Santa Fede entra trionfalmente a Napoli.
    Successivamente, una volta placate le vendette che il popolo basso di Napoli compie sugli ex-governanti in fuga, il Cardinal Ruffo entra in polemica con la Corte, soprattutto sull’importanza dell’aristocrazia nella ricostruzione del regno.
    Secondo il Cardinal Ruffo occorreva fare affidamento su una nobiltà pienamente reintegrata nelle sue funzioni di moderatrice dell’assolutismo regio; secondo il Re, invece, era opportuno accentuare la teoria dell’assolutismo illuminato, non frenato da alcuna assemblea dei Pari.
    Pertanto Re Ferdinando IV perde l’occasione di ripristinare integralmente la Tradizione accettando la collaborazione dell’aristocrazia controrivoluzionaria.
    Nonostante l’emarginazione del Cardinale, resta vivido e luminoso l'esempio e il sacrificio di tanti eroici figli della nazione italiana.




    La Destra identitaria tra futurismo e tradizionalismo
    Pubblichiamo un interessante articolo composto dal forumista Plissken85

    La Destra che esce dal secondo dopoguerra italiano è una destra che raccoglie l'eredità dei valori e dei contenuti del Fascismo e che, del movimento mussoliniano, riprende anche la forte disomogeneità interna.
    Nel caos della frammentazione ideologica della destra post-fascista si possono però scorgere due grossi filoni ideali: l'uno erede del movimento Futurista e l'altro caratterizzata dal mito della Tradizione.
    Il Futurismo, che ebbe tra i suoi maggiori esponenti Filippo Tommaso Marinetti, è stato un movimento artistico e politico che voleva rompere gli schemi vigenti.
    La sua contrarietà alla mentalità da museo, al mantenimento dello status quo e al mito egualitario del liberalismo, del socialismo e del comunismo lo caratterizzerà come un potentissimo movimento di rottura con un ruolo fondamentale nell'ascesa del movimento fascista. I futuristi esaltavano la vitalità, la disuguaglianza, la virilità guerriera, la dinamicità, il progresso tecnologico, l'innovazione e tutto ciò che era azione e stupore e diedero l'impulso ideologico fondamentale per fare del fascismo un movimento pragmatico e incentrato sulla prassi e sulle risoluzione dei problemi contingenti valorizzando al tempo stesso la sua propensione al militarismo e la sua vocazione imperiale.

    L'altra macro-area ideologica della Destra si riconosce nel Tradizionalismo che ebbe origine, per quanto riguarda il fascismo italiano, nel Nazionalismo di Corradini e dell'ANI che fece riemergere il mito di Roma non solo da un mero punto di vista storiografico e passatista ma anche dal punto di vista politico. Si esaltava il mito di Roma come simbolo della potenza italica e della nostra Tradizione, istanza questa, portata avanti dal regime mussoliniano fortemente influenzato dalla presenza al suo interno dei nazionalisti: non a caso Mussolini si ispirò direttamente ai fasti della Roma arcaica e della Roma imperiale per dare nuovamente slancio ad un'Italia corrotta dalla mediocrità liberale e dalla sovversione socialista e bolscevica.
    Tra i maggiori esponenti della corrente tradizionalista troviamo sia nazionalisti come Alfredo Rocco, il giurista corporativista ex membro dell'ANI che riformò il codice penale e civile italiano e che prestò un importante contributo all'elaborazione della Carta del Lavoro del 1934, che pensatori antimodernisti e affascinati dall'idea di superamento del nazionalismo ottocentesco e da quella di imperium come Julius Evola, tradizionalista di tendenze paganeggianti e profondo conoscitore della questione razziale.
    Dalla sintesi di queste diverse posizioni che si richiamavano alla Tradizione è venuto alla luce all'interno del mondo neofascista del dopoguerra un filone tradizionalista nazionalista ma al tempo stesso fortemente europeista e avverso all'idea di identità nazionale di stampo liberale e giacobino.
    Un Tradizionalismo non conservatore, ma dinamico, che riteneva che dovessero mutare le forme ma non la sostanza di determinati principi.
    Un Tradizionalismo che si ricollega all'esperienza della Rivoluzione conservatrice tedesca vista come l'esperienza che più del fascismo italiano seppe ragionare in termini continentali.

    Il futurismo e il tradizionalismo sono due linee di pensiero in contrasto tra loro e al tempo stesso simili in quanto legate entrambe ad una concezione di pensiero forte e legato ad una dimensione spirituale, antimaterialista e trascendente dell'esistenza.

    Diversi intellettuali di Destra cercarono nel dopoguerra di trovare una sintesi tra le due correnti: colui che maggiormente premette sul ripensare il concetto di identità della Destra in termini europei fu Adriano Romualdi, figlio di Pino, un vero esempio di intellettuale-militante che con i suoi scritti ha lasciato il segno nell'opera di rinnovamento di un ambiente che ancora oggi non ha assimilato del tutto i suoi insegnamenti. Memorabili i suoi testi sull'Europa archeofuturista, contro la retorica patriottarda e sulla seconda guerra mondiale.
    Altro autore che propone l'archeofuturismo come sintesi e superamento dei due filoni contrastanti è Guillaime Faye.
    Nell'ottica dei pensatori archeofuturisti la tradizione è futurista perchè non rientra nell'ambito della conservazione ma si rinnova continuamente ed è rivoluzionaria perchè non conserva ma distrugge per ri-creare. Sovversione e Conservazione sono quindi due facce della stessa medaglia e rappresentano entrambe due tendenze antitradizionali. Il conservatorismo si identifica con una tradizione "abitudinaria" e fittizia e in questa precisa epoca storia tende a difendere lo status quo borghese e materialista quindi non è nient'altro che conservazione della sovversione. Dietro alla facciata di perbenismo nasconde quanto di più lontano possa esistere da una visione realmente tradizional-rivoluzionaria e di rottura con il sistema vigente.

    Un ringraziamento particolare a Giò91 e Ksatriya. Questo articolo è tratto da una interessantissima discussione nata sul forum Destra Sociale.


    Plissken85
    Esponente del Blocco Nazionale Identitario - IPSN




    Intervista POL-itica
    In questa intervista si darà voce al Presidente del Congresso Giò91, Coordinatore di Blocco Nazionale Identitario – Insieme per una Pol Sociale e Nazionale.


    Presidente Giò91, che ne pensa dell'intensa polemica che si sta sviluppando sull'intervento dell'amministrazione a proposito dell'elezione della Corte?
    Penso che l'Amministrazione abbia valutato attentamente la situazione e che alla fine abbia deciso di far votare Corte e Legge elettorale usando il criterio del buon senso, a differenza di una coalizione pasticciona e inconcludente come quella di centro-sinistra. Coalizione che in questa legislatura è stata molto brava nella parte "destruens", ma molto deludente nella parte "costruens" del suo lavoro di opposizione. A parte questo, ritengo che l'elezione alla Corte costituzionale di Perplesso666, Cristiano72 e Metapapero sia una soluzione ottimale, che possa soddisfare tutti, visto che si tratta di tre nomi autorevoli.
    Presidente Giò91, politicamente la coalzione di centrodestra sostenuta dallo schieramento nazionale e sociale sembra attraversare un momento di incertezza...
    A dire il vero quello che lei giustamente chiama schieramento nazionale e sociale non ha mai sostenuto alcuna coalizione. Con il centro-destra e i partiti che lo formavano c'era un patto sulle riforme da fare per Camera, sancito da un accordo elettorale, che è risultato vincente. Veniamo al dunque: mi dispiace vedere il centro-destra di POL ridotto in queste condizioni. Inutile dire che i personalismi hanno distrutto la coalizione politica di centro-destra. A mio parere, il vero problema della coalizione di destra moderata è stato quello di non aver risolto fino in fondo le questioni che si erano aperte con la rottura fra l'ala conservatrice di Templares e l'ala libertaria di Liberamente, da una parte, e l'ala liberale e destronazionalmoderata, dall'altra. Mi duole constatare che questi personalismi purtroppo sono stati un ostacolo evidente anche in questa legislatura. Con lo sfascio della coalizione di centro-destra emerge chiaramente che oggi come oggi l'unica forza politica in grado di opporsi al centro-sinistra è il Blocco Nazionale Identitario a cui ha dato vita IPSN.
    Presidente Giò91, la legislatura sta ormai per scadere e le riforme istituzionali proposte dal vostro schieramento elettorale probabilmente non verranno nemmeno discusse.
    Qual è il suo pensiero a riguardo di ciò?

    Chi è il vero responsabile della mancata attuazione delle riforme?
    La riforma della legge elettorale verrà discussa e penso che verrà approvata, anche se dobbiamo attendere ancora che il Congresso si esprima. La riforma costituzionale purtroppo è saltata. E' stato un vero peccato perchè il progetto era valido ed ambizioso. Mesi di lavoro fianco a fianco agli esponenti del centro-destra sono stati buttati via, questo è certo. A chi le responsabilità? Un po' a tutti direi. Per quanti riguarda IPSN, io credo che ci si possa assumere la responsabilità di aver proposto, tramite il Presidente Cascista, una candidatura fallimentare alla Corte Costituzionale. Se fosse stata una candidatura vincente e condivisa dal centro-destra sul serio, a quest'ora staremmo a discutere relativamente alla riforma costituzionale e alla legge elettorale, entrambe approvate in commissione. Io credo di aver rallentato i lavori commettendo quello sbaglio sulla nomina di Bergamark.
    Però a dire il vero il problema era stato risolto dalla Corte Costituzionale. Il vero guaio è stato il susseguirsi di ricorsi su ricorsi e della creazione di un clima di vero e proprio scontro fra le forze politiche. Inutile dire che il centro-sinistra assieme a Forza Liberale, a Liberamente, a Primoli e Roberto m ha cercato di boicottare e paralizzare i lavori del Parlamento di POL in svariati modi. Un po' con la continua minaccia di presentare ricorsi un po' con atteggiamenti arroganti e prepotenti nei confronti delle istituzioni del gioco. Il Centro-destra ha fatto la sua parte però: se fosse stato veramente compatto probabilmente molti problemi non sarebbero sorti e non avremmo avuto un quarto della coalizione a remare contro. Mi basta pensare al caso Bergamark-Liberamente. Un caso di prassi consolidata illegale s'è trasformato nell'ennesimo regolamento di conti fra i liberali di Ronnie, Rudy e Meridionale, da una parte, e i libertari di Liberamentee Hayfelikos, dall'altra.
    A questo si aggiunge l'esodo di Primoli, che ha litigato con tutti e l'aperta guerra fra Ronnie e Roberto m, che ha portato all'uscita di quest'ultimo di IPSN. Uscita che comunque mi rallegra, perchè per lo meno ci ha dato l'occasione di vedere di che pasta è fatta certa gente. Per onore della verità, devo dire che all'epoca Richard Gecko sbagliava nei toni e nei modi a contestare quella candidatura, ma la sostanza dei fatti gli hanno dato ragione, ampiamente. Purtroppo.
    Non dimentichiamoci però anche l'ultima sentenza emessa dalla Corte Costituzionale: è stata una sentenza dettata da motivi di interesse politico, andando addirittura contro la stessa costituzione. E queste poche righe sulla vicenda esprimono tutto quello che vi è da dirsi in merito.
    Presidente Giò, lei attualmente guida la più significativa aggregazione politica: quale sarà la strategia elettorale di IPSN nelle imminenti consultazioni per il Congresso e per la Presidenza?
    I progetti iniziali erano quelli di presentarci come forza antagonista sia al centro-destra che al centro-sinistra. Se la coalizione di centro-destra non ritroverà l'unità mi sa che dovremo presentarci come unica e vera alternativa al centro-sinistra.
    In noi comunque rimane fermo il proposito di presentarsi da soli alle elezioni contro tutti. Auspichiamo un'intesa con Rinascita Nazionale sia al Congresso che alla Presidenza, nel quadro di un più ampio Blocco Nazionale Identitario. Punteremo ad ottenere i voti di tutti coloro che non si possono riconoscere nè nel liberalismo nè nel progressismo anti-fascista di questa sinistra e nemmeno nel neo-guelfismo delle formazioni politiche che compongono certe forze politiche. E quando parlo di "neo-guelfismo" non intendo parlar male del cattolicesimo e di chi si riconosce in questa religione. Io stesso sono un cattolico tradizionalista vicino alle istanze espresse a suo tempo da Monsignor Lefebvre contro il Concilio Vaticano II. Quando parlo di neo-guelfismo intendo quella porzione di forze politiche che pretendono di rappresentare esclusivamente gli interessi della Chiesa, confondendo potere temporale e potere religioso spirituale. Insomma, detto in parole povere, i nostalgici del Papa-Re e i democristiani. Io mi rifaccio più ad una visione simile a quella di Dante Alighieri: non conflitto fra Stato e Chiesa, ma collaborazione. Non prevalenza dell'uno sull'altro, ma collaborazione.
    L'unica cosa che deve rimanere ferma, è il principio secondo il quale debba prevalere una visione spirituale rispetto ad una materialista.
    «Non ti fidar di me se il cuor ti manca».

    Identità; Comunità; Partecipazione.

  2. #2
    email non funzionante
    Data Registrazione
    02 Apr 2009
    Messaggi
    18,319
     Likes dati
    0
     Like avuti
    2
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Bel foglio complimenti!!!

    Viva le "civette" della Vandea! Abbasso la repubblica e tutti i giacobini anti clericali !
    NOI SIAMO LA VERA ITALIA !
    RICOSTRUIAMO LA NOSTRA PATRIA !

  3. #3
    roberto m
    Ospite

    Predefinito

    Bellissima iniziativa!

    Chouan en avant pour le Roi!

 

 

Discussioni Simili

  1. Dal nuovo numero de "L'Espresso": "Spinello bruciacervello"
    Di Tomás de Torquemada nel forum Destra Radicale
    Risposte: 8
    Ultimo Messaggio: 08-10-07, 23:12
  2. nuovo numero di "Limes": "L'Europa e' un bluff"
    Di waldgaenger76 nel forum Destra Radicale
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 28-02-06, 01:12
  3. Risposte: 7
    Ultimo Messaggio: 26-10-04, 12:23
  4. Il nuovo numero di "Sodalitium" dedicato a "The Passion"
    Di Der Wehrwolf nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 31-07-04, 14:14
  5. Dal nuovo numero de "L'Espresso": "Spinello bruciacervello"
    Di Tomás de Torquemada nel forum Fondoscala
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 09-08-02, 17:38

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito