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    Fé Thekhé ny Uàn
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    Predefinito L'origine degli Dei e dell'Universo secondo i Misteri Eleusini

    A seguito di molte richieste, avanzate da alcuni iscritti a questo Forum, la Scuola Eleusina Madre ha deciso di pubblicare in questa sede una sintesi, ragionata e commentata, della complessa cosmogonia che ci è stata trasmessa, attraverso i secoli, dalle Scuole Eleusine di Rito Madre del passato, sorte nell’ambito della Casa dei Kerys, nella versione nella versione tradotta e canonizzata dal 73° Pritan in successione regi sugli Hyerofanti degli Eleusini Madre.
    Molti lettori vi troveranno delle simbologie e dei concetti che, a prima vista, possono risultare estranei al panorama tradizionalmente e comunemente noto della mitologia classica. Come, del resto, vi ravviseranno dei nomi e dei termini che esulano foneticamente dalle lingue e dagli idiomi parlati nella Grecia classica. Si tenga presente che il contenuto di questa esposizione, in passato, era riservato esclusivamente ad un apprendimento di natura iniziatica, e soltanto nell’ambito dell’Eleusinità Madre, detentrice e continuatrice del Rito Lelegico-Cretese. Se abbiamo deciso di pubblicarlo è perché questo argomento è già stato oggetto, negli ultimi anni, di alcune conferenze pubbliche tenute dalle nostre istituzioni culturali.
    Molti, fra i lettori, troveranno in questa esposizione dei concetti che richiameranno alla loro mente alcuni aspetti dell’Orfismo e dello Gnosticismo, ma teniamo a sottolineare che si tratta di una visione cosmologica e cosmogonica la cui origine è antecedente alla nascita di queste dottrine, e alla quale sicuramente esse hanno attinto e si sono ispirate, anche se in maniera incompleta.
    Siamo certi che la pubblicazione di quanto in oggetto possa, nell’ambito di questo Forum, fare un po’ di chiarezza sui fondamenti cosmogonici degli Eleusini Madre e sulla nostra posizione dottrinale riguardo agli Dei Titani e ai nuovi Dei olimpici. Vi invitiamo, pertanto, a una buona lettura e a una attenta riflessione e restiamo aperti e disponibili ad un ragionamento e ad un dibattito costruttivo.

    Alesirée Eleusi.

  2. #2
    Fé Thekhé ny Uàn
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    L’ORIGINE DEGLI DEI E DELL’UNIVERSO SECONDO I MISTERI ELEUSINI

    A cura della Scuola Eleusina Madre

    1° PARTE: LA GENEALOGIA DEL TAU


    La conoscenza della genealogia divina, ovvero della nascita ed evoluzione di quelle Forze sottili al tempo stesso artefici e ordinatrici dell’Universo, della fisicità e della non fisicità, di quelle Forze che l’uomo in ogni tempo ha sempre chiamato Dei, ha sempre rappresentato per gli Eleusini la base stessa della Conoscenza iniziatica e dell’erudizione.
    Quella eleusina, a differenza di molte altre religioni dell’antichità pre-cristiana, nasce e si sviluppa come un culto prettamente a carattere escatologico, cioè non basato (a differenza di quanto sosteneva Mircea Eliade) sul concetto di tempo ciclico e sul ripetersi infinito degli eventi, bensì sui due principi cardine dell’Arkè e dell’Eskaton, dell’origine e della fine. Un culto quindi fondato sul concetto di un “tempo sacro” regolato dall’Orizzonte degli Eventi, che, partendo da una creazione conduce ad una fine dei tempi regolata da una profezia e da una rigenerazione finale. Si può quindi ben comprendere la grande attenzione che le scuole misteriche eleusine hanno sempre rivolto al nesso fra la genealogia divina e il percorso evolutivo dell’uomo nel mondo terreno. Tali Scuole ci hanno trasmesso un diagramma della creazione degli Dei e dell’Universo che di fatto è unico e distinguibile fra tutti gli schemi simili pervenutici dall’antichità classica e dal Vicino Oriente antico. Unico e distinguibile proprio perché “escatologico”, cioè inserito nel tempo, tanto in quello divino quanto in quello umano. Questo diagramma, che con il presente articolo inizieremo a spiegare, è stato oggetto nei secoli di un’intensa esegesi da parte delle Scuole Misteriche Eleusine, dall’antichità ad oggi, ed ha sempre rappresentato un punto fermo per l’apprendimento iniziatico. Proprio perché collocato nel tempo, esso ci presenta la nascita e l’evoluzione dei principi divini “di base”, cioè delle Forze divine primordiali e assolute, avvenuta su di un piano non fisico precedentemente alla creazione dell’Universo stesso e della fisicità, arrivendo infine a quest’ultima, con un preciso susseguirsi di evoluzioni che “nel tempo” collocano la nascita sia degli Dei che degli uomini loro figli.
    Quella che qui di seguito presenteremo, suddivisa in quattro parti, è una sintesi ragionata e commentata della complessa cosmogonia che ci è stata trasmessa dalle Scuole misteriche eleusine di Rito Madre, nella versione tradotta e canonizzata dal 73° Pritan in successione regi sugli Hyerofanti degli Eleusini Madre.

    Il tutto nasce dalla staticità assoluta-totale, il Seln’s, ovvero il Kaos primordiale, il quale, in una dimensione atemporale, scaturisce la Tha, la Voragine Primordiale, conosciuta dagli antichi Greci come Tartaro). E’ dalla Tha che la Tradizione Eleusina fa partire la nascita di quei principi cosmici sottili dall’uomo poi chiamati Dei.
    In grembo alla Tha, in principio, era Tau, lo Zero Assoluto. Ancora non vi era l’Universo, non vi era la fisicità, vi era soltanto la Mente Suprema che il tutto e il nulla in sériassumeva. Una Mente Suprema non ancora autoconcepitasi tale, in una fase che potremmo definire “embrionale”, la cui unica manifestazione era la consapevolezza di sé, cioè di essere, di esistere. Lo Zero Assoluto, essenza divina totale e primordiale, aveva in sé il potere di elevarsi all’ennesima potenza, auto-concependosi quale Mente Suprema Cosciente. Fu così che Tau Zero Assoluto divenne Tau Uno Assoluto, il Seme, il Tutto, il pensiero puro della materia invisibile intesa come energia che si spande e si trasforma. Si tratta della somma Divinità degli Eleusini, impersonificante l’essenza stessa dell’Universo, la Divinità creatrice, la Divinità da cui tutto ha avuto inizio, identificata e conosciuta dalla tradizioni arcaica e classica come Urano, il Grande Padre Procreatore del Tutto, l’Essenza indissolubile dell’Universo.

    Tau Uno Assoluto generò Nuthe, il Due, la Notte Creatrice e Germinatrice (in greco Nix), senza la quale il seme non avrebbe potuto diventare “prodotto”. Nuthe va intesa, come Tau, come Entità impersonale e incorporea (non esistendo ancora la fisicità), essendo Essa parte e parto del pensiero di Tau. In Essa sono concepiti quattro aspetti (che analizzeremo meglio nella seconda parte di questo articolo), fra cui uno materno, quale Matrice Tenebra che dà e mantiene la vita, sia a livello mentale che fisico (aspetto che i popoli egei chiamarono Lada, i Greci Leto e i Romani Latona, cioè “la più dolce e tenera delle Entità dal Bruno Manto”), e uno splendete. Aspetto, quest’ultimo, identificato con Asteria, “la Notte dal Manto Azzurro che risplende”, ovvero la fase in cui la vita esplode nel suo eterno fiorire grazie alla staticità assoluta che mantiene incorruttibile il suo prodotto.

    Nuthe generò Thekh’e, la Legge, il prodotto dell’Uno e del Due che divenne il Tre e che “mantenne ciò che doveva”. Questo elemento divino non altro simboleggia che la Legge Cosmica, senza laquale l’Universo non avrenne potuto, una volta creato, esistere. Thekh’e è, in sintesi, la regola stessa della fisicità in opposizione al khaos, è una Entità fondamentale sulla via della creazione, una Entità non fisica, atta però a stabilire delle regole fisiche, poiché Essa è la Legge che regola la materia e le energie cosmiche. Essa rappresenta il moto perpetuo, la gravità, il magnetismo, l’ordinamento stesso della natura e dell’Universo.

    Thekh’e generò Manthethmnu, il Rombo, il Figlio della Legge, che divenne il Quattro Assoluto. E, come recita un testo misterico, “fu Casa, Civiltà, Gente, Stabilità”. Questi ultimi sono i quattro lati del Rombo, i quattro concetti simbolici di questa Entità che simboleggia l’Universo che ha ricevuto le Legge trasformandola in Ordine.

    La sequenza divina prosegue con Phykkhesh, generato dal Quarto Assoluto. Phykkhesh, che divenne il Cinque Assoluto, rappresenta la Fratellanza Mentale o “la Fratellanza Mentale compiuta nel suo fine d’inizio”. Anche questa quinta fase preordinata della Creazione è un’Entità astratta e impalpabile. Phykkhesk è infatti, come recitano i Testi, “Puro Pensiero Ordinato nella Pererfezione Assoluta di Stabilità”. Sarebbe puerile da parte umana tentare di dare una qualsiasi figura a queste cinque Entità primordiali. Tau, Nuthe, Thekh’e, Manthethmnu e Phykkhesh non sono infatti Dei da umanizzare secondo la mentalità comune, bensì i cinque aspetti fondanti della Mente Suprema “che non scadono a livello di Dio”. Essi non vivono nel tempo, ma è quest’ultimo parte di Essi. E’ da Essi che il tempo scaturisce, che il tempo ha origine, sia il tempo umano che quello divino.

    La sequenza prosegue. Da Phikkhesh ecco scaturire Sfath, la “Spada Cosmica”, che divenne il Sei e assicurò la Forza, il Messaggio, la Veglia. Essa rappresenta la messaggera di Tau e di Nuthe, la guerriera di Thekh’e, la Vegliante del Manthethmnu e del Phikkhesh. Essa simboleggia l’essenza stessa della difesa dell’Ordine Divino, in opposizione alle forze di Fiamma, la Mutevole e Incostante, e alle forze di Luce, scaturite secondo la Tradizione dalle viscere del Monte o Triangolo figlio della Luce, forze antitetiche e avverse a quelle della Creazione, prodotto a loro volta di una Creazione antitetica. E proprio dall’esistenza di queste forze opposte trae Sfath la principale ragione di essere, in quanto Essa si erge a difesa estrema della Creazione in oposizione a tali forze.

    Nella Tradizione misterica eleusina, Luce viene menzionata come Uv, mentre Fiamma è chiamata oscenamente Uvs’s. Il Triangolo, o Monte di Luce, è invece chiamato esotericamente Inmn. Luce rappresenta l’anti-matrice dell’Anti-Uno che si oppone a Tau, ovvero Inmn (“Innomina”, “Il cui nome non esiste”, chiamata per questo anche Hek-Em’s, cioè “La Senza Nome”). Il Triangolo è una mutazione e al tempo stesso un prodotto di Lun, l’Oscurità Primordiale Catactonica, contrapposta a Tha, la Voragine Cosmica generatrice di Tau. Lun e Tha sono quindi entrambe scissioni di Seln, il Vuoto Primordiale Assoluto (in greco Khaos).

    Questa duplice creazione è un concetto di fondamentale importanza nei Misteri Eleusini; un concetto che si pone alla base della stessa mitologia misterica eleusina e che ci aiuta a comprendere l’inconciliabile opposizione fra Dei Titani e Divinità Olimpiche.

    La sequenza della genealogia divina non si arresta con Sfath, ma da Sfath in poi assistiamo al passaggio da una dimensione di non fisicità ad una di fisicità, con la nascita dell’Universo. Nascita che avviene “nel tempo” (storicamente, secondo i Testi, in un’epoca che, rapportata agli attuali parametri di calcolo, si colloca circa sedici miliardi di anni fa), in concomitanza con la nascita del Sette, ovvero Ua (detto anche Uan’s), il “Grande Vegliante Azzurro”, Entità che si pone alla base degli Dei della fisicità e della temporalità, cioè collocati nel tempo e nello spazio, in una dimensione che porterà alla nascità dell’umanità e delle altre schiere dei figli degli Dei.

    Al Sette segue l’Otto, il Grande Messaggero Cosmico, il quale spanse il seme delle sue progenie divine. Progenie che percorsero le sedici parallele dell’Universo. Con Esso, come recitano i Testi, “fu compiuto ciò che iniziava”.
    A questo punto la Creazione ha termine e ora può iniziare la vita, sia a livello materiale che spirituale. E vediamo che il Nove, il passaggio che completa la Creazione, non è più impersonificato, come i precedenti, da concetti divini astratti e impalpabili, ma da una progenie di Messaggeri Azzurrei, “che nacquero scegliendosi per la prima volta eterea massa fatta di Notte”, cioè un corpo, anche se fatto di una materia diversa da quella che siamo abituati a concepire, una materia indicata nei Testi come “fatta si sola intelligenza”. Tale progenie divina avvolse e coprì con le proprie membra la materia dei pianeti, la quale, dal seme di Tau posto nella matrice Notte, concepì i Tan, ovvero gli Dei Titani, dando loro una massa corporea fatta di un solo terzo di Notte e per i restanti due terzi di acqua e di terra. I Titani occuparono, nel diagramma della Creazione, i posti dal Dieci fino al Sedici. E saranno proprio i Titani, Divinità a questo punto non solo “di concetto”, ma fisiche e reali, a dare origine sulla Terra all’umanitò, creandola “a loro immagine e somiglianza”.

  3. #3
    Fé Thekhé ny Uàn
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    L’ORIGINE DEGLI DEI E DELL’UNIVERSO SECONDO I MISTERI ELEUSINI

    A cura della Scuola Eleusina Madre


    SECONDA PARTE: GLI OTTO ELEMENTI DELL’UOVO COSMICO


    Abbiamo visto, nella prima parte di questo articolo, come si sviluppa il diagramma della Crazione secondo la Tradizione Misterica Eleusina, dal concetto divino primario di Tau – Zero Assoluto, scaturito dalla Voragine Cosmica Tha, fino alla nascita degli Dei Titani, creatori dell’umanità. Il mito eleusino della nascita dell’umanità verrà affrontato per esteso nella quarta parte di questo articolo.

    Ci occuperemo in questa sede di esaminare quelli che la teologia eleusina definisce gli Otto Elementi dell’Uovo Cosmico, Essenze divine primordiali scaturite e generate complementariamente al diagramma esposto, ma non certo secondarie, in quanto, come vedremo, si pongono alla base non soltanto della mitologia eleusina, ma anche di buona parte di quella classica occidentale.
    Nel contesto del diagramma della Creazione, la Tradizione Misterica fa scaturire il concetto di un Uovo Cosmico suddiviso in due emisferi, a loro volta ripartiti ciscuno in quattro settori distinti in cui trovano posto delle Essenze divine primarie “prodotte” da quattro distinti passaggi della Creazione, ossia da Nuthe, da Thekhe, da Manthethmnu e da Phykkhesh.



    IL PRIMO EMISFERO

    Il primo emisfero è interamente un prodotto di Nuthe, la Matrice, il Due, la Grande Madre primordiale, che in esso si scinde in quattro elementi divini distinti, ma che restano in sintesi quattro suoi aspetti:

    Tenebrix Peceai Mantys. E’ l’essenza della Tenebra Primordiale dal Peceo Manto. Essa è irruenta, ghiacciata, immensa, senza origine né fine. Chiamata anche Akherun, viene raffigurata sotto forma di una gigantesca aquila la cui testa è sormontata da un enorme serpente che tutto ingoia, anche la Tenebra stessa, e che al medesimo tempo determina l’eternità delle stesse Tenebre senza fondo. Al posto delle orecchie ha altre due teste di serpente, a simboleggiare l’ascolto della stessa Entità-Tenebra. Si tratta di un concetto che, curiosamente, era conosciuto in modo pressocchè identico da vari popoli amerindi, primi fra tutti gli Aztechi.

    Nux Tenebris Fulgurales Brunii Mantys. Rappresenta la Notte-Tenebra-Folgore-Unica-Cosmica dal bruno manto. Elemento di transizione fra la Tenebra Primordiale e la Notte, Essa è la forza bruta scatenata delle tenebre stesse. E’ raffigurata come un’ellissoide di vastissime proporzioni, costituito di pura energia, emanante lunghe folgori azzurre, corti lampi gialli, tuoni e boati. E’ inoltre un elemento creativo, noin statico e fine a se stesso come Akherun. Chiamata anche Anuve Fulthun o Seha’a, Essa è assimilabile alla Dea mediterranea Lada, la Leto greca, la Latona dei Latini, personificazione della Notte Stellata dal Bruno Manto, o meglio, rappresenta l’essenza primordiale e e atavica di questa Divinità importantissima del pantheon eleusino.

    Nux Asthris Azzurri Mantys. Impersona la Notte Stellata dall’Azzurro Manto ed è la manifestazione fisica dell’esplosione della vita stellare, il “Big Bang”, il cielo formato e pieno di stelle. E’ il prodotto finito che ha avuto inizio con Akherun prima e poi con Anuve Fultun. Chiamata dagli Eleusini anche Nehfren, trova similitudini con la Dea egizia Neb Hiet (Nefthys) ed è identificabile con la greca Astheria, la Notte Stellata che risplende. Raffigurata quasi sempre con figura umana, porta sulla testa una corona a forma di palazzo, motivo per cui è anche detta “la Dea che regge il Palazzo del Cielo”.

    Nux Velox Sideralis. Personificazione della velocità della luce della Notte, Essa è l’elemento che chiude il primo emisfero dell’Uovo Cosmico. Chiamata anche Uhànhia o, nelle sue forme più arcaiche, anche Niv’ o Tivr, è assimilabile, nella cultura mediterranea, a Hemera, Divinità della luce tartarea.



    IL SECONDO EMISFERO

    Il secondo Emisfero è dominato per metà da quella forza conosciuta come Tekhe, il Tre, l’Essenza stessa della Legge Cosmica, dalla quale scaturiscono due importanti principi divini.

    Thurth. E’ l’essenza stessa della Sapienza, della Scienza Infusa. Chiamato anche Phanete, il “Phanis del Luogo Cosmico”, è assimilabile all’egizio Tahuti (Thot), il Dio dalla testa di Ibis, il “Grande Scriba”, il “Grande Magistro”, l’iniziatore dell’Ogdoade (gli Otto Dei o Elementi Primordiali).

    Nhàl. Detto anche Hypnys Portalis Cornii, è “l’Essenza che è oltre il Grande Portale di Corno”, l’Elemento da cui scaturiscono quelle Forze che amministrano gli Oneiroi, i codiddetti “Grandi Dei del Sogno”, che di Nhal sono i figli. Il più potente di Essi è Qanya, bellissimo e giovane Dio guerriero; seguono il gigente Rhyl orbo di un occhio e sempre triste, detto “il Dio del Lago”; quindi la giovane e bella Dea dei fiumi chiamata Rysha, ewd il gigante Zulia, detto anche Zur, alla perenne ricerca di un suo occhio (anch’Egli è orbo). Non vi è alcuna corrispondenza fra queste figure divine e Divinità della classicità greca.

    Sotto la dominazione delle Forze del Manthethmnu (Rombo), cioè della materia solida e ordinata da cui dipende anche Sfath, “la Grande Spada Cosmica”, scaturisce il Portalis Sideralis con:

    Dioritis Temporis Petris, cioè quella Forza dell’elemento originariamente inumano e creativo che è detto Hath-A-Xai-San, chiamato anche “l’Antico”, “Il Mutevole”, “Il Perenne”, “Il Signore”, stando a quanto riportano i Testi misterici dell’Eleusinità. Egli viene indicato da un testo misterico come il Dio supremo dei Khat, un’antica stirpe non umana dai caratteri felini che sarebbe vissuta sulla Terra in un’epoca remota. Raffigurato come un gigante dal corpo umano e dalla testa felina, Hath-A-Xai-San fu sconfitto e tramutato in pietra da un atavico nemico, divenendo così il mitico “Dio di Pietra” della Tradizione misterica. Caduto in mare, quest’ultimo gli rimodellò il volto, dandogli lineamenti umani e trasformandolo in un Dio “bellissimo e calvo”. Da una parte si sé separata (da intendersi come una sua emanazione) nacque allora il Dio Thaumanth (Taumante), “Il Meraviglioso”, “Lo Scintillante”, armato di una spada d’argento. Nella cultura ellenica più antica, Taumante impersonificava gli aspetti meravigliosi del mare notturno. E’ interessante rilevare come una vicenda mitica di un Dio caduto in mare e da quest’ultimo rimodellato e plasmato, del tutto estranea alla cultura greca, la si ritrovi invece nel “Kalevala”, poema epico della Finlandia. Un’altra parte di sé, un grumo di materia divina, salì invece verso le stelle e, catturata da una rete d’argento, si fuse con essa. Da questa fusione, per intercessione e ad opera di Anuve Fulthun, di Nehfren e di Uhanhia, ebbe origine, secondo la Tradizione misterica, un bellissimo Dio: Phershe, “Il Titano della Vendetta dall’Arco d’Argento”, “Il Signore del Palazzo nel Cielo”. Sempre secondo la Tradizione, questo Dio inviò sulla Terra una parte di sé, menzionata nei Testi misterici come il Dio tribale Tuskeya, mentre da un’altra parte di Phershe, la Dea Anuve Fulthun generò in un’epoca remota il Dio Sanuvi, conosciuto come “l’Antico” o “l’Incarnato”, incarnatosi appunto sulla Terra in un corpo umano per adempiere ad una determinata missione.

    L’ultimo elemento del secondo emisfero dell’Uovo Cosmico nacque sotto il controllo di Phikkhesh, l’Essenza divina che simboleggia la Fratellanza Mentale Cosmica. Da Essa scaturì l’Elemento dell’Amore Universale, non disgiunto dalla bellezza, sia interiore che esteriore, dell’Amore Siderale Divino: Stiamo parlando di Mnaphunxe, Essenza divina della bellezza, elemento che assunse carattere femminile e che venne conosciuto anche come Emminea, Fhera, Tara, o Balthe, tutte figure assimilabili alla grande Dea mediterranea Dione e all’elemento dell’Amore Universale noto con il nome di Akakal-Syn “dalle mani di stelle”, presente nella cultura minoico-cretese sotto la forma della Dea Akakalys.


  4. #4
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    TERZA PARTE: LE CONTE E GLI OTTO RE DEGLI DEI


    Dopo aver preso in esame lo sviluppo del diagramma della creazione e la nascita degli Otto Elementi dell’Uovo Cosmico, affronteremo, nella terza parte di questo articolo, il tema della suddivisione sacrale del tempo in Conte e il Regno sull’Universo degli Otto Titani Re degli Dei.

    Abbiamo visto come per gli Eleusini il tempo non fosse un concetto di natura ciclica, bensì lineare, e come la concezione di “tempo sacro”, ordinato e suddiviso in determinati periodi storici, fosse e sia tutt’oggi alla base di questa grande Tradizione misterica e iniziatica. Tanto che la concezione escatologica del tempo, sia quello divino che quello umano, presente nei Misteri Eleusini è stata sottolineata anche da vari autori e studiosi moderni, non ultimo dei quali Enzo Lippolis dell’Università “La Sapienza” di Roma, che nell’introduzione del suo ottimo saggio “Mysteria: archeologia e culto del Santuario di Demetra a Eleusi” (Edizioni Mondadori, 2006) definisce quella eleusina “un’esperienza escatologica e ctonia”. Certi “periodi storici”, nella Tradizione misterica eleusina vengono chiamati Conte. Ciascuna Conta non aveva una durata fissa o prestabilita, ma poteva andare, cronologicamente, da un avvenimento sacrale importante ad un altro. Avvenimenti che, per importanza, rappresentavano una svolta, una cesura temporale, un nuovo inizio. Un concetto, questo, che venne ripreso anche dagli Etruschi, i quali suddividevano il tempo in saecula in base a un parametro sostanzialmente simile.

    In riferimento alle Conte, così si esprimeva un antico autore di un testo misterico, citando quanto era inciso sulle arcaiche tavole dette “Le Pietre delle Stelle”:

    "L'inizio ancor non era,
    il Vuoto Primordiale Assoluto era Seln.
    Ancor l'inizio avea da divenire
    quando Seln era al medesimo sé,
    Tha la Voragine Cosmica
    e Lun, l'Oscurità Primordiale Catactonica.
    E separate fra evento e evento,
    sin dal sempre ebbero le Conte inizio,
    e son queste nel tempo perpetuo racchiuse (...)".

    Le prime sei Conte fanno parte di quella che viene chiamata Fase Mitologica. Tau - Uno Assoluto determina la Prima Conta; le successive, fino alla Sesta, sono determinate rispettivamente da quegli elementi divini primordiali noti come Nuth’e, Thekhe’s, Manthethmnu, Phikkhe’sh e Sfath. Così, in merito alla Sesta Conta, quella determinata da Sfath, si esprime un testo misterico:

    “Chi prevede dei remoti eventi nel futuro tempo, il rimedio attempo pone, e predispone ogni atta misura che ostacolo sia a chi laThekhe’sh(la Legge, n.d.A.) infrange. Per eccelsa necessità dunque fu stabilita la Conta Sesta che non è nel tempo, con la irremovibile creazione della non creata Sfath Cosmica, la cui immensità è priva d’ogni materiale misura, avendo in Essa ciò che è materia che non è nella materia”.

    Con la Settima Conta, che coincide con l’Età del Tau, ha inizio la cosiddetta Fase Storica, con un computo cronologico che i Testi fanno iniziare, rapportato con gli attuali parametri di datazione, nel 368.150 a.C.

    Segue la Conta Ottava, che, insieme alla successiva, la Nona, determina una fase che i Testi chiamano l’Età dello Smeraldo (115.000 - 92.121 a.C.). Con l’Età dello Smeraldo iniziano a susseguirsi i Regni degli Dei Titani, i Signori dell’Universo che, come vedremo, saranno in totale otto. La Conta Ottava vede il Regno del Grande Antico, il Primo fra gli Dei, “Colui che è il Grande Padre di tutti i Tan, Uan, il Primo degli Otto Re dei Tanici Dei voluti da Tau-Uan e Nuth’e”. Stiamo parlando di Uranos, “Colui che avvolge tutto”, il primo Signore dell’Universo. Egli stesso, o meglio la sua parte visibile e percepibile, è su un piano simbolico e mitologico assimilabile all’Universo.

    Segue la Conta Nona, in riferimento alla quale così recita un testo misterico: “Venne poi la Conta Nona, in cui Uan, raccolti i suoi figli primogeni, scelto il maggiore, gli diede l’Imperio. Fu allora il secondo Re degli Dei, primo fra tutti i Tan, Uea. Ed era ancora dello Smeraldo l’Età”. Vediamo quindi che Uea, conosciuto nella cultura ellenica come il Titano Oceanos, fu il secondo Re degli Dei. Oceanos, il cui nome significa “che sta intorno” è il più anziano degli Dei Titani. Padre, secondo la Tradizione, di tutte le Ninfe Oceanine, Egli è “Il Grande Fiume” o “Il Grande Serpente che termina in se stesso dopo nove giri su di sé”. Nel cielo veniva identificato dagli antichi con la costellazione dell’Eridanus.

    La Conta Decima determina l’inizio della mitica Età del Rubino e vede il Regno del Titano Eln’s, conosciuto nella cultura classica come Keis. Così recitano i Testi: “Ventitremila anni degli En’n durò l’Età dello Smeraldo, per i tempi di Conte due. Ed Eln’s, essendo il secondogenito, fu chiamato da suo Padre Uan affinchè per terzo regnasse sugli Dei Tan; e fu all’istante allor la Conta Decima, e iniziò l’Età del Rubino”. Vediamo quindi che il Dio Titano Keis fu il terzo Re degli Dei. Secondogenito di Uranos, personificazione del cielo diurno, identificato con il Polo Celeste e con la costellazione del Draco, Keis è apparedrato a sua sorella, la Dea Titana Febe, e, come riporta la Tradizione, è padre di Asteria e Leto.

    La Conta Undicesima vede il Regno del Dio Titano Kreis, il terzogenito di Uranos, menzionato dalle tradizioni più arcaiche come Fan o En’n. Così si esprime a riguardo un testo misterico: “E passato fu il tempo di Eln’s, il Padre Uan chiamò a sé Fan, detto En’n, il Terzogenito (…) ed Egli divenne il quarto Re degli Dei Tan (…) e il primo attimo dell’Imperio di Fan determinò l’inizio della Conta Undicesima”. Il Dio Titano Kreis, conosciuto anche come Anak (“Il Signore”), viene raffigurato dalla Tradizione con la testa di un ariete. Fu il più antico Dio di Creta e il suo appellativo Anak divenne titolo dei Re anatolici. Apparedrato con la Dea Titana Mnemosyne, è il Padre del Dio cretese Astherios, il Toro Bianco, una Divinità solare che combattè contro Zeus. Quest’ultimo, sotto le sembianze di un toro nero, aveva rapito la fanciulla Europa. Sconfitto Zeus, Astherios liberò Europa, la prese in moglie e, sotto il sacro platano di Gortyna, a Creta, la “conobbe” ed ebbe da lei i figli Minosse, Sarphedonthe, Eufeme e Rhadamanthe. Per il fatto che anche Zeus veniva identificato con un ariete, al pari di Kreis, i Greci, già in età micenea, cercarono di trasferire a lui le qualità e gli aspetti del Dio Titano. Si arrivò addirittura, in certi casi, a sostenere che Zeus era il padre di Minosse e dei suoi fratelli, onde dare a intendere che Europa aveva generato il suo seme. La Conta Undicesima di Fan (Kreis) riveste un’importanza del tutto peculiare, poiché la data del suo inizio, indicata nei Testi misterici come il 92.040 a.C., coincide con la discesa degli Dei Titani sulla Terra, preludio, come vedremo, alla creazione da parte di Essi dell’umanità.

    Le Conte Dodicesima, Tredicesima e Quattordicesima vedono il Regno di Full, quinto Re degli Dei, assimilabile al Dio Titano Hypherion, il “Padre del Sole”, quartogenito figlio di Uranos, “Colui che percorre l’alto”, che regnò, secondo la Tradizione, per 34.560 anni. Recita a riguardo un Testo misterico: “E giunse sul lungo filo del tempo l’Età del Topazio, (69.120 - 34.561 a.C., n.d.A.) trascorsi che furono i ventiduemilanovecentottanta anni dell’Età del Rubino, secondo il computo degli En’n, per il tempo di Conte due (la 10° e la 11°, n.d.A.). Acciocchè il Grande Uan, chiamato a sé dei Tanici figli il quarto, lo proclamò Re degli Dei Tan (…) e secondo il computo nostro, passati che furono trentaquattromilacinquecentosessanta anni, l’Età del Topazio ebbe termine, e con essa le Conte Dodicesima, Tredicesima e Quattordicesima”. Padre, come abbiamo detto, del Sole, questo Dio Titano venne, secondo quanto narra un’antica Tradizione, “assassinato e precipitato giù”. Fu anche il padre di Delfinios, il fondatore di Delfi, Divinità venerata nella Creta minoica, e delle due Lune: Mene (argentea) e Selene (rossa).

    La Conta Quindicesima coincide con l’avvento del Regno di Hyi, ovvero del Dio Titano Hyaphetos (Giapeto), il quinto dei figli di Uranos. Così recita un Testo misterico: “E quando fu proclamata la Conta Quindicesima, il Grande Uan, chiamato presso il suo Dioritico Trono il quinto figlio, lo fece Re. E Hyi, detto anche Fa, fu il sesto Re degli Dei Tan. Nel medesimo istante scoccò l’inizio dell’Età dell’Oricalco (34.560 – 23.041 a.C., n.d.A.), che durò in tutto undicimilacinquecentoventi dei nostri anni”. Il Dio Titano Hyi, meglio conosciuto dalla Tradizione classica come Hyaphetos, venne chiamato “Il Padre dell’umana stirpe” e “L’Illustrissimo”, come lo menziona Hesiodo nella sua “Teogonia”. Lo stesso Zeus, secondo un’antica tradizione, incontrandolo a Mecone (l’antico nome di Sicione, città del Peloponneso), per trovare un accordo e dividersi il mondo evitando una guerra, rivolgendosi a Lui si inchinò, chiamandolo “Illustrissimo”. Dall’unione con la sua paredra, sua sorella la Dea Titana della giustizia Themi, vennero generati gli Dei Titani Atlanthe, Menethios, Prometheus ed Epimetheus e le Horai Poleyanthemoi (le Ore) e le fanciulle divine Hespheride, Mera, Taygethe e Kalypsos. E’ importante specificare che le Conte fin qui menzionate, fino alla Quindicesima compresa, non riguardano vicende umane, non essendo l’umanità ancora stata creata, ma esclusivamente vicende divine, dall’origine e dalla nascita degli Dei Titani fino alla loro venuta sulla Terra. Sarà durante il regno di Hyaphetos, nel corso della Conta Quindicesima, che avrà luogo, ad opera dei Titani suoi figli, la creazione dell’umanità. Ma questo sarà argomento della quarta e ultima parte di questo articolo.

    La Conta Sedicesima vede l’avvento al trono degli Dei Titani del sesto dei figli di Uranos, Kronos, conosciuto dalle tradizioni più antiche come “Il folle Tun”, e coincide con l’inizio della breve Età dell’Oro (23.040 - 19.176 a.C.). I Testi della Tradizione misterica dicono che “Vedendo che gli eventi erano prossimi, il Grande Uan chiamò a sé il sesto dei suoi figli, il folle Tun, e lo proclamò settimo Re degli Dei Tan. E scoccò in quell’attimo la Conta Sedicesima, e con essa ebbe inizio la povera di tempo Età dell’Oro, che ebbe a durar tremilaottocentosessantacinque dei nostri anni”. In questo passo, quando viene dichiarato che “gli eventi erano prossimi”, si fa un palese riferimento all’imminente Grande Guerra fra gli Dei, un evento mitico presente in tutte culture e le tradizioni religiose del mondo, esemplarmente narrato, in ambito mediterraneo, da Hesiodo nella “Titanomachia”. Si trattò di uno scontro fra gli Antichi Dei, i Titani, e i nuovi Dei usurpatori, gli Olimpici, finalizzato al controllo e al dominio di tutto il Creato. Uno scontro di proporzioni immani, che vide i “nuovi Dei” nelle vesti di vincitori e i Titani relagati, secondo la Tradizione, nel Tartaro. E così sarà fino al giorno della riscossa, quando, spezzate le possenti catene di oricalco che li tengono prigionieri nelle tartaree dimore, gli Dei Titani torneranno per riconquistare quanto fu loro, ristabilendo nell’Universo la Giustizia Divina.

    Con la Conta Sedicesima, quella che vede il Regno di Tun (Kronos), si chiude simbolicamente ed esotericamente un ciclo, un’era di titanica giustizia, seguita dal kaos rappresentato dalla guerra (la Conta Diciassettesima) e da nuove Conte non più contrassegnate dalla siderale giustizia degli Dei Titani, ma dal dominio dei nuovi Dei usurpatori. Riportiamo quello che scrive a riguardo il nostro Testo misterico di riferimento: “E poi il tempo spezzò il suo filo e le immense membra di Uan (l’Universo, n.d.A.) si rivoltarono su sé medesime, e fu la Diciassettesima Conta. E il Grande Ciclo Galattico aveva avuto inizio e fine, nel mezzo sedici Conte s’eran succedute. E con l’infame Diciassettesima venne la Grande Guerra fra gli Dei (…) e per centosettantatre anni (…) non vi fu altro che immane rovina e luttuosa guerra di ottomila e ottomila battaglie (…)”.

    Nel passo che segue, sempre tratto dal medesimo Testo misterico, si parla della follia di Tun (Kronos), settimo Re degli Dei, e del ruolo inconsapevole da Egli avuto nella sconfitta dei Titani: “La settima e ultima parte della grande pugna l’assunse il folle Tun (…). Costui divenne folle a seguito della Sua Opera, innanzi, pur non capendolo, ai nemici che tali non credeva, confidato i segreti d’accesso alle membra di Suo Padre, l’immenso Uan, e introdottili nelle parti più riposte, non avea potuto impedire che questi lo trucidassero con il consenso di Sua Madre Taea. Più oltre nell’impietoso tempo fu danno, e ancor inconsapevole di Suo Fratello, il grande Full, che la paterna sorte di Lui si ripetè, trucidato fu poi precipitato. Infin s’adoperò per far sì che Hyi fosse toccato dalla sfortunata sconfitta. Ma ancor folle non era quando sostituì Suo Fratello Hyi quale Re degli Antichi (…) e con altere gesta organizzò non la saggia difesa, ma la disastrosa offesa. Ancor questa non avea toccato l’inevitabile epilogo, che Egli, accortosi del Suo errore, abbandonando i Tan Fratelli e Figli, dalla pugna agre con viltà fuggì, e in umile e sconosciuto luogo si nascose agli occhi dei Tan traditi, ma non dai Suoi. Acciò questi stessi non fosser a Lui accusa, Egli l’atho (lo spirito, la mente, n.d.A.) si sconvolse e divenne il Dio Folle”.

    Non si finirà mai di disquisire sulla controversa figura del Dio Titano Kronos, e sono molte le fonti letterarie della classicità che ne fanno menzione. La Mitologia classica, sulla scorta di quanto scritto da autori greci, in primis Hesiodo, identifica in Kronos il padre di Zeus. Zeus, in molti testi, è infatti appellato come “kronide”. Ma abbiamo visto come, per la Tradizione Misterica Eleusina, non sussistano le basi per questa paternità. A prescindere dall’evidente azione di sincretismo religioso operata dai Greci fin dalla prima erà micenea, azione di sincretismo volta a legittimare il regno di Zeus, fatto passare per figlio di Krono, appare evidente il significato esoterico e simbolico di questa presunta paternità. Zeus, infatti, agli occhi di chi è iniziato ai Sacri Misteri e riesce pertanto a leggere oltre le parole, non è il figlio di Kronos, in quanto da quest’ultimo generato, ma resta comunque il figlio ed il frutto della sconfitta dell’ultimo Re dei Titani. In sostanza, su Kronos e sulla sua scellerata condotta ricade la colpa dell’avvento al potere dell’usurpatore Zeus.

    L’ultimo e ottavo Re predestinato degli Dei Titani non ebbe il tempo di succedere a suo fratello, il Folle Tun, e non regnò mai sugli Dei Titani e sull’Universo. Questi è indicato dalla Tradizione misterica come il misterioso Hathaxhaisan, il “Dio di Pietra”.

    Secondo la tradizione classica greca, Kronos è, nel ramo genealogico dei Titani, il figlio più giovane di Urano e Gaia. Appartiene, perciò, alla prima generazione divina, quella anteriore a Zeus e agli Olimpici.
    Solo fra tutti i suoi fratelli, aiutò la madre a vendicarsi del padre e, col falcetto che Ella gli diede, gli tagliò i testicoli. Poi, preso il suo posto in cielo, si affrettò a far ripiombare nel Tartaro i suoi fratelli Ecantochinchiri e Ciclopi, imprigionati un tempo da Urano, e che Egli aveva liberato dietro preghiera della loro comune madre Gaia.
    Una volta padrone del mondo, sempre secondo la tradizione greca, Kreonos sposò la propria sorella, la Dea Titana Rea e, insieme a Lei, prese possesso del monte Olimpo, scacciandone gli antichi regnanti: Ofione e la nipote Eurinome (figlia di Teti e Oceano).
    Poichè Urano e Gaia, depositari della saggezza e della conoscenza dell'avvenire, gli avevano predetto che sarebbe stato detronizzato da uno dei suoi figli, divorava questi man mano che nascevano. Così generò e successivamente divorò Estia, Demetra, Era, Ade e Poseidone. Adirata per vedersi privata in tal modo di tutti i suoi figli, Rea, incinta di Zeus, fuggì a Creta e qui partorì in gran segreto. Poi, avvolgendo una pietra con delle fasce, la diede a Crono perchè la divorasse. Egli la inghiottì senza accorgersi dell'inganno.
    Quando fu adulto, Zeus, aiutato da Meti, una delle figlie del Titano Oceanos, fece assorbire a Kronos una droga che lo costrinse a vomitare tutti i figli divorati. Questi, guidati dal loro giovane fratello Zeus, dichiararono guerra a Kronos, che aveva come alleati i suoi fratelli Titani. La guerra durò dieci anni, e un'oracolo della terra promise infine la vittoria a Zeus se avesse preso come alleati gli esseri fatti un tempo precipitare da Kronos sul Tartaro. Zeus li liberò e riportò la vittoria. Allora Kronos e i Titani furono incatenati al posto degli Ecatonchiri, che divennero i loro guardiani.

    Oltre ai figli di Rea, Kronos aveva avuto il centauro Chirone da Filira. Unendosi con quest'ultima, il Titano aveva infatti preso la forma di un cavallo per timore della gelosia della moglie ed è per questo che Chirone è metà uomo metà cavallo. Un'altra versione, invece, dice che Filira, per pudore, si rifiutò al Dio e si tramutò ella stessa in giumenta per sfuggirgli; ma Kronos, assunte le sembianze di un cavallo, la fece comunque sua.
    In una versione, Kronos è considerato in qualche modo il padre di Tifone. Gaia, scontenta per la disfatta dei Giganti, calunniò Zeus presso Era, e quest'ultima andò a chiedere a Kronos un modo per vendicarsi. Egli le consegnò due uova, spalmate col proprio seme: sotterrate, queste uova avrebbero originato Tifone, un demone capace di spodestare Zeus.
    Una leggenda fenicia narra che, unendosi con la ninfa Anobrete, Kronos abbia avuto come figlio Ieudo. Durante una guerra che devastava il paese, Kronos sacrificò il proprio figlio, rivestito dei paramenti reali, offrendolo per la salvezza dello Stato.
    Nella tradizione orfica, Kronos appare liberato dalla oricalche catene tartaree, riconciliato con Zeus e dimorante nelle Isole dei Beati, le mitiche Hesperidi, dove avrebbe regnato al fianco di Adamanto. Secondi altre fonti, fu condotto a Thule e sprofondato in un magico sonno. Proprio questa riconciliazione di Kronos con Zeus, che considera Kronos come un re buono, il primo che abbia regnato sul cielo e sulla terra, ha portato alle leggende dell'Età dell'Oro. Si raccontava in Grecia che, in quei tempi lontanissimi, Egli regnasse ad Olimpia. In Italia, in cui Kronos è stato ben presto identificato con Saturno, si poneva il suo trono sul Campidoglio. Gli si attribuiva il regno dell'Africa, della Sicilia e, in genere, di tutto l'Occidente mediterraneo. Più tardi, quando gli uomini erano diventati malvagi, con la generazione del bronzo e soprattutto del ferro, Kronos era risalito al cielo.
    Hesiodo raccontava un mito relativo alle differenti ere che si sono succedute sulla Terra dall'origine dell'umanità: Oro, Argento, Bronzo e Ferro, per esprimere il progressivo svilimento della razza umana. A queste quattro ne aggiunse una quinta, l’era della stirpe divina degli Uomini-Eroi che precede l'ultima età, quella del Ferro, come estremo tentativo di recupero prima dell'inevitabile caduta finale. All'inizio, quindi, c'era l’Età dell'Oro. Si era nel periodo in cui Kronos regnava ancora in Cielo. Gli uomini vivevano allora come gli Dei, liberi d'affanni, al riparo dalle fatiche e dalla miseria, non conoscevano la vecchiaia ma trascorrevano i giorni sempre giovani tra i banchetti e le feste; giunto il tempo di morire, si addormentavano dolcemente; non erano sottomessi alla legge del lavoro, tutti i beni appartenevano a loro spontaneamente, la terra produceva naturalmente abbondante raccolto ed essi vivevano in pace. Dal momento in cui, con l’avvento del regno di Zeus, questa razza di Uomini-Eroi è scomparsa dalla terra, essi restarono tuttavia come geni buoni, custodi dei mortali e dispensatori di ricchezze. Tale è, nella forma più antica, la leggenda dell'Età dell'Oro. Ben presto questo mito diventò un luogo comune della morale, che si compiaceva nel rappresentare gli esordi dell'umanità come regno della giustizia e della buona fede. E’ importante sottolineare però come, nella Tradizione misterica, l’umanità delle Età dell’Oro e dell’Argento non venga considerata come l’umanità attuale, bensì come una stirpe di Esseri divini, composti di puro spirito, che successivamente furono preposti al controllo della civiltà umana, e che ancora oggi sarebbero presenti e veglierebbero sui fatti umani.
    A Roma, dove cui il Titano Kronos venne identificato con Saturno, si identificava l'Età dell'Oro con il tempo in cui questo Dio avrebbe regnato sull'Italia, dopo essere stato scacciato dalla Grecia a causa di Giove (Zeus). Saturno era stato accolto nel Lazio dall'antico Dio Giano, che acconsentì a dividere il regno col nuovo venuto. Saturno si stabilì quindi sul Campidoglio, sul sito della Roma futura, dove sarebbe poi sorto il tempio di Giove Optimo Maximo. Qui Saturno fondò un villaggio fortificato che portava, nella tradizione, il nome di Saturnia, nota anticamente come Aurinia. Questo regno di Saturno sul Lazio fu sempre visto dagli antichi Romani come un’era estremamente felice: gli Dei vivevano in intimità coi mortali, le porte non erano ancora state inventate poichè il furto non esisteva e gli uomini non avevano niente da nascondere, ci si nutriva esclusivamente di legumi e di frutti poichè nessuno pensava ad uccidere. Continuando l'opera di incivilimento iniziata da Giano, la civiltà fece ulteriori passi: Saturno introdusse l'uso del falcetto (che figurava come il simbolo del dio), insegnò agli uomini a utilizzare meglio la fertilità spontanea del suolo, introdusse le prime leggi. Il mito prosegue e Saturno viene nuovamente scacciato dal figlio Giove che lo esilia su un'isola deserta, in un magico sonno, fino a quando non verrà il tempo del suo risveglio. Allora egli rinascerà come bambino: rinascita che coinciderà con il la restaurazione dell'Età dell'Oro.
    I giorni consacrati a Saturno erano i Saturnalia, che avevano luogo nel mese di Dicembre ed erano legati ai riti per il nuovo anno. Erano caratterizzati dalla rottura dell'ordine costituito in quanto cessava l'autorità di Giove. In quei giorni schiavi e padroni si scambiavano i ruoli, era lecito giocare d'azzardo e i tribunali restavano chiusi. I Saturnalia possono essere considerati i precursori del nostro Carnevale.
    In epoca imperiale, con lo sviluppo della romanizzazione in Africa, Kronos non incarnò più solamente Saturno, ma, nei paesi punici, anche il Dio cartaginese Baal.

  5. #5
    Fé Thekhé ny Uàn
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    L’ORIGINE DEGLI DEI E DELL’UNIVERSO SECONDO I MISTERI ELEUSINI

    A cura della Scuola Eleusina Madre

    QUARTA PARTE: LA NASCITA DELL’UMANITA’


    Abbiamo visto come, secondo la Tradizione misterica degli Eleusini Madre, gli Dei Titani si manifestarono sulla Terra durante l’epoca mitica in cui Kreis sedeva sul trono dioritico, regnando sugli Dei e sull’Universo, nell’ultima fase dell’Età del Rubino. Ma fu nell’Età dell’Oricalco, con l’avvento della Conta Quindicesima di Hyi, ovvero il Dio Titano Hyaphetos (Giapeto), che ebbe origine l’umana stirpe degli Hygeneis, quella stirpe di uomini che furono detti, appunto, figli di Giapeto.

    Anche Hesiodo, il grande autore greco vissuto a cavallo fra l’Ottavo e il Settimo secolo a.C., autore della “Teogonia” e di “Le Opere e i Giorni”, fa menzione degli Hygeneis, un termine traducibile non con “Giganti”, come spesso viene comunemente ed erroneamente interpretato, ma con “Nati dalla terra”. Con questo nome si chiamò una nuova stirpe di esseri umani, identificabile con l’odierna umanità caucasica e occidentale, creata a immagine e somiglianza degli Dei Titani, affinchè questi potessero perpetuarsi sul nostro mondo.

    La quasi totalità dei miti e delle tradizioni religiose dei popoli della Terra, dal Medio Oriente alle Americhe, dalla Scandinavia alla Polinesia, fa riferimento alla creazione del primo uomo e della prima donna da parte di un Dio, o comunque di esseri superiori. Vale la pena citare i testi dei Sumeri, nei quali si racconta di Dei scesi dal cielo, gli Igigi e gli Annunaki. I primi detenevano il comando, costringendo i secondi a lavorare per Loro. Ma questi ultimi un giorno si ribellarono, rifiutandosi di continuare a eseguire gli ordini degli Igigi. Allora Essi crearono l’umanità con la creta, impastandola con il sangue dei nemici.

    Il mito della creazione babilonese è stato descritto nell’Enuma Elish, di cui esistono varie versioni e copie, la più antica delle quali è datata al 1700 a.C. Secondo questa tradizione, il Dio Marduk si armò per combattere il mostro Tiamat. Marduk distrusse Tiamat, tagliandola in due parti che divennero la terra e il cielo. Fatto ciò distrusse anche il marito di Tiamat, Kingu, usando il suo sangue per creare l’umanità.

    Per non parlare dell’Antico Testamento della tradizione ebraico-cristiana, in cui si narra (Genesi, 1, 26 e 27): “E Dio disse: facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e suglki uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra”. “Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio li creò; maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci delk mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra”.

    Un mito della Grecia classica, del quale esistono diverse versioni, la più nota delle quali è riportata da Nonno, nel Libro VI delle “Dionisiache”, narra di Zagreo, generato da Zeus e da questi designato a regnare su tutto l’Universo. Zagreo rappresenta nella mitologia la personificazione e la manifestazione più arcaica di Dioniso. I Titani, venuti a sapere delle intenzioni di Zeus, informarono Hera, che, gelosa, ordinò loro di far sparire questo erede designato, che ancora si presentava sotto l’aspetto di un bambino. I Titani lo attirarono con dei doni (una trottola, un rombo, una palla, uno specchio e un astragalo, ma Zagreo cercò di fuggire, trasformandosi in vari animali, fino a quando, prese le sembianze di un toro, venne catturato dai Titani, che lo afferrarono per le corna, lo fecero a pezzi e lo divorarono.
    Zeus, per vendetta, fulminò i Titani e li ridusse in cenere. Da quella cenere sarebbe nato il genere umano. Un mito, questo, che può essere soggetto a molte interpretazioni, ma che comunque attesta come, nella Grecia classica, si ritenesse l’odierna umanità come generata dagli Dei Titani.

    La Tradizione Misterica Eleusina attribuisce la creazione degli Hygeneis ai quattro figli del Dio Titano Hyaphetos: Atlante, Menezio, Prometeo ed Epimeteo, i quali crearono l’uomo e la donna “a loro immagine e somiglianza”. Così scrivono a riguardo i Testi misterici: “Presa Prometheus una parte di Notte, una parte d’Acqua e una parte di Terra, le impastò e plasmò una figura a immagine e somiglianza sua e dei suoi fratelli. Presala suo fratello Atlanthe, le soffiò in bocca donandole l’alito sacrale, mentre suo fratello Menethios la cingeva di nervi e di muscoli e, rizzatala in piedi, la chiamò uomo. Similmente, Epimetheus creò la donna”.

    Può essere interessante confrontare il brano seguente, sempre inerente all’opera creatrice degli Dei Titani figli di Giapeto, sempre tratto dai Testi misterici dell’Eleusinità, con il versetto della Genesi biblica precedentemente riportato: “…prese le bestie che vagavan sul suolo di Taea (la Terra, n.d.A.), le rimodellarono a loro impronta e somiglianza e, vistoli Lan e Thn (femmina e maschio, n.d.A.), li dissero Taahiv e Skefsket (uomo e donna, n.d.A.). Così essi si perpetuarono, così nacque l’umana progenie dell’Azzurro Occidente”.

    La Tradizione Misterica Eleusina ci insegna, quindi, che Atlante donò all’uomo la Conoscenza e la Vita, Menezio la Forza sia interiore che esteriore, Prometeo il seme maschile ed Epimeteo quello femminile. Sotto la voce Notte si deve intendere un concetto superiore aquello di “anima”, il concetto stesso dell’Essenza divina titanica, che, tramite e grazie all’opera di questi quattro Titani, alberga oggi in ogni uomo e in ogni donna.

    Ritenendo quanto mai importante ed esplicativo far parlare le fonti, che spesso valgono più di qualsiasi moderno commento, abbiamo selezionato altri passi significativi tratti da alcuni Testi misterici dell’Eleusinità, in riferimento alla creazione dell’umanità da parte degli Dei Titani figli di Giapeto. Uno di questi passi, menzionando il Dio Titano Menezio, riportaquanto segue: “…che cingesti di nervi e muscoli la mortal stirpe di Hyaphethe, Tu fosti, dopo che Phlemethe (Prometeo, n.d.A.) la plasmò e Hathlanthe le donò l’alito, a rizzarla in piedi, ed eretta la ponesti innanzi a Te, e, vedendola indifesa, le ponesti la tua lancia in mano. Quale Dio ponè l’arma sua in mano alla sua creatura? Tu solo, o celeberrimo Tan, concedesti tutta la tua fiducia”.

    Si tratta di un brano, questo appena riportato, che non necessita, a nostro avviso, di superflui commenti e sul quale invitiamo i nostri lettori ad una profonda riflessione.

    Le figure del Titano Hyaphethos e dei suoi figli, creatori dell’umana stirpe, hanno sempre rivestito, per il loro profondo significato e per la loro opera creatrice, un ruolo non certo di secondo piano nel culto Eleusino Madre, soprattutto nel’ambito del Rito Lelegico-Cretese, il più puro e originario rito del Santuario di Eleusi. Nella Tradizione Misterica, molti sono stati gli inni, le orazioni e le preghiere dedicate a queste Divinità. Riportiamo qui di seguito due inni canonici tratti dal cerimoniale Eleusino Madre, opportunatamente tradotti in lingua italiana. Il primo è dedicato a Hyaphethos, il secondo a Prometeo, Divinità che nel culto riveste un ruolo del tutto peculiare, in quanto espiatore, per colpa del nemico Zeus, delle sofferenze dell’umana stirpe, essendo stato crocifisso, come vuole la Tradizione, sui monti del Caucaso. Il Caucaso rappresenta e simboleggia, nella Tradizione Misterica, l’antica frontiera che delimitava due mondi antitetici e contrapposti: l’Azzurro Occidente degli Antichi e il Purpureo Oriente degli Dei usurpatori.



    INNO A HYAPHETHOS


    “Oh Padre dell’umana stirpe,
    Oh grande Yhgeneis,
    Illustrissimo figlio di Uranos,
    Fratello-Sposo della venerabile Themi,
    Oh padre di Hathlanthe, Epimethe, Manethe, Phlemethe,[/font]
    Hespheride e delle Divine Horai,
    Oh Re dei Popoli della Nube,
    Che pugnarono in difesa di Tarua dei Teucri,
    Oh Tu che a noi, tuoi alunni, insegnasti
    Il Semata Ligra, la lingua dei Tanici Dei,
    Nox Ego, rammenta di noi la funesta schiavitù
    Sotto l’odiato e terribile usurpatore
    Che Te istesso avvolse di oricalchee catene,
    confinandoti nel caliginoso Tartaro”


    INNO A PROMETHEUS

    “Oh previdente Prometheus, che rifletti prima,
    Dio dei popoli della vulcanica Lemnos,
    Grande benefattore degli uomini mortali,
    Oh realizzatore della civiltà dell’umana stirpe,
    Che superò i limiti fissati dai falsi Dei.
    Padre di Deucalione e Pirra,
    Versatile figlio di Hyaphethos,
    Illustre figlio di Themi, benefico fratello di Atlanthe,
    Di Menethe, di Epimethe, di Hespheride e delle Horai,
    Oh Tu che per due volte ti prendesti gioco del khtonio Zeus,
    Abile Signore che fosti dal khtonio Zeus crocifisso alla caucasica frontiera,
    ove l’aquila zeutica ti divora il fegato ad ogni viaggio heliatico;
    Tu che sopportasti immani sofferenze, oh Grande Crocifisso,
    Ricordati della stirpe che cavasti dal fango della terra”.

  6. #6
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    suggestivo !

    scientificamente- linguisticamente-archeologicamente -geneticamente -antropologicamente - inattendibile !

    mi spiace, ma questo è ciò che penso ! ed ho migliaia di argomentazioni attualmente "non controvertibili" per asserire ciò

    ps attendo ancora le risposte sulla troia hittita !

  7. #7
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    se citi re "saturno" aborigeni e pelasgi, sarebbe lecito "anche" scomodare la tradizione portatrice (quella italiana)
    che guarda caso è straconfermata a più livelli e non possiede alcun punto debole

    ...... I confini della Sabina storica sono descritti da Plinio il Vecchio (,
    106-109):

    Segue la regione quarta (Sabina et Samnium), dove sono forse le genti più coraggiose dell’Italia [...] Tra i Sabini [ci sono] gli Amiternini, gli abitanti di Cures, Forum Deci, Forum Novum, i Fidenati, gli Interamnati, i Norcini, i Nomentani, i Reatini, i Trebulani, sia quelli soprannominati Mutuesci che i Suffenati, i Tiburtini, i Tarinati. [..,] I Sabini, secondo alcuni chiamati Sebini a causa della loro religiosità e pietà, abitano intorno ai laghi Velini, su umide colline. [.1 Nel territorio di Rieti è il lago di Cutilia in cui è un’isola galleggiante e che secondo Varrone è l’ombelico dell’Italia, La Sabina confina in basso [a sud] con il Lazio.

    e guarda caso, umbri, sanniti, latini, e sabini hanno da sempre nel loro phanteon quelle stesse divinità da voi chiamate "usurpatrici"
    anzi ne sono gli antichissimi divulgatori.

    la tradizione uralo altaica ugro finnica (finlandese)
    biblica (semita)
    non è cosa nostra !
    saluti.

  8. #8
    against the modern world
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    Effettivamente sono cose suggestive, anche se - con tutto rispetto - mantengo il mio radicale scetticismo. Dovrei rileggere i brani postati da Arkantiger96 con più attenzione, intanto lo rigrazio per essere restato fedele alla sua parola di postare più informazioni riguardo alla Scuola Eleusina. Così, di primo acchito, mi viene da chiedere: ma la lingua dei nomi citati che lingua è (se non è greco)? Voi eleusini siete in possesso delle versioni originali degli inni? In questo caso sarebbe sicuramente interessante materiale per uno studio linguistico...

  9. #9
    ulfenor
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    Scusate ma i misteri di eleusi non erano legati a riti di fertilità?

  10. #10
    megaelleno
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    Caro Arkan,
    Ti chiedo un chiarimento solo su questo passo:

    Citazione Originariamente Scritto da Arkantiger96
    l’umana stirpe degli Hygeneis, quella stirpe di uomini che furono detti, appunto, figli di Giapeto. [...]una nuova stirpe di esseri umani, identificabile con l’odierna umanità caucasica e occidentale, creata a immagine e somiglianza degli Dei Titani
    Cosa s'intende? I caucasici derivano dai Titani, e gli altri? Hanno origine da altri Esseri Superiori? Evolvono da specie animali?

    In altri messaggi hai accennato ad altre grandi tradizioni: da un punto di vista eleusino hanno la stessa dignità e 'validità'?

    Per tutto il resto, sto ponderando attentamente quanto pubblicato.
    Attendo di continuare in privato.

    Vale
    =D=

 

 
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