
Originariamente Scritto da
informauro
"Taxi!". Ecco un richiamo tipico urbano, che - almeno a Roma - è relegato ormai alla letteratura variopinta dei grandi cineasti italiani degli anni '60.
Chiariamo due concetti oggettivi:
- la licenza riguarda un servizio pubblico;
- i taxi a Roma si trovano con difficoltà.
Roma è oggi molto più vasta di 40 anni fa: si sono aggiunte - oltre alle periferie popolari - anche vaste aree residenziali, con scuole, uffici privati e pubblici. E dunque gli utenti necessitano di questo servizio (PUBBLICO), anche lì. Tutti gli sforzi organizzativi delle cooperative di tassisti sono stati vani: a Roma il taxi non si trova.
Varie osservazioni (anche satellitari) del Comune, dimostrano che l'effettiva presenza di taxi è inferriore a quella che i turni prevederebbero: troppe auto restano in garage, anche se di turno.
Ecco dunque che - con l'aumento della domanda - ci vuole l'incremento dell'offerta. Che comporterebbe anche aumento di posti di lavoro.
Ma i tassisti dicono di no. Da sempre. Certo, vogliono le tariffe aggiornate. Ma poi oppongono un concetto inaccettabile: sostengono i tassisti, che per una licenza pagano € 200.000. Peccato che dichiarino al fisco incassi annui medi di € 9000. Se la resa del costo iniziale + il lavoro è del 4,5% lordo, non si capisce per quale motivo non investano quel denaro in BTP: eviterebbero di lavorare e sarebbero tassati di meno!!!
Ecco che la protesta risulta incomprensibile, come l'appoggio politico. Non di Buontempo (er pecora chiese nel lontano '72, ad un Preside ignaro, addirittura la mia testa "su un piatto d'argento": da un cretino del genere c'è da attendersi di tutto, senatore o meno che sia), ma di Dino Gasperini!
Un libertario e (sedicente) liberista, a difesa di una casta un po' peciona come quella dei tassinari colma la misura.
La smettano i tassisti di raccontar bugie, oppure comprendano che chi spende € 200.000 più il proprio lavoro, per ricavare € 9/m l'anno è da considerrare un fesso.
informauro