
Originariamente Scritto da
Sandinista
Honduras, la voce del padrone
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Fa proclami e promesse senza fondamento, ma poi a smentirlo ci pensa chi conta davvero. E' questo Porfirio Lobo, il presidente imposto dai golpisti che continuano così a fare il bello e il cattivo tempo in Honduras
"Può tornare come e quando vuole. Sarà trattato con la dignità dovuta a un ex presidente. Con la dignità dovuta a un cittadino honduregno". Così parlava 4 giorni fa Porfirio Lobo, l'uomo messo alla guida dell'Honduras dalle elezioni organizzate dai golpisti del 28 giugno e che gran parte del paese, riunito nel Fronte contro il golpe, disconosce e ripudia. Parole distensive, che facevano trapelare una visione politica improntata sulla normalizzazione a tutti i costi di una repubblica che affonda le sue radici in un colpo di stato militare, che ha cacciato a pedate un presidente legittimo scomodo agli interessi delle poche famiglie che da sempre fanno il bello e il cattivo tempo nel paese centramericano. "Chi gli proibisce di venire qui? - chiedeva retoricamente Lobo - Non vediamo conflitti anche dove non ce ne sono", continuava, per finire dicendo che in ogni caso avrebbe potuto ricorrere all'amnistia politica ed evitare qualsiasi problema eventuale con la Giustizia. Ecco: non sono passati che pochi giorni e a smentire la più alta carica del nuovo Honduras è arrivato nientemeno che il Procuratore generale, Luis Alberto Rubí, uomo della cricca al potere.
Con alcune frasi secche e coincise, il Fiscal general è sembrato voler rimettere al suo posto quel presidente così accuratamente scelto eppure adesso così tanto sfacciato e irriverente da osare spingersi troppo oltre le sue reali competenze. Un presidente che si prende tali libertà: forse si è dimenticato chi è che lo ha messo su quella poltrona?
"L'ex presidente Zelaya ha delle cause fiscali pendenti e rientrando nel paese dovrà affrontarle - ha precisato Rubí - affinché i giudici determinino se si tratti di delitti politici o se nel suo caso siano invece reati comuni". E riguardo all'amnistia suggerita da Lobo, ha ribattuto: "Protegge soltanto chi ha commesso delitti politici prima e dopo il golpe". Quindi il fatto che la ragione del colpo di stato del 28 giugno 2009 fosse proprio il comportamento un po' troppo filo Chavez e certamente troppo aperto alle richieste dal basso per i gusti dei 'padroni dell'Honduras' esclude Zelaya da ogni 'abbuono' giuridico.
Nonostante le pressioni di parte della comunità internazionale, a Manuel Zelaya non resta che rimanere ospite della Repubblica Domenicana, appoggiando da lontano la grande attività del Fronte, che è sempre più cospicuo e organizzato. Continue le sue attività di informazione, le marce, le riunioni, in ogni angolo del paese. Il fine ultimo, solo raggiunto il quale si fermeranno, è l'assemblea costituente. Unica maniera per riscattare la democrazia è infatti, secondo le associazioni, le Ong, i comitati e i singoli che formano il Frente, riformarla dalle fondamenta e impregnarla di quel socialismo del XXI secolo che sta spaziando da sud a nord per l'intero continente. Cacciare i golpisti e restaurare Zelaya, dunque, sarebbe solo il primo passo e, sebben agognato, non basterebbe a placare gli animi di questa gente stanca di venire calpestata da chi tratta l'Honduras come l'orto di casa.
Il processo verso la giustizia e la riconciliazione nel paese centroamericano, dunque, deve ancora avere inizio.
Stella Spinelli
PeaceReporter - Honduras, la voce del padrone