tratto dall'intervista ilasciata a "La Stampa" di Domenica 2/12 edizione cartacea.
================================================== =========
In queste settimane la politica italiana è segnata dalla nascita di nuovi partiti a ritmo continuo.
Sia il Partito dei Popolo che il Partito democratico si presentano come formazioni a rete,
senza iscritti e con strutture organizzative molto leggere.
Cosa ne pensa chi è stato per tredici anni il leader di un partito di tradizione secolare?
«Sono convinto che partiti vitali siano fondamentali per la buona salute della democrazia.
Da questo punto di vista sono sempre stato un forte sostenitore di forme di militanza politica meno tradizionali,
che naturalmente non escludano la possibilità di iscriversi ma che prevedano anche modalità meno vincolanti di associazione.
Un partito non dovrebbe essere una setta dove vengono accolti solo pochi privilegiati,
ma un organismo il più possibile aperto alla società.
Anche perché è fondamentale che il leader di un partito senta su di sé la pressione che viene dall'insieme della società
e non solo da quei gruppi di militanti che sono in grado di organizzarsi meglio.
In questo anni lei ha conosciuto molti leader dei centrosinistra italiano:
Prodi, D'Alema, Rutelli, Fassino, Veltroni. Dovendo fare un nome, chi sceglierebbe?
Ovviamente con alcuni leader del centrosinistra italiano ho avuto un rapporto migliore che con altri,
ma non mi faccia fare nomi.
Altra cosa sono i rapporti che come capo di governo ho avuto con i vostri presidenti dei consiglio.
So che in Italia qualcuno si è stupito che un leader di sinistra come me avesse instaurato un buon rapporto
con Silvio Berlusconi. Ma quando si governa un paese la logica delle relazioni personali è completamente diversa
da quella di partito. Un capo di governo ha il compito di instaurare le migliori relazioni possibili con gli altri
capi di governo, indipendentemente dalle diverse appartenenze politiche».
Secondo alcuni osservatori la capacità d forma dei governo Prodi è frenata dall'alleanza con la sinistra radicale.
Lei ritiene i la rottura con i massimalisti possa essere un prezzo da pagare per garantire la coerenza di un progetto riformatore?
«Si, penso che talvolta sia necessario rompere con le componenti che frenano le riforme anche se il costo è pesante
Una parte dei problemi che il centrosinistra ha avuto in questi anni - non solo in Italia - nasce dal potere di
condizionamento che il voto proporzionale ha consegnato alle piccole componenti radicali. Lo sforzo di garantirsi
l'appoggio di ogni piccolo gruppo ha spesso fatto allontanare i leader progressisti dal terreno dove si conquista
il consenso nel paese: il centro riformista. Un leader eletto sulla base di un forte programma di riforme rischia
di apparire privo di coerenza se insegue ogni piccola componente. Mentre ciò che il mondo contemporaneo chiede
a qualsiasi leadership è la capacità di realizzare riforme a ritmo continuo e la forza di pilotare processi




Rispondi Citando
