Il seguente articolo è stato inviato dall'amico Sergio Savoldi alla Voce Repubblicana.
Il momento della verita’
Il Congresso Nazionale di marzo del PRI sembrava avesse aperto qualche spiraglio, ancora insufficiente per alcuni, promettente per altri,in ordine alla autonomia dei Repubblicani rispetto ai due poli del nostro sistema politico, con la prospettiva da perseguire di divenire il nucleo promotore di una sezione italiana dell’ELDR.
Il tutto ,rivolgendosi, ad un settore non trascurabile dell’elettorato che dopo aver abbandonato Berlusconi nel 2006 è già pentito di aver votato per Prodi, ma non ha intenzione di ritornare a dare consensi al centro destra.
L’iniziativa esterna che avrebbe dovuto dare l’avvio alla fase della costituente liberal democratica su iniziativa dei Repubblicani doveva essere la manifestazione di Milano di fine ottobre.
Tre giorni organizzati egregiamente con un certo dispendio si presume anche di energie finanziarie, con molti relatori ,alcuni dei quali di collocazione non propriamente definibile di liberali democratici, ma comunque con un titolo impegnativo e promettente ( un po’ meno il sottotitolo) :verso la Costituente Liberal Democratica.
Tutto in linea con le promesse e gli impegni presi al Congresso di manifestare autonomia e proporre temi e programmi per la liberal democrazia Italiana svincolata dai poli tradizionali?
Non proprio, la presenza di Silvio Berlusconi, ha dato nonostante lo si tenti di negare ,un taglio di parte e di appartenenza allo schieramento di centrodestra che non ha certamente rappresentato agli occhi di quell’elettorato che non si riconosce già più nello sgangherato sistema bipolare italiano , ne un segnale di novità ne tanto meno un richiamo per un possibile contatto o approdo.
L’ironia di Berlusconi del giorno dopo che in una manifestazione con i suoi ha riso con la platea della pochezza dei Repubblicani suona poi come una triste constatazione del livello di considerazione di cui godiamo presso il nostro attuale maggior alleato .
E’ stato un comportamento quello di Berlusconi in fondo da padrone di casa e qualcosa di più.
L’intervento del Segretario Nazionale che ha rivendicato con una certa energia la laicità del PRI non è a mio avviso bastato a fugare un clima di sudditanza che certamente non è consono alle tradizioni del PRI.
Poi le cose della politica hanno ripreso a correre.
Il PD, la non spallata a Prodi sulla finanziaria al Senato, l’annuncio di Berlusconi del suo nuovo partito.
La cosa più interessante appare l’abbandono da parte di quasi tutte le forze politiche dello schema bipolare con un ritorno ad un sistema elettorale proporzionale sostanzialmente multipolare.
Se le cose fossero così orientate, la necessità ,l’opportunità di creare un polo liberal democratico anche in Italia che possa superare un eventuale sbarramento al 4 – 5 % diviene un obbiettivo più prossimo che dovrebbe essere conseguente alle indicazioni del Congresso nazionale.
In breve, è arrivato il momento della verità;di fronte ad un quadro così mutato dal PD e dal possibile PDL quale sarà la scelta di fondo del PRI?
A botta calda il Segretario Nazionale ha dichiarato che il PRI non entrerà nel futuro PDL; e sta bene, ma allora che senso ha il plauso entusiastico ad ogni dichiarazione di Berlusconi compresa la valutazione data sul caso Mediaset – Rai?
Non sarebbe il caso di marcare, con una iniziative e valutazioni autonome, la necessità di un quadro multipolare come soluzione per i problemi del paese raccordandosi ai nuclei liberaldemocratici che seppur timidamente cominciano ad evidenziarsi ?
Ad una reale prospettiva di autonomia che sarebbe tanto necessaria nel quadro in movimento è mancata invece e continua a mancare ,tranne qualche raro caso dal Congresso Nazionale , un serie significativa di prese di posizione da parte del PRI che potesse dare il segnale che nella politica dei Repubblicani era davvero cambiato qualcosa.
Sulla voce Repubblicana si dice che vogliamo tenerci stretto il PRI in un periodo di grandi cambiamenti che ci attendono ma per farne cosa?
Per accodarci ad uno dei partiti maggiori sperando di lucrare un incerto diritto di tribuna senza combattere per un sistema multipolare sullo schema europeo come promotori dell’ELDR Italiana e quindi autonomi?
Il tutto sperando che Berlusconi e Veltroni i cui interessi di fatto convergono non vogliano arrivare alla fine al referendum con il quale liberarsi di tutti gli alleati e alleatini scomodi.
Perché allora i Repubblicani, tutti quelli dentro e fuori dal PRI potrebbero solo prendere atto che le loro divisioni, la loro mancanza di coraggio la loro inerzia hanno condannato alla estinzione una tradizione politica di cui il paese avrebbe invece un bisogno estremo.
28 novembre 2007
SERGIO SAVOLDI




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