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  1. #1
    are(a)zione
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    Predefinito Quanto vi sentite Illuministi?

    Stasera ho riaperto il "Dizionario Filosofico" di Voltaire. Non lo facevo da tanti anni e devo dire che ne è valsa la pena.

    Benchè Voltaire sia ben distante da Rousseau o Kant, sono tutti esponenti di quella ampia corrente di pensiero che va sotto il termine di "Illuminismo".

    Ciò che vi chiedo è dunque la seguente cosa: quanto dell'Illuminismo vi è nel vostro modo di ragionare politicamente e filosoficamente?

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da are(a)zione Visualizza Messaggio
    Stasera ho riaperto il "Dizionario Filosofico" di Voltaire. Non lo facevo da tanti anni e devo dire che ne è valsa la pena.

    Benchè Voltaire sia ben distante da Rousseau o Kant, sono tutti esponenti di quella ampia corrente di pensiero che va sotto il termine di "Illuminismo".

    Ciò che vi chiedo è dunque la seguente cosa: quanto dell'Illuminismo vi è nel vostro modo di ragionare politicamente e filosoficamente?

    Area, ritengo che sia stato un passaggio (di pensiero, ma non solo) che ha segnato e caratterizzato tutta l'Europa "occidentale".

    In un'altra discussione chiedevi quale fossero le cause del maggior sviluppo e progresso (due termini da prendere con le molle, ma che qui utilizzo per razionalizzare il concetto) dell'occidente rispetto al medio oriente.

    Io credo che l'illuminismo abbia giocato un ruolo importante...e credo che sia il fatto rivoluzionario (penso alla rivoluzione francese), sia le moderne socialdemocrazie laiche europee, debbano qualcosa (o piu' di qualcosa) ai nuovi lumi.

    Il pensiero di Voltaire si puo' secondo me condensare (la discussione in un thread virtuale lo consente...e io ne approfitto) in questa sua citazione:

    Gli uomini sono eguali. Non la nascita, ma la virtù fa la differenza.

    Siamo distanti dalla scienza filosofica (passami questo termine non del tutto corretto) marxiana, ma siamo anche distanti - e questo è il mio primo debito all'illuminismo - dalle storture e dagli orrori di tutte quelle tendenze (economiche, politiche e sociali) che prescindono dall'uguaglianza ex natura degli uomini per perseguire i propri fini.

    L'argomento, indubbiamente, meriterebbe ulteriori e piu' approfondite analisi.

  3. #3
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    infatti l'argomento meriterebbe di più, che la mia analisi... ma per rispondere al tuo appello, avvicinandomi al Rojo posso dire che tutto il mio pensare ed agire politico parte dai presupposti illuministici dell'uguaglianza tra gli uomini, conquista prima per importanza nella storia dell'umanità e principio non negoziabile nel costruire qualunque società.

  4. #4
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    dell'illuminismo, così a braccio, non porto con me l'idea del progresso infinito, continuo. il positivismo sulle risorse che l'uomo può estrarre, utilizzare, eccicacemente, dalla terra.

    drasticamente, ma non in maniera pessimistica, la fisica han porta in 200 anni il concetto di limite, di risorsa finita.

    indipendentemente da questo, però, io penso che l'infinito sia nel finito

  5. #5
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    Credo nelle "magnifiche sorti e progressive", sono laico, razionalista, liberale...direi che l'Illuminismo mi ha contagiato parecchio

  6. #6
    are(a)zione
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    Immagino che sia un argomento piuttosto ampio, e per trattarlo a dovere ci vorrebbero ore ed ore di discussione.

    Mi preme però sottolineare una cosa, sin dal principio: l'illuminismo è, credo, una corrente di pensiero piuttosto abusata nel termine da alcuni di noi. Se è vero che il settecento vide un modo di intendere l'uomo e la sua esistenza in modo meno escatologico rispetto anche solo al secolo passato, non bisogna dimenticare che tale pensiero è la base fondante della cultura borghese di questo secolo, e di quello passato.

    Sebbene non si possa associare ad un intellettuale illuminista una qualsivoglia conscienza di classe, che porti al riconoscimento del proletariato, non si può considerare l'illuminismo come un blocco monolitico, il cui principio era l'uguaglianza tra i popoli.

    Mi riferisco per esempio ai testi di Voltaire che ho sottomano in questi giorni: si possono estrarre alcuni punti focali del suo modo di concepire il mondo, l'uomo e la società di cui fa parte.

    1. una buona parte della critica porta a vedere l'illuminismo come un movimento filosofico/culturale in genere anti-storico: ovvero, pone come termine di paragone l'oscurantismo medievale, piuttosto che proporre un avanguardia per i tempi che verranno. Su questo non sono d'accordo, ma è bene tenere a mente questo passaggio, in chiave materialista e marxiana.

    2. la critica feroce che manifesta contro l'aristocrazia e lo status quo della restaurazione monarchica europea ha come termine di riferimento la borghesia emergente, ed il commercio in primis, come forma emancipante per l'individuo libero. Altro tassello da osservare per chi si definisce comunista.

    3. il popolo ignorante ed analfabeta è fonte anch'esso di risentimento, in quanto elemento di correlazione tra la gerarchia egemonica locale e sovranazionale, e i tempi bui dei secoli passati che tanto si osteggiano. Quindi, da un punto di vista sociologico, l'illuminismo è piuttosto elitario e non comunitario: prevede tre classi sociali da condannare e combattere (clero, aristocrazia e volgo) ed una da spalleggiare e rafforzare (la borghesia).

    4. il laicismo promosso a tutto spiano deve essere inteso con le dovute attenzioni, in quanto si potrebbe incorrere nell'errore di prenderlo come punto di riferimento per la nostra battaglia. Almeno nella corrente voltairiana, il sentimento religioso viene osteggiato non in quanto idealista, ma in quanto rivale della borghesia e dei suoi valori e virtù (termine spesso usato dagli illuministi). Ecco che si fa strada la corrente deista, più che quella atea od agnostica. La presenza di Dio rimane sempre attiva ed un passaggio fondamentale sta nell'attribuzione di un'anima anche alla materia inanimata. Con questo passaggio, una sorta di panteismo razionale, si scardina la volontà di scindere l'uomo dal divino. Benchè Dio non risulti più una presenza inquietante, permane sempre in qualunque parte della società.

    5. il concetto di morale: Dio, il pensiero metafisico ed i rapporti sociali, vengono affrontati in chiave morale e moralista. Tutto viene giustificato nel momento in cui la propensione morale di un'azione viene giustificata ed evidenziata. Hegel andrà oltre a questo, e creerà lo stato etico, più che morale. Questo sarà un passaggio fondamentale per allontanarsi dal pensiero illuminista.


    Questi 5 punti mi portano a pensare che l'illuminismo debba essere analizzato con molta cura, prima di farselo proprio come fardello culturale e filosofico.

  7. #7
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    Dell'illuminismo non mi piace il suo carattere elitario e il suo concentrarsi sulla borghesia emergente. Del resto la massoneria moderna nasce lì. Ancora oggi il liberalismo (e anche il libertarismo) si portano dietro questa eredità molto negativa. In ogni caso gli illuministi erano agnostici ma non sempre atei e, come dicevate giustamente, egualitari per quanto riguarda la nascita, ma non a proposito della virtù. Il che mi suona come giusnaturalisti. Poi sappiamo bene che con l'arrivo del teorico della schiavitù di stato cambiò tutto.

  8. #8
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    Gli uomini sono eguali. Non la nascita, ma la virtù fa la differenza.


    questa frase sintetizza la rottura (benefica e definitiva) con il mondo ante-Bastiglia.
    L'illuminismo fu la fucina di tutte le idee che da allora si sono sviluppate, idee spesso in contrapposizione tra loro ma che alla fine hanno una origine comune.

    Anche il socialismo scientifico è una derivazione dell'Illuminismo, e come l'Illuminismo non deve restare immobile ed ingessato, visto come un punto di arrivo definitivo della storia.
    Fare questo equivarrebbe negare l'essenza stessa dell'Illuminismo, che nega l'immutabilità e l'immobilità dell'umanità e dei rapporti tra gli umani stessi.

  9. #9
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    Stasera ho riaperto il "Dizionario Filosofico" di Voltaire. Non lo facevo da tanti anni e devo dire che ne è valsa la pena.

    Benchè Voltaire sia ben distante da Rousseau o Kant, sono tutti esponenti di quella ampia corrente di pensiero che va sotto il termine di "Illuminismo".

    Ciò che vi chiedo è dunque la seguente cosa: quanto dell'Illuminismo vi è nel vostro modo di ragionare politicamente e filosoficamente?
    Beh, l'Illuminismo è stata una chiave di volta per la cultura occidentale, quel che ha fatto la differenza rispetto ad altri grandi universi culturali come l'Islam, ad esempio. L'Illuminismo ha rappresentato l'avvento della Laicità nel pensiero umanistico e scientifico, un affrancamento da dogmi preconcetti. L'Illuminismo ha rappresentato la presa di coscienza dell'uomo moderno, scientifico, critico e tecnologico. Senza l'illuminismo non avrebbero mai potuto svilupparsi concretamente la ricerca scientifica empirica. Tutto quel che di buono abbiamo, secondo me lo dobbiamo, alla fin fine all'Illuminismo. Senza, probabilmente non avrebbero potuto nemmeno svilupparsi gli ideali socialisti di progresso ed uguaglianza. Sono Illuminista per tutti questi motivi, principalmente.

  10. #10
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    Immagino che sia un argomento piuttosto ampio, e per trattarlo a dovere ci vorrebbero ore ed ore di discussione.

    Mi preme però sottolineare una cosa, sin dal principio: l'illuminismo è, credo, una corrente di pensiero piuttosto abusata nel termine da alcuni di noi. Se è vero che il settecento vide un modo di intendere l'uomo e la sua esistenza in modo meno escatologico rispetto anche solo al secolo passato, non bisogna dimenticare che tale pensiero è la base fondante della cultura borghese di questo secolo, e di quello passato.

    Sebbene non si possa associare ad un intellettuale illuminista una qualsivoglia conscienza di classe, che porti al riconoscimento del proletariato, non si può considerare l'illuminismo come un blocco monolitico, il cui principio era l'uguaglianza tra i popoli.

    Mi riferisco per esempio ai testi di Voltaire che ho sottomano in questi giorni: si possono estrarre alcuni punti focali del suo modo di concepire il mondo, l'uomo e la società di cui fa parte.

    1. una buona parte della critica porta a vedere l'illuminismo come un movimento filosofico/culturale in genere anti-storico: ovvero, pone come termine di paragone l'oscurantismo medievale, piuttosto che proporre un avanguardia per i tempi che verranno. Su questo non sono d'accordo, ma è bene tenere a mente questo passaggio, in chiave materialista e marxiana.

    2. la critica feroce che manifesta contro l'aristocrazia e lo status quo della restaurazione monarchica europea ha come termine di riferimento la borghesia emergente, ed il commercio in primis, come forma emancipante per l'individuo libero. Altro tassello da osservare per chi si definisce comunista.

    3. il popolo ignorante ed analfabeta è fonte anch'esso di risentimento, in quanto elemento di correlazione tra la gerarchia egemonica locale e sovranazionale, e i tempi bui dei secoli passati che tanto si osteggiano. Quindi, da un punto di vista sociologico, l'illuminismo è piuttosto elitario e non comunitario: prevede tre classi sociali da condannare e combattere (clero, aristocrazia e volgo) ed una da spalleggiare e rafforzare (la borghesia).

    4. il laicismo promosso a tutto spiano deve essere inteso con le dovute attenzioni, in quanto si potrebbe incorrere nell'errore di prenderlo come punto di riferimento per la nostra battaglia. Almeno nella corrente voltairiana, il sentimento religioso viene osteggiato non in quanto idealista, ma in quanto rivale della borghesia e dei suoi valori e virtù (termine spesso usato dagli illuministi). Ecco che si fa strada la corrente deista, più che quella atea od agnostica. La presenza di Dio rimane sempre attiva ed un passaggio fondamentale sta nell'attribuzione di un'anima anche alla materia inanimata. Con questo passaggio, una sorta di panteismo razionale, si scardina la volontà di scindere l'uomo dal divino. Benchè Dio non risulti più una presenza inquietante, permane sempre in qualunque parte della società.

    5. il concetto di morale: Dio, il pensiero metafisico ed i rapporti sociali, vengono affrontati in chiave morale e moralista. Tutto viene giustificato nel momento in cui la propensione morale di un'azione viene giustificata ed evidenziata. Hegel andrà oltre a questo, e creerà lo stato etico, più che morale. Questo sarà un passaggio fondamentale per allontanarsi dal pensiero illuminista.


    Questi 5 punti mi portano a pensare che l'illuminismo debba essere analizzato con molta cura, prima di farselo proprio come fardello culturale e filosofico.
    Certamente, contestualizzando gli sviluppi successivi, certe posizioni, sopratutto sociali, risentono del periodo storico in cui si è sviluppato. Questi sono alcuni effetti ma la causa, la radice, rimane fondamentale.

 

 
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