Verzegnis (Udine)
NOSTRO SERVIZIO
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Verzegnis (Udine)
NOSTRO SERVIZIO «Se vivessi in Sud Italia avrei pagato il pizzo e non avrei avuto problemi». Parole dettate da rabbia e sconforto, più che da reale convincimento, quelle di Roberto Pecol, 38 anni, unico panificatore di Verzegnis, un paese a 60 chilometri da Udine che conta un migliaio di abitanti. L'uomo s'è visto recapitare un'ordinanza di chiusura temporanea del negozio da parte della Direzione regionale delle entrate: dovrà tenere le serrande abbassate dal 12 al 16 novembre prossimo. Non intende ricorrere al provvedimento: «Non ho soldi per farlo e sono demoralizzato - dice - Questo sistema di controlli mi fa andare gli occhi fuori dalle orbite. È assurdo». Tutto nasce nei primi giorni di giugno. Allora, come fa sempre per aiutare le persone anziane di Verzegnis, l'uomo sforna il pane, lo mette nei sacchetti e poi esce. È mattina presto: sono le 5. Carica rosette e cornetti nel suo mezzo e comincia a fare il giro delle frazioni per consegnare a domicilio ai vecchietti il prodotto di prima necessità. È in quei frangenti, su strada, che scatta il controllo delle Fiamme Gialle. C'è un problema: Pecol non ha con sé venti scontrini delle rosette, per un totale di 20 euro e qualche decina di centesimi. Cerca di spiegare la situazione ma l'infrazione è reale: all'artigiano viene consegnato un verbale. Deve pagare ottomila euro. Alla fine, grazie ad accordi e riduzioni previsti della legge, la somma che Pecol andrà a versare allo Stato sarà di 160 euro. «Ho dato quanto dovuto, pur a malincuore - dice - credendo che la vicenda si fosse chiusa definitivamente. Nei giorni scorsi, invece, mi son visto recapitare quest'ordinanza di chiusura: metteranno persino i sigilli alle porte, con tanto di ricaduta negativa sull'immagine della mia piccola attività. Mi pare un incubo: ho 38 anni e da 14 mi occupo del panificio, l'unico in paese. Mai un problema con la legge: ho sempre rispettato ogni normativa, con tutti i sacrifici che comporta tenere aperto un negozio in montagna. Mi sento ingiustamente colpito. La mia non è solo un'attività economica che mi fa vivere; offre, soprattutto, un servizio sociale alla comunità, composta da tanti anziani e da persone in difficoltà». L'ordinanza riguarda il solo negozio di Pecol, un esercizio dove l'uomo, insieme alla moglie e a una dipendente - che sarà mandata in ferie forzate - vende anche altri generi alimentari essenziali: dalla pasta, all'olio al sale fino al prodotto fresco e alle bombole del gas. La classica botteghina di paese che funziona da punto di riferimento. «C'è poi un paradosso: il panificio posso tenerlo aperto. Posso cioè fare il pane ma non venderlo. Cinque giorni senza guadagno, con la gente di qui costretta ad andare a Tolmezzo, che dista dieci chilometri, per comprarsi pagnotte, rosette e bombole del gas. Questo è l'aspetto che più mi intristisce. Si lavora tanto per offrire, con passione, un servizio alla comunità della montagna, poi ci si sente cadere le braccia». Paola Treppo
da "il Gazzettino" 26.10.2007





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