Le ambasciate di Cuffaro all'estero
sedi sfarzose e bilanci in rosso
Inaugurata in Bulgaria una nuova "Casa Sicilia", la guida l´imprenditore Pietro Murania. Al vertice delle strutture sparse per il mondo ex politici e figli illustri. A Parigi perdite per 400 mila euro A New York mostre e degustazioni
di Emanuele Lauria
L´ultima saracinesca è stata alzata al numero 53 della via Tundja, Sofia. Casa Sicilia apre in Bulgaria con l´immagine di Pietro Murania, titolare del marchio "Rio Casa Mia", il re dei detersivi che infatti sono in bella mostra sugli scaffali della nuova sede, nella foto dell´inaugurazione.
Imprenditore con il pallino della politica, Murania, 69 anni e una recente esperienza elettorale alle regionali, 2978 voti conquistati nella lista dell´Aquilone promossa dal governatore Cuffaro. Il presidente della Regione gli ha affidato ora il ruolo di gestore della struttura bulgara, che parte con un vernissage ricco di autorità (fra cui il ministro per l´agricoltura Nihat Cabil e l´ambasciatore Giovan Battista Campagnola), con propositi ambiziosi («intendiamo creare un ponte culturale e commerciale fra il Mediterraneo e i Balcani», afferma Murania), e con un´altra location più che dignitosa: Casa Sicilia bulgara ha al suo interno una biblioteca, una cantina, una sala convegni, una sala marketing e uno show room. Una «vetrina» di tutto rispetto, pur restando lontani dagli sfarzi newyorchesi - l´appartamento al trentaseiesimo piano dell´Empire state building, inaugurato due anni fa sulle note dell´inno siciliano Madre Terra - e dai lussi della sede parigina a due passi dall´Opera.
È comunque una nuova scommessa, per il governo Cuffaro che porta la Sicilia sui mercati esteri. Affidata a Murania, all´ex giocatore di pallavolo Lubomivir Ganev (un passato nell´Alpitour Cuneo) che è stato nominato referente per la Bulgaria della struttura di Sofia, e all´assessore all´agricoltura della Provincia di Agrigento Nino Di Giacomo, già sindaco di Aragona e stretto collaboratore del coordinatore regionale di An Giuseppe Scalia. Lui è invece il referente per l´Isola della sede bulgara. Volti che si aggiungono a quelli, famosi e meno, dei promotori dell´esperienza in chiaroscuro delle Case Sicilia (sono sei, adesso) sparse nel mondo: da Antonio La Gumina, ex presidente della Camera di Commercio italo-francese che riveste il ruolo di presidente della Casa Sicilia francese, a Marco Scapagnini, figlio del sindaco di Catania e vicepresidente dell´associazione di New York. Fino all´ex senatore comunista Ludovico Corrao, presidente della fondazione Orestiadi di Gibellina cui è stata affidata la struttura di Tunisi.
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Le Case Sicilia, nate con una legge regionale del 2002, operano attraverso convenzioni con soggetti pubblici e privati: la Regione ci mette il finanziamento iniziale (150 mila euro a New York, 350 mila a Parigi) e in teoria poi si tira indietro: nella pratica, non c´è un tetto alla copertura dei singoli eventi organizzati da queste «ambasciate» della Trinacria. Non tutto è andato benissimo, sinora. Se è vero, come ha rilevato di recente L´espresso che l´ultimo bilancio di Parigi è stato chiuso con 400 mila euro di perdite su 252 mila di fatturato. E se è vero che a New York l´attività non è proprio fervida: sei gli eventi promossi in 24 mesi, fra cui una degustazione di vini e formaggi e una mostra di pittura di Giusy D´Arrigo. La sede sul grattacielo è stata ridimensionata. Gaspare Giacalone, siciliano a New York per motivi di lavoro, il 2 novembre ha scritto al sito Napoliaffari. com per raccontare la sua odissea: l´e-mail inviata a Casa Sicilia Usa respinta perché la casella è piena, al numero di telefono indicato sul sito risponde un´impiegata americana di un altro ufficio e poi il sopralluogo fisico in una sede dove, alla sette della sera, Giacalone non ha trovato nessuno. Destino peggiore ha avuto Casa Sicilia in Argentina, chiusa nel 2004 - a due anni dal «battesimo» - per morosità: non pagava neppure l´affitto della sede. In questo scenario, non mancano le critiche dell´opposizione («sperpero di danaro perpetrato attraverso personaggi vicini politicamente a Cuffaro», dice il dirigente del Prc siciliano Gaetano Bellavia) ma anche di autorevoli esponenti del centrodestra come il presidente dell´Ars Gianfranco Micciché, che il 9 ottobre emise la sua sentenza: «Oggi non servono a nulla le tante Casa Sicilia, sparse per le capitali mondiali, perché non promuovono i nostri prodotti». Ma il governo Cuffaro riparte da Sofia, da Murania e dai suoi detersivi.
(25 novembre 2007)
http://palermo.repubblica.it/dettagl...-rosso/1394034




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